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Fumetto

Stefano Misesti

L’intervista laterale

Fabio Bonetti (FB): Come nasce la tua passione per il fumetto? Ci sono particolari autori che ammiri, anche al di fuori del genere che tu tratti abitualmente?

Stefano Misesti (SM): Vorrei rispondere in modo originale e simpatico, ma purtroppo oggi è un giorno dispari e per motivi scaramantici non lo posso fare.
Mi piace raccontare storie e siccome sono un illustratore ho trovato logico e naturale farlo con questo tipo di linguaggio. Tuttavia non sono un fanatico dei fumetti, nel senso che non sono un collezionista o un lettore accanito. Diciamo che li leggo con moderazione. Ho sempre preferito il genere umoristico e inevitabilmente sono influenzato da autori che operano in questo settore. Generalmente trovo interessante ciò che riguarda la satira di costume e quella politica. Mi piacciono le vignette di Quino, Mordillo e Gary Larson. Adoro i fumetti di Altan, sia per il disegno sia per il contenuto. Durante i miei studi di illustrazione a Milano ho avuto occasione di “scoprire” altri autori: Moebius, Bilal, Zezelj, Pratt sono quelli che più m’interessano. Di Pratt mi piace la sintesi del segno e la precisa ricerca storica presente nelle sue avventure. Di Zezelj mi piace la poesia che emerge dalle sue opere. Moebius e Bilal fanno dei disegni fantastici: la trilogia di Nikopol di Bilal è tra i miei fumetti preferiti.

FB: A volte (per come utilizzi la linea delle vignette, per come disponi il testo con frecce varie, ecc..) mi ricordi, pur con un diverso tratto e in un diverso contesto, un autore come Vincino. Mi sbaglio o hai qualche affinità con lui?

SM: Nei miei fumetti privilegio la storia rispetto al bel disegno che cerco di rifinire e curare il meno possibile.
Generalmente preferisco mantenere il segno un po’ “primitivo” e spontaneo: quando realizzo una tavola non faccio schizzi preparatori, a meno che non debba studiare una singola battuta in modo particolare.
Le frecce o altri codici strani servono a “correggere” e rendere più chiara la storia; inoltre le frecce mi piacciono molto come segno grafico.
In Vincino trovo questo tipo di “trascuratezza” e spontaneità di tratto. Mi piace quando il disegno e i testi non sono disposti rigidamente e occupano con naturalezza il foglio.

FB: Il tuo rapporto con la rete: pubblichi anche per Lo sciacallo elettronico, credi in Internet come strumento di promozione di autori o editori indipendenti?

SM: A parte le prime cinque lettere che ricordano una squadra di calcio penso che internet sia un mezzo molto potente di divulgazione di idee.
Quello che mi affascina è il pensiero che chiunque nel mondo abbia un computer con un modem possa vedere i miei disegni. Una massa enorme di potenziali lettori. Ora che ci penso… anche una massa enorme di critici… è molto importante che con una relativa facilità tecnica ed economica si possa avere la possibilità di creare un sito personale. Sito da riempire con proprio materiale, in piena libertà. Saranno poi i lettori-navigatori a decidere se valga la pena visitarlo.
Un altro fatto positivo è la possibilità di pubblicare un racconto totalmente a colori, cosa molto difficile da fare con la stampa a causa degli alti costi.
Nel mio lavoro oltre a internet utilizzo tantissimo la posta elettronica, che ormai è diventata uno strumento indispensabile per comunicare con agenzie e case editrici.

FB: Da quanto ho capito, la tua professione è quella di illustratore, correggimi se sbaglio. Dal tuo punto di vista — non so in quale misura di “addetto ai lavori” nel fumetto — hai una particolare opinione della situazione che si è creata intorno all’editoria indipendente in Italia?

SM: Lavoro a Milano come illustratore e la mia attività di fumettista è ancora agli inizi. Quello che posso dire è che le piccole pubblicazioni indipendenti mi hanno dato la possibilità di farmi un po’ conoscere e soprattutto mi hanno invogliato a continuare a realizzare nuovo materiale. Se non ci sono spazi per essere pubblicati è facile scoraggiarsi ed andare a fare altro. Inoltre gli editori indipendenti vincolano di meno il tuo lavoro lasciandoti piena liberà di espressione.
Ciò che è negativo è che al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori le pubblicazioni indipendenti siano assolutamente sconosciute.
Per quanto riguarda la mia professione devo dire che molte persone non sanno esattamente chi sia l’illustratore e cosa faccia esattamente. Spesso confondono quest’attività con quella del grafico e ciò è abbastanza sconfortante. In Italia l’illustrazione non è molto valorizzata, soprattutto paragonando la nostra situazione con quella di paesi vicino a noi come ad esempio la Francia.

FB: Da dove nasce il tuo umorismo? Ovvero, quello che scrivi e disegni ha delle radici anche al di fuori del fumetto?

SM: All’inizio pensavo che l’ironia presente nelle mie storie fosse causata dalla lampada alogena che si trova sul mio tavolo da disegno, poi, realisticamente, mi sono reso conto che ciò non era vero. Il cinema e la televisione influenzano i miei fumetti: trovo interessante fare riferimenti a personaggi o situazioni legate al mondo della celluloide.
Anche ciò che succede attorno a me durante la giornata è fonte di ispirazione: persone e oggetti anche banali (soprattutto se banali) possono diventare protagonisti di miei racconti.
Mi piace ascoltare come parla la gente, perché spesso utilizzano frasi o vocaboli veramente spassosi.
L’ironia legata a situazioni surreali è una costante nelle mie storie: mi piace raccontare avvenimenti assurdi. Parto dal presupposto che tutto ciò che accade attorno ai miei personaggi appaia ai loro occhi come la cosa più naturale del mondo. Spesso quello che succede nelle mie storie mi coglie impreparato. Generalmente inizio un racconto senza avere la minima idea degli sviluppi che prenderà e la curiosità di sapere come va a finire rende interessante l’evolversi della situazione. Questo metodo di lavoro è poco corretto e penalizza la fluidità del racconto, però non mi annoia.

FB: Progetti futuri?

SM: In questi giorni dovrebbe uscire una raccolta di tre mie storie prodotta dalle Edizioni Mezzoterraneo di Cremona. Attendo con curiosità il giudizio dei lettori.
Intanto continuerò a disegnare nuove tavole da divulgare su internet. Mi piacerebbe realizzare delle piccole animazioni di circa un minuto con i miei personaggi utilizzando il computer. Appena avrò un po’ di tempo cercherò di sviluppare questo progetto.
Sto anche pensando di scrivere una storia di una quindicina di pagine in cui non compaia neppure un avverbio.

Non domandatevi il motivo del titolo di questa intervista: leggete i fumetti di Misesti pubblicati su questo numero di “Fucine Mute” e ne coglierete appieno il gergo.

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