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Scrittura

Traduzioni di Raffaella Marzano

Immagine articolo Fucine Mute

Perché canta il Coyote

C’era un piccolo ruscello, vicino alla tana,
Ridotto a un rivolo, quell’arida estate in cui
Nacqui. Una notte di fine agosto iniziò a piovere;
Il Tuono
ci svegliò. Gocce precipitavano  rumorosamente
Sulla terra riarsa, sulle dense foglie di quercia, sulle rocce
Cariche di lichene, e la pioggia scendeva dalla collina tumultuosa
E picchiettante, il vento bagnando soffiava nella tana; sentivo il
Gocciolio delle foglie, l’umido fruscio di rami fradici battuti da raffiche di vento.

E poi — il canto del ruscello mutò: sentii cadere una  pietra
Si formarono nuove increspature con gorgoglii dalle tonalità più basse.
Là alle nuove increspature bevvi, il mattino seguente,
Fresca acqua limacciosa che mi fece battere i denti.
Pensai quanto fosse fragile l’equilibrio di quella pietra:
La tempesta creò musica, quando cambiò il mio mondo.

Danzando con i dinosauri

Prima che venissimo sulla terra

prima che giungessero gli uccelli

c’erano i dinosauri,

le loro piume, erano un’idea luminosa

apparsa così:

vedi, due piccole creature dal peso

di due once ciascuna stanno tranquille e attraverso

le felci osservano con occhi vispi

i mostri dilaniarsi l’un l’altro

e scomparire; questi due guardano dal margine

di ciò che, in circa 50 miliardi di rotazioni

della terra che va raffreddandosi, sarà

chiamata Nuova Scozia — ora sibilando

come rettili guardano verso sud

Pan-Gea che si spacca e lascia

che un giovane Atlantico mandi il suo tuono a schiantarsi

sui pini sui quali essi si arrampicano

con corpi minuscoli nel vento che scuote,

notte di Settembre nella pioggia gelata ed

essi cantano, spiegano

piccole ali per ondeggiare in alto

spruzzare e sollevarsi

a venti mila piedi sui vorticosi

venti di un fronte freddo che passa e li sollevi

sul ghigno degli squali che vanno verso sud-est nel sole

e per tutto il giorno battono le ali sotto di lui passano da lassù

le spiagge rosa e nevose di Bermuda volando

attraverso il gelo e dalla luce alle tenebre

poi nella luce della luna su Leviatani

di acciaio con i loro pini mimici che li chiamano giù

a riposare e morire –

essi virano verso sud-est con fermezza ma arrivano

gli Alisei e li trascinano di nuovo curvando

verso sud sulle Windward Islands e

verso sud-ovest nel marino e scarlatto del

loro terzo giorno vengono giù

a quattromila piedi ancora battendo le ali su

Tobago, scendendo fino a che

le rughe delle onde si spalancano nella

risacca spumeggiante del Venezuela e cadono giù

attraverso la luce della luna ad appollaiarsi

sulla spalla dell’America del Sud, essendo diventati

i Cantanti Maschio e Femmina, avendo

indossato le loro piume ed essendo sopravvissuti.

2.

Quando divenni

uno del Tuono, mi dissero:

ecco un essere

dal quale puoi creare il tuo corpo

affinché tu possa vivere fino a vedere la vecchiaia;

ora mentre siamo di fronte al tamburo

e danziamo scuotendo le zucche: questa zucca

è come un arcobaleno di piume, delicatamente

legate con pelli di renna,

che ondeggiano al movimento della la zucca.

Non ho ancora meritato

le piume dell’aquila, solo

quelle degli uccelli piccoli

la cui vita continua nella zucca,

la cui vita continua nella nostra danza,

che ondeggia mentre la zucca risuona

e noi danziamo nel giorno illuminato dal sole

e nella notte illuminata dalla luna

per rendere omaggio alla piccola ragazza

che diventa una di noi,

così come a suo tempo era stato fatto per me,

per ciascuno di noi che danza.

Solo i piccoli uccelli, che hanno dato

il loro corpo affinché una piccola ragazza

potesse vivere fino a vedere la vecchiaia.

Li ho chiamati qui

per inserirli nel canto

che creò i loro corpi arcobaleno molto prima

che venissimo sulla terra,

che imparando canto e volo divennero

esseri per i quali il cielo infinito

e l’oceano senza strade sono un sentiero per nascere:

ora essi canteranno e noi

danziamo con essi, qui.

Scoperta del Nuovo Mondo

Le creature incontrate questa mattina

si sono stupite della nostre pelle verde

e degli occhi scarlatti.

Mancano di antenne

e non possono essere indotte a comprendere
quando dichiarate che esse sono

il nostro giusto cibo e prede e schiave,
né pare possano sapere

che lo spazio occupato dal loro corpo serve per materializzare

i nostri condensatori di ossigeno –

che esse suppongono siano creature

viventi e pensanti dapprima supplicate

come angeli, poi come diavoli,

quando vengono fiutate

da un condensatore che si dilata

nel loro spazio.

Questa mattina mentre noi ne esaminavamo il cervello,

da una di esse sanguinò la loro storia,
in arcobaleni olografici,

che noi raccogliemmo in una serie di leggende

decisamente interessante –

questo è quanto, sebbene

i colori fossero proprio graziosi prima che noi li

facessimo confluire nel nostro tempo;

il movimento dell’azzurro sbiadì

dettagli insignificanti che non avrebbero potuto essere inseriti

in nessuna delle nostre matrici di verità-

c’era, comunque,

nella loro storia, una singolare eco visiva

del nostro arrivo sulla loro terra;

un certo generale Sherman disse

a un gruppo di loro precisamente quanto

vi abbiamo detto a proposito di queste creature:

siamo destinati a stellizzare questo pianeta,

e loro non si STELLIZZERANNO,

quindi devono essere annientate.

ABBIAMO BISOGNO del loro spazio e azoto

che loro non sanno come usare,

non respireranno ammoniaca, come facciamo noi;

né d’altra parte cederanno la loro “aria” spontaneamente,

è quindi chiaro,

indipendentemente dai nostri “accordi” stipulati questa mattina,

che noi dovremo ucciderle tutte:

meglio ripuliamo questa orbita,

meno ne troveremo la prossima volta.

Abbiamo sottratto tutti i loro raccolti e provviste, che le rendevano pigre,

abbiamo ucciso i loro schiavi che fornivano la carne, ora

dovranno venire all’interno dei nostri recinti

per essere usate per i nostri studi definitivi

sulla diffusione di nostre malattie fra loro,

quali attacchi di cuore e cancri,

dato che non ne sembrano immuni.

– Se non compissimo questo dovere sarebbe triste

vedere queste creature indifese morire

recitando i loro sacri salmi e la dichiarazione dei diritti; ma niente paura,

le ricchezze di questo pianeta sono nostre

e il loro valore annulla qualunque dolore da altri eventualmente sentito.

Tra breve sgombreremo totalmente

il campo, come lo è oggi ai poli e poi qui

saremo al sicuro, ricchi e felici per sempre.

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