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Fumetto

“L’Eternauta” e il fumetto moderno

Immagine articolo Fucine Mute

Il fumetto argentino (le “historietas”) ha una nascita ed uno sviluppo praticamente uguali a quelli dei “comics” nordamericani. I suoi personaggi nascono su riviste satiriche e non sui quotidiani, ma la differenza è nulla se si osserva come in alcuni casi le storie argentine siano dei calchi contestualizzati dei modelli statunitensi (Las Aventuras de Don Pancho Talero di Lanteri si ispira abbondantemente al Bringing Up Father di McManus, mentre l’Happy Hooligan di Burr Opper trova un suo “clone” in Las Aventuras de Virruta y Chicharròn di Redondo). La maggior fioritura di giornali prettamente dedicati ai fumetti si ha in Argentina, per un buon ventennio, durante il secondo dopoguerra e verso la metà degli anni ’50 uno sceneggiatore, Hector German Oesterheld, decide di diventare l’editore della propria produzione e insieme al fratello Jorge dà vita all’Editorial Frontera. Oesterheld, laureato in geologia, nasce “artisticamente” come scrittore per l’infanzia per diventare poco dopo “gujonista” di fumetti, attività che svolgerà ai massimi livelli fino al giorno della tragica scomparsa. Quasi tutte le sue opere più significative vennero concepite ai tempi dell’Editorial Frontera, che stampava le sue riviste di punta (Frontera e Hora Cero) in un formato particolare: una grossa striscia dalle dimensioni e dalle proporzioni molto simili a quelle di una normale rivista, da cui si differenziava però per l’allestimento in orizzontale e non in verticale. Su queste pagine (e su quelle delle successive Hora Cero Extra, Frontera Extra e Hora Cero Semanal) sono nati personaggi — cardine del fumetto argentino e mondiale ed alla fondamentale spinta di Oesterheld, che firmava quasi tutti i testi, si unirono i prestigiosi nomi di importanti disegnatori che su quelle pagine ebbero modo di sviluppare e raffinare il proprio stile: un nome su tutti, Hugo Pratt. Molto materiale giunse anche in Europa, ma fu adattato, rimontato ed integrato con esiti raramente buoni.

Tra le serie più note ad essere prodotte per la Frontera da Oesterheld bisogna ricordare almeno Randall el Justiciero, disegnata da Del Castillo, Patria Vieja (Roume), Leonero Brent (Moliterni) e quelle disegnate da Pratt (con cui nel 1953 Oesterheld aveva già realizzato il mitico Sargento Kirk): Ticonderoga e Ernie Pyke. El Eternauta vedrà la luce nel 1957, creato graficamente da Solano Lopez.

Francisco Solano Lopez, nato nel 1928 e tuttora in piena attività, è un’altra figura fondamentale del mondo dei fumetti, e sotto la sua ala protettrice si sono formati, e si formano tuttora, giovani e validi disegnatori (come collaboratore ai disegni del primo Eternauta c’era anche un giovanissimo Josè Muñoz, futuro coautore di Alack Sinner). Solano Lopez ha prodotto una mole impressionante di lavori ed ha collaborato con editori sudamericani, statunitensi, inglesi, spagnoli e francesi. Attenzione: non ha semplicemente realizzato delle opere che poi è riuscito a piazzare in diversi mercati, ma è riuscito con la sua versatilità a creare per ogni realtà in cui si è trovato ad agire dei lavori adeguati. Ciò è dovuto alla forte capacità comunicativa dei suoi disegni che, anche con pochi tratti, sono capaci di esprimere sensazioni e “raccontare” personaggi in maniera talmente efficace da essere universalmente comprensibili e da superare quindi i limiti delle “scuole” nazionali o degli steccati dei generi. Solano Lopez ha infatti toccato argomenti, atmosfere e stili diversissimi ed è passato per l’avventura, l’umorismo, l’hard boiled, la fantascienza, l’erotismo, la cronaca, il grottesco, la satira e quant’altro. Oltre all’Eternauta, altre sue opere importanti a livello internazionali sono Historias Tristes, Ana (scritta col figlio Gabriel), Evaristo (scritta da Sampayo) e le storie fantascientifiche un po’ folli e intrise di contenuti politici e sociali scritte da Ricardo Barreiro, come Slot Barr e soprattutto Ministerio.

