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Omnia

And I’m wondering who could be writing this song

Google e motori, gioie e dolori

 

Nell’arcipelago web sempre più variegato e pluriforme, quello dell’esplosione del fenomeno Internet e degli investimenti multimiliardari di giovani società dot.com targate New Economy, ma anche quello dell’esaurimento dei domini e del cybersquatting, si sa, l’utilizzo dei motori di ricerca è tanto indispensabile quanto necessario per chiunque voglia reperire un’informazione che sia pertinente ai propri criteri di ricerca selettiva. Senza un punto di riferimento che sia di partenza e approdo, in quest’arcipelago sempre più complesso ancorché caotico, si corre il rischio che la propria barca non salpi mai, arenata nel solito, vecchio porticciolo. O sbattuta a destra e a manca da un mare coglione in tempesta.

Di questi tempi va molto di moda, ve ne sarete forse accorti per l’utilizzo che un po’ ovunque di esso vien fatto, un motore di ricerca che sembra aver sbarazzato la concorrenza, disarcionando i famosi e gloriosi Altavista, Hotbot, Yahoo, Lycos, Looksmart e mandando definitivamente in dimenticatoio i metamotori come Mamma, Metacrawler, Rex e Metafind. Si tratta, lo avrete già capito, di Google che, a differenza dei suoi pur illustri predecessori, utilizza algoritmi di ultima generazione per il reperimento dell’informazione. Il tempo d’un sospiro ed ecco che il report di ricerca viene elencato presentando – ma che magia – proprio quei siti che cercavamo.

Si tratta quasi sempre di siti di qualità che hanno instaurato nel corso di parecchi anni di vita continuativa una solida trama di collegamenti con altre realtà presenti in Rete che si occupano d’argomenti similari a quelli da loro trattati. In tal senso vengono privilegiati quei siti intorno ai quali si è creato un pubblico eterogeneo di fruitori costanti,siti che hanno dato dimostrazione tangibile di vita e attività e che in conseguenza di questo producono traffici in costante crescita, fidelizzando il rapporto con i visitatori già da tempo acquisiti e capaci al contempo di produrne nuovi. Magna cum maestitia di tutti quei professionisti del web marketing i quali, dopo anni di studio empirico o per accesso diretto agli stessi algoritmi, conosciuto il metodo d’indicizzazione di ogni singolo motore di ricerca, eseguivano per i loro clienti registrazioni cosiddette “professionali” che consentivano a qualsiasi pagina di figurare nei primissimi posti del risultato di una ricerca per parola chiave specificata.

Addio alla pacchia

 

Figurare ai primi posti non sarà più una questione di calibratura certosina di parole chiave ricorrenti, incapsulate alla bisogna in campi nascosti di formulari o in attributi di immagini; non serviranno più le backdoors ottimizzate in un quello che è sempre stato un design di precisione ingegneristica su ogni singolo bit di programmazione. Tutto questo non sarà sicuramente più possibile per motori come Google che riflettono, valorizzandole, le aspettative che il navigatore vuole da una Rete decentralizzata per definizione e democratica per vocazione, all’interno della quale, nel nostro stesso interesse di fruitori attivi, tutti ci auspicheremmo in futuro criteri meritocratici di catalogazione e reperimento informativo. E non serviranno più i soldi di chi ne ha sborsati a palanche per far “bella figura” ai primi, caldeggiati posti, perché a pagare son bravi tutti, soprattutto quelli con i miliardi che devono far audience per vendere un prodotto o un servizio ad un’utenza il più vasta possibile. Ma a distinguersi in qualità di forma e sostanza son capaci in pochi…

