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Fumetto

Come una generazione Cannibale

Liberatore, Mattioli, Pazienza, Scozzari, Tamburini. Questi nomi giungono ora a noi come echi di una leggenda, come gli esempi più veri (forse gli unici) d’artisti italiani “on the road”, d’autori maledetti che hanno creato e vissuto seguendo il principio del live fast die young. Come per le autentiche leggende, ognuno ha interpretato ed aggiunto qualcosa al mito ed è inevitabile (e in fondo giusto) che chiunque abbia conosciuto e amato le loro opere si sia fatto la propria personalissima idea di cosa avvenne tra Roma e Bologna sul finire degli anni ’70. Ma quando a reinventare la storia per i propri sordidi fini sono mercanti senza scrupoli (né vergogna) o, peggio ancora, mitomani vagamente necrofili le prospettive cambiano. è facile cedere alla tentazione di comprare alle mostre inediti di Pazienza a prezzi stracciati e di provenienza più che dubbia, o illudersi che un giorno salteranno finalmente fuori i primi due numeri di Cannibale ma nutrire speranze del genere oltre che sbagliato può rivelarsi economicamente dannoso. Forse conoscere un po’ di storia permetterà di evitare situazioni spiacevoli.
A metà degli anni ’70 il fumetto in Italia non passava un momento esaltante. I classici Linus, Corriere dei Piccoli e compagnia continuavano ad uscire col loro consueto passo e una rivista come Sgt. Kirk non poteva, con la sua scarsa diffusione e la sua bassa tiratura, imporre la sua estetica (nostalgica, ma almeno raffinata) alle altre riviste.
In Francia nel 1974 usciva Metal Hurlant, qui da noi si progettava Lanciostory e questo parallelo la dice lunga sulla timidezza degli italiani in campo fumettistico. Eppure era fortemente avvertito il bisogno di cambiamento, se non proprio di rivoluzione, ed un ampio settore editoriale (o meglio paraeditoriale: la diffusione era in molti casi quasi nulla) era occupato dalle produzioni di giovani politicizzati che si lanciavano in arditi quanto improbabili esperimenti grafici e testuali in cui l’impegno politico giustificava la mancanza di “mestiere”.

Immagine articolo Fucine MuteRiviste e rivistine come Polimagò, Marxiana e soprattutto Puzz offrivano ad un pubblico selezionato (le tirature erano molto “artigianali”) degli strani prodotti che raramente riuscivano a mettere d’accordo i nuovi argomenti trattati con la grafica astratta o naïf.
Queste spinte innovative portarono da un lato alla partenogenesi da Linus di un suo figlio più maturo, Alterlinus, e dall’altro ad una spietata selezione naturale per cui solo i più caparbi di questi pseudo-editori privi di alcuna conoscenza tecnica o amministrativa riuscirono a rallentare la propria fine di qualche numero in più. Il Male doveva ancora nascere (e comunque cominciò ad ingranare solo dopo i primi numeri) quando su Combinazioni, rivista ciclostilata del Movimento, pubblicava le sue prime storielle un borgataro del quartiere Talenti di nome Stefano Tamburini.
Il giovanissimo autore (neanche ventenne al tempo della prima pubblicazione) si presentava al suo pubblico composto principalmente da studenti contestatori con divertenti vignette e storie a fumetti. Il modello di riferimento principale erano i fumetti underground californiani (sullo stampo di Crumb, Irons, Corben, ecc.) mescolati agli stili più vari, ma era evidente che il pur volenteroso Strèkeno (uno dei suoi tanti pseudonimi) non avrebbe mai imparato a disegnare dignitosamente. La scarsità di questa sua vocazione apparve ancora più evidente sulla rivista che confezionò qualche tempo dopo: Cannibale.
Pare che al suo primo apparire, nella primavera del 1977, il giornale passò quasi del tutto inosservato, distribuito nel circuito di Stampa Alternativa e perso tra le altre rivistine che, come abbiamo visto, venivano impunemente date in pasto ai giovani rivoluzionari. Il primo numero, direttamente il numero 3, non era in effetti un capolavoro ma poneva l’accento sui fumetti più che sulle affabulazioni politiche e questo fu senz’altro un gran merito.

