// stai leggendo...

Fumetto

Lo straordinario mondo di Richard Corben

Richard Corben è una figura ormai tristemente simile ad altri Autori quali Manfred Sommer, Fernando Fernandez o il suo stesso epigono Filippo Scozzari. Come questi suoi colleghi europei, ha avuto una carriera ricca di successi e soddisfazioni, ha rappresentato un tipo di fumetto decisamente innovativo ed impegnato e, al lento morire dell’interesse per il fumetto d’autore, si è ripiegato su altre attività o su progetti assolutamente slegati dalla sua personalità. Questa situazione piuttosto statica ci permette però almeno di guardare all’opera dell’Autore nel suo complesso, come qualcosa di irripetibile e concluso.

Il Corben più autentico (quello che “esplode” con Den dopo la collaborazione con la Warren) realizza delle storie decisamente lineari in cui anche voltafaccia e colpi di scena seguono dei precisi, semplici, criteri: ciò che riveste il ruolo più importante nei suoi fumetti è il “sense of wonder”, supportato e messo in risalto dai suoi ammalianti virtuosismi grafici. Indipendentemente dal loro autore (sia lo stesso Corben, Simon Revelstroke o scrittori “cannibalizzati” come Poe e Howard), i testi assumono un’importanza decisamente minore rispetto al goliardico sostrato “radical” che permea le vicende narrate e sfocia in un edonistico quanto ironico culto del bello esasperato.

Corben non è un naturista ma le sue parate di corpi nudi e perfettamente armoniosi, pur nella loro deformata rotondità, nascono comunque da una filosofia di vita. Le fattezze di Den, in particolare il fatto che è calvo, nascono con l’intento di creare un personaggio “neutro” in cui chiunque possa vedere proiettata l’immagine ideale di sé indipendentemente dall’appartenenza etnica. La bellezza che assurge quasi ad ideale nasce senz’altro da un contesto molto “disinibito” di Controcultura ma anche dal mondo classico. Non a caso i muscoli degli eroi e le forme delle eroine suscitano una forte impressione di vitalità e sono decisamente ben proporzionati nella loro esagerazione. Un seno, un bicipite o un polpaccio non sono in Corben degli elementi fissi nel loro statuario ma sono sempre sodi e tesi. D’altronde se Corben non avesse veramente amato il suo lavoro e non avesse voluto farne un manifesto della propria visione ideale della vita e della bellezza non si spiegherebbe l’accuratissimo sistema di disegno impiegato, che rasenta la follia.

Corben si serve inizialmente di modelli in carne ed ossa (in seguito anche di fotografie) da cui trae spunti e soluzioni per molte pose, ma al momento di dare corpo ai suoi disegni realizza quattro copie diverse, una per ogni colore tipografico, delle tavole da stampare. Il processo di stampa a colori richiede infatti la scomposizione dell’immagine disegnata in quattro “calchi” (il nero più i colori primari cioè giallo, cianino e magenta) che una volta sovrapposti si mescoleranno nella percezione ottica fino ad ottenere ogni sfumatura possibile. Realizzare in partenza una copia di ogni colore permette di risparmiare tempo e di ottenere un effetto molto vivo e brillante (come ben sapevano Michael English, Rick Griffin e gli altri artisti dell’era psichedelica).

È quindi accompagnato da questa strabiliante tecnica che Corben esce allo scoperto in tutto il suo splendore prendendo saldamente in mano le redini dei testi e firmandosi definitivamente come Richard, o al massimo Rich, Corben (prima alcuni suoi lavori venivano siglati con pseudonimi quali “Harvey Sea” o “Gore”): da Den in poi e per quasi tutti gli anni ’80 l’autore del Missouri diventerà un vero e proprio maestro e uno di quegli artisti che saranno più determinanti per lo stimolo alla nascita del fumetto d’autore (non a caso sarà Metal Hurlant ad ospitare le sue spettacolari tavole).

Den è una serie dalla gestazione piuttosto lunga ed anche un po’ difficoltosa. Le novantasei pagine (centoquattro con l’epilogo) del suo primo ciclo di storie, Viaggio nel paese di Giammai, hanno richiesto quasi cinque anni per essere realizzate compiutamente ed il primo episodio era ancora fortemente legato agli stilemi deformati dell’underground e privo della profondità quasi tridimensionale degli episodi successivi. Forse alcune immagini sono anche dovute alla collaborazione di un assistente; un episodio presenta infatti come firma “Arnold & Corben”. Nel secondo ciclo di storie dedicate al culturista calvo, Muvovum, i disegni avrebbero subito un’ulteriore e decisiva impennata.