Nel 1957, su Hora Cero Semanal, i lettori argentini trovano dunque una nuova serie, molto diversa dal solito. Ispirata, pare, ad un breve racconto di fantascienza, L’Eternauta racconta di un’invasione aliena da parte di esseri extraterrestri spietati e dalla disumana volontà di sterminio. Questo è già uno scarto rispetto alla produzione abituale della Frontera, incentrata principalmente sul western. Ed anche nell’ambito della fantascienza costituisce una certa rivoluzione. La storia si svolge a Buenos Aires, in un ambiente quindi subito familiare ai lettori argentini, i quali non si trovano a seguire le vicende di eroi o supereroi di un mitico Paese lontano, ma quelle di protagonisti che sono persone comuni, rappresentate con un disarmante realismo. Dei quattro amici che, dopo una banale partita a carte, si ritrovano ad affrontare le prime avvisaglie dell’invasione, Polsky è un pensionato, Lucas Herbert un impiegato di banca, Favalli un professore di fisica e Juan Salvo, l’Eternauta, fabbrica trasformatori industriali. I quattro uomini si trovano nello chalet di Salvo insieme alla moglie e alla figlia di questi, Helena e Martita, quando una curiosa nevicata iridescente attira la loro attenzione. Come sapremo poco dopo, l’invasione è cominciata.

Immagine articolo Fucine Mute

Ma il personaggio dell’Eternauta viene presentato prima dell’inizio della sua storia, quando si materializza nello studio di uno sceneggiatore di fumetti, German O. Si tratta di un espediente semplice ma geniale con cui Oesterheld riesce a creare da subito una forte tensione. Bastano pochissime parole all’Eternauta per evocare intorno alla sua figura una forte aura di mistero e di fascino ed il fatto che sia lui in prima persona a narrare gli eventi dona alla vicenda un realismo ed una partecipazione del tutto inediti nei fumetti precedenti. La figura di German O. è ovviamente una chiara allusione allo sceneggiatore omonimo, un’autocitazione che però, per scelta o per difficoltà di Solano Lopez, si limita al solo nome visto che il testimone della storia dell’Eternauta non assomiglia per niente al vero Oesterheld. Durante la narrazione della lotta all’invasore ci saranno due soli balzi temporali verso la realtà di German O., per ricordare al lettore che la storia che sta leggendo è un resoconto fatto allo sceneggiatore. Il nodo allacciato all’inizio verrà comunque sciolto alla fine, quando German rimarrà agghiacciato dalla terribile conclusione.

La storia, dicevamo, inizia con una strana nevicata che presto si rivela mortale per chiunque ne venga in contatto. Cadono senza vita i vicini di casa, le persone che passeggiano, i curiosi che aprono le finestre allo strano fenomeno, persino gli animali. Anche Polsky, in preda ad un raptus, cadrà sotto la radiazione mortifera nel folle intento di correre ad avvertire i familiari. ben presto consci della terribile situazione, gli assediati cominciano a prepararsi per una sortita verso l’esterno. Favalli assume un ruolo di primo piano nella confezione delle tute isolanti e nella direzione degli altri lavori per garantire la sopravvivenza al piccolo nucleo di sopravvissuti ed anche in seguito “ruberà il campo” più di una volta al protagonista. Parrebbe quasi un recupero della figura tipica del deuteragonista di troppi fumetti per ragazzi: il protagonista, buono e perfetto, ha bisogno di una “spalla” che faccia il lavoro sporco per lui (cioè che non abbia esitazioni a fare ciò che il titolare della serie, modello di virtù, non osa fare per questioni morali) e che tiri fuori delle trovate geniali quando la narrazione giunge ad un vicolo cieco. Ma la figura di Favalli è molto più di questo, è una persona reale, con occhiali e molti chili di troppo, e non si vergognerà a “crollare” quando la pressione psicologica sarà troppa.