A tal proposito gradirei veramente che qualcuno mi spiegasse una volta per tutte perché sul nostro italianissimo Virgilio, che, notoriamente – mi si smentisca pure – elenca il risultato delle ricerche con ordinamento alfabetico sui titoli dei siti, se si cerca FIAT, ad esempio, si vede che l’ordinamento “democratico” viene rispettato per tutti i piccoli siti di concessionari, elettrauti e meccanici ma il sito che compare in cima all’elenco è proprio quello ufficiale della famosa azienda italiana (e del “suo nutrito listino con anteprime delle novità” – così c’è scritto), sito il cui titolo, tuttavia, inizia con la lettera F. Volete verificare voi stessi? Oltre a quest’esperimento provate a farne altri con le seguenti parole: Zanussi, Mediaset, Telecom, Omnitel, Nokia… Compaiono tutti in testa ma nessun titolo dei siti corrispondenti inizia per numero o per A.

Bachi di programmazione? Idee poco chiare sull’ordinamento alfabetico o lessicografico? A voi lettori i miei dubbi, allo staff di Virgilio una cortese richiesta di chiarimento.

Potrà ora sembrare un preambolo macchinoso confezionato ad arte, ma il punto a cui volevo giungere dopo tutta questa lunga introduzione è che Fucine Mute Webmagazine, lungo tutto il corso di questo mese, proprio da Google è stata in tal senso premiata.

In 0,29 secondi utilizzando la sola stringa d’interrogazione “fucine mute”, Google riporta (al 23 ottobre) 2.280 pagine in cui tale stringa risulta, in un modo o nell’altro, esser presente. Si tratta in parte di pagine interne al sito che ormai ne conta, alla stregua di un corporate web di calibro IBM, SUN o HP, quasi 2.500 per un totale di circa due GigaBytes di spazio web occupato e si tratta soprattutto di pagine di siti esterni che parlano di noi, ci recensiscono, ci linkano, ci richiedono collaborazione. Se consideriamo inoltre che l’utilizzo di altre parole chiave come “fumetto”, “cinema”, “musica” o di qualsiasi altra parola contenuta nelle pagine che costituiscono i testi scritti della rivista, produce l’elenco di pagine con link alla rivista stessa, a conti fatti, diventano migliaia  le pagine di Fucine Mute elencate da Google ogni giorno in seguito alle ricerche più disparate da parte dei suoi utenti.

 

Scrivono di noi, scriviamo noi

 

Oltre a queste, altre belle soddisfazioni ci provengono, nuovamente dal sito ufficiale della Rai (www.italica.rai.it), che recensisce la rivista segnalandola per qualità di contenuti e accuratezza grafica nonché, sul versante dell’editoria tradizionale su carta stampata, da Internet news (anno VI, n. 10 ottobre 2000 – a pagg. 30 e 54) che recensisce Fucine Mute all’interno della rubrica Netcafé, sottolineando, anche in questo caso, le prestigiose collaborazioni di livello nazionale ed internazionali incorniciate in un’eccellente impostazione grafica: un binomio che nel corso di quasi due anni di vita sembra essersi rivelato veramente vincente.Con questo numero, ricco, colto e raffinato Fucine Mute recupera la sua originaria vocazione per la saggistica letteraria (gli ottimi lavori di Guido Nicolosi, Pasolini; Ivo Gaido, Prevért e Elisabetta Garboni, Byron) e per le interviste esclusive a famosi rappresentanti della cultura cinematografica (Shinja Tsukamoto, Carlo Mazzacurati), teatrale (Gianrico Tedeschi) e delle arti visive (Eric Canete).
Lavori giornalistici, di scrittura creativa, di ricerca scientifica  ai quali s’affiancano, complementandosi alla scrittura, i video con i quali continua la nostra sperimentazione sul versante webcast, con il successo decretato dai visitatori che proprio di questo tipo di risorse multimediali hanno dimostrato prediligere una fruizione costante da un magazine che, ricordiamocelo, nasce e vive solo in Rete, e dell’informazione digitale (testi, immagini, audio e video) fa il proprio principale campo d’indagine speculativa e di ricerca epistemiologica.

