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Fumetto

Quindici anni dopo (più o meno come Dumas)

Erano circa quindici anni che gli appassionati aspettavano con ansia, e forse con un certo scetticismo sulla sua effettiva realizzazione, l’uscita del terzo “romanzo” di Max Fridman, “quello ambientato in Spagna durante la guerra civile”. Giardino si lasciò infatti sfuggire delle anticipazioni sul numero 44 dell’Eternauta, datato febbraio 1986 ed uscito con il solito mese di ritardo. Altre tracce di questa fantomatica storia, sotto forma di schizzi o anteprime di tavole, sono state sparse in questi ultimi anni su cataloghi o volumi monografici ma la proverbiale lentezza dell’autore e gli altri progetti in cui si era imbarcato hanno potuto scoraggiare anche il fan più speranzoso.

E invece, dopo tutta questa attesa, ecco finalmente la nuova avventura di Max Fridman, No Pasaràn, pubblicata dalle Edizioni Lizard. Le premesse, la trama generale ed altri particolari sono lievemente diversi da quelli che risultavano dall’intervista all’Eternauta ricordata sopra ma non è certo un dramma di fronte all’effettiva realizzazione del volume, che finalmente possiamo leggere. è invece disarmante leggere nell’introduzione dello stesso Vittorio Giardino che No Pasaràn è il primo di due volumi ed infatti costituisce solo un prologo, un antefatto alla vera azione che vedremo solo sul prossimo episodio…speriamo che questa attesa non si protragga per altri quindici anni.

Max Fridman è forse il personaggio più rappresentativo di Vittorio Giardino, quello in cui ha modo di esprimersi al meglio e con più coinvolgimento. Fridman è apparentemente un tranquillo commerciante di tabacco che vive ritirato con la figlioletta in una villa a Ginevra ma il suo avventuroso passato torna sovente a sconvolgergli la vita sotto forma di incarichi da parte di quel servizio segreto di cui faceva parte anni prima. Il personaggio ci viene presentato per la prima volta su Orient Express con la lunga e complessa storia Rapsodia Ungherese, prima prova ufficiale di Giardino con il colore e con una vicenda consistente (le storie di Sam Pezzo erano brevi o divise in varie puntate che insiemenon raggiungevano quasi mai le dimensioni di un fumetto “alla francese”; con le novanta tavole di Rapsodia Ungherese queste dimensioni sono praticamente raddoppiate), che per fortuna non viene troppo diluita nei numeri della rivista. La prima avventura viene completata nel 1981, mentre per la successiva, La Porta d’Oriente, dovranno passare altri quattro anni e sarà un’altra rivista a presentarla: Corto Maltese (poco prima Orient Express aveva cessato le pubblicazioni). Le avventure di Max Fridman sono caratterizzate da una precisione e da un rigore quasi maniacali e fondono insieme avventura, spionaggio, realismo e ricostruzione storica, il tutto inserito in un contesto grafico di invidiabile raffinatezza ed eleganza (ciò vale soprattutto per la seconda storia, La Porta d’Oriente). Oltre alle edizioni Isola Trovata (quelle di Orient Express) e Milano Libri (Corto Maltese), Max Fridman è stato ospitato nelle collane di libri degli Editori del Grifo e, ora, della Lizard.

A livello di confezione ed allestimento il volume ricorda molto da vicino gli antichi fasti delle edizioni Rizzoli/Milano Libri: No Pasaràn è infatti un cartonato cucito di grande formato, con carta patinata opaca pesante e con sovraccoperta ed il costo di 32.000 lire è ampiamente giustificato, soprattutto considerando le basse tirature della Lizard. Come “aperitivo” per il fumetto troviamo una suggestiva introduzione di Vittorio Giardino, che coniuga con sapiente maestria partecipazione e approfondimento (Hugo Pratt ha decisamente fatto scuola). Queste pagine prima dell’inizio della storia sono un’interessante anticipazione della vicenda e costituiscono anche un vago e perciò suggestivo riassunto del coinvolgimento di Max Fridman nella guerra civile spagnola. Ad illustrare ed integrare i testi ci sono infatti della fotografie e dei disegni che ci mostrano il protagonista durante le azioni di pattugliamento o in compagnia di altri miliziani. Si respira un’aria di vita vissuta, di testimonianza diretta che tradisce un’altra passione (peraltro dichiarata più volte) dell’autore: quella per Ernest Hemingway. Le immagini che accompagnano l’introduzione ci offrono una panoramica su alcuni dei luoghi e dei personaggi che incontreremo nella storia a fumetti per cui è bene darci almeno un’occhiata non superficiale, oppure gustarsele alla fine della lettura per verificare che “tutto torna”. Va detto però che lo stacco tra il grezzo realismo delle fotografie vere e proprie e l’elegante pulizia delle illustrazioni di Giardino è notevole.

