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Fumetto

Steve Pugh

L’uomo che sparò al diavolo

Lorenzo Bertuzzi (LB): Da chi o che cosa sei stato influenzato come disegnatore?
Quali sono secondo te i migliori fumettisti, e quali sono invece quelli che non ti piacciono? Puoi anche andarci giù duro (tanto l’intervista si leggerà in italiano…)

Steve Pugh (SP): Mah! Non mi va di dire nulla di male sui colleghi. Dirò quindi che nessuno dei fumettisti di oggi possono essere considerati scadenti… Tutti dedicano gran parte del loro tempo alle proprie opere; lavorano duramente ed hanno pochi rapporti sociali. Ci sono però delle persone, tra gli autori, gli editori, e il personale delle case editrici che, a mio avviso, non sopravvivrebbero al di fuori del mondo del fumetto. Se questo mercato, come già è accaduto in passato, avesse un’improvvisa impennata di successo economico, queste persone — credo — rimarrebbero comunque artisti di serie B.

LB: Cosa ti ha spinto a diventare un disegnatore di fumetti?
Anche tu, come me, da bambino sognavi di diventare il nuovo Kirby o il nuovo Adams?

SP: A dire il vero, non ho letto molti fumetti americani, da bambino. Non mi piacevano molto perché parlavano sempre di guerra. So che altri fumettisti — come Garth Ennis, per esempio — da bambini li amavano, ma a me non piacevano e non li compravo mai, a parte quando c’era qualcosa in regalo con la rivista.
Immagine articolo Fucine MutePoi nel 1976 uscì Guerre Stellari, e subito dopo la Marvel ne pubblicò il settimanale (un adattamento dallo stesso titolo), che riportava alla ribalta alcuni vecchi fumetti di fantascienza americani. Fu in quel periodo che decisi che sarei diventato il nuovo Brian Bolland!

LB: Warren Ellis mi ha raccontato che si è divertito molto durante la realizzazione di Doom 2099, mentre lavorava con te sul personaggio di Capitan America. Cosa pensavi mentre con i tuoi disegni distruggevi 50 anni di tradizione americana e di apple pie? A me personalmente è piaciuto moltissimo! Tu cosa ci dici?

SP: Be’, innanzitutto, grazie.
Doom 2099 è stato uno dei libri su cui avrei lavorato per anni; mi è piaciuto molto, anche se la mia decisione di fare solo le matite forse non è stata probabilmente quella giusta. È stata una continua lotta tra noi e quegli esauriti degli editori, tant’è vero che molte delle nostre idee più eccentriche e molti colpi di genio di Warren non furono mai accettate e vennero ovviamente modificate. Il personaggio di Doom era fenomenale: penso che abbiamo fatto un ottimo lavoro. È sempre stato estremamente chiaro che Doom fosse un presidente-dittatore “illuminato”, e che Capitan America fosse, invece,un bamboccio manipolato dal governo così come è sempre stato.

LB: La cosiddetta “British Invasion” ha fatto la fortuna di molti scrittori inglesi? Non pensi che i nuovi disegnatori britannici siano, al contrario, un po’ sottovalutati? E se sì, pensi che ciò derivi dal fatto che nello stile inglese il corpo umano è sempre stato disegnato con le giuste proporzioni, a differenza di quanto viene fatto dai fumettisti americani?
Ti piacciono i Manga, e cosa ne pensi dell’impatto sui fumetti prodotti in occidente, soprattutto per quanto riguarda la grafica e l’estetica?

SP: Mi piacciono moltissimo i Manga e penso che sia una bellissima, originale forma d’arte. La versione americana non ha niente dell’anima e della poesia dell’originale. La maggior parte dei personaggi nei  fumetti americani hanno seni abbondanti e nasini all’in sù, perché questo è ciò che piace agli adolescenti che li leggono. Come per la maggior parte delle cose in America, gli esperti hanno identificato una serie di caratteristiche essenziali, che ormai dettano legge: nel senso che qualsiasi cosa che non corrisponda a queste caratteristiche viene scartata. Non c’è niente di originale, non c’è alcuna possibilità per i fumettisti migliori di mostrare quanto valgono. È molto frustrante.

LB: Ti piacciono gli animali? Spero di sì dal momento che hai dovuto disegnarne a migliaia mentre lavoravi su Animal Man. Hai la stessa visione pessimistica di Delano (l’autore dei testi di questa serie)? Ti è piaciuto lavorare su quei numeri di Animal man?

SP: Oh! Jamie è grandioso! Molta gente pensa che i suoi lavori siano un po’ troppo oscuri, ma non è affatto così. È solamente un realista. Penso, al contrario, che il suo lavoro sia molto divertente ed estremamente romantico. I suoi personaggi sono veri, e molto coerenti nelle loro azioni. Mi è piaciuto molto lavorare su quel Animal Man, e così quando Jamie ha abbandonato la serie l’ho seguito a ruota.
I distributori si sono lamentati molto con la D. C. Comics, perché dicevano che quella era roba da femminucce… I distributori sono il rifiuto della società… fra non molto verranno miseramente messi da parte (!!).

LB: Cavalli, pistole, cowboy… persino il Diavolo (al quale fai sparare in faccia). Grazie a Garth Ennis sei stato proiettato nel mondo iperviolento di  Preacher. Ti piace il western? Cosa pensi del grande successo di questo fumetto?