Den è servito da modello, se non per la trama almeno per l’atmosfera generale, per molti altri lavori, alcuni dei quali in collaborazione con altri sceneggiatori: Bloodstar, Pilgor, Jeremy Brood, Mutant World, ecc. Riducendo all’osso i contenuti di queste opere si nota come alcuni temi siano delle vere e proprie costanti della poetica corbeniana: il mondo alieno ed ostile, in cui spesso convivono elementi fantascientifici ed altri mutuati dal genere fantasy, il protagonista “diverso” e deriso (perché straniero, ingenuo o semplicemente invidiato), la donna come figura fondamentale nello sviluppo e talvolta nella risoluzione della vicenda, quando non ne è addirittura il motore. Ognuno di questi elementi viene dosato e miscelato a seconda delle necessità, abbondando da una parte in rimandi fantascientifici, premendo dall’altra sulle situazioni umoristiche e così via.

Ciò che affascina maggiormente del lavoro di Corben è comunque l’eccezionale forza evocativa che pulsa dai suoi disegni, un vero inno alla fisicità che trova la sua espressione migliore più nei densi impasti delle tempere che non nelle brillanti trasparenze dell’aerografo (che è comunque un elemento basilare del suo stile).

Come ebbero modo di rilevare vari critici, è sovente lo sfondo ambientale a costituire l’aspetto più coinvolgente delle storie di Corben. Cioè quello che più calamita l’attenzione del lettore e fa volare la sua fantasia sono le brughiere riarse, le foreste carnose, le ancestrali rovine, le cupe cittadine e l’eterogenea fauna semi-umana che si aggira in questi luoghi. Forse l’incanto è destinato a svanire subito dopo la lettura ma la forza d’attrazione che esercitano quelle immagini è irresistibile.

Richard Corben è ancora oggi presente sulla scena fumettistica mondiale ma ormai i meravigliosi disegni con cui è entrato nella storia del fumetto hanno trovato dimora stabile solo su copertine ed illustrazioni, che realizza peraltro sempre con minor frequenza ed incisività. La “svolta” verso la semplificazione dello stile a colori si è avuta alla fine degli anni ’80 e lo spartiacque di questa sua produzione è senz’altro la ripresa di Den realizzata in collaborazione con Simon Revelstroke. Abbandonata la folle tecnica di disegno che lo impegnava su quattro versioni della stessa tavola contemporaneamente, i suoi personaggi sono ora dei classici contorni neri riempiti di colore. Questo ritorno ai fondamentali non è privo di un suo fascino e bisogna ammettere che alcune soluzioni cromatiche sono particolarmente felici (soprattutto quelle che riguardano la lucentezza dei volti) ma siamo ben lontani dalle figure tridimensionali che costellavano i primi lavori. In questo nuovo Den ci sono delle immagini riprese più o meno fedelmente dal primo episodio e da un confronto tra i due il secondo risulta schematico, affrettato e… censurato! Nonostante Den venga comunemente citato come “fumetto in cui tutti i personaggi sono nudi”, in realtà non è così e basta dare una scorsa a Viaggio nel Paese di Giammai per rendersene conto: la nudità non costituiva certo un problema per Corben, ma neppure una regola fissa irrinunciabile. Nel riprendere alcune sequenze della storia delle origini, Corben ha annerito o coperto le parti anatomiche più “pericolose” e per un appassionato questo costituisce un brutto colpo basso…Molto indicativo del “nuovo corso” di Corben è il fatto che la copertina del nuovo Den sia stata realizzata quasi interamente con il solo aerografo. Lo stanco e grasso protagonista di queste nuove storie diventa quasi una impietosa parodia del suo Autore.

Ci vorrà un po’ di tempo prima che Corben ritorni ad affascinare come agli esordi, il tempo necessario alla computer grafica di raggiungere una resa artistica soddisfacente. I migliori tra i suoi ultimi lavori sono infatti senza dubbio quelli in cui si serve abbondantemente del computer per ottenere maggior realismo ed “effetti speciali”, ma bisognerà comunque aspettare qualche anno e molti tentativi dalla dubbia riuscita prima di poter gustarsi qualche rara tavola a fumetti degna del glorioso passato.

