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Cinema

Perché Franco & Ciccio

CHI SONO FRANCO & CICCIO

Francesco Benenato (1928) e Francesco Ingrassia (1923) provengono dalla stessa realtà disagiata della provincia siciliana. Entrambi figli di famiglie numerose (Benenato, il futuro Franco Franchi, ha addirittura più di dieci fratelli) ed entrambi impossibilitati ad avere una scolarizzazione che superi il ciclo delle elementari, iniziano fin dall’adolescenza ad aiutare il sostentamento delle rispettive famiglie. La passione per lo spettacolo è un altro tratto in comune e dopo una gavetta per le strade avviene l’esordio nell’avanspettacolo. Verso la metà degli anni ’50 Ciccio Ingrassia (inserito meglio e da più tempo nell’ambiente del teatro) coinvolge Franco, la cui abilità era ormai diventata celebre, nei suoi spettacoli, facendo quindi nascere la famosa coppia. I numeri portati sulla scena sono semplici ma molto efficaci ed ognuno dei due trova perfetta corrispondenza nell’altro: anche nella vita privata la coppia “funziona” e fa tutto il possibile per migliorarsi ulteriormente. L’occasione di cimentarsi con il cinema verrà offerta loro da Domenico Modugno che, sfumato il progetto di portarseli in tournée, riesce almeno ad averli con sé nel film “Appuntamento ad Ischia”. Dopo questa prima prova che risale al 1960, Franco e Ciccio si dedicano ad una sterminata produzione di pellicole, riuscendo col loro estro a salvare anche i copioni e le regie più scadenti. Quasi “venerati” dal pubblico, sono i bersagli preferiti dei critici che non ne capiscono l’importanza nel panorama italiano, malgrado la loro partecipazione ad opere di De Sica e Pasolini. Gli anni ’70 segneranno l’inizio della crisi per la coppia che, tra riappacificazioni e altri litigi, ha comunque modo di recitare in altri film e di tentare nuove esperienze: Franco sarà praticamente un solista per una decina di film e Ciccio si cimenterà con la regia ed il lavoro per importanti autori (Fellini, Petri, ecc.). Negli anni ’80 li vorrà la televisione e con i fratelli Taviani reciteranno per l’ultima volta insieme in “Kaos”(’84).

Franco Franchi muore nel 1992. Ciccio Ingrassia parteciperà ancora ad alcuni film.

COSA SONO FRANCO & CICCIO

Immagine articolo Fucine MuteComplice la quantità impressionante di film interpretati dalla coppia, appare evidente non solo la loro versatilità, ma anche la loro capacità di assumere statuti attoriali diversi. La versione superficialmente conosciuta della coppia è quella inseribile nella dicotomia classica (e nelle conseguenti situazioni comiche), che nasce dall’accostamento di un “tipo” scaltro ad un altro tonto. La loro conformazione bipartita si distacca però dai clichès fisici precedenti, poiché se Ciccio con la sua corporatura magra e slanciata può venir associato ad un Gianni o ad uno Stanlio, Franco col suo fisico atletico è ben lontano da Pinotto e Ollio. Anche il binomio furbo-tonto, nei film in cui il meccanismo portante è questo (e magari già evidente dal titolo: pensiamo a “il Bello, il Brutto, il Cretino”), finisce per sfumare in una coppia di sempliciotti (in alcuni casi definiti “ritardati” tout-court), in cui l’ostentata e fittizia razionalità di uno, è bilanciata dalla sfrenata creatività dell’altro. Siamo dunque di fronte ad una tipologia di coppia comica completamente inedita al cinema e l’originalità dei due si manifesta ancora di più nei ruoli in cui l’archetipo furbo-tonto non è rispettato. Questo loro estremo uscire dai canoni porta ad un’altra qualità molto importante: l’immediata riconoscibilità dei prodotti con Franco e Ciccio. Oltre ad una maggiore qualità dei loro film rispetto alla produzione comica coeva (su cui torneremo in seguito), il loro cinema è caratterizzato anche da un marchio di fabbrica, che permette agli spettatori di identificare subito il film che andranno a vedere e di avere (legittime) aspettative al riguardo.
Preso atto della particolare biografia dei due comici e della loro variegata capacità interpretativa, quasi una sorta di “malleabilità” attoriale, diventa importante cercare di capire non solo “chi” sono, ma anche “cosa” sono Franco e Ciccio, qual è il ruolo che giocano all’interno dei loro film. Le tipologie fondamentali che si presentano più o meno frequentemente all’interno del loro cinema sono le seguenti (dettate in qualche misura anche dalle attese del pubblico):

1) PROTAGONISTI DI SLAPSTICK COMEDIES — si tratta del ruolo più semplice ed immediato, in cui la mimica e l’agilità dei due comici prende il sopravvento sulla recitazione in senso stretto e sulla caratterizzazione dei personaggi. Questo modello è tipico dei primi film, nella maggior parte dei casi improntati sulla comicità derivante dal dinamismo delle azioni e dalle smorfie esasperate.  Normalmente il binomio furbo-tonto viene qui rispettato, o perlomeno è una base da cui scaturisce un tipo più personalizzato di coppia (anche se mai del tutto definito: chi “porge” la battuta può essere l’uno o l’altro) e la sceneggiatura può concedersi qualche salto logico tanto evidente da ridurre il film ad una serie di episodi legati da un filo conduttore anche molto esile. “L’Onorata Società” di Riccardo Pazzaglia, ufficialmente il primo film della coppia, malgrado si presti a molte altre considerazioni, è un esempio di questo tipo di recitazione, che tornerà in seguito proprio nei film ad episodi che annovereranno Franco e Ciccio tra gli interpreti (tipici di questa produzione sono i tuffi spettacolari, le palline da golf esplosive,ecc.)