Oltre a Tamburini la rivista ospitava un incredibile Massimo Mattioli (probabilmente anche finanziatore della rivista, che si racconta esser stata stampata su carta rubata), autore già affermato in Francia su Pif e in Italia sul Giornalino (!), che qui rivelava un lato adulto e per certi versi anch’esso underground che nessuno avrebbe sospettato avesse proprio lui, l’autore dei candidi Pinky e Vermetto Sigh. Sulla scelta del nome esistono due versioni: secondo alcuni fu la semplice assonanza tra “cannibale” e “canna” (nel senso di spinello) a far sì che la scelta cadesse proprio su questo titolo mentre la seconda è forse più credibile e prende in considerazione la rivista omonima che i dadaisti fondarono nel ’20 e che si interruppe proprio al numero 2. Di recente è saltata fuori la pagina di un catalogo d’arte in cui Tamburini annotò ironicamente, accanto ai due numeri in offerta del Cannibale dadaista, “come avere i primi due numeri di Cannibale >wow<“: questo rafforzerebbe l’ipotesi dell’ispirazione al gruppo di Breton. Non bisogna dimenticare però che degli autori “cannibali” il più fissato con i dadaisti era Andrea Pazienza, che entrò nel gruppo solo dal secondo numero. Non bisogna escludere la possibilità che nome e numerazione fossero dettati solo dal caso, dall’improvvisazione di due autori che volevano solo divertirsi a fare gli alternativi, ad andare contro le regole (e il buon senso, ma ne parleremo dopo) editoriali per cui un giornale deve cominciare dal numero 1. Può darsi quindi che entrambe le versioni sul perché di questa strana scelta editoriale siano solo delle giustificazioni a posteriori.

Nella bizzarra storia Herpes Zooster Tamburini invita il lettore con una nota a rileggersi un fantomatico numero 2 di Cannibale per capire meglio la situazione, ma il riferimento è ovviamente solo un’ironica presa in giro del tipico espediente dei fumetti seriali per arruffianarsi lettori.
Anche il secondo numero di Cannibale (uscito nell’inverno dello stesso anno) viene confezionato all’insegna della provocazione e della sfida alle regole rigide dell’editoria. A livello contenutistico il parco autori è più nutrito e qualitativamente molto elevato: ai due cannibali originari si uniscono infatti le firme di Andrea Pazienza e di Filippo Scozzari. Il primo, il fumettista che più è entrato nel cuore degli italiani, arrivava da Alterlinus dove era riuscito a farsi pubblicare una serie ormai storica, Le straordinarie Avventure di Pentothal, in cui l’immedesimazione per i giovani lettori era immediata. Il fatto di aver raccontato con il primo episodio della serie il Marzo ’77 in tempo reale, mentre stava accadendo, fece di Andrea Pazienza, nel bene e nel male, il simbolo di una generazione. Filippo Scozzari era anch’esso un transfuga da Alterlinus, cui però era giunto dopo un lungo iter che lo aveva visto anche vittima di editori senza scrupoli e partecipatore di esperienze underground (per chi volesse approfondire un’ottima lettura è la recente autobiografia di Scozzari, Prima pagare poi ricordare). Filippo Scozzari era piuttosto altalenante a livello grafico, anche se diede ottime prove, ma era anche il più pungente e rigoroso del gruppo, una mente razionale che integrava la goliardica follia di Tamburini. Fu infatti lui ad eliminare le Edizioni del Tapiro Arrapato che campeggiavano sul numero precedente per trasformarle nelle Edizioni Primo Carnera, in omaggio di un personaggio creato apposta per Cannibale.

