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Scrittura

Testo originale in italiano

Immagine articolo Fucine Mute

poesie da tavola

“Nos actions sont comme les bouts-rimés,
que chacun fait rapporter à ce qu’il lui plaît.”

François de La Rochefoucauld

vanità dei percorsi se a brillare
nelle notti le insegne imposte orme
per disegnarsi il senso delle strade
forgiano nel passante austeri strati
di pieni che s’alternano al pallore
dove rivanno i tempi come stormi

scorge nei passi impressi un senso a stormi
che seguitano il volo del brillare
delle vetrine o piuttosto il pallore
dei portoni e lì sosta chi va l’orme
calcando dei ritorni come strati
cercasse d’altri passi e d’altre strade

quante volte insegnandosi le strade
mentre le stelle al cielo come stormi
disse aspetta chi va disse gli strati
nei quali riconoscersi brillare
inconoscibili disse essere orme
sbiadenti gli altri niente ahi pallor
la notte un ampio scroscio di pallor
escresce da vetrine sulle strade
dove ciascuno cerca le sue orme
quali ultimi avventori erranti in stormi
moribondi si sosta se a brillare

viene al cranio un pensiero coi suoi strati
ci si cala didentro negli strati
finché non resta che un tenue pallore
sarà memoria o piuttosto il brillare
dei rifiuti oh potesse a queste strade
opporre pietra chi va o in foci o in stormi
di soste il vano si desse delle orme

notte se raggrumi il vano in orme
che annunciano presenze se alzi strati
d’insistenze di voci in bombi o stormi
veloci e chiocci o se attingi al pallore
acuto dei bisbigli o notte in strade
che concludono da’ vieni a brillare

approssimati i sensi valgono orme
di cose avute frugano gli strati
delle memorie vanno come stormi
di falene alle lampade al pallore
che rischiara le già percorse strade
di quante cose morte provo fame

quanto vorace e mesta questa fame
di cose che non mutino o anche d’orme
che riconducano alle stesse strade
perché si giunga lì dove gli strati
sedimentarono nel pio pallore
degli spermi nei ritmi degli stormi

o cucine innocenze o piatti in strati
obliqui come intriste ora il pallore
detersivo se stette ormai la fame
e gli angoli vetrini delle strade
c’insegnano con che orbita gli stormi
dei passanti seguire per quali orme

scruta trasillo il mare e navi a stormi
vengono al porto suscitano fame
violenta e vanti e negli occhi un pallore
si dànno di fumea come se l’orme
fossero del padrone e a quegli strati
di cose noi non fossimo che strade

trovi in frigo le bibite il pallore
della ghiacciaia le serba alle strade
calide se le prendi lasciano orme
sulle brine sintetiche che a stormi
solcano l’alluminio ma se hai fame
più giù trovi verdure e carni a strati

le lavatrici fremono e le strade
al primo sciacquo orchestrano gli stormi
dei rumori richiami dove strati
di lusinghe ritentano la fame
ahi lordati fornelli le vostre orme
grasse questi occhi assortono al pallore

in ogni dove parlano le strade
e dentro infine lasci che gli stormi
della radio ti dicano gli strati
di piacere quali voglie quale fame
avere se giovò seguire l’orme
di personcine fioche quanto spore

a noi giova lasciare intorno orme
gustose tracce ariose scelti strati
del nostro transito a noi che in stormi
andiamo tocca ricadere in spore
per restare a seguire stesse strade
dormire giusto avere quella fame
il resto resta nulla se per spore
diffondiamo di noi per quante strade
crediamo offrire a chi seguirà le orme
che stampiamo testardi noi di stormi
viviamo dell’uguale della fame
che non si sfamerà noi siamo strati

pratica ti solletica la fame
la vita e se ne va nemmeno le orme
di grasso restano né per le strade
che correrai vedrai altro che strati
di padri e figli di padri che in spore
s’ammucchiano sui figli tutti in stormi

ci consenta consigli non per stormi
banali va sprecata la sua fame
si faccia dei regali non le spore
da dove sortirà chi le sue orme
andrà calcando saranno gli strati
che ammucchierà fin quando ancora strade

quel dolore sortito dagli strati
delle stoviglie sozze come spore
altri dolori genera altra fame
ma una fame di vento per le strade
dove tutto ritorna e dove stormi
di affanni corrono sulle stesse orme

e il gran vasaio che rimesta strati
d’occhi e di mani e torsi sogni spore
forfore e spermi bocche pelli e fame
e voglia di restare se le strade
non avesse interrotto se per stormi
non ci avesse costretti saremmo ombre

lancetta san pasquale nelle strade
piangi ultime notizie in balbi stormi
fa’ sogni inimicizie segna in strati
le angosce sulla porta ahi provo fame
dormo e in case di sogno consulto ombre
che in schermi oracoli spurgano spore