2) PERSONAGGI CHE SI INCARNANO DI CONTINUO — quando la coppia è ormai ben consolidata nel panorama italiano ed il pubblico sa cosa aspettarsi la fantasia dei soggettisti può concentrarsi di più sulle situazioni che non sulla creazione di nuovi personaggi. Franco e Ciccio, forti del loro passato nell’avanspettacolo e incalzati dai tempi di realizzazione (anche 16 film all’anno!), creano inoltre i propri dialoghi volta per volta, improvvisando. I titoli di questa produzione incentrata quasi per intero sulle capacità della coppia riflettono l’importanza della loro presenza e iniziano così la lunga lista di “Franco, Ciccio e…”; ma soprattutto la nutrita serie di film che hanno il numero due nel titolo, che ad uno spettatore accorto degli anni ’60 rivelava subito l’identità degli interpreti principali. Franco e Ciccio possono adattarsi ad ogni ruolo e, proprio per questo, non possono mai calarsi interamente in nessuno. La loro inventiva, la loro mimica e la loro capacità di entrare in qualsiasi parte sono Immagine articolo Fucine Muteparadossalmente doti che rivelano la finzione attoriale: d’altra parte per raggiungere il massimo grado di realismo bisogna per forza ricorrere ad una forte artificialità ed una “scarica” di film interpretati talmente bene che molte sfumature dei personaggi sono determinate dall’improvvisazione, finisce proprio per rivelare l’ossatura stessa della tecnica recitativa. Franco e Ciccio sono quindi marionette da vestire a seconda delle esigenze, corpi sospesi da animare di volta in volta, cloni di due entità primordiali che rispuntano sempre uguali ma sempre nuove in circostanze e periodi storici diversi. Andrè Bazin d’altronde formulò un’interessante teoria sul ruolo del cinema e questa teoria si adatta incredibilmente bene alla produzione dei due comici. Secondo la teoria della mummia ,il cinema non è altro che che un meccanismo di sopravvivenza dell’uomo che, creando immagini eterne di se stesso, supera la morte e sopravvive idealmente ai suoi successori. Fa ridere ma al tempo stesso trasmette una certa inquietudine il fatto che in uno dei tre episodi de “Gli Imbroglioni” interpretati da Franco e Ciccio, il primo si travesta proprio da mummia per ingannare un archeologo, ma fugga urlando dal suo finto sepolcro al termine della storia.

Una volta chiarito il meccanismo di trasmissione dei due attori è lecito chiedersi cosa venga trasmesso per così tanti film e situazioni. Alla luce anche della loro biografia appare evidente come sia semplice l’identificazione dello spettatore medio-basso cui questi film erano indirizzati con queste figure tutto sommato tristi, con questi emigranti sempliciotti che vengono manipolati da forze (politiche, sociali, religiose, criminali, ecc.) superiori e che ripetono in eterno il rituale della fuga, sequenza con cui finiscono moltissimi loro film, oppure finiscono castigati dalla legge quando cercano di mettere in atto ciò di cui sono stati vittime (“Sedotti e Bidonati”) o ancora si accorgono che la loro vittoria è ascrivibile al solo mondo della celluloide, in cui il riscatto è possibile a differenza del mondo reale (“I Due Maghi del Pallone”).

Una parte molto consistente e distribuita nel tempo della produzione de due comici rientra in questo modello, che con minime varianti è quello dominante nel loro cinema. L’inventiva degli autori e la versatilità di Franco e Ciccio consente la creazione e lo sviluppo di una serie di film basati sulle disavventure dei due per ottenere un’eredità o comunque un miglioramento delle condizioni economiche e la citazione di alcuni titoli mostra l’estrema creatività che veniva utilizzata nell’immaginare sempre Immagine articolo Fucine Mutesituazioni nuove in cui ambientare il solito canovaccio: “I Due Figli di Ringo”, “I Due Sanculotti”, “I Nipoti di Zorro”, “I Figli del Leopardo”.

3) DEI EX MACHINA — l’impressionante quantità di film della coppia è dovuta anche a particolari produzioni e ruoli che ne economizzano la presenza, vale a dire i cortometraggi dei film ad episodi e i film in cui Franco e Ciccio sono solo comprimari. Nel primo caso i due comici sono di solito i protagonisti del loro episodio e la loro presenza non occupa altro spazio, ma vi sono rari casi in cui la coppia domina sugli altri attori (“Gli Imbroglioni” è per metà dedicato solo a loro) o in cui nel metraggio già esiguo del cortometraggio si inseriscono con parti brevi e comunque non di primo piano (“Capriccio all’Italiana”). I lungometraggi in cui il loro ruolo è semplicemente quello di comprimari appartengono al ricco filone della commedia all’italiana e Franco e Ciccio possono entrare nel cast con statuti diversi. Tralasciando le parti poco funzionali alla storia, di cui parliamo poco sotto, il modello a cui tende la coppia in diversi film è quello del deus ex machina: sono in definitiva gli strumenti volontari tramite cui le vicende ricevono una svolta (cioè trattandosi di commedie vanno a buon fine). Le “entità primordiali” che non riescono mai a risolvere i loro guai, quasi fossero vittime di una maledizione eterna, possono però influire sulla sorte degli altri e cambiarla in postivo: il riscatto avviene, ma è un riscatto “trasversale”.