I preparativi per l’uscita in strada sembrano interminabili e la perizia di Oesterheld nel mantenere viva la tensione è insuperabile (forse solo Alan Moore, Robin Wood e Pierre Christin sono riusciti in alcuni casi a far restare così incollato il lettore alle loro storie). Una volta fuori dalla loro “isola” Salvo, Favalli e Herbert si troveranno a dover fare i conti prima con un’umanità incattivita dall’istinto di sopravvivenza (cui Herbert soccomberà) e poi, finalmente, con le prime tracce degli invasori. Sfere di fuoco che scendono verso la città e potenti fasci di luce che disintegrano aerei militari sono le disarmanti avvisaglie dell’immenso potere degli “ellos”, le mefistofeliche entità extraterrestri che nessuno osa nominare. Tanta e tale è la loro crudeltà che nell’universo intero sono i “loro” per antonomasia.Unitisi ad un gruppo di soldati sopravvissuti che hanno cominciato ad organizzare la resistenza, i protagonisti passano finalmente all’azione. Dopo pagine d’ansia e di curiosità, vediamo le fattezze delle prime forze di sbarco degli invasori, degli insettoidi simili a pulci giganti, carne da cannone mandata avanti per spianare la strada a ben altri mostri. I branchi delle pulci sono controllati da diabolici macchinari che, inseriti nel corpo di una vittima, ne fanno una marionetta decerebrata. Anche alcuni terrestri subiranno la stessa sorte di questa repellente fanteria e la situazione già tragica per Juan Salvo e compagni si farà ancora più drammatica nel dover uccidere uomini — robot che prima potevano essere loro amici. Due personaggi emergono sugli altri: il giovane e intraprendente Alberto e l’ironica figura del giornalista Mosca, che si assume il compito di stilare le cronache della lotta all’invasore per le generazioni future.

Dopo la conoscenza dell’esercito nemico (e la sua sconfitta nell’epica battaglia dello stadio River Plate) avviene quella con i suoi “generali”. Salvo e Alberto, durante una missione di ricognizione, cadono nelle grinfie di un “mano”, uno degli esseri che costituiscono i luogotenenti dei “loro”. Si tratta di esseri umanoidi con le braccia munite di più dita (in particolare il loro avambraccio destro è tutto un brulicare di pollici e di indici). L’Eternauta sopravviverà all’incontro grazie ad un’altra, terribile, particolarità di questi alieni. I “manos” sono infatti gli schiavi perfetti, in quanto appena nati sono soggetti ad un intervento che impianta nel loro organismo la “ghiandola del terrore”, un sinistro marchingegno che scatta, uccidendoli lentamente, al minimo apparire della paura o dell’idea di ribellarsi. Il primo “mano” vivrà ancora quel tanto per rivelare preziose informazioni e per uno straziante congedo dalla vita. Il “cattivo” messo sullo stesso piano del “buono” è l’ennesima prova di “modernità” di Oesterheld, che non solo anticipa i pur prossimi supereroi targati Marvel, ma anche molto cinema successivo.

Dopo questa vittoria amara altre brutte sorprese attendono i sopravvissuti, in un continuo crescendo di tensione. L’Eternauta e gli altri dovranno vedersela ancora con i “gurbos”, mastodontici pachidermi alieni, con esemplari perfezionati di uomini — robot e con la distruzione stessa di Buenos Aires prima di potersi asserragliare in un edificio e vedere un “mano” che pare offrire il suo aiuto. Un aiuto tanto sperato quanto effimero: resisi conto di quanto siano duri i terrestri, i “loro” fanno ricominciare la nevicata mortale lasciando sfumare ogni speranza di sopravvivenza all’esiguo gruppo. Inatteso ed insperato giunge però dalla radio un messaggio d’aiuto; non solo in Argentina ma in tutto il mondo si sta organizzando la resistenza e tutti i sopravvissuti sono invitati ad unirsi alle basi dislocate nei vari stati. Giunti a destinazione, proprio quando la terribile nevicata finisce e in un ruscello comincia a rinascere la vita, Salvo e il suo gruppo si trovano di fronte all’ultima micidiale trappola dell’invasore. Il finto centro di smistamento è l’ultima tappa del viaggio disperato dei nostri eroi e solo Juan Salvo sfuggirà al destino di essere tramutato in un uomo — robot. Raggiungerà con moglie e figlia una nave aliena e farà scattare involontariamente il meccanismo spazio — temporale che lo scaglia nel misterioso universo del “continuum 4”. Ora Juan Salvo è condannato a viaggiare nello spazio e nel tempo, dal passato più remoto al futuro più lontano, alla ricerca dei suoi cari. Insomma, è diventato l’Eternauta. è riuscito a sfuggire ai “loro”, ed è già una grossa vittoria, ma passerà la sua vita in mondi e in luoghi diversi, perso in questa disperata condizione …almeno fino alla sera in cui si materializza nello studio di German O.