L’impeto provocatorio del gruppo arrivò al culmine con questa seconda uscita. La numerazione non indicava, come sarebbe stato logico aspettarsi, solo il numero 4 ma si estendeva fino al 7! Il motivo era semplice: la presenza di quattro autori portò alla creazione di quattro copertine diverse per lo stesso numero, le prime due occupavano la prima e la quarta di copertina mentre le rimanenti furono inserite all’interno della foliazione su di un cartoncino lucido come quello della copertina effettiva. Lo scopo era quello di vendere la stessa rivista quattro volte incellofanandola e rendendo visibile solo una copertina per volta (un’ingegnosa “sòla”, ma le variant cover americane non sono una speculazione ben maggiore?). L’impatto sul poco pubblico che ebbe quel Cannibale fu dirompente ed anche a livello finanziario rappresentò un evento: fu, infatti, un flop clamoroso. Per poter contare su una distribuzione dignitosa nel mondo già caotico dell’editoria italiana una rivista non può permettersi di confondere chi deve curarne la Immagine articolo Fucine Mute diffusione (che peraltro è più che felice di venire confuso, intascando soldi per un mancato servizio di cui ha già la giustificazione pronta).

Cannibale 4/5/6/7 è una vera pietra miliare nella storia del fumetto italiano, un modello di provocazione a tutt’oggi insuperato.
Dopo un periodo di riflessione avviene un evidente salto di qualità non solo a livello contenutistico ma anche “imprenditoriale”, però i cannibali non rinunciano alla loro carica dissacratoria e sulla copertina del terzo numero campeggia un disgustoso bollino magmatico che non dà indicazioni sulla numerazione. Con questa terza apparizione (dal formato momentaneamente ridotto e universalmente conosciuta come “numero zero”) Cannibale giunge alla sua piena maturità: ora esce come supplemento del Male, ha un direttore responsabile, acquista una periodicità ed è distribuito da un importante distributore nazionale, Parrini & Co., cui si sarebbero affidati anche molti altri editori di fumetti italiani. Per quel che concerne strettamente i fumetti, abbiamo altre due novità che di lì a qualche anno avrebbero stravolto il panorama fumettistico mondiale.

Cannibale 4/5/6/7 è una vera pietra miliare nella storia del fumetto italiano, un modello di provocazione a tutt’oggi insuperato.
Dopo un periodo di riflessione avviene un evidente salto di qualità non solo a livello contenutistico ma anche “imprenditoriale”, però i cannibali non rinunciano alla loro carica dissacratoria e sulla copertina del terzo numero campeggia un disgustoso bollino magmatico che non dà indicazioni sulla numerazione. Con questa terza apparizione (dal formato momentaneamente ridotto e universalmente conosciuta come “numero zero”) Cannibale giunge alla sua piena maturità: ora esce come supplemento del Male, ha un direttore responsabile, acquista una periodicità ed è distribuito da un importante distributore nazionale, Parrini & Co., cui si sarebbero affidati anche molti altri editori di fumetti italiani. Per quel che concerne strettamente i fumetti, abbiamo altre due novità che di lì a qualche anno avrebbero stravolto il panorama fumettistico mondiale.

Immagine articolo Fucine Mute L’artista chiamato ad illustrare la copertina di questo fatidico numero fu Gaetano (Tanino) Liberatore. Venuto da solidi studi accademici (Liceo Artistico a Pescara ed Architettura a Roma), alla scuola Liberatore non doveva solo gli insegnamenti che lo avrebbero reso uno tra i maestri più ammirati al mondo, ma anche la conoscenza di Andrea Pazienza con cui condivise un anno di studi a Pescara. Entrato quasi per caso, introdotto da Pazienza, nella redazione di Cannibale, ne divenne una delle colonne portanti e la storica tempera con cui illustrò la copertina del numero zero già introduceva le sue impressionanti capacità. Su uno sfondo marrone nato probabilmente a livello tipografico campeggia un giovinastro capellone che, coerentemente col nome della rivista (anch’esso dipinto da Liberatore) si è mangiato fino a spolparsi e di lui rimane solo la carne dal petto in su, che l’aria di sfida e le posate ancora in mano fanno capire non tarderà a consumare. La resa quasi iperrealista di questa illustrazione è shockante e questa immagine si sarebbe impressa a fuoco nella memoria dei fan; non a caso fu ripresa per la copertina del già citato libro Prima pagare poi ricordare. Secondo alcuni il soggetto cui si ispirò Liberatore fu Tamburini, di cui quindi questo disegno sarebbe un ritratto, ma le fattezze non sono troppo somiglianti; inoltre l’”autocannibale” sarebbe più magro e muscoloso del suo eventuale modello. L’altra novità introdotta da questo numero (che poi avrebbe legato le sue sorti a quelle di Liberatore) fu l’unica serie ad episodi ad apparire su Cannibale: Rank Xerox. L’unico altro esempio di personaggio a comparire più di una volta fu Gatto Gattivo di Mattioli ma si trattava di situazioni istantanee prive di un legame seriale forte di numero in numero e comunque non apparve con la stessa frequenza di Rank Xerox. Stefano Tamburini, privo come abbiamo visto delle doti dei suoi colleghi, si fece aiutare abbondantemente da Pazienza e dal nuovo arrivato Liberatore per la parte grafica, che denunciava comunque ancora i legami con certa faciloneria di stampo underground (di cui riprendeva anche buona parte di cattivo gusto).

