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Fumetto

Enki Bilal: “Il sogno del Mostro”

Dopo sette anni di assenza dalla scena fumettistica finalmente Enki Bilal fa la sua ricomparsa con il volume “Le Sommeil du Monstre”, pubblicato contemporaneamente in Francia ed in Italia, ad opera rispettivamente degli Humanoides Associès e di Alessandro Editore. Quest’opera risente in maniera decisiva del percorso artistico e umano dell’autore. Facendo un passo indietro: Enki Bilal nasce a Belgrado nel 1951 ma si trasferisce stabilmente a Parigi con la famiglia nel 1960. Dopo una fugace esperienza a Belle Arti inizia ventenne la carriera di fumettista per la rivista “Pilote”. Nel 1972 sostituisce Jacques Tardi (che ne aveva realizzato il primo episodio, “Rumeurs sur le Rouergue”, inedito in Italia) alla serie “Legendes d’aujourd’hui”, su testi di Pierre Christin ed ha quindi modo di mettersi in luce su una storia lunga e di sviluppare il suo stile in libertà. Abbandona un primo periodo barocco e ricco di tratteggi, secondo l’uso di quegli anni, in favore di una maggior sintesi e della sperimentazione di nuove tecniche: tempere, matite, sanguigna, gesso. è principalmente grazie all’accurato lavoro di Bilal che le tavole disegnate cominciano ad interessare gli appassionati anche come opere d’arte autonome. Nel 1979 inizia a disegnare una serie di cui è anche sceneggiatore: la trilogia Nikopol. Gli anni ’80 offriranno a Bilal nuovi stimoli e nuove esperienze di cui farà tesoro per i lavori successivi (è questo “Sonno del mostro” ne porterà i segni evidenti). Il 1983 è sia l’anno della collaborazione come coreografo al film “la Vie est un Roman” di Alain Resnais (primi passi nel cinema) sia l’anno di “la stella dimenticata di Laurie Bloom”, fumetto-reportage coordinato da Pierre Christin in cui le immagini, che occupano ognuna una pagina, sono ricavate da fotografie ritoccate in cui vengono inseriti i personaggi. Nel 1990 dirige il suo primo film, “Bunker Palace Hotel”, sempre in collaborazione con Christin. Lo scoppio del conflitto nella ex-Jugoslavia segna in maniera determinante l’ultima opera di Bilal, “Freddo Equatore”, con cui si abbandona la famiglia Nikopol (è momentaneamente il fumetto), intrisa di rabbia e pessimismo. Nella sua variegata carriera ha avuto modo di formarsi anche come decoratore, scenografo teatrale, costumista, illustratore.

Tornando a “Le Sommeil du Monstre”, Nike Hatzfeld possiede un dono di natura fuori dal comune: ha una memoria fenomenale per la quale è stato utilizzato per programmare la BCMM (Banca Centrale della Memoria del Mondo). Si tratta però di un dono avvelenato poiché, oltre a procurargli “violenti mal di testa” (ma anche “molti soldi”, confessa egli stesso), gli permette di viaggiare a ritroso nel tempo fino ai suoi primissimi giorni di vita, quando nel 1933, in piena guerra, era un neonato ospitato in un ospedale nel quale ebbe modo di sperimentare la brutalità degli uomini. Suoi compagni di lettino erano Amir e Leyla, più piccoli di lui, che Nike giurò di proteggere sempre. La vicenda, un macchiavellico complotto di cui Nike è solo un’involontaria pedina, prima di una fazione e poi dell’altra (quella dei “buoni”), viene introdotta e frammezzata dai suoi ricordi che, partendo dal diciottesimo giorno di vita riusciranno a giungere fino all’attimo in cui vide la luce. Durante questa moviola apprenderà il tragico legame che ha con Amir. Quest’ultimo avrà un ruolo importante nella storia, come Leyla con la quale alla fine Nike riuscirà a riunirsi. Bilal raggiunge in quest’opera vette non sfiorate nemmeno in “Freddo Equatore” (in cui guerra e violenza rimanevano sullo sfondo e in cui in fondo il bene era identificabile): il F.B.I.I., un Federal Bureau esteso al mondo intero, si affiderà inconsapevolmente ad un alto dirigente dell’Obscurantis Order, l’organizzazione dei fanatici che deve eliminare per togliere di mezzo la stessa organizzazione. I giochi di potere vengono mostrati in tutta la loro inumana crudeltà, con tanto di doppi giochi, pedine eliminabili e copie androidi di uomini. D’altra parte al lettore viene già anticipato il tono della storia dalla dedica (“A mio padre, bambino di Ljubuski”) e dalla citazione di una poesia di Abdulah Sidran.