Infatti, la tragica notte dell’invasione corrisponde a quella dell’agosto 1957 in cui lo sceneggiatore incontra l’Eternauta. Si tratta quindi della costituzione di un universo distopico (il lettore capisce che i fatti si sono svolti in un universo parallelo perché sono retrodatati), espediente che viene dunque introdotto nei fumetti trent’anni prima di Watchmen. German rimane esterrefatto e rincorre l’Eternauta, euforico per l’eccitazione di rivedere la sua famiglia, e una volta in prossimità del suo chalet vede i quattro amici che si riuniscono per giocare a carte. Juan Salvo si comporta in maniera normalissima, come se non avesse mai vissuto la tragedia che ha appena narrato. Dal cielo cade un fiocco di neve, poi un altro, un altro ancora …

Da questo breve sunto del primo El Eternauta, che non rende per forza di cose l’elevata intensità lirica dell’opera, ci si può fare un’idea dei temi e delle figure prediletti da Oesterheld. I personaggi, come abbiamo già detto, non sono certo eroi classici, ma uomini normali, di cui Oesterheld ci dice anche l’indirizzo ! La precisioni con cui Solano Lopez dipinge Buenos Aires e gli impieghi comuni che svolgono i protagonisti rendono la lettura dell’opera estremamente partecipata da parte dei lettori, soprattutto se argentini. I protagonisti potrebbero essere loro. La struttura della vicenda, con il suo folle alternarsi di piccole vittorie e di frustranti sconfitte (e il finale amaro non è certo una “vittoria” classica), non lascia spazio alla speranza, sembra una corsa disperata e degradante verso una fine ineluttabile.

Nel 1957 a pochi anni dalla fine dell’era peronista, El Eternauta era un meraviglioso racconto di fantascienza, innovativo e carico di umanità: uno dei meriti che in seguito sarebbero stati maggiormente attribuiti all’opera è proprio la creazione dell’”eroe collettivo”, del gruppo di uomini che trova nell’aiuto reciproco una propria eroicità e i cui componenti non esitano a sacrificarsi per gli altri. Vent’anni dopo, quando la casa editrice Record lo ristampò (e il successo fu tale che ne fu fatta subito dopo un’altra ristampa) El Eternauta divenne la metafora dell’oppressione che seguì all’insediamento di Jorge Videla nel 1976. Ora i lettori erano veramente i protagonisti di quella agghiacciante vicenda fatta di assassini decerebrati e di un potere oscuro, onnipotente ed onnipresente, che negli ultimi mesi del ’76 aveva superato ogni limite di brutalità.

Oesterheld, che nel dramma del suo popolo aveva già perso le sue figlie (secondo alcune fonti erano due, per altre tre e per altre ancora quattro; non staremo certo qui a sottilizzare), fu sequestrato il 21 aprile 1977 a causa della sua militanza nei montoneros, oppositori di sinistra del regime. Senz’altro anche la sua attività intellettuale nel campo dei fumetti ebbe un ruolo importante nel bollarlo come nemico della dittatura e con tutta probabilità fu proprio l’agghiacciante sovrapposizione del terrore fantastico dell’Eternauta e di quello reale dei suoi lettori la molla che fece scattare l’implacabile ottusità omicida dei militari. (secondo una leggenda nata dall’enfatica introduzione di Alberto Ongaro all’edizione italiana dell’Eternauta, Oesterheld sarebbe stato ucciso per aver realizzato con Alberto ed Enrique Breccia una biografia a fumetti di Che Guevara, oggi disponibile in Italia grazie alle Edizioni Topolin, ma quell’opera in Argentina non fu mai pubblicata e per precauzione non fu nemmeno fatta figurare nelle bibliografie dei suoi autori).

A ridosso della ristampa del primo Eternauta, la Record commissionò agli autori un seguito. Oggi che entrambe le parti, e non solo la prima, sono intrise di quell’aura mitica che spesso tradisce l’obiettività di chi le giudica, possiamo serenamente affermare che il secondo Eternauta non solo mantiene inalterati lo spirito, il coinvolgimento e soprattutto la qualità del primo ma addirittura li supera. Calati in un contesto temporale diverso, i protagonisti sono ora Juan Salvo e lo stesso German O., non più semplice ascoltatore ma parte attiva della vicenda: un triste parallelo con le scelte che avrebbero decretato la sua morte. A distanza di anni, sembra quasi che L’Eternauta del 1957 sia privo di qualcosa senza quello del 1977 e la lettura ideale è quella organica di entrambe le parti (l’Eura Editoriale le ha ristampate di fila in tre volumi).