dammi il tuo aiuto il campanello in stormi
di richiami dice sei fuori hai fame
di nuovo mentre piovono le spore
di te della tua voglia delle tue ombre
è tutto un tracimare dei tuoi strati
a fare il fango sopra le mie strade

qualcuno un giorno abbraccerà queste ombre
ricorderà gl’inizi e come strati
su strati di esistenze quasi stormi
interminabili furono spore
che attecchirono leste sulle strade
dove per tutti arse un’orrida fame

un tanto appena immagina la fame
sei dove sei non conosci queste ombre
né hai familiarità con queste strade
portano un po’ dovunque e sugli strati
di percorsi passati solo spore
ti chiedono con cui ingrossare stormi

di’ t’hanno detto sparso nelle spore
col corpo floscio a ricordare strade
dove menasti quel niente delle ombre
i trini abbracci vacui di’ gli stormi
degli affetti seguisti o la tua fame
per dire io io che fui soltanto strati

quanto ti è tuo ti è tuo nel farti spore
ti dicono ci credi imbocchi strade
sbagliate sbandi ti fondi nelle ombre
della guardiola il cielo finge stormi
liberi ai tuoi occhi il carceriere ha fame
e neanche nota i tuoi sogni addestrati

vivi di pupi e dei bracci addestrati
a farli vividi e intanto piangono spore
gli occhi di ciò che videro e la fame
del perso ti terrà per corse strade
sei già scordato solcato da stormi
di falsità che addosso strusciano ombre

pensa se mai bastasse alla tua fame
portarti avanti a dirle siamo ombre
cupa compagna che interrompi strade
i passatempi immagina addestrati
se ti dicesti appena sparse spore
fui qui fui solo traccia per gli stormi

quanto hanno inteso gli occhi dalle strade
rappreso i nervi lasciato gli stormi
dei sensi andare per farsi addestrati
se mai cullaste nel ventre la fame
pazzi che amaste eterizzarvi d’ombre
ditemi tornò mai schiuse sue spore

pensa piuttosto quanto seguisti ombre
quanto fu niente il niente se addestrati
desideri rivissero da stormi
di memorie ortodosse o pensa in spore
quanto diedero i sensi per le strade
di sempre e sempre per la stessa fame

pure per fuggire dagli stormi
pensa quante cosucce quanta fame
di profumi cosmesi quante spore
d’individuo vestiti come se ombre
su ombre rendessero i vuoti addestrati
pieni o pieni del tutto in nuove strade

provare tonfi e vocianti gli stormi
nel cranio muto munire di fame
di volti e fare le parole spore
di rinnovate immagini e dunque ombre
da rinnovare noi tutti addestrati
ai sì ai no ai mai più dietro le grate

grappoli le pupille dove spore
s’aggrappano di volti dalle grate
a correggersi dentro vite d’ombre
ahi quante volte gli occhi dietro stormi
che andavano tremarono la fame
di seguirli per esserne addestrati

talvolta invece non appena le ombre
a disciogliersi sùbito addestrati
i volti in sizio o sfizio o in altri stormi
d’affetti e smorfie s’offrono alle spore
d’altre espressioni come se le grate
chiudessero del mondo ogni altra fame

a licenziare concetti addestrati
bravi noi tutti tanto solo spore
del nostro attenderemo che la fame
testimoni di vita oltre le grate
solo il frutto dei lombi per gli stormi
da ricolmare di corpi morti ombre

e del cielo uno spicchio dalle grate
di questo carcere ti giunge stormi
di fantasie d’esistere addestrati
i sogni involano finché la fame
dell’oggi oggi fottuto dona le ombre
dove tu a tessere tremule spore

serrare gli occhi rossi dalla fame
cercando di trovare nelle ombre
chi infine liberi da queste grate
io stesso vidi e nei corpi addestrati
inseminare gli anni e andare in spore
farsi dai vivi i morti inchiusi in stormi

per questa fame cui siamo addestrati
che ci fa ombre cariche di spore
oltre le grate trascorremmo schermi

me quest’ombre inseminano spore
così addestrati dietro queste grate
fingemmo negli schermi un’altrui fame

impressi negli schermi inverse le ombre
provammo della fame e già addestrati
lanciammo ancora spore oltre le grate

poi dietro le grate questa fame
che viene dagli schermi in rapide ombre
ci percorse addestrati come spore

e piovute le spore dagli schermi
fino alle grate della nostra fame
ci dichiarammo all’ombre già addestrati

così addestrati a non sentir le grate
e il peso delle spore dagli schermi
che ingannano la fame noi fummo ombre

Immagine articolo Fucine Mute

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