Poiché in molti film di cui non sono i protagonisti, la comparsa di Franco e Ciccio rappresenta comunque una svolta all’interno della narrazione, per rientrare nella specifica categoria degli “dei ex machina” i personaggi interpretati devono essere il più possibile estranei alla storia portante ed avere motivazioni autonome; i ruoli che si discostano da questo modello rientrano nella categoria successiva. Normalmente nei film in cui Franco e Ciccio sono gli “dei ex machina” (“Ma che Musica Maestro”, “Veneri in Collegio”, ecc.) lo spettatore può prendersi una sana boccata d’aria al loro apparire dopo un’apnea di sequenze banali e scarsamente interessanti.

4) DEUTERAGONISTI — non sempre il ruolo della coppia in film che non li vedono protagonisti è quello suesposto degli “dei ex machina”. Talvolta la loro presenza è meno forte, quasi occasionale. A livello simbolico queste pellicole offrono pochi spunti: spesso i due attori ci si sono ritrovati quasi per caso e i loro ruoli non sono riconducibili ad alcun modello fisso di recitazione.I film in cui Franco e Ciccio non hanno né un ruolo di primo piano, né la funzione di “dei ex machina” sono circoscritti ai primi anni di lavoro nel cinema, sono pochi in proporzione agli altri e con difficoltà la coppia riesce ad elevare un prodotto magari gradevole, ma comunque non eccezionale. Spesso non sono veri e propri attori cinematografici i protagonisti dei film, ma personaggi presi dal mondo della musica leggera o del cabaret (vedi Domenico Modugno in “Appuntamento ad Ischia” o Gino Bramieri in “Gerarchi si muore”).

5) SPETTATORI — quest’ultima tipologia è presente (per fortuna) in pochi film. Franco e Ciccio sono i protagonisti ma la loro presenza si limita al commento di situazioni proposte loro (e indirettamente allo spettatore cinematografico vero e proprio), senza quasi interazione. Il film più significativo di questo filone (e quello che lo esaspera) è “L’Amore Primitivo” : i due comici prestano servizio in un albergo e, intrufolandosi nella camera di un antropologo, hanno modo di vedere un documentario su come sia intesa la sessualità dalle varie popolazioni del globo. Gli unici interventi della coppia riguardano scenette da slapstick comedy e soprattutto commenti ai vari filmati, per il resto il lungometraggio può inserirsi a pieno diritto nella poco edificante schiera dei “sexploitation movies” o, peggio ancora, dei “mondo-film”. “L’Amore primitivo” è probabilmente l’unico film ad esasperare il ruolo spettatoriale di Franco e Ciccio (ridotti quasi Immagine articolo Fucine Mutesemplicemente a delle voci), ma altre produzioni, che presero poi una via autonoma, nascono come “collàges” di scene di repertorio di facile presa sul pubblico, legate da un labile pretesto offerto dai due comici (“I Due Mafiosi” avrebbe dovuto essere un sexy-documentario sulle notti di Parigi, sullo stile di “Totò Sexy” e ne “I Due Toreri” sono evidenti le scene di corride recuperate da altre fonti). Fortunatamente, una volta affidata loro la scena e muniti di un minimo di trama, Franco e Ciccio sanno sollevare anche questa produzione, il cui esponente principale rimane in effetti forse solo “L’Amore Primitivo”.

UN PO’ DI STORIA

Della superiorità dei prodotti della coppia rispetto il cinema coevo si è già accennato, vediamo ora brevemente in cosa consiste questo scarto qualitativo.

Uno spettatore degli anni ’60 alla ricerca di un paio d’ore di svago poteva ripiegare, rimanendo in ambito italiano , sui classici Monicelli, Scola, ecc. o sui prodotti usa e getta nati già qualche anno prima e che vedevano tra i protagonisti personaggi famosi del teatro, del cabaret e soprattutto della musica. Franco e Ciccio nascono in effetti come esponenti del secondo gruppo ma se ne distaccano, in quanto i loro film non servono ad alcuna promozione personale: Little Tony si trovava sul grande schermo fondamentalmente per sostenere i suoi dischi e la sua immagine, i due comici siciliani s’imposero invece per il loro estro ed al massimo pubblicizzavano il prossimo, ennesimo, film. Passando rapidissimamente in rassegna le qualità distintive del loro cinema si nota come, oltre dalla commedia all’italiana, i loro film si distanzino anche dai “musicarelli”. Si tratta di caratteristiche che riguardano tutta l’organizzazione dei film (anche regia, fotografia, sceneggiatura, ecc.), visto che spesso questi venivano quasi “cuciti addosso” ai due attori:

  • grande capacità di improvvisare e di calarsi nei ruoli più disparati anche riprendendone il dialetto;

  • grande fluidità della trama, priva di tempi morti (semmai possono esserci situazioni di repertorio e per questo già viste);

  • storie talvolta così assurde che sfociano nel surrealismo o nella fantasia pura, nel visionario;

  • referenti culturali, anche cinematografici, molto elevati ( si attinge da grandi Autori come Cervantes e si parodizzano Fellini, Kubrick, Visconti);

  • molta cura nella ricostruzione di ambienti ed epoche, malgrado spesso si tratti di un’interpretazione barocca e non storicamente fedele;

  • isolati tentativi più o meno evidenti di fare satira politica. Frequenti critiche al potere con rarissime cadute di tono nella satira di costume;

  • immediata riconoscibilità del prodotto;

  • grande inventiva nei titoli, che porta a meravigliose “alchimie del verbo” come “Per un Pugno nell’Occhio”, “Indovina Chi viene a Merenda?” o “Ku fu? Dalla Sicilia con furore”;

  • perfetta integrazione di umorismo verbale con umorismo “fisico”, che scaturisce dalle situazioni e dalla plasticità atletica dei due comici.

