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Fumetto

Warren Ellis

Ellisystem

Lorenzo Bertuzzi (LB): Dear Warren, è il primo dicembre del 1995: “American Caesar” viene pubblicato in Italia. In ventiquattro pagine il Dottor Destino s’impossessa degli U.S.A. annichilendo totalmente una società americana tanto futuristica e corrotta quanto simile a quella attuale; le Pantere nere marciano su Washington mentre il Presidente americano si suicida nella Stanza ovale. E questo è solo l’inizio… Il comics code stava dormendo? Hanno cercato d’intervenire sulla tua sceneggiatura? Ma soprattutto quanto ti sei divertito a immaginare un Capitan America pervertito e cocainomane?

Warren Ellis (WE): Non puoi nemmeno immaginare quanto! Effettivamente il Comics Code stava dormendo. Il Comics Code (organo che sovrintende alla censura dei fumetti americani, creato negli anni cinquanta sull’ondata maccartista) non è solo un anacronismo, ma un anacronismo che nemmeno funziona. Non mi hanno contestato mai nulla, forse perché nessuno li aveva avvertiti d’una presunta nocività del mio lavoro. I soli albi con i quali ho avuto problemi con il code sono quelli horror. “Destino 2099” fu pubblicato tranquillamente con una discreta quantità di idee sovversive, almeno se consideriamo il tipico standard Marvel. Intendiamoci: non si trattava certo de Il Pasto nudo o di un saggio di Timothy Leary, ma tutto sommato era abbastanza interessante e divertente. Almeno spero….

LB: In “Midnight in Hell”, un tuo racconto pubblicato su “2099 Apocalypse”, incontriamo Jack Whitlow, drogato, cinico, bastardo e giornalista. Nelle sue ultime parole prima di essere ucciso (urla alla telecamere che lo riprendono: “Disobbedite!”) possiamo già trovare qualcosa di Spider Jerusalem (protagonista di “Transmetropolitan”). Quando hai scritto il pezzo avevi già in mente la struttura di “Trasmet”?

ellis-11.jpg (9082 byte)WE: A quel tempo no. Se non ricordo male ho scritto quella storia durante il ’95, mentre la prima sceneggiatura di “Transmet” non l’ho scritta prima dell’estate ’96. Ma sicuramente i concetti base stavano già girandomi nella testa. Jack Whitlow, che ha in sé qualcosa di Jack Barron (il protagonista del libro di Norman Spinrad, “Bug Jack Barron”), parla più come un rivoluzionario che come un giornalista, ma… Possiamo dire che qualcosa di nuovo stava già nascendo nella mia testa e che quel qualcosa non poteva più stare in un fumetto di super eroi.

LB: Personalmente credo che la violenza nei tuoi fumetti non sia mai ingiustificata. Anzi, la maniera in cui la tratteggi, con toni ironici e grotteschi, mi ricorda  Arancia Meccanica di Kubrick…

WE: Non ci avevo mai pensato… e dire che ho sempre amato quel film! Il mio atteggiamento riguardo la violenza nei fumetti, è lo stesso che ho riguardo qualsiasi altra cosa che metto nei miei fumetti. Non si butta nulla, non si diluisce nulla. Niente è così semplice come potrebbe sembrare a prima vista. Ci sono sempre almeno due aspetti di ogni cosa. Un pugno non è mai solamente un pugno ed è un espressione di qualcosa che è più di un semplice “voglio colpirti”.

LB: Mi é veramente piaciuta la tua caratterizzazione di D. Hellstrom, in special modo la maniera in cui hai risolto il conflitto generazionale tra lui e il suo paparino (Satana). Mi sembra che tu sia veramente “bene informato” sull’esoterismo: Anton La Vey e la sua Chiesa di Satana, la conoscenza particolareggiata delle gerarchie infernali, le citazioni da “Magik” di A. Crowley. Sei realmente interessato alla pratiche esoteriche ?

WE: Una volta lo ero. Ho trascorso buona parte della mia giovinezza tra candelabri e libri di magia, ma l’occulto abbisogna di tempo ed energia creativa per essere praticato bene e io non ero certo preparato per tutto quello sforzo; oramai queste cose per me rappresentano solo degli interessi occasionali.

LB: Penso sia stato un peccato che la Marvel non abbia pubblicato il tuo “Satana”. Ti sei sentito usato per il fatto che l’editore prima si è servito del tuo nome per creare qualcosa di similare alla Vertigo (nei temi e nei registri), dimostrando poi di non essere in grado di gestire una linea di produzione rivolta ad un pubblico adulto?

WE: Sì, mi sono sentito preso in giro, perché mi erano state fatte precise promesse riguardo a “Satana” da parte degli editors. Poi, quando la compagnia ha cambiato proprietario, si sono rimangiati tutto. Mi ha infastidito ancora di più che di tutti i titoli che dovevano apparire in questa linea per adulti, l’unico che il Code, sotto il cui vaglio tutto il progetto era passato (i nuovi proprietari avevano deciso che la Marvel doveva produrre solo materiale adatto ad un pubblico “giovanile”), abbia effettivamente censurato sia stato il mio. L’ho trovato molto strano… Mah!