L’Eternauta ha avuto alcune interpretazioni da parte di altri disegnatori ma la versione che più di tutte è rimasta impressa nel ricordo degli appassionati è proprio quella di Solano Lopez, sulle cui grandi doti di narratore abbiamo già detto. Un’edizione interessante (fatto salvo che pare ne esista anche una disegnata dal grandissimo Ernesto Garcia Seijas) è quella realizzata da Alberto Breccia nel 1969, la prima ad arrivare in Italia dove fu pubblicata su Linus. Si tratta di un saggio magistrale delle capacità espressive di Breccia, che ritrae dei mostri realmente spaventosi, anticipatori delle visionarie immagini con cui illustrerà una decina d’anni dopo i racconti di H.. P. Lovecraft. Purtroppo i testi sono solo un pallido ricordo della versione originale, in quanto Oesterheld fu costretto a condensare la vicenda in un numero limitato di pagine. L’Eternauta di Breccia comparve infatti sulla rivista Gente, più o meno come TV Sorrisi e Canzoni da noi, ed il pubblico protestò contro questo fumetto “difficile”. Non è escluso però che neppure il governo dell’epoca apprezzasse questa storia così “contestatoria” (ora il nord del mondo tratta con gli “ellos” la conquista del sud e i militari sono del tutto assenti). Oggi è possibile reperire, con un po’ di fortuna, questa versione nel volume Oltre il tempo, edito dall’Isola Trovata, che contiene anche il primo episodio di Sherlock Time, altra serie di Alberto Breccia.

Non si discostano purtroppo dall’interpretazione (e non sono veri e propri “sequel”) nemmeno i seguiti che si sono voluti dare ad un capolavoro che, visti gli esiti del “terzo” e “quarto” Eternauta, era perfettamente concluso in sé. Una terza parte è stata realizzata un paio d’anni dopo la seconda e pare coinvolgesse originariamente anche gli autori originali: Oesterheld aveva previsto un seguito alle avventure del suo personaggio, mentre Solano Lopez curò in parte l’aspetto grafico delle prime tavole. Scritta da Alberto Ongaro e disegnata da uno staff capeggiato da Oswal e Mario Morhain, la storia si perdeva nei meandri degli universi paralleli e prendeva alcuni elementi della saga originaria per poi svilupparli con estrema libertà. Il “quarto” Eternauta risale a pochi mesi fa ed è quasi interamente opera di Francisco Solano Lopez, che è stato assistito da Pol per i testi e i colori. Si tratta di un Juan Salvo ancora più spersonalizzato di quello di Ongaro, che agisce con una tuta da supereroe e raddrizza torti su mondi lontani. Entrambi questi esperimenti sono piuttosto deludenti e la presenza dell’Eternauta risulta ancora più stridente dal fatto che le storie raccontate funzionano benissimo da sole e non hanno dunque bisogno di un personaggio troppo mitico per non essere ingombrante. Ongaro ce la mette tutta per ripristinare il senso d’angoscia che sapeva creare Oesterheld, ed il risultato non è neppure disprezzabile, ma né lui né Solano Lopez hanno saputo trovare dei temi così grandiosi come quelli delle prime due parti.

L’Eternauta è stato il primo esempio, la prima testimonianza del fatto che si poteva fare fumetto in maniera adulta rivolgendosi ad un vasto pubblico. Oggi è diventato una vera e propria icona (basta vedere il film Sur di Solanas per accorgersene) e la sua importanza è testimoniata anche dal fatto che in Italia una rivista prese il suo nome per ospitare altri fumetti adulti, impegnati e “politici”. La si trova ancora in libreria sotto forma di albo monografico L’Eternauta presenta, edita da Comic Art, che curò anche la trasposizione dell’Eternauta in videogioco.

Ovviamente abbondano gli omaggi più o meno dichiarati all’Eternauta ed al suo mito ed uno sceneggiatore come Ricardo Barreiro può farne di diversi sparsi per la sua produzione. In Parque Chas, disegnato da Eduardo Risso, è l’aura mitica del personaggio ad essere evocata; in La Città l’Eternauta viene proprio preso di peso e diventa un personaggio della vicenda, colui che col suo atto estremo delinea la morale della vicenda disegnata da Juan Gimenez; infine in Barbara (disegnata da Juan Zanotto) l’Eternauta è solo il ricordo di un vecchio fumetto letto da bambini. Anche Juan Sasturain e Alberto Breccia si rifanno all’aura mitica del personaggio nel loro Perramus, mentre altri omaggi si possono trovare, a diversi livelli qualitativi, in varie serie pubblicate su Lanciostory e Skorpio, che talvolta ricordano molto da vicino il modello: Giorno senza fine (Gazzarri — Saudelli), Raycon (Wood — Emiliano), John Cronos (Jara — Castro), Mark (Wood — Villagran), ecc.