L’ideatore del coatto meccanico dichiarò in seguito che fu sufficiente tagliare il naso a proboscide dell’essere sulla copertina di Cannibale numero 4 per ottenere la fisionomia del nuovo personaggio. Le storie vissute da questo “androide perfetto” ottenuto con i pezzi di una fotocopiatrice rubata all’Università (da qui il nome) sono cariche di una grottesca violenza che finisce per divertire e di frecciatine all’ambiente studentesco e persino underground. Rank Xerox fu ospitato su tre numeri di Cannibale (lo zero, dove esordì, il 10 e il 12) e fece pure una breve apparizione di due tavole sul Male. Questa prima versione del personaggio, in cui è dominante l’apporto organizzativo di Tamburini, è poco nota all’estero e persino in Italia solo i fan la conoscono. Infatti sarà il secondo Ranxerox (ribattezzato così dopo la diffida della casa produttrice di usarne il nome), scritto sempre da Tamburini ma disegnato, e soprattutto colorato, dal solo Liberatore, a raggiungere la fama mondiale, ma questo è un altro discorso. Vediamo di parlarne un po’.
Dopo il numero zero Cannibale giunge ad uno standard editoriale fisso e la numerazione diventa progressiva pur cominciando dal 10. Gli ultimi due numeri (l’1 e il 2 della “nuova serie”) chiuderanno il ciclo per cominciarne un altro: quello di Frigidaire. La nuova rivista conserva i cinque autori-cardine di Cannibale ed esce sotto la guida di Vincenzo Sparagna (conosciuto presso Il Male). La quadricromia e il prestigio di questa novità editoriale (che con Totem costituì un apripista per le riviste d’autore dello scorso decennio) furono di stimolo per gli autori a sperimentare e a migliorarsi ulteriormente.

Immagine articolo Fucine MuteSulle pagine patinate di Frigidaire furono ospitati lavori eccezionali e spesso più dirompenti di quelli di Metal Hurlant (fucina francese di innovazioni fumettistiche): basti pensare, oltre a Ranxerox, allo Zanardi di Pazienza, al nuovo e coloratissimo Joe Galaxy di Mattioli o alla Dalia Azzurra di Scozzari. I geni scatenati avevano raggiunto la loro piena maturità e questo permise l’integrazione del loro stile nella scena ufficiale tramite i molti imitatori ma determinò anche il progressivo allontanamento dalla scena fumettistica più viva dei cinque autori. Offerte sempre migliori, anche estranee al mondo della letteratura disegnata, allettarono gli ex-cannibali (eccezion fatta forse per il solo Scozzari) che ad un certo punto lasciarono quasi solo Vincenzo Sparagna ad allevare una nuova generazione di autori. Tamburini pubblicò ancora qualcosa ma si dedicò principalmente alla pubblicità ed agli allestimenti di locali, prima di morire nel 1986; Liberatore trovò fortuna in Francia e vi si trasferì stabilmente; Pazienza fu conteso dalla Comic Art e dalla Rizzoli-Milano Libri e pubblicò dietro lauto compenso i suoi ultimi lavori per questi editori, lasciando a Frigidaire una produzione svogliata e approssimativa: la morte, sopraggiunta nel 1988, bloccò molte storie a cui stava lavorando ma molte le aveva già abbandonate lui stesso prima. Scozzari e Mattioli rimasero per quanto possibile fedeli alla rivista, ma il primo limitò il numero dei suoi fumetti fino quasi a scomparire come disegnatore ed il secondo, dopo una rottura con Sparagna, seguì l’esempio di Pazienza e fu ospitato come fumettista (le sue illustrazioni già comparivano su altre riviste) su Corto Maltese e Comic Art. Alla fine degli anni ’80 Frigidaire aveva ulteriormente diminuito lo spazio (già esiguo) dedicato al fumetto e quelle poche pagine venivano occupate da improbabili sperimentatori, da imitatori improvvisati e da rarissimi nuovi talenti (Francesca Ghermandi e Giuseppe Palumbo tra i pochi).