PER UN’ANALISI

I film interpretati (talvolta diretti) da Franco Franchi e Ciccio Ingrassia si prestano per la loro molteplice natura a varie considerazioni ed interpretazioni. è probabilmente superfluo cercare un minimo comune denominatore tra i numerosissimi personaggi in cui si sono calati i due comici e tra le interpretazioni che ne hanno dato anche involontariamente. Che si tratti di vittime casuali del destino, di criminali incapaci, dei soliti cugini alla ricerca di un tesoro o dei rari casi in cui interpretano inizialmente due personaggi contrapposti, Franco e Ciccio sono fondamentalmente, come abbiamo visto, sempre le stesse marionette da vestire e truccare secondo necessità.
E’ innegabile però che all’interno della vasta produzione dei due, sia presi come coppia che da soli, vi siano dei modelli industriali (nel senso di industria cinematografica), tramite cui è possibile organizzare una classificazione dei loro film. La prima categoria da prendere in considerazione è quella dei film con soggetto originale, cioè quelle opere di cui vengono creati trama e personaggi ex novo, senza basarsi su qualcosa di già esistente. Pur non disponendo di dati statistici sicuri, è lecito affermare che si tratti della categoria più ampia. Al suo interno, sia a livello contenutistico che formale, sono rilevabili diverse correnti che presentano minori o maggiori tratti in comune.

Immagine articolo Fucine MuteNonostante possano essere intesi come parodie, sono molto caratteristici della coppia i film del filone “mafioso”. Il modello originale potrebbe venir identificato con la commedia “Mafioso” con Alberto Sordi, ma i film di Franco e Ciccio non ne sono vere e proprie parodie in quanto, oltre ad essersi sviluppati per troppo tempo dopo il film di Lattuada per sfruttarne l’immediato successo al botteghino, non trattano assolutamente gli stessi argomenti. L’equazione piuttosto infelice siciliano eguale mafioso è più che altro un pretesto per presentare la coppia, affidandole un epiteto che l’accompagni per un numero sufficiente di pellicole, per imporla per antonomasia, rendendola immediatamente identificabile dal pubblico. Elementi di “mafiosità” sono presenti comunque in diversi altri titoli, come “L’Onorata Società” o “Il Figlioccio del Padrino” e alcuni vaghi accenni vengono disseminati in tutta la variegata produzione (in “Due Samurai per cento Geishe”, Franco Franchi, complice una sniffata di cocaina, minaccia dei samurai vantando le origini sue e del suo compare Ciccio di “mafiosi siciliani”). Ovviamente un approccio anche minimamente analitico al problema mafia viene evitato accuratamente, ma allo spettatore di oggi non sfuggirà che le sguaiate ridicolizzazioni dei costumi mafiosi non sono altro che le uniche consolazioni per le vessazioni subite.

L’intento di evitare qualsiasi aggancio con la realtà e il tentativo di rendere subito riconoscibili gli interpreti del film tramite un aggettivo sono evidenti in titoli come “Due Mafiosi nel Far West” o “Due Mafiosi contro Goldginger”, titolo quest’ultimo che si trova al confine tra una produzione originale e la ripresa di un altro film (“Agente 007 Operazione Goldfinger”).
Altro filone dotato di una sua poetica riconoscibile è quello della satira politica e sociale, che prende spunto sia da situazioni politiche (“I Due Deputati”), che religiose (“Don Franco e Don Ciccio nell’anno della Contestazione”), che di costume (“I Due Maghi del Pallone”). Si tratta di bonarie rilevazioni del cambiamento del costume e della società italiani, vengono risparmiate critiche e polemiche per affidarsi invece al consueto umorismo privo di veleno. Malgrado i fatti che stanno alla base del film (il Compromesso storico,i movimenti studenteschi, ecc.) siano utilizzati solo come pretesto iniziale per raccontare una storia autonoma priva di velleità documentaristiche, queste opere sono comunque testimoni di particolari situazioni che i due comici hanno voluto interpretare a modo loro e non seguire direttamente.

Immagine articolo Fucine MuteVi è poi una nutrita schiera di western i cui riferimenti principali non sono riconducibili direttamente ad altre pellicole, bensì all’iconografia classica del genere. “I Due Sergenti del Generale Custer” è un perfetto esempio di questo sottogenere: non vi è alcun rimando ad un film in particolare, essendo la produzione cinematografica dedicata al generale Custer molto nutrita. Liberi da ogni vincolo con trame precedenti, i due comici possono sbizzarrirsi nell’interpretazione, che ricalca il modello classico dei cugini fessacchiotti (qui caratterizzati anche da una forte codardia), che si ritrovano non per scelta in situazioni imbarazzanti e pericolose.
Un altro filone di un certo rilievo all’interno della produzione “libera” dei due comici è quello relativo ai film dal titolo celebrativo e scherzosamente didattico (“Come rubammo la Bomba Atomica”, “Come svaligiammo la Banca d’Italia”, “Come inguaiammo l’esercito”). In bilico tra cronaca, satira e il modello tipico della coppia, questi film si caratterizzano per le inusitate azioni superomistiche che Franco e Ciccio compiono (dando quindi validità al titolo) e per il fatto che terminano tutti in maniera positiva, senza la classica fuga a gambe levate, ma piuttosto con i due protagonisti ricchi e tramutati in “potenti”.
Gli altri film con soggetti originali che non rientrino nelle categorie di cui sopra, possono venir considerati in toto come una categoria che si distingue per la comicità pura, priva di intenti satirici o parodistici. I film di questo genere (o meglio anti-genere) sono ancora più liberi per argomenti ed interpretazione degli altri e la varietà dei titoli è indicativa al riguardo: “I Due Pompieri”, “I Due Assi del Guantone”, “Franco, Ciccio e le Vedove Allegre”. L’importante è rendere subito chiara la presenza della coppia, ma nel farlo si cercano anche soluzioni fantasiose come “Franco e Ciccio…Guardia e Ladro” o “Riuscirà l’Avvocato Franco Benenato a sconfiggere il suo acerrimo nemico il Pretore Ciccio de Ingras ?”.