La storia, complessa, impegnata, piena di colpi di scena e suggestioni, si presta ad una lettura impegnativa ma affascinante. Non ci sono tempi morti o rallentamenti. Chi segue da tempo Bilal avrà inoltre il piacere di ritrovare qui i tipici elementi della sua poetica: l’uomo ridotto a marionetta di forze esterne, i protagonisti assolutamente negati per il ruolo dell’eroe, la falsità delle apparenze, la presenza (positiva) del regno animale, la messa in ridicolo delle religioni.
Da notare il raffinato sistema con cui Bilal prende le distanze dal nazionalismo, stigmatizzandolo: Nike Hatzfeld deve il suo nome alla famosa marca di scarpe ed il suo cognome al giornalista francese che si occupò di lui della sua vera origine etnica non ci sono più tracce e lui stesso non risponde quando una giornalista (in realtà complice del complotto, per il quale nessuno è innocente…) gli chiede se è serbo, croato o musulmano.
“Il Sonno del Mostro” è graficamente un’opera più spoglia ma più efficace dei lavori precedenti. All’attenzione per i dettagli si è sostituita una vena decisamente espressionista: tutti gli edifici (dai grattacieli di New York alla Tour Eiffel) sembrano monumenti di pietra ed i pochi e semplici colori sono accostati più di una volta in maniera “acida” e disturbante.

Il variegato curriculum di Bilal, rapidamente riassunto poco sopra, ha avuto un peso determinante su almeno tre aspetti del fumetto. Quelli meno evidenti riguardano la cura dedicata agli abiti e alle acconciature, e il probabile uso di fotografie come base per alcune immagini (soprattutto le viste spaziali della Terra). Ciò che invece immediatamente stupisce e affascina di quest’opera è il debito che pare avere con il cinema. Al di là del fatto che “il Sonno del Mostro” ufficialmente avrebbe dovuto essere un film e non un fumetto, tra i credits figura un certo Sebastien Gnaedig che si sarebbe occupato del “montaggio”!
Soprattutto nelle prime pagine si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad illustrazioni sciolte, legate insieme dai dialoghi che in alcuni casi sono contenuti in appositi spazi assolutamente neutri graficamente. Un ulteriore passo in avanti della personalissima poetica di Bilal o un ironico omaggio all’amatissimo cinema?
Unico punto debole dell’edizione è l’insopportabile lettering fatto col computer, che ci regala purtroppo abbondanti refusi.

Corre voce che questo volume sia il primo di una trilogia ed il finale compiuto, ma suscettibile di ulteriori sviluppi, lascia sperare in questo senso. In ogni caso, bentornato, Bilal.

PUBBLICAZIONI

La Croisière des Oubliés, 1975

L’Appel d’Étoiles, 1975
extended version Le Bol maudit, 1982

Le Vaisseau du Pierre, 1975

La Ville qui n’existait pas, 1977

Mémoires d’Outre-Espace, 1978

Exterminateur 17, 1979

Les Phalanges de l’Ordre Noir, 1979

La Foire aux Immortels, 1980 (Nikopol trilogy part one)

Paris sera toujours Paris, 1981 (collective work with many authors)

Crux Universalis, 1982

Die Mauer 1982, (a series of pictures)

Partie de Chasse, 1983
extended version, 1990

Images pour un film, 1983 (picture book of Bilal’s stage setting of the film La vie est un roman

Los Angeles – L’étoile oubliée de Laurie Bloom, 1984

Grange Bleue, 1985 (collective work)

La Femme Piège, 1986 (Nikopol trilogy part two)

L’état des stocks, 1986 (a retrospective of Bilal’s works)

Mickson BD Football Club, 1987 (collection of pictures)

Hors-jeu, 1987 (a picture book)

Coeurs Sanglants, 1989 (a fictitious newspaper review)

Froid Équateur, 1992 (Nikopol trilogy part three)

Le Sommeil du Monstre, 1998

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