Frigidaire subì nel corso degli anni ’90 un ulteriore declino con varie ristrutturazioni che portarono anche ad una sua versione in formato quotidiano con albo arretrato allegato: la sua parabola si concluse nel 1995. Circa un anno fa è uscito il numero zero (a diffusione selezionatissima) di quello che dovrebbe essere il nuovo Frigidaire, progetto che però non è ancora stato avviato.


Riassumendo

Ritornando allo scopo principale di questo articolo, sarà opportuno fare un breve schema della vita editoriale di Cannibale per sciogliere almeno alcuni dei dubbi sul materiale in cui ci si può imbattere. Una premessa da fare è che ai tempi della pubblicazione di Cannibale non era ancora molto sviluppato il collezionismo fumettistico, soprattutto di materiale “alternativo” e poco professionistico come appunto era Cannibale. Spesso si trovano strani ibridi ricavati da più numeri della rivista che, mancanti per cattiva conservazione di molte pagine, sono stati riuniti alla meno peggio a costituire dei numeri apocrifi di Cannibale. Anche alcuni numeri del Cannibale originale sono costituiti in parte da ristampe. Eventuali particolarità ulteriori verranno segnalate per ogni singolo numero.

Cannibale 3 (primavera 1977)

Il valore di questa prima uscita è quasi solamente collezionistico. Le storielle di Tamburini e Mattioli sono divertenti ma non sono certo capolavori. Attualmente è tra i più difficili da trovare.

Cannibale 4/5/6/7 (inverno 1977)

Con l’arrivo di Pazienza si ha un buon salto qualitativo. è il numero di Cannibale più ambito e probabilmente il più raro (ai problemi di cui sopra va aggiunto quello per il quale l’originale allestimento non è certo di facile conservazione) ma pare che una lodevole casa editrice si stia organizzando per permetterne la lettura anche ai lettori più giovani.

Cannibale zero (giugno 1978)

Quasi tutto questo numero fu ristampato in (poche) altre sedi; si tratta comunque di un importantissimo pezzo da collezione, il numero a cui si pensa subito quando si parla di Cannibale. Nel recente passato sembra fosse il più facile da reperire ma purtroppo oggi le cose non stanno più così.

Cannibale 10 (fine 1978)

L’allestimento ricorda più modestamente quello del 4/5/6/7: prima e quarta di copertina ospitano entrambe l’intestazione Cannibale e un disegno diverso. La rivista ha dunque due sensi di lettura e una “guest star”: Josè Munoz, che presenta una storia orientata orizzontalmente. L’espediente delle due copertine tornerà su Frigidaire 11.

Cannibale 11 (inizi 1979)

Immagine articolo Fucine MuteQuesto numero è caratterizzato da una breve storia di Mattioli composta da due tavole che, forse per uno slittamento delle pellicole in fase di stampa, sono state stampate sulla stessa pagina, mentre quella di fronte è desolatamente bianca! Pare che il difetto si estenda a tutti i numeri 11 di Cannibale e quindi non costituisce in sé una “truffa” o una caratteristica di rarità che lo distinguerebbe da altre eventuali copie corrette. In terza di copertina campeggia un curioso manifesto Cannibale in concert, probabilmente a promuovere uno spettacolo non specificato che si sarebbe svolto a Roma nel maggio di quell’anno. Questo numero ed i seguenti sono forse ancora reperibili tramite i “pacchi” dell’ Orda d’oro presso la redazione di Frigidaire.