Un altro genere a cui Franco e Ciccio hanno dedicato molta attenzione è quello della parodia, che costituisce una porzione importante e consistente del loro lavoro. Le pellicole reinterpretate col gusto della coppia spaziano tra i generi più disparati, ma non mancano (anzi, probabilmente sono i più numerosi) i migliori film degli anni ’60 e ’70 o almeno quelli che hanno lasciato il segno: “Satiricosissimo” è la parodia di “Fellini Satyricon”, “I Due Figli del Leopardo” del “Gattopardo” viscontiano e ne “I Due Pericoli Pubblici” viene perfino parodiato “Il Dottor Stranamore” di Kubrick. Gli ambiti in cui si muovono le parodie sono quindi larghissimi, ma all’interno di questa produzione due correnti dominano sugli altri film che rimangono opere isolate. Coadiuvati dal successo che allora arrideva a queste due produzioni seriali, Franco e Ciccio si specializzarono nello sfornare una buona mole di parodie western (Sergio Leone fu la principale fonte a cui attinsero) e spionistiche (ovviamente ispirate alle avventure di James Bond). La cura nel confezionare questi prodotti è maggiore che altrove ed è determinata in parte anche dall’esigenza di “citare” le fonti in maniera fedele pur se personalizzata. Tra i titoli di entrambi i filoni vi sono alcuni ottimi esempi della genialità dei soggettisti, che inventano vere perle linguistiche come ” Per un Pugno nell’Occhio”, “Il Bello,il Brutto,il Cretino” o “Le Spie venute dal Semifreddo”.

Oltre a queste parodie “specializzate”, ve ne sono molte altre che rimandano ai modelli originali solo per certe atmosfere o per una caratterizzazione simile dei personaggi: “L’Esorciccio” (che vede un Ciccio Ingrassia solitario firmare anche la regia) parla sì di possessione demoniaca ma lo fa in modo molto personale e diverso da “L’Esorcista”. Sul versante opposto ci sono opere che ricalcano molto fedelmente il modello originale e addirittura vi è il caso di “Storia de Fifa e de Cortello-er Seguito der Più” per cui è più corretto parlare di sequel, che di remake. La pellicola prende infatti le mosse dalla conclusione del primo “Er Più. “Storia d’Onore e de Cortello” e sviluppa la storia lasciata in sospeso mantenendone addirittura gli stessi interpreti, tra cui figura anche Ninetto Davoli (al defunto Adriano Celentano, “er Più” originario, viene dedicata un’inquietante soggettiva ultraterrena che forse non ha eguali nella storia del cinema).

Un terzo tipo istituzionale di film con Franco e Ciccio è quello dei soggetti originali con titoli allusivi. A causa dei già ricordati ritmi di produzione dei loro film, spesso Franco e Ciccio si trovavano a competere al botteghino proprio con i film parodiati praticamente in contemporanea! Questa è una spiegazione del perché dietro un titolo che rimandava manifestamente ad un dato film, se ne celasse uno che col primo non aveva nulla a che vedere: i tempi stringevano e non era ritenuto necessario documentarsi sull’originale. Questo fenomeno si può però spiegare anche con il tentativo di ottenere un immediato successo, attirando spettatori senza soddisfare le attese che questi giustamente si erano fatti. Talvolta bastavano poche parole per alimentare le aspettative di un pubblico distratto che Immagine articolo Fucine Muteinseriva ingenuamente i titoli proposti in filoni consolidati e ben conosciuti (“E continuavano a chiamarli…er Più e er Meno” e “Continuavano a chiamarli i Due piloti più matti del mondo” hanno nella formulazione un forte rimando a certi western minori di quegli anni). Tendenzialmente questi film sono tra i più fantasiosi e divertenti della coppia, che recita con la massima libertà. Ulteriore fonte di divertimento può essere cercare di individuare quale escamotage diegetico abbiano utilizzato gli autori per giustificare il titolo.

