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Musica

Mick Karn

Le infinite vie dell’arte

Artista poliedrico (musicista, scultore, pittore), una lunga e fortunata carriera solista dopo lo scioglimento dei Japan di cui era il bassista, si confessa attirato da Trieste, che vorrebbe conoscere a fondo e dove vorrebbe suonare a tutti i costi.

Affascinante, gentile, affabile, meraviglioso esempio di gentilezza britannica e di passionalità greca: questo è Mick Karn, uno dei migliori e più creativi bassisti al mondo. Incontrarlo vuol dire, ogni volta, stendersi su una spiaggia assolata, e lasciare che i caldi raggi della sua voce suadente ti colpiscano e ti riscaldino, ma anche poter parlare degli argomenti più svariati, grazie alla sua versatilità.

FUCINE: _Ism è l’ultimo cd che hai realizzato assieme a Steve Jansen e a Richard Barbieri (batteria e tastiere dei Japan, ndr.) e prima di questo avevi suonato in Liquid Glass di Yoshihiro Hanno. Ora stai lavorando a un progetto solista?

MICK KARN: Sì, sono nel mezzo della registrazione di un nuovo Cd. Steve Jansen è il mio ingegnere del suono, ma a parte Steve, il resto dell’album è tutto realizzato da me; suono tutti gli strumenti, almeno finora; ma credo che, probabilmente, rimarrà così fino alla fine. In questo album non esiste praticamente la batteria, perciò Steve non suonerà, farà soltanto l’ingegnere. In realtà è un album piuttosto strano. Ci ho messo un sacco di tempo a finirlo, anche perché sono successe molte cose che hanno fermato la registrazione di questo lavoro. Sono anni che ci sto lavorando, e nulla potrà fermarmi ora che sono a metà strada, ma mi sono successe delle cose incredibili: il mio computer, dove tenevo tutti i brani del cd è stato rubato tre anni fa, quando ho traslocato. Ho dovuto ricominciare da capo, andando a memoria, e anche i nastri sono andati distrutti perché il riproduttore ha deciso di mangiarsi i nastri… Sembra proprio quest’album sia perseguitato dalla sfortuna, ma allo stesso tempo, più problemi devo affrontare, più mi sento determinato mi sento a portarlo a compimento.

F: Hai provato ad accendere delle candele per ultimare questo tuo lavoro…

MK: Credo che comincerò a farlo… Comunque, è stato interessante vedere come ogni volta che ci sono tornato sopra, il disco sia cambiato un po’ . Ma credo che questa sia la versione definitiva.

F: Recentemente hai lavorato con Steve, Richard e Hanno. Preferisci lavorare a un album solista oppure a queste collaborazioni?

MK: Oh… Questa sì che è una domanda interessante! Credo di preferire le collaborazioni perché è più facile, devi soltanto unirti a un gruppo di persone dove ognuno suona il proprio strumento. Comunque, c’è una parte facile e una difficile insita in entrambi i casi; è più difficile, per esempio, quando noi tre lavoriamo assieme. Noi tre lavoriamo principalmente sulla composizione, mentre nei miei album solisti non c’è così tanta composizione; c’è più che altro sperimentazione di quello che posso fare con il basso e il desiderio di vedere fino a che punto possa spingermi in quella direzione. Quando collaboro con qualcuno, non posso farlo: devo necessariamente concentrarmi di più sulla composizione, sul pezzo. Perciò da questo punto di vista è più difficile ma allo stesso tempo è più facile, perché devo pensare soltanto a un terzo della musica, perché gli altri due terzi sono compito degli altri.

F: Parlando dei tuoi lavori solisti, preferisci scrivere pezzi cantati o brani strumentali?

MK: Decisamente brani strumentali. Non perché sia più facile, anzi, è più difficile scrivere della musica strumentale.

F: Dev’essere più completa…

MK: Esattamente. Non c’è un momento focale come quando c’è la voce, ma io non mi sento completamente a mio agio vocalmente, non mi piace moltissimo la mia vocalità. Ma nel nuovo album ci sono dei pezzi cantati, che canto io.

D: Riguardo alla tua carriera, qual è la tua canzone che ami di più?

MK: È un po’ difficile da dire… Posso sceglierne due?

F: Naturalmente!