Cannibale 12 (o Cannibale Golf, aprile 1979)

All’interno della rivista si trova un bellissimo inserto di otto pagine patinate con la storia Francesco Stella di Pazienza, poi proseguita su Frigidaire. In terza di copertina si trova una sorta di “elenco arretrati” composto da illustrazioni e copertine, che rende ancora più confusa la cronologia della rivista: manca infatti il disegno di Pazienza per il numero 7 e compare invece la copertina già pronta (con intestazione, titolo, prezzo, ecc.) di un fantomatico numero 8. L’ultima pagina è divisa tra la pubblicità per Il Male e quella per il prossimo numero di Cannibale special vecchia fantascienza! annunciato per maggio — mentre in realtà sarebbe uscito a giugno.

Cannibale 13 (o Cannibale bootleg, maggio 1979)

Immagine articolo Fucine MuteIn copertina si trova il disegno di Pazienza per l’inesistente Cannibale 8, ovviamente adattato a questo numero. Probabilmente scarseggiava materiale con cui riempire lo speciale sulla fantascienza e pur di non saltare un’uscita fu preferito confezionare un numero con soluzioni improvvisate (raccontini di una tavola, un progetto tecnico, la famosa “pagina di Pazienza”), ristampe (Scozzari da Alterlinus, Mattioli dallo stesso Cannibale) e storie piratate (una storia e un’illustrazione di Moebius e una storia di Richard Corben; inoltre Tamburini e Scozzari fecero un dissacratorio lavoro di “restyling” sulle tavole di Yorga, vecchio tarzanide bonelliano). Di questo numero esistono due versioni diverse della terza di copertina.

Cannibale 1 nuova serie (o Cannibale Science Friction, giugno 1979)

È un numero interamente dedicato alla fantascienza ed è interessante vedere come è stata interpretata dai vari cannibali. Quattro pagine sono occupate da collages autocelebrativi. All’interno si trova anche un fumetto disegnato da Rick Veitch, autore underground che dallo scorso decennio avrebbe creato importanti lavori come The One, Rarebit Fiends, Maximortal e sarebbe addirittura succeduto ad Alan Moore alle sceneggiature della serie di culto Swamp Thing.

Cannibale 2 nuova serie (luglio 1979)

Una fascetta in basso a destra delle copertina avverte “USA Only !” ed in effetti su questo numero, oltre al lettering, alle traduzioni ed ai disegni in seconda e terza di copertina, dei cannibali non c’è nulla. La rivista è un compendio di fumetti underground americani tra i migliori e tra i tanti ce ne sono di Clay Wilson , Greg Irons e Spain Rodriguez. Nel lapidario editoriale e in quarta di copertina si annuncia il ritorno di Cannibale a settembre, cosa che non avvenne per i motivi già visti.

Immagine articolo Fucine MuteI nove numeri di Cannibale (dieci considerando le due versioni del 13) non sono di facilissima reperibilità ma non è raro che periodicamente i possessori se ne liberino in parte o in blocco per stanchezza o per rinnovare la collezione con copie migliori. I gestori di comic shop, da un paio d’anni una realtà consolidata anche in Italia, sono le persone più competenti al riguardo e chiedere informazioni a loro è senz’altro almeno un buon punto di partenza. Alle varie mostre-mercato di fumetti che si svolgono in gran numero nella penisola è possibile incontrare qualcuno che vende Cannibale. Se possibile, è bene controllare sempre in che stato sono le copie in vendita.
Fino a 4/5 anni fa il prezzo di un numero di Cannibale era piuttosto basso e si aggirava sulle 10.000 lire. Sembra però che all’epoca non ci fossero né l’interesse né di conseguenza la richiesta di oggi. I prezzi sono conseguentemente lievitati e non è possibile dare stime precise: bisogna considerare lo stato delle copie, la rarità del singolo numero, ecc. Comunque, i numeri dal 10 in poi si trovano difficilmente sotto le 30.000 lire e per il 4/5/6/7 si è anche arrivati alla cifra di 100.000 (probabilmente destinata a salire ulteriormente).