Probabilmente, il film più rappresentativo di questa produzione è “I Due Maggiolini più pazzi del mondo”, in cui l’allusione a Disney è solo un pretesto per raccontare la storia di due cognati rapiti da malviventi, in cui le automobili non hanno alcun ruolo di rilievo.
Franco Franchi e Ciccio Ingrassia hanno lavorato di frequente anche in cortometraggi di film ad episodi. Questo tipo di cinema era molto in voga in Italia negli anni ’60 e univa alla minore complessità produttiva un buon seguito popolare. Il genere adottato era prevalentemente la commedia ed ovviamente le interpretazioni dei due comici vi rientravano perfettamente (“Che cosa sono le Nuvole ?” è tutt’altro che una commedia, ma rientra in una categoria di cui parleremo alla fine). Il filo conduttore che lega i singoli episodi, viene offerto nella maggior parte dei casi dal tema dell’amore con annessi e connessi (gelosia, tradimento, ecc.) ed anche in questa produzione sono presenti titoli allusivi, come “Amori Facili” per “L’Amore difficile”. Gli episodi interpretati da Franco e Ciccio si basano praticamente solo sulla loro abilità istrionica (“Gli Imbroglioni”) e le loro doti mimiche ed atletiche (“Veneri al Sole”, “Le Tardone”). Si tratta di una comicità semplice, diretta ed essendone maestri spesso i due comici fanno sfigurare gli interpreti degli altri episodi, malgrado si tratti di nomi come Walter Chiari, Raimondo Vianello o Nino Manfredi.

Ad accompagnare il declino e lo sfasciarsi della coppia furono alcuni film ricavati dalla rabberciata fusione di altre pellicole: nel 1969 “I Due Magnifici Fresconi” apre la serie, per fortuna molto esigua, dei film di montaggio. “I Due Magnifici Fresconi” raccoglie gli episodi interpretati da Franco e Ciccio nei film “Queste pazza, pazze Donne”, “Veneri al Sole” e “Le Tardone” collegandoli tra di loro con una trama rudimentale, in cui torna il classico motivo mafioso, e che giustifica senza problemi il fatto che, di episodio in episodio, i due protagonisti cambino nome, status sociale e il loro rapporto. Malgrado si noti una certa cura per i particolari (vengono montati degli inserti che sviluppano situazioni che originariamente rimanevano incompiute), non può non colpire la noncuranza con cui alle sequenze originali in bianco e nero vengono alternate quelle nuove, che però sono a colori! Il richiamo ai due comici è solo uno specchietto per le allodole, una maniera per attirare spettatori che, invece di gustarsi il film inedito della coppia promesso dal titolo, devono sorbirsi le evoluzioni dei carneadi Gimmy Littera e Alberto Fogliani per riacciuffare Franco e Ciccio. “I Due Magnifici Fresconi” desta comunque un certo interesse, in quanto, sicuramente involontariamente, riesce a focalizzare bene i temi tipici della coppia riprendendone i meccanismi; non a caso il film si conclude con l’ennesima fuga.
A metà degli anni ’70 escono altri due film di montaggio che non cercano una nuova produzione di senso, come ne “I Due Magnifici Fresconi”, ma denunciano apertamente la loro natura di “raccolte”. In “Franco e Ciccio Superstars” (’75) c’è il tentativo di legare le sequenze con un filo logico mentre “Amici più di prima”, dell’anno successivo (realizzato per festeggiare la riconciliazione dei due dopo un lungo periodo burrascoso), presenta degli spezzoni a tema.
Nell’antologia che la Titanus realizza nel 1975 (“Un Sorriso, uno Schiaffo, un Bacio in bocca”), sono presenti anche Franco e Ciccio ed anche Tornatore attinge dalla loro produzione nel confezionare “Lo Schermo a tre punte” (’96), rassegna di cinema siciliano. Entrambi i film possono venir considerati film di montaggio della coppia poiché, malgrado non siano strettamente dedicati ai due comici, questi sono presenti massicciamente.

L’ultimo tipo di film con cui ebbero a che fare i due comici è quello dei film d’autore. Già agli inizi della loro carriera cinematografica furono notati da De Sica che li volle per una parte del suo “Il Giudizio Universale” ed in seguito la loro strada incrociò spesso quella dei grandi del cinema italiano. Da Pasolini a Fellini, da Petri a Lucchetti, furono in Immagine articolo Fucine Mutemolti ad accorgersi della grandezza di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, ma insieme ebbero modo di realizzare praticamente solo due opere di rilievo, entrambe per la televisione: “Le Avventure di Pinocchio” di Comencini nel 1972 e “Kaos” (episodio “La Giara”) dei fratelli Taviani nel 1984.
Malgrado l’apparente provocatorietà di tale affermazione (che sarà il caso di argomentare e giustificare in altra sede), si può dire che anche film come “Farfallon” e “Don Chisciotte e Sancho Panza” abbiano una levatura artistica tale da rientrare in questa categoria.

A MO’ DI CONCLUSIONE

Una prima razionalizzazione dei lavori della coppia è stata fatta e le coordinate in cui muoversi sono state determinate. Purtroppo, essendo così numerosa ed eterogenea, la produzione di Franco e Ciccio si presta a moltissime considerazioni e può venire studiata da molteplici punti di vista (sociologico, filmologico, linguistico, ecc.). Il rifarsi della loro filmografia a situazioni tra le più varie, può aver comportato qualche inesattezza o omissione, dovuta alla mancanza di documentazione specifica. Anche la visione non completa della loro produzione, può aver dato origine ad imprecisioni o ad un approccio che verrà modificato se opportuno.