Richard Corben è rintracciabile ancora oggi su alcune pubblicazioni americane che, tradotte o semplicemente importate, sono arrivate o arriveranno anche nei nostri comic shop. Si tratta ormai di collaborazioni con le sole case editrici Dark Horse e D. C. comics che, per quanta qualità possano garantire, non raggiungono certo l’eccellenza e la forza dirompente dei lavori indipendenti degli anni ’70 e ’80. Basta sentire quello che dice lo stesso disegnatore in un’intervista alla rivista Heavy Metal del novembre 1997: “Ti viene richiesto di fare le cose molto più velocemente. Credo di considerarlo un affare più oggi che in passato.

[…] Quando ho cominciato a fare fumetti, li facevo perché lo volevo e se ci guadagnavo qualcosa tanto meglio. Se non ne ricavavo nulla, be’, li facevo lo stesso. Oggigiorno mi sembra di essere costretto a raggiungere una quota finanziaria.”

Se quindi qualcuno è interessato ad avvicinarsi allo “straordinario mondo” di Richard Corben il meglio che può fare è dedicarsi alla ricerca delle sue vecchie opere nei negozi specializzati. Per agevolare almeno un po’ il compito ecco qualche breve appunto:

Nota bibliografica & collezionistica

In Italia di Corben sono state pubblicate migliaia di tavole, principalmente sulle riviste Alterlinus e L’Eternauta, ed anche i volumi interamente dedicati alla sua opera sono una discreta quantità.

Le Edizioni Il Momento hanno pubblicato (e ripubblicato: fu un buon successo) Mondo Mutante nella collana “I Protagonisti del Fumetto Mondiale”; non dovrebbe essere impossibile trovarlo nei negozi specializzati, anche ad un prezzo accettabile.

La Rizzoli — Milano Libri ha dedicato tre libri della sua bellissima serie di cartonati neri ad alcuni lavori fondamentali di Corben: Den — Viaggio nel Paese di Giammai, Den 2 — Muvovum e Bloodstar. Fino ad un paio d’anni fa erano ancora disponibili con un buon rapporto qualità/prezzo (23 000 lire).

Le Edizioni Nuova Frontiera hanno presentato cinque volumi dedicati a Corben: nella “Collana Umanoidi” sono apparsi Le Mille e Una Notte, Il Mondo Straordinario di Richard Corben e Notti Bianche; la “Collana Nera” ha ospitato invece La Trilogia del Tempo e Sudori Freddi. Solo nel primo di questi libri si trova una serie lunga, gli altri si limitano ad antologizzare miniserie e storie autoconclusive alcune delle quali già apparse su rivista (desta un certo interesse vedere in Sudori Freddi la versione integra di Mangle Distruttore di Robots, precedentemente censurata su Alterlinus come ebbe già modo di dimostrare Tamburini su Cannibale). Oggi il volume Le Mille e Una Notte si può trovare tranquillamente intorno alle 30 000 lire mentre gli altri non superano le 10 000 lire.

Anche la Casa Editrice Comic Art ha dedicato alcuni volumi alle storie di Corben, nella collana “Best Comics” (albi brossurati dal costo contenuto). Si tratta di Jeremy Brood — Relatività, Figli di un Mondo Mutante, Den, Den: Elementi e Den: Figli del Fuoco (questi ultimi tre non sono ristampe del primo Den ma fanno parte del “nuovo corso” dell’eroe). è facile reperire nei negozi specializzati questi libri, che sono peraltro ancora disponibili preso l’editore.

Infine, Gli Editori del Grifo hanno pubblicato Vic & Blood nella collana “Nuova Mongolfiera”, di cui dovrebbero essere rimaste ancora un po’ di copie in circolazione. La storia, tratta dall’opera di Harlan Ellison, era stata presentata a puntate sull’Eternauta ma un buon mezzo centimetro della parte inferiore della tavole era stato tagliato.

Il progetto degli Editori del Grifo di una monografia dedicata a Corben nella collana “L’Autore e il Fumetto” è rimasto, appunto, solo un progetto.

Quando si pensa al fumetto underground (quel fenomeno nato in California in piena era psichedelica, che vedeva il sesso, la droga, il misticismo e certi virtuosismi da pittori naif entrare nel mondo della letteratura disegnata) possono venire alla mente molti nomi, tanto seguita e variegata fu questa corrente contestataria: Gilbert Shelton, Robert Crumb, Spain Rodriguez, Rand Holmes, Vaughn Bodè… Alcuni ebbero il loro effimero momento di gloria, altri sono stati assorbiti dal fumetto mainstream, altri ancora sono morti. Ben pochi sono riusciti ad imporre il loro stile e a farlo sopravvivere fino a diventare icone viventi di quella stagione ed esempi per le generazioni future di disegnatori. Il più valido esponente di questa tendenza, uno dei rarissimi disegnatori che hanno continuato a produrre ottimo materiale senza dover scendere a (troppi) compromessi è senza dubbio Richard Corben.