La prima e la seconda parte della saga sono state pubblicate in Italia da Lanciostory a breve distanza l’una dall’altra (rispettivamente nel ’77 e nel ’78) ed entrambe furono raccolte in volume subito dopo da Comic Art. Questi splendidi libri cartonati sono da tempo esauriti e, nonostante le periodiche promesse di ristamparli, l’unico modo di procurarseli è pagarli una fortuna (siamo sulle 200.000 lire cadauno) alle fiere o dai collezionisti. I volumi della Comic Art sono in tutto quattro: L’Eternauta 1 e 2 e Il Ritorno dell’Eternauta 1 e 2, questi ultimi impreziositi da due splendide copertine disegnate da Roberto Regalado. L’Eura ristampa comunque periodicamente la saga nella versione rimontata da Ruggero Giovannini (primo e miglior grafico di Lanciostory nonché disegnatore di fumetti come Biondo e Rampino), che riadatta lo schema della striscia orizzontale in un formato verticale. Il passaggio non è assolutamente traumatico, poiché Giovannini segue vignetta per vignetta il ritmo dato da Solano Lopez e sviluppa delle tavole “vive” e non statiche. Certo, non si tratta della versione originale. Dall’Eura furono cambiati anche molti dei nomi originali e se Juan Salvo viene cambiato in Juan Galvez per l’ambiguità del cognome e se un banale Ruiz viene preferito all’originale nome del cronista, Mosca, forse perché ritenuto meno ridicolo, non ci si spiega perché Favalli debba diventare Ferri e i “manos”, “kol”. Un problema ben più grave delle ristampe dell’Eura è che ad ogni edizione successiva la qualità della stampa peggiora, probabilmente perché non parte dagli originali ma dall’edizione precedente. I fitti tratteggi di Solano Lopez si fanno sempre più spessi e “sporchi”, fondendosi in un nero indistinto. Ancora poche ristampe e l’ “inside joke” di un manifesto che annuncia l’esibizione della jazz band di Hugo Pratt sarà del tutto illeggibile. Sarebbe una fine veramente misera per uno dei più importanti fumetti mai realizzati.

Non è facile delineare una storia del fumetto d’Autore, categoria la cui esistenza è stata peraltro periodicamente messa in dubbio. Senza entrare nel merito dell’esistenza o meno di questo “genere”, è impossibile non rilevare come, per esempio, tra le proposte degli editori Bonelli e Alessandro qualche differenza ci sia. Forse è più utile, per designare la maturità del fumetto, ricorrere all’abituale distinzione tra classico e moderno, più che rifarsi al contributo dei singoli Autori. Ma anche così la catalogazione è difficile. A ben guardare, il fumetto nasce già adulto e consapevole: se oggi un disegnatore di fumetti utilizzasse lo stile grafico dei pionieri Outcault o Feininger sarebbe sicuramente bollato come autore sperimentale, non neoclassico. L’”esplosione” dello Spirit di Eisner si avrà dopo la fine del secondo conflitto mondiale (nonostante il personaggio sia nato nel 1940) ma molto tempo prima il mondo del fumetto era attraversato da un fenomeno non tanto moderno o contemporaneo quanto addirittura postmoderno. Cos’è l’insistito richiamo di Burne Hogarth all’anatomia michelangiolesca se non manierismo ? Stessa operazione che compiono Windsor McKay nei riguardi del liberty e Chester Gould con il primo espressionismo. Persino nelle tavole di Alex Raymond si possono trovare citazioni, pur se principalmente teoriche, da questo o quel Grande Maestro. Qualcuno potrebbe obiettare che forse si trattava di condizionamenti involontari e non di volontà citazionistica cosciente, eppure questi rimandi ci sono e sono anche molto evidenti. QualcunA altro potrebbe far presente che accanto agli esempi citati venivano prodotte moltissime opere di spessore ben minore, ma alla Storia sono passati, appunto, i “classici” di cui sopra. Insomma, per diventare “moderno” il fumetto ha dovuto rinunciare alla troppa raffinatezza grafica ed imporsi una narrazione rigorosa e realistica.

…ed arriviamo all’Eternauta.

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  1. […] ricca e variegata di questo genere in Argentina), quelli Disney, ecc. Quando avevo 12 anni conobbi El Eternauta che pubblicava la Record (Skorpio, Skorpio Extra, Pif Paf, Corto Maltés, Gunga Din, El Tajo) e da […]

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