In questi ultimi anni la riscoperta e il rilancio di certo cinema di serie B italiano hanno portato all affrettato incameramento sotto l’ etichetta del “trash” dei prodotti filmici più disparati e la ricezione del fenomeno da parte della cultura popolare ha ingenerato una confusione ed una superficialità ancora maggiori. A fare le spese ( e ad uscirne “moralmente” battuti o meglio incompresi) sono stati ovviamente i prodotti e i personaggi di cui per pressappochismo non è stato riconosciuto il valore reale. Come nella musica anche nel cinema ci sono state clamorose sviste o meglio errori di prospettiva e a meritate critiche a chi si illudeva di aver creato capolavori si sono accompagnati sterili affossamenti di opere nate con poche pretese e chiari ed espliciti intenti parodistici e comici.Come Totò viene oggi sempre meno considerato scadente per essere invece acriticamente rivalutato in blocco,così i film cui prestarono il loro contributo Franco Franchi e Ciccio Ingrassia sono ritenuti un insieme monolitico (e si tratta di ben più di 100 pellicole !) nel suo complesso invariabilmente pessimo.I film interpretati dai due comici siciliani presentano invbece una grande varietà di generi e stili e non mancano (anzi sono un buon numero) i buoni e gli ottimi risultati.

Francesco Ingrassia, in arte Ciccio Ingrassia, nasce a Palermo il 5 ottobre 1923, inizia a recitare durante la guerra e nel 1954 conosce un concittadino con cui è destinato ad uno storico sodalizio: Francesco Benenato, in arte Franco Franchi. La premiata ditta comica Franchi-Ingrassia nasce in teatro e viene segnalata da Domenico Modugno al regista Mario Mattoli per una breve partecipazione nel primo di circa 132 film interpretati in coppia dai due attori, Appuntamento a Ischia. In seguito Modugno li scrittura per Rinaldo in campo di Garinei e Giovannini, lo spettacolo teatrale che segna una svolta nella loro carriera.
Dopo essere tornati sul palcoscenico con Tommaso d’Amalfi, i due girano, senza interruzione, a partire dai primi anni ‘60, una serie di film farseschi di grande richiamo al botteghino (con parentesi di lusso con Il giudizio universale di De Sica e con Che cosa sono le nuvole, episodio diretto da Pasolini nel film Capriccio all’Italiana), spesso parodiando i successi del momento e apparendo con enorme successo in televisione.

Nel 1972 Ingrassia recita senza il socio il suo primo ruolo drammatico in La violenza: quinto potere di Florestano Vancini, cui segue quello, particolarmente lodato, dello zio matto in Amarcord di Fellini nel 1973. Pur proseguendo con successo la carriera con Franchi (lo dirige nel suo primo film da regista, Paolo il freddo), Ingrassia nel 1975 torna dietro la macchina da presa con L’esorciccio, una parodia de L’esorcista in cui offre a Lino Banfi il suo primo ruolo da protagonista.
Dopo aver vinto, grazie a Todo Modo di Elio Petri, il Nastro d’Argento come miglior attore non protagonista, alterna ai film di cassetta recitati con Franco Franchi alcune partecipazioni più ambiziose (L’ingorgo di Comencini), tornando poi a far coppia con lui nel cinema alto grazie a Kaos di Paolo e Vittorio Taviani (dove i due interpretano con misura l’episodio La giara).

Dopo la scomparsa di Franco Franchi, avvenuta nel ‘92, Ingrassia sceglie con parsimonia i suoi impegni: ha recitato in teatro con Gianni Santuccio in una lodatissima messinscena di Classe di ferro, ha preso parte allo spettacolo Don Turi e Giano di Magonza dello Stabile di Palermo ed è tornato al cinema nel 1994 con Camerieri di Leone Pompucci e nel 1997 con Giovani e Belli di Dino Risi.


Francesco Benenato, in arte Franco Ferraù e poi Franco Franchi, è nato nel 1928 a Palermo, nel popolare quartiere della Vucciria. Ottavo di 14 fratelli, la madre lavorava al monopolio dei tabacchi e papà aveva una bottega di stoffe, ma la famiglia era tutt’altro che agiata. A quattro anni franco era già un comico: faceva ridere tutto il quartiere. Nella zona di piazza Sant’Onofrio, a Palermo, dove abitava, lo conoscevano tutti. Franco frequenta le scuole fino alla terza elementare, la scuola dell’obbligo di allora, poi è costretto a trovare lavoro a tutti i costi. Fa un po’ di tutto per raccattare qualche soldo e rimediare un pasto. Esuberante e incline alla comicità, Franco è affascinato dal mondo dei suonatori ambulanti. Nell’immediato anteguerra viene preso in simpatia da Salvatore Polara, suonatore napoletano, capo di un complesso di musici girovaghi che gli insegna il mestiere. Intorno al 1945 Franchi ha 17 anni ma gia’ è in grado di proporre nuovi numeri alla banda. Col nome di Franco Ferraù si costruisce a poco a poco il suo personaggio. La sua scuola di recitazione è la “posteggia”, come si chiama in Sicilia il piccolo spettacolo all’aperto. Franco Studia con attenzione Totò che diviene col tempo una delle sue imitazioni favorite. “Totò è stato marionetta, io sono pupo”: Franco Franchi ripeterà spesso questa frase, soprattutto negli ultimi anni, quando un accostamento col grande Totò non sembrava più così azzardato.

Nel 1953 Franco si sposa e l’anno dopo entra in compagnia con Ciccio. Il debutto in coppia avviene, nel 1954, al teatro Costa di Castelvetrano (Trapani) con la parodia di “Core ‘ngrato”. La loro coppia non è basata solo sulla contrapposizione fisica, Franco basso e tarchiato, Ciccio alto e allampanato, ma anche sulla diversità caratteriale: se Franco è lo zotico ed il cretino, Ciccio è il saggio con qualche ombra di nobiltà nonostante la sua sprovvedutezza. E questi caratteri emergono sin da quella prima parodia nella quale Franco sfoggia gran parte del suo repertorio di smorfie e lazzi mentre interrompe fastidiosamente e in continuazione Ciccio, intento a cantare la canzone con grande impegno.