La storia comincia nel modo più classico possibile: dopo un breve antefatto che svela alcuni degli aspetti della storia che dovrà scoprire l’eroe, questo viene contattato per sbrogliare il bandolo di una matassa in cui è coinvolto personalmente (il suo vecchio amico Guido Treves, con cui aveva precedentemente combattuto in Spagna, è scomparso nel caos della guerra civile). I ricordi di Max Fridman fanno capolino ogni tanto nel corpo portante della narrazione che, come ricordavamo sopra, è principalmente una premessa all’avventura vera che vedremo sul prossimo volume. In ogni caso, Fridman ha l’occasione in No Pasaràn di subire un raid aereo, di venir fermato dalla polizia, di assistere ad un violento arresto e di incontrare un losco individuo che pare voler dirgli qualcosa sull’amico scomparso per poi minacciarlo pistola alla mano. Nulla a che vedere con le altre due adrenaliche avventure precedenti, dove attentati presunti o reali erano all’ordine del giorno. E forse proprio questa apparente staticità, questo lentissimo dipanarsi della matassa, è il punto di forza emotivo della vicenda, ciò che gli conferisce un fascino malato di suspense. Fridman comincerà ad agire coscientemente solo nel prossimo episodio, ma intanto gli elementi principali della storia ed i suoi tanti protagonisti sono già stati messi in tavola e definiti a sufficienza (ma conoscendo Giardino possiamo aspettarci probabili voltafaccia, doppi giochi e colpi di scena che rimetteranno in discussione il tutto…).

Graficamente, No Pasaràn si inserisce nell’ultimo periodo creativo dell’Autore, iniziato con il volume dedicato all’Adolescenza di Jonas Fink. Siamo infatti piuttosto distanti dalla raffinata ricercatezza grafica della Porta d’Oriente o della breve storia dedicata a Piero della Francesca pubblicata su Il Grifo n° 17 (1992). Non mancano certo né l’espressività né il dinamismo dei personaggi e, soprattutto, c’è sempre un grandissimo lavoro di documentazione alla base dei disegni di Vittorio Giardino (celeberrimi gli interni, i tappeti e la carte geografiche perfettamente riprodotti) ma ciò che è cambiato è il metodo d’inchiostrazione e rifinitura dei disegni. Forse adesso Giardino lavora su un formato più piccolo, forse si è convertito definitivamente al pennello e deve ancora padroneggiarlo appieno o forse usa un rapidograph meno sottile, sta di fatto che il ripasso a china è inesorabilmente più spesso e “massiccio” di quanto non fosse prima di Jonas Fink.

Il risultato più immediato di questa scelta è la scarsa modulazione del tratto, che dà un carattere piuttosto uniforme ai disegni mentre un effetto collaterale è la definizione un po’ grezza e imprecisa dei personaggi, che rasentano la caricatura (una tendenza iniziata con la prima storia di Jonas Fink, L’Infanzia, e manifestatasi pienamente con la seconda, L’Adolescenza). Le conturbanti bellezze che popolavano le storie di Little Ego, i racconti brevi di Vacanze Fatali ma anche i primi due romanzi di Max Fridman sono state sostituite da figure femminili stereotipate e da altre (Ada, la moglie di Treves, e Lola) che Giardino probabilmente vorrebbe realistiche ma che il pesante ripasso rende piuttosto sgradevoli. Il realismo viene invece raggiunto nei testi anche grazie ai piccoli particolari come l’omaggio al Tintin di Hergè, letto dalla figlia di Fridman, e la scelta di far parlare alcuni personaggi nella loro lingua senza tradurre il testo. L’evoluzione del tratto di Giardino sembra quindi più un’involuzione ma forse, chissà, è una scelta meditata per esprimere al meglio la crudezza dell’ambientazione e l’atmosfera d’incertezza della storia.

No Pasaràn, oltre ad essere un ottimo romanzo disegnato, è anche una ventata d’aria fresca nel panorama fumettistico italiano, un segno che comunque il fumetto di qualità si produce e si vende ancora. Resta il rimpianto di pensare a come sarebbe stato gustarselo a puntate su Corto Maltese, Il Grifo o Orient Express

Vittorio Giardino è uno dei più conosciuti ed amati disegnatori di fumetti italiani e le sue opere sono state pubblicate in tutto il mondo, soprattutto in quella colta Francia dove il fumetto ha dignità d’arte e dove ha riscosso molti consensi e premi ai festival più importanti.

Bolognese del 1946, Giardino ha in comune con altri grandi Autori italiani (tra cui ad esempio Paolo Eleuteri Serpieri e Attilio Micheluzzi) la conversione professionale al fumetto in età piuttosto matura. I suoi esordi avvengono infatti nel 1979 su Il Mago, vecchia e gloriosa rivista – contenitore della Mondadori che possiamo collocare tra Linus della Milano Libri e le future riviste d’autore come L’Eternauta o Orient Express, dopo un breve passato come ingegnere elettronico.

Nonostante la grande meticolosità che impiega per confezionare i suoi lavori (e quindi la conseguente lentezza), ha creato in quest’ultimo ventennio quattro personaggi principali che hanno vissuto varie avventure (Sam Pezzo con cui ha esordito, Max Fridman, Jonas Fink e l’erotica Little Ego) ed ha realizzato anche molte storie brevi senza personaggi fissi.

In Italia ha collaborato con gli editori più prestigiosi, tra cui Glamour International, Grifo e Milano Libri.

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