SP: Non è che mi interessi molto di Preacher… l’ho trovato un po’ scontato. Saint Of Killers mi è sembrato un remake un po’ commerciale sullo stile di Clint Eastwood, soprattutto quello di Pale Rider. Preacher non è nemmeno paragonabile a Jona Hex, non ha proprio niente di speciale. Ha avuto un grande successo e ha fruttato molto in termini economici, e quindi non mi dovrei lamentare…
Garth è uno scrittore eccellente, ma ha dato il meglio di sé in altri lavori… Hitman, per esempio.

pug-15.jpg (5720 byte)LB: Tu hai sempre lavorato su figure di eroi nuovi ed originali, non sui classici. L’hai fatto intenzionalmente?

SP: Be’, a dire il vero ho accettato di fare Animal Man perché mi ricordava proprio gli eroi classici… ha anche avuto un discreto successo.
Ho fatto anche X Men 2099 Annual, di cui vado molto fiero.

LB: C’è qualcuno dei grandi eroi classici che ti piacerebbe disegnare? E perché?

SP: Batman! È molto vicino al mio stile, e in più la mia ragazza lo adora.

LB: Cosa pensi dell’attuale crisi nel mercato delle vendite?

SP: I fumetti americani sono adatti solo ad adolescenti di non più di 12 anni. La colpa è tutta di chi li distribuisce.

LB: Quante ore al giorno lavori?
E mentre disegni, ascolti della musica?

SP: Lavoro circa 12 ore al giorno, soprattutto di notte. Ascolto spesso musica ambient e le colonne sonore, e quando sono assonnato, dance music.

LB: Conosci qualche disegnatore europeo, come Druillet Caza, o l’italiano Manara?
Cosa pensi del mercato europeo?

SP: Immagine articolo Fucine MuteSe solo gli inglesi non fossero così restii a imparare le lingue straniere, molti lavori prodotti in Europa arriverebbero anche in America, e risolleverebbero l’intero mercato. Così come per le produzioni giapponesi, anche in quelle europee c’è molto spazio per l’originalità e per chi vuole fare cose nuove. L’originalità è il futuro del fumetto.
Per lavorare per D. C. Comics sono costretto a utilizzare un certo tipo di carta, un certo tipo di colori, e queste sono tutte cose che mi tarpano le ali. Devo sempre disegnare in bianco e nero, per rispettare le loro direttive. I fumetti europei sono più simili a dei veri e propri libri, non alla roba americana, che sembra lattine di fagioli.
Mi piacerebbe moltissimo lavorare in Europa, ma non saprei da dove cominciare per avere dei contatti.

LB: Hai lavorato con tre dei miei scrittori preferiti: Ellis, Ennis e Delano.
Quali differenze cogli tra questi tre autori? Chi è il più rompiballe? Ci sono delle differenze sostanziali nel loro modo di realizzare o disegnare una storia?

SP: Warren Ellis è molto esigente, ha sempre una visione molto chiara di come vuole realizzare il suo lavoro, e non gli interessa affatto se deve calpestare qualcuno per raggiungere il risultato che vuole. I suoi lavori sono pieni di dettagli e tocchi personali che vanno rispettati.
Garth è un narratore. Le sue sceneggiature sono meno particolareggiate ed impegnative di quelle di Jamie e Warren, e questo perché Garth si concentra maggiormente sui dialoghi e sull’atmosfera della scena, piuttosto che sull’aspetto meccanico del fumetto.
Jamie… ancora non sono riuscito a inquadrarlo bene. A volte le sue sceneggiature sono così dense che a malapena i fogli riescono a contenere tutti i particolari! Ha sempre un maledettissimo sorriso stampato in faccia, ti chiedi sempre cos’è che lui sa e tu no!
Di rado mi trovo in disaccordo con gli autori sulla storia o sullo stile. Cerco di rimanere fedele alla storia che mi viene proposta. Lo scrittore fa il suo lavoro e io faccio il mio. Però penso che Jamie abbia sbagliato a far morire così Winky il dinosauro.
Quando ci sono stati dei problemi, questi erano sempre  figli degli editori, perché in fondo in fondo, gli editori sono dei fumettisti falliti.

LB: Nel tuo lavoro vieni influenzato dal cinema? Se sì, da quale genere di film?

SP: Sicuramente il cinema colpisce il mio immaginario, ma non c’è un film in particolare da cui prendo spunti o idee. Per scelta, di solito, prediligo film molto americani, come Alien; o addirittura film del tutto estranei al contesto americano, come Kiki’s Delivery Service.

LB: Immagine articolo Fucine MuteI computer e le Play Station hanno eliminato nei bambini il bisogno di leggere fumetti. Il mercato del fumetto potrebbe prendersi una rivincita, ma come? Portare i fumetti su Internet, secondo te, potrebbe essere una soluzione?

SP: Penso che qualsiasi mezzo che riduca il potere decisionale dei distributori e degli editori sia uno strumento con un alto potenziale e con un significativo valore artistico. Però bisognerebbe riuscire a produrre dei fumetti di qualità più elevata rispetto agli attuali standard commerciali.

LB: C’è qualcosa nel tuo repertorio che un lettore italiano dovrebbe assolutamente leggere?

SP: Qualsiasi cosa sia in commercio!
Mah, se proprio dovessi consigliare qualcosa, consiglierei Animal Man; è l’unico esempio di fumetto in cui sceneggiatura e disegni sono realmente complementari.

LB: Quali sono i tuoi progetti futuri?

SP: Dovrei cominciare a disegnare Batman, finalmente! Ho appena terminato Night Wing, e sto lavorando con Jamie Delano su nuovi personaggi per Legends Of The D. C. Universe, per i numeri 22 e 23. Ci sono anche altri progetti, ma non ne posso parlare per il momento.

LB: Grazie per l’intervista.
Steve.

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