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LB: Quale é stata la tua esperienza nello scrivere storie riguardanti i mutanti? Che ne pensi di Chris Claremont ?

WE: La roba degli X-Men? Una rompitura di palle durata due anni. Scrivere questo tipo di fumetti incredibilmente commerciali é un lavoro durissimo. Producevo un sacco di materiale ad una velocità pazzesca. Questo incarico ha migliorato le mie capacita di scrittore, mi ha fatto scrivere moltissime brutte sceneggiature e mi ha reso tantissimi soldi. Francamente non ne vado particolarmente fiero, avendo prodotto una serie di mediocri fumetti che non si discostavano poi di molto dal generale marasma di banalità che si trovava sulle altre serie mutanti. Comunque ultimamente sono ritornato a scrivere qualcosa del genere nella storia in 4 parti “Not dead yet” di Wolverine, e di questo lavoro o almeno per una parte di esso, sono molto più soddisfatto anche perché ho potuto controllare il prodotto quasi totalmente. C. Claremont? Non l’ho mai conosciuto. Non mi piace la maniera in cui scrive, ma sono sicuro che sia un uomo adorabile. Mi é stato detto che non gli piacerei o che comunque non gli piacerebbe il mio stile a causa delle “terribili” cose che avrei fatto ai personaggi che (Kitty Pride) lui ha invece venduto alla Marvel. Lezione 1: mai vendere i personaggi che tu crei. Altrimenti qualcuno come me potrebbe prenderli e farli sodomizzare da Satana…

LB: C’è qualche speranza di vedere pubblicato “End Times”?

WE: Ormai credo nessuna.

LB: L’ “Hellblazer” di Delano era incentrato su tematiche ecologistiche ed esoteriche, quello di Ennis era più scettico e cinico ed era maggiormente incentrato sulle tematiche sociali: quale ti piaceva di più? Come sarà il tuo John Costantine?

WE: Entrambi le versioni avevano delle fortissime venature politiche e così sarà anche per la mia. “Hellblazer” é l’unica rivista che ti permetta di scrivere della tagliente e politicizzata fiction sulla realtà inglese. Essere pure pagato e bene. Per questo è stupendo. Non mi farò sfuggire questa possibilità. La mia versione di “Hellblazer” avrà meno elementi soprannaturali; penso che il male che la gente é capace di fare sia molto più spaventoso e terribile di mostri, demoni et similia. Il mio John Constantine vive nella Londra che conosco, la Londra dei drogati di crack che infestano gli autoparchi, dei bambini che si fanno di colla, e di gente che muore in maniera troppo disgustosa persino per i Tabloid, cosicchè non hanno nemmeno il coraggio di darne la notizia…

LB: Che cosa pensi della recente acquisizione della Wildstorm da parte della DC comics? Pensi che ne verrai influenzato?

WE: Che cosa ne penso? Penso sia veramente un peccato che la Wildstorm non abbia potuto continuare a lavorare in completa indipendenza. Sicuramente é bello che il creatore e presidente della W abbia trovato la solidità finanziaria che cercava, per mettere economicamente al sicuro i suoi dipendenti e la sua famiglia in questi tempi finanziariamente un po’ incerti. Jim è una splendida persona e sono sinceramente contento per lui; ma la situazione che si è creata con la vendita della W, il crollo della Marvel e la poca salute della Dark Horse ha reso ancora più critica la situazione del mercato americano di fumetti. Come questo influenzerà i miei progetti con la Wildstorm? Al momento, credo, poco. Bisognerà vedere se la DC terrà la compagnia di Lee separata nei suoi vari elementi o se con il passare del tempo la trasformerà in una seconda DC.

LB: “Ruins”, che secondo me è il vero “Marvel”, è stato l’apice del decostruzionismo nel genere supereroistico. A parte “Stormwatch” pensi di avere ancora qualcosa da dire in questo genere?

Immagine articolo Fucine MuteWE: No, non molto, ecco perché sto scrivendo “Planetary”. “Planetary” dovrebbe essere il mio ultimo lavoro in questo subgenere, il mio ultimo giro di walzer. Non sono cresciuto leggendo i super eroi ed ho dovuto imparare a scriverne quando ho iniziato a lavorare per gli editori americani. A dire il vero sto anche per uscire con “The Authority”, che riprenderà le idee e i temi espressi nei primi due cicli di “Stormwatch” (i numeri che vanno dal 37 al 50, tutti i primi 11 numeri del secondo ciclo e “Wildcats-Aliens”). I primi 13 numeri della prima serie erano brevi storie che culminavano nella escalation della crisi supereroistico-politica che si era venuta a creare nei numeri precedenti. I seguenti 13 episodi si incentravano sulla scoperta che, persino un quasi onnipotente gruppo di super eroi, non poteva risolvere i problemi creati dal nuovo ordine mondiale. Il terzo atto vedrà i protagonisti mutare i loro concetti e le loro strategie per cercare di risolvere queste nuove crisi mondiali, in maniere e con soluzioni che li allontaneranno dalle normali storie supereroistiche. Tutto diverrà più grande, strano, bizzarro e si concluderà con la fine del mio coinvolgimento nel progetto.