Per chi volesse approfondire la conoscenza con gli autori di Cannibale, oltre alla lettura dei loro fumetti, sono consigliabili anche altre fonti tra cui:

  • Prima pagare poi ricordare, Filippo Scozzari, Castelvecchi , 1997

  • Una matita a serramanico, Mordente/Marano (a cura di), Stampa Alternativa, 1997

  • Stefano Tamburini, Mordente/Peppoloni (a cura di), ART Core, 1998

  • Le sorgenti del Nilo, Filippo Scozzari (a cura di), su Frigidaire dal 66 al 70, Primo Carnera, 1986

Nato a San Benedetto del Tronto il 23 maggio 1956, Andrea Pazienza si iscrive al Dams di Bologna ed esordisce nella primavera del 1977 su “Alteralter” con la sua prima storia a fumetti, Le straordinarie avventure di Pentothal (vedi Pentothal), una storia che affronta i problemi esistenziali dei giovani in quegli anni ed è assai originale tanto nei testi quanto nei disegni. Partecipa alle esperienze editoriali di riviste come “Cannibale”, “Il Male” e “Frigidaire”, disegnando fumetti e centinaia e centinaia di vignette. Nel 1980 dà vita a Zanardi e in seguito continua a collaborare a “Corto Maltese” e a “Comic Art” realizzando contemporaneamente manifesti di cinema e di teatro, scenografie, copertine di dischi e pubblicità. Andrea Pazienza è morto improvvisamente il 16 giugno 1988. In sua memoria a Cremona fu istituito il Centro Fumetto Andrea Pazienza, che svolge una grossa attività sul fumetto d’autore e con i giovani. Inoltre è ora disponibile un CD dedicato alla sua arte e alla sua vita e alcuni dei suoi lavori sono stati pubblicati anche dal prestigioso editore Einaudi.

Nato nel 1946 a Bologna, Filippo Scòzzari esordisce a metà degli anni Settanta su “Re Nudo”. Dopo aver collaborato al “Mago” (firmandosi Winslow Leech) ad “Alteralter” e al “Male”, è tra i fondatori di “Cannibale” e di “Frigidaire”, sulle cui pagine pubblicherà centinaia di vignette, testi, illustrazioni e decine di fumetti. Tra questi ultimi, in seguito raccolti anche in numerosi albi, bisogna ricordare almeno le storie del Dottor Jack (iniziate sulle pagine di “Cannibale” e concluse su quelle di “Frigidaire”), La dalia azzurra, trasposizione di una sceneggiatura cinematografica di Raymond Chandler, e Il mar delle blatte, un lungo fumetto a colori tratto da un racconto di Landolfi. Dalla seconda metà degli anni Ottanta, Scòzzari alterna ai fumetti e alle responsabilità editoriali (è stato tra l’altro vicedirettore di “Frigidaire” e direttore esecutivo de “Il Lunedì della Repubblica”) illustrazioni per la pubblicità, manifesti cinematografici e non, copertine di dischi e la realizzazione di una serie di marchi per il settore moda.

Nato il 12 aprile 1953 a Quadri (Chieti), Gaetano Liberatore, detto Tanino, frequenta il Liceo artistico a Pescara (insieme ad Andrea Pazienza) e dal 1974 al 1978 disegna copertine di dischi e collabora con alcune agenzie di pubblicità. Esordisce nel 1978 come autore di fumetti sulla rivista “Cannibale”. In seguito ha collaborato saltuariamente al “Male” ed è stato tra i fondadori di “Frigidaire”, sulle cui pagine ha continuato Ranxerox, una specie di mostro di Frankenstein punk creato da Stefano Tamburini. Popolarissimo in Francia, dove vive da anni e dove si è ben presto imposto sulle pagine dell’”Echo des Savanes” come uno degli autori più interessanti della sua generazione, Liberatore ha anche realizzato numerose storie brevi senza personaggi fissi, spesso caratterizzate da una notevole carica erotica oltre che da abbondanti dosi di violenza.

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