MK: Ok, credo decisamente che una delle mie canzoni preferite sia The Sad Velvet Of Summer And Winter, tratta da Bestial Cluster . È un pezzo musicale molto personale, che non pensavo potesse funzionare. è riuscito davvero a catturare l’estate e l’inverno della mia vita, perciò volevo renderlo musicale. E l’altro è l’ultimo pezzo dell’album The Tooth Mother , e cioè There Was Not Anything But Nothing. è strano, perché entrambi i pezzi che ho scelto non hanno il basso, e non so se ciò sia un bene od un male…

F: È passato molto tempo dall’ultima volta che hai suonato in Italia. Credi che potrai suonare tra breve nel nostro Paese, e, se sì, dove? –

MK: Oh, mio Dio, sì, e spero di poter suonare dappertutto in Italia. Se fosse possibile, vorrei fare un grande tour per l’Italia, perché io amo andare in tournée più di qualsiasi altra cosa, e non sono mai stato a Trieste. Desidererei moltissimo poterci venire, visitare la vostra città che, nonostante sia una delle più importanti del paese, non ho mai avuto occasione di conoscere. Non ho mai fatto un tour completo dell’Italia, da nord a sud, ma sono sempre andato a suonare soltanto nelle città più grandi, e perciò tengo le dita incrociate affinché con questo album possa andare un po’ dappertutto. Credo che l’album sarà pronto prima dell’estate, ma penso che sarebbe una buona idea aspettare fino alla fine dell’estate per fare un tour. La musica di questo album è alquanto minimale, a parte il fatto che c’è molto basso, così sarò in grado di andare in tour in un modo diverso rispetto al solito. Non ci sarà la classica rock band, ma saremo solo due o tre persone. Questo dovrebbe semplificare il tutto.

F: Che rapporto hai con i tuoi fans italiani e con l’Italia in generale?

MK: Credo di avere molti fans in Italia. La cosa strana è che quando suonavo con i Japan non abbiamo mai fatto un tour in Italia; il manager della nostra casa discografica ci diceva che non eravamo famosi in Italia, e che non avremmo avuto successo; all’epoca siamo stati manipolati davvero moltissimo, e questo era lo scenario tipico delle band fatte di giovani. Purtroppo questo è quanto ci veniva riferito, e soltanto quando ci sciogliemmo, scoprimmo che in realtà eravamo alquanto famosi in Italia; ora credo che al di fuori del Giappone, l’Italia sia il nostro territorio di maggior successo. Io amo davvero molto l’Italia; è stato davvero incredibile che, quando l’abbiamo effettivamente visitata individualmente, abbiamo scoperto che è un posto bellissimo, e non siamo riusciti davvero a capire perché non ci fossimo venuti prima. Potrei pensare seriamente di venire a vivere in Italia, anche se probabilmente poi finirei con il ritornare a Cipro o su qualche isola greca.

F: Qual è il tuo rapporto con Internet, e che cosa pensi della musica in rete, inclusi i problemi di copyright e dei diritti d’autore?

MK: Credo che la possibilità di scaricare musica da Internet sia una cosa alquanto buona, e penso che questo sarà il sistema che si adotterà in futuro. È un modo per permettere alle persone di ascoltare un paio di brani invece di comprare l’intero cd e poi magari rimanere deluse dal contenuto. Però ci sono anche molte cose su cui bisogna riflettere e risolvere, come il pagamento dei diritti d’autore. Però per noi, in questo momento, non è davvero un problema. Personalmente, amo ricevere delle e-Mail, ma non amo moltissimo Internet nel suo insieme. Passo un sacco di tempo a cercare cose sperando di trovarle, ma alla fine del giorno preferisco comprare una rivista; trovo molto più divertente avere della carta davanti a me. In questo senso, trovo la ricerca molto frustrante; invece, se compri un giornale, hai l’indice e trovi subito quello che vuoi. Su Internet puoi passare delle ore senza trovare ciò che cerchi. Il computer è troppo freddo. È una grande idea in teoria, ma nella realtà non lo è assolutamente. La gente si isola con Internet.

F: Il titolo che tu, Steve e Richard avete dato al vostro ultimo album, _ISM , può essere un po’ difficile da interpretare per i vostri fans non di lingua inglese. Puoi spiegarlo con parole tue?