LB: Channon (personaggio femminile di Transmetropolitan) dice: “Tu capisci la cultura di un paese guardando la sua televisione”. Cosa ne pensi di questo medium?

Immagine articolo Fucine MuteWE: La televisione è il sistema circolatorio del corpo del mondo occidentale. L’ America è sprofondata, o si è evoluta (mi puoi capire se hai guardato troppo spesso Videodrome) in un stato nel quale i suoi cittadini non credono più alla vita reale, anche se questa è la loro stessa vita; nulla è reale se non viene trasmesso via etere. Vedono la loro polizia più spesso alla TV di quanto non la vedano sulle loro strade.  Confessano i loro peccati, lasciano i lori amanti, urlano la loro rabbia in diretta a tutta la nazione. Noi pretendiamo di imparare dalla TV, di conoscere nuove culture e paesi (pensa che una TV inglese trasmette una volta alla settimana un programma che si chiama “Casalinghe Italiane Arrapate”), ci masturbiamo con la TV, cuciniamo i nostri fottuti pasti seguendo le ricette in TV.

LB: Hai mai letto “The Question”?

WE: Si l’ho letto. Un bellissimo lavoro di Denny O’Neill che credo arrivò a NY trent’anni fa per diventare un giornalista e che finì a scrivere e a curare pubblicazioni a fumetti.

LB: Tu sei uno dei pochi scrittori di fumetti ad avere un tuo sito Web: pensi ci sia un futuro per il fumetto nella rete?

WE: Sì, penso proprio di sì; sto attualmente lavorando per trovare un modo di portare i fumetti in internet sia attraverso il mio sito, che attraverso Compuserve. Non posso risponderti finché non ho finito di valutare tutti i problemi a riguardo, ma penso ci sia un futuro per i cyber fumetti. Vi terrò informati non appena inizierò a pubblicarne.

LB: Dal tuo lavoro traspare una certa passione per il giornalismo. Possiamo rintracciare in “Transmet” un modo di soddisfare la tua voglia di essere un giornalista o dobbiamo considerare l’opera una sorta di tua cronaca giornalistica, una sorta di opera diaristica e personale rivolta al reale che ti circonda?

WE: Ci sono elementi giornalistici in tutta la fiction scritta con una certa passione; tutta la fiction è, come ti direbbe uno scrittore, “qui e dove penso siamo adesso e dove, secondo me, siamo arrivati”. La fiction è la più soggettiva tra le forme di giornalismo.

LB: Mi sembra di aver notato che i tuoi personaggi sono tutti, per così dire, agnostici; tu sei anche il creatore di una razza di integralisti atei (gli Uncreated), che girano tutto l’universo distruggendo qualsiasi razza che non si rifiuti di abiurare le proprie divinità. Sbaglio o sei un po’ scettico riguardo l’esistenza di un Dio?

WE: Certamente. Non esiste alcun Dio, ci siamo solo noi. Penso che questa sia una gran cosa perché improvvisamente siamo responsabili di tutte le nostre azioni e non possiamo più far ricadere le nostre colpe e i nostri errori su qualcuno che sia altro a noi, anche se questo qualcun altro ha grandi spalle e una grande barba bianca. Solo noi, e le nostre azioni. Così è e così dovrebbe essere.

LB: Quali sono i tuoi legami con il cinema? Hai mai pensato di inziare a scrivere delle sceneggature?

ellis-16.jpg (5762 byte)WE: Recentemente sono riuscito ad avere il mio primo vero agente hollywoodiano e sto iniziando a scrivere due sceneggiature che saranno offerte il prossimo anno dal mio agente, assieme ai diritti, per la realizzazione di alcuni film tratti dai miei fumetti… e udite udite, sembra ci sia un certo interesse per “Transmet”. Comunque il cinema mi piace molto, lo adoro, nonostante le migliaia di tristissime e mediocri merdate commerciali come Titanic o Independence Day o Guerre Stellari, nonostante gli svariati aborti che vengono partoriti per essere svenduti direttamente alla tv e tutti quei prodotti che sembrano dire “guardami, sono un intelligente spigliato e controverso prodotto indipendente americano”. Lo amo perché in mezzo a tutto questo spreco puoi trovare un Citizen Kane che, immediatamente e vividamente, ti riporta alla vita vera in un modo che nessun altro medium ti permette.

LB: Nella tua introduzione a “Transmet” tu parli della ricerca della verità. Non trovi che parlare di verità nel giornalismo, oggigiorno, sia quantomeno un po’ ipocrita?

WE: No, per niente; ciò che succede è che la gente è talmente impegnata a relativizzare tutti i concetti che pure la Verità viene considerata qualcosa che non appartiene alla nostra esistenza. Io credo fermamente ed appassionatamente che esista una verità oggettiva. In ogni cosa bisogna semplicente possedere il coraggio delle proprie convinzioni, altrimenti non si avranno mai gli strumenti per raggiungerla.

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