E allora ecco per voi i diciotto filmati  de “Le Giornate del Cinema Muto” di Sacile (Silent Film Festival) in anteprima anche su Fucine Mute, le video interviste a Carlo Mazzacurati e a Gianrico Tedeschi, il video seminario di Gianni Canova sul cinema della postmodernità, quello di Sandro Petraglia sulla sceneggiatura cinematografica. E ancora: l’intero spettacolo teatrale “Pinne” di Angela Giassi, rappresentato all’interno del porto vecchio di Trieste in occasione della manifestazione ApriT!Porto, organizzata dall’associazione culturale internazionale Palacinka. Infine più di un’ora di ottimo gospel, quello dei Java Jives, che si ascolta in audio streaming attraverso webradio, realaudio e mp3 e l’ultimo incredibile, pazzo, delirante, geniale video di Lorenzo “Spy” Fragiacomo, che sta diventando un web cineasta di culto non solo nelle Fucine Mute ma anche presso quel pubblico colto e raffinato, confinato nelle frange più underground e sperimentali della Rete.

Insomma, se volevamo stupirvi con effetti speciali, con questo numero ci sembra d’esserci proprio riusciti, modestia a parte.

Fucinews 

Dopo Fucine Mute, il fiore all’occhiello delle nostre produzioni editoriali in Rete, lo staff dei fucinieri ha deciso di provarci ancora una volta con la creazione di un nuovo progetto editoriale, Fucinews (http://fucinews.com), che proprio in questi primi giorni d’autunno vede la luce, esattamente due anni dopo la nascita della sua progenitrice, forte dell’esperienza con essa da noi accumulata lungo tutto questo periodo di crescita umana e professionale.

Si tratta di una nuova testata giornalistica iscritta nel Registro Stampa periodica specializzata con autorizzazione del Tribunale di Trieste che si rivolge al pubblico dei giovani che vanno al cinema, seguono i concerti, ascoltano la musica e che vogliono esser costantemente informati su tutte le novità inerenti Cinema, Musica, Arte, Teatro e spettacolo in genere. Elisa, Paola e Chiara, Jovanotti, Max Gazzé, Subsonica, Luna Pop, Alexia, Carmen Consoli, Super B, Enzo Iachetti… Questi sono alcuni dei nomi che in poco meno di un mese abbiamo già intervistato. Ad essi ne seguiranno altri nel corso di quello che sembra profilarsi un altro “bell’esperimento”, come qualcuno già scrisse di Fucine Mute. Le soluzioni tecniche di programmazione, la grafica contenitiva, le risorse e i servizi multimediali e di information brokering offerti nonché il costante (non più mensili, siamo quotidiani, real time) lavoro di redazione giornalistica ne fanno un prodotto a nostro giudizio valido, del quale, speriamo – pur essendone quasi presuntuosamente certi -, sentirete parlare in futuro.

Insomma, dopo due anni di lavoro cooperativo che ha coinvolto quasi un centinaio di persone, sostanziando un grande progetto editoriale in grado di generare nuovi posti di lavoro e di produrre ad altissimi livelli cultura, ricerca scientifica, spettacolo, intrattenimento, ci sentiamo proprio di dire che siamo soddisfatti e orgogliosi del nostro operato.

In attesa delle due candeline sulla torta, buone Fucine Mute a tutti, soprattutto a chi continua ancora a credere in noi.

It’s awfully considerate of you to think of me here
And I’m most obliged to you for making it clear
That I’m not here

And I never knew the moon could be so big
And I never knew the moon could be so blue
And I’m grateful that you threw away my old shoes
And brought me here instead dressed in red

And I’m wondering who could be writing this song

I don’t care if the sun don’t shine
And I don’t care if nothing is mine
And I don’t care if I’m nervous with you
I’ll do my loving in the Winter

And the sea isn’t green
And I love the Queen
And what exactly is a dream?
And what exactly is a joke?

 

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