MK: Credo che in realtà sia un “non-titolo”, un qualcosa che possa andare alla fine di qualsiasi parola tu voglia; può andare alla fine del tuo nome, può andare alla fine di tutto, perciò diventa una specie di fiducia in questa parola, piuttosto che la parola in se stessa. Credo che questo sia ciò che volessimo dire con “Ism”: è quasi una fiducia nel cd stesso, nella musica, piuttosto che la ricerca di dare un titolo che dicesse troppo. È un discorso sempre aperto alla tua interpretazione, finchè continui a crederci.

F: Come vedi il panorama musicale di questi tempi?

MK: Oh, mio Dio! Sono estraneo a quanto sta succedendo al momento, per una mia scelta. Sono davvero felice che la musica strumentale stia diventando di successo: ho sempre pensato che sarebbe accaduto, ma semplicemente non sapevo che forma avrebbe assunto, e sono alquanto choccato che abbia assunto l’aspetto che ha: drum’n’bass, e cose simili. Trovo alquanto difficile relazionarmi a questi tipi di musica, a dire la verità. Ma sarà salutare — dovrà esserlo — che la gente cominci ad ascoltare musica strumentale e non ascolti necessariamente solo un messaggio vocale, però allo stesso tempo sento che in questo momento ci sia un clima come se qualcosa stesse per succedere. è un po’ come la musica che è andata perduta negli anni ’70, prima del punk; ho la stessa sensazione. Tutto può essere inserito in una categoria, e questo è piuttosto pericoloso. Qualcosa dovrà succedere, per eliminare tutti i generi, e questo dovrà succedere presto, credo.

F: Che tipo di legame c’è, se effettivamente c’è, tra le tue sculture e la tua musica?

MK: Ci ho riflettuto molto, ma ora penso che non ci sia alcun legame, se capisci cosa io voglia dire. Stanno così agli opposti!

F: Allora le tue sculture possono essere considerate come una fuga dalla musica?

MK: Sì, esattamente. Credo che poiché la musica è un qualcosa che non puoi toccare, che semplicemente fluttua nell’aria e noi non possiamo davvero descrivere da dove venga, quando ci lavori sopra hai una sensazione di non controllo su di essa. La musica è immateriale, perciò ho sentito davvero il bisogno di lavorare su qualcosa che fosse completamente fisico, qualcosa che potessi toccare, e la scultura è come un esercizio fisico. La creta è qualcosa di molto pesante, e può davvero stare all’opposto della musica. Però, allo stesso tempo, la musica è una fuga dalla scultura. Alla fine perciò sono complementari, si integrano l’un l’altra molto bene.

F: Molto spesso le tue canzoni hanno un suono decisamente arabo: è a causa delle tue origini? Ascoltavi musica turca o qualcosa di simile?

MK: Sì, credo sia per questo motivo. Da piccolo, mia madre ascoltava sempre musica turca. In realtà lei mi raccomandava sempre di non dirlo a nessuno, perché noi greci non avremmo dovuto ascoltare quel tipo di musica. Perciò io sono venuto su pensando che ci dovesse essere un qualche tipo di segreto dietro ad essa, in quell’area tanto che ci si aspettava che io non ne parlassi. Oppure era una musica che non ci si aspettava che ascoltassi. Perciò ero attratto dal suo mistero. Quindi sì, penso che abbia avuto una grande influenza su di me.

F: Qual è il tuo sogno più grande?

MK: Credo che il mio sogno più grande sia in realtà molto semplice: soltanto di essere in grado di vivere sul mare da qualche parte, probabilmente su un’isola greca, facendo sculture, quando sarò vecchio… Credo di aver realizzato tutti i miei sogni riguardo alla musica, e inoltre penso che la musica sia una parte così importante della mia vita che non se ne andrà mai, sarà sempre lì. Se proprio dovessi esprimere un desiderio riguardo alla musica, spero di continuare ad amarla.

F: C’è qualcos’altro che vuoi dire ai tuoi fans italiani?

MK: Soltanto di essere pazienti con me riguardo a quest’album. Sarà pubblicato tra poco.

Articolo, biografia, intervista e adattamento
di Elisabetta Garboni e Gianfranco Terzoli

Traduzione di Elisabetta Garboni

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