Nato nel 1940 nel Missouri, si forma professionalmente come animatore presso le Kalvin Productions di Kansas City e solo successivamente volge il suo interesse al mondo dei fumetti. L’occasione gli si presenta intorno al 1968, quando realizza un film animato che riscuote un buon successo ed anche alcuni premi alle convention, di cui decide di realizzare una riduzione a fumetti. Il protagonista è un culturista calvo che vive bizzarre avventure in mondi lontani: sono insomma le premesse per il futuro personaggio di Den, cui sarà indissolubilmente legato il nome di Corben. Arrivando al fumetto in età piuttosto matura, Corben ha modo di inserire in questo medium tutte le esperienze precedenti e quindi di costruirsi in breve una solida fama di innovatore e sperimentatore. Abbraccia tutta la gamma delle possibilità editoriali statunitensi esterne al mercato dei supereroi: fanzine, riviste underground, le ribelli ed anticonformiste pubblicazioni della Warren.


Lo stile di Richard Corben è molto caricaturale e, quando richiesto dalla storia, estremamente enfatico: I suoi personaggi sono solitamente degli statuari ammassi di muscoli e le figure femminili che compaiono nelle sue opere hanno sempre delle silhouette da dee della fertilità. Universalmente associato all’uso dell’aerografo, in cui in effetti eccelle (si tratta di una sorta di penna ad aria che spruzza il colore sulla carta ottenendo bellissimi effetti sfumati), ha realizzato anche molti fumetti al tratto con pennino e pennello, si è servito dei retini tipografici e, in anni recenti, ha impiegato massicciamente la computer grafica nella creazione dei suoi disegni.


Molto quotato anche come illustratore e copertinista (in particolar modo di dischi), ha disegnato inizialmente le storie di alcuni tra i migliori sceneggiatori degli anni ’70 (quali Bruce Jones e Doug Moench) per poi limitare le collaborazioni ai testi quasi ai soli Simon Revelstroke, Jan Strnad e Richard Margopoulos.


In Italia è stato pubblicato (tralasciando una clandestina apparizione su Cannibale) dalla Milano Libri, dalle Edizioni Il Momento, dalla Nuova Frontiera e soprattutto dall’Eternauta in entrambe le sue versioni, Edizioni Produzioni Cartoons e Comic Art.

Commenti

Un commento a “Lo straordinario mondo di Richard Corben”

  1. I am regular visitor, how are you everybody? This piece
    of writing posted at this web page is genuinely
    pleasant.

    Di denn oder den | 6 Agosto 2015, 18:33

Lascia un commento

Fucine Mute newsletter

Resta aggiornato! Inserisci la tua e-mail:


Leggi la rubrica: Viator in fabula

Articoli recenti

La morte nei film di animazione

Il romanzo di Sant Jordi: Màrius Serra...

Scoprendo Joe Orton (II)

Joe Orton: Scoprendo Joe Orton (I)

Dan Panosian: Una passione di famiglia

Piero Alligo: La magia delle tavole originali

La parola alla difesa e Poirot non...

È troppo facile e Dieci piccoli indiani

Marco Galli: Materia Degenere

Victoria Jamieson: Il fumetto come il roller derby

Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)

Un viaggio senza fine

Barriera invisibile (Gentleman’s Agreement)

José Muñoz: Miraggi di memoria

C.B. Cebulski: Il globetrotter della Marvel

Trieste Film Festival 2019

Umberto Pignatelli: La rinascita del librogame?

Dave McKean: L’illusione del significato

Tito Faraci: Feltrinelli Comics: una scommessa vinta

James O'Barr e Chiara Bautista: Oltre Il Corvo

Marco Steiner: Corto come un romanzo, anzi due

Cinemassacro di Boris Vian: Il cinema parodiato...

Chesil Beach: Si può tradire Shakespeare, non...

Trieste Science+Fiction Festival 2018

Frankenstein a teatro (II)

Casomai un’immagine

mar-39 viv-10 viv-38 viv-41 10 kubrick-24 kubrick-50 bon_05 bon_sculture_01 bis_I_04 bis_III_01 bis_V_02 i acau-gal-03 09 bav-10 tso2big wax1 cip-04 tav4 holy_wood_03 holy_wood_25 p13 pm-34 06 tsu-gal-big-08 Song Dong Urs Fischer Katharina Fritsch Allure 2011