Il grande pubblico, quello cinematografico, comincia a conoscere Franco e Ciccio grazie a Domenico Modugno che li fa esordire sugli schermi nel 1960 con Appuntamento ad Ischia di Mario Mattoli. Modugno poi li chiama in compagnia per recitare nel suo musical Rinaldo in campo, dove ottengono un notevole successo personale. Lasciato Modugno, i due tornano al cinema e negli anni seguenti lavorano a ritmi forsennati, spesso diretti da registi mediocri, spesso su sceneggiature inconsistenti. “Spesso litigavano sulla scelta delle sceneggiature: alla fine le accettavamo tutte, per paura di rimanere senza lavoro”, dirà poi Ciccio in un’intervista di qualche anno fa. In dieci anni girano quasi novanta film, 42 dei quali solo nel triennio 1964-66-66, incassando in media più di 600 milioni a film, con un budget che di rado supera i 120 milioni. Quando il prezzo del biglietto è di 500 lire, ben tre loro film incassano più di un miliardo: I due vigili, I due maghi del pallone, Ma chi ti ha dato la patente?. Alcuni, pochi, non superano i cento milioni. In totale, nel decennio 1960-69, il loro periodo di maggior successo, i film della coppia incassano quasi il 5% del totale degli incassi cinematografici italiani. Ma nonostante questo successo di pubblico la critica continua a non amarli, specie Franco, con il suo repertorio di smorfie e lazzi che sembra persino infastidire certi critici.

E’ Pasolini a intuire che una loro utilizzazione in film di diversa levatura sarebbe stata fruttuosa e, proprio accanto a Totò, li vuole nell’episodio Che cosa sono le nuvole? di Capriccio all’italiana (1968). E su questa scia Gianni Grimaldi, che li aveva diretti in tanti filmetti commerciali, gli affida (Ciccio l’hidalgo e Franco il servo Sancho Panza) il pesante fardello del Don Chisciotte” di Cervantes. Nel 1972 arriva la prima separazione: Ciccio ha un forte esaurimento che lo obbliga a stare lontano dal set per lungo tempo. Franco comincia a lavorar da solo ottenendo un discreto successo personale, quasi ad indicare che il comico della coppia è lui. La riconciliazione avviene grazie alla trasmissione di Mike Bongiorno Ieri e oggi . Ciccio intanto ha lavorato con Federico Fellini, Elio Petri, Florestano Vancini. Nel 1974 Franco accetta di interpretare il film d’esordio di Ciccio alla regia. Per il suo secondo film, però Ciccio sceglie l’esordiente Lino Banfi. In compenso, dopo una nuova litigata, Franco porta con se’ lo stesso Banfi per fare una tournee in nordamerica che aveva in programma per Ciccio. Seguono altre crisi e altre riconciliazioni, una delle quali in diretta a Domenica in…, complice Pippo Baudo. “Sembravamo Liz Taylor e Richard Burton – dirà Ciccio Ingrassia -, in quegli anni ci siamo separati più volte, pur sapendo che sul palco non potevamo fare a meno l’uno dell’altro. Qualcuno ci faceva reincontrare e tornavamo a lavorare assieme”.
Nella carriera di Franco Franchi c’è anche una componente musicale: è un cantante dalla voce tenorile e dallo stile classico. Partecipa ad una edizione del Festival di Sanremo, al Festival di Napoli (con O’ divorzio), e ad una Canzonissima. Tra le sue canzoni di maggior successo Casanova 2000, da lui scritta, in cui ironizza sul mito del dongiovanni, e L’ultimo dei belli.

Negli anni Ottanta la coppia torna alla televisione, dove già ha riscosso un grande successo nell’interpretazione del Gatto e della Volpe nel Pinocchio tv (1972) di Luigi Comencini e i fratelli Taviani li chiamano per l’episodio La giara del pirandelliano Kaos. Sul piccolo schermo la mimica esasperata e l’umorismo diretto di Franco Franchi diventano patrimonio del più vasto pubblico televisivo. La lista delle loro partecipazioni a programmi televisivi è lunga almeno quanto quella dei film che hanno interpretato. Nei programmi ai quali prendono parte seguono un canovaccio quasi sempre uguale: Ciccio è il difensore del senso comune, della “logica” mentre Franco lo mette in difficoltà con risposte dal sapore tra il plebeo e il surreale che alla gli fine fanno perdere le staffe. E così questi sketch passano attraverso spettacoli come Partitissima, Cantatutto numero uno, varie edizioni di Canzonissima, Il gamberetto e poi ancora Ieri e oggi, Che combinazione, Drim, Bene, bravo bis, Avanspettacolo. Quest’ultimo segna l’ultima apparizione della coppia. Franco si sente male nel luglio del 1992, durante le registrazioni dello show dedicato all’avanspettacolo e viene ricoverato in ospedale. Durante Grand Hotel, a causa di un malore di Ciccio, Franco aveva dovuto lavorare per cinque puntate con Giampiero Ingrassia che aveva sostituito il padre sino al suo rientro nelle ultime puntate. In Avanspettacolo è Ciccio che rimane da solo, anche sei i due avevano già registrato diverse scenette che vengono usate per il programma. Franco rientra solo nell’ultima puntata. Dirà: “Sono stato in paradiso ma non mi hanno voluto”. Morirà tre mesi dopo, la mattina del 9 dicembre 1992.

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