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Fumetto

Mario Alberti

Il futuro tutto… “d’un tratto”

Abbiamo incontrato Mario Alberti, disegnatore di Legs Weaver e Nathan Never in piazza della Borsa a Trieste, nell’ambito della manifestazione libraria “Da Gutenberg al laser” poco prima dell’inizio di un incontro con il pubblico e gli appassionati organizzato da Nonsololibri, che ci ha gentilmente concesso il materiale fotografico utilizzato in questa pagina.

Gianfranco Terzoli (GT): Il tuo approccio con la fantascienza. Come nasce questa passione, da che cosa? Da qualche autore, da qualche film: qual è stata la molla?

Mario Alberti (MA): “Mah prima da dei film: da Guerre Stellari,quand’ero piccolo e Blade Runner (che rimane proprio un mito), poi da letture, Dick prima di tutto, Heinlein e tanti altri. Ho letto fantascienza a pacchi, proprio. E fumetti, perché poi io comunque ho sempre desiderato fare fumetti, sono sempre partito con l’idea di disegnare fumetti. Di fantascienza perché la fantascienza ti permette proprio di inventare tutto in una certa misura; per cui sei libero di creare molto più che non ad ambientare un fumetto a Trieste oggi, in cui sei vincolato da architetture, personaggi eccetera.

GT: Come ti spieghi il successo, il fascino del fumetto di fantascienza, specie nel caso di Nathan e Leg che sono comunque in b/n, che non possono contare sugli effetti speciali su cui ormai la stragrande maggioranza della produzione cinematografica punta. Da una parte solo effetti speciali e dall’altra?

MA: Dall’altra parte c’è la tradizione del fumetto italiano, del fumetto Bonelli che ha quel formato, quelle caratteristiche e anche quella garanzia di qualità costante che ne decreta il successo. Credo che anche la domanda del pubblico in Italia sia diversa. Ad esempio penso alla produzione americana, in cui si fa molto uso del computer, dell’effetto speciale, del colore. Però da noi ho l’impressione che la gente apprezzi di più la storia lunga che si sviluppa con un maggiore intreccio, una maggiore caratterizzazione dei personaggi che non l’effetto speciale della plastage di un fumetto americano. E oltretutto, al lettore italiano piace avere l’albetto, proprio il libretto un po’ più spesso invece del fumettino americano sottile, che dà anche un’impressione fisica di minore consistenza. Forse è questo.

GT: Quindi una cultura maggiore da parte del pubblico italiano?

MA: Sì, aspettative maggiori. Voglio dire, adesso non sono un grande cultore di fumetti americani, però l’impressione è che, a parte nomi singoli tipo Miller — anche lui comunque discutibile per certi aspetti — le storie siano poste veramente in secondo piano rispetto al disegno che poi è molto, molto aiutato dal colore, dall’uso di programmi come Photoshop o comunque programmi in cui si colora con i computer aggiungendo effetti che valorizzano delle tavole che altrimenti in b/n sarebbero spesso un po’ piatte, senza grandi… Voglio dire, ci sono anche grandi disegnatori, ma la mia impressione è che nella massa ci sia molto fumo e poca carne.

GT: La computergrafica aiuta, o in questo caso, fa bene al fumetto o no?

MA: Mah, la computergrafica in sé, come qualsiasi strumento, non è né buona né cattiva, dipende dall’utilizzo che ne fai. Può essere uno strumento creativo che se usato in modo appunto creativo aggiunge e ti dà possibilità quindi di interpretare diversamente la storia che stai disegnando, però ti permette anche di usare dei trucchi e quindi di far prima, di ovviare a imperfezioni nel disegno e cose simili. Un po’ come il colore: possono venire delle cose molto belle a colori, ma è più facile barare col colore che in b/n. In bianco e nero o le cose sono giuste o si vede subito che hai sbagliato. Col colore, hai capito, metti un’ombra, metti una cosa…

GT: Altro punto a favore dei fumettisti italiani.

MA: Ti ringrazio.

GT: Un’ultima cosa. So che sono stati acquistati i diritti per la riduzione cinematografica del personaggio di Nathan Never. A che punto siamo?

MA: Non so niente. Bisognerebbe rivolgersi direttamente agli autori e depositari dei diritti. Io non lo so…

GT: Ma se tu dovessi scegliere un volto per interpretare Nathan Never, nel panorama mondiale degli attori chi ti verrebbe in mente, chi vedresti bene nel ruolo?

MA: Non mi viene in mente nessuno. Ricordo di aver visto un film in cui c’era una comparsa che aveva esattamente la faccia di Nathan e di aver pensato “questo sarebbe fisicamente un Nathan perfetto” ma non chiedermi assolutamente né che film fosse né… perché era proprio uno che faceva il ladro in un bar e veniva steso dopo cinque minuti di film per cui non era… non saprei proprio dirti chi fosse. Cercherei uno sconosciuto, comunque.

GT: Magari rivolgendosi alle agenzie, sperando di trovare la stessa che ha scritturato quella comparsa.

MA: Magari.

I disegni e la biografia di Mario Alberti sono tratti dal sito uBC fumetti.

Le fotografie dell’incontro con l’autore sono di Claudio Reggente.

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