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Scrittura

La bisessualità di Lord Byron

Le opere, i diari e le lettere

“Pazzo, cattivo e pericoloso da conoscersi”: così Lady Caroline Lamb, una delle tante amanti di Lord Byron, definì il poeta il giorno in cui lo conobbe.

Parlando di Lord Byron e della sua poetica, è impossibile fare una distinzione tra la sua vita e le sue opere. Infatti, ogni sua poesia ha un qualche riferimento a qualcosa che era realmente accaduto nella sua vita; addirittura i suoi Racconti Orientali hanno creato il mito dell’eroe Byroniano, che molto spesso ha offuscato il suo stesso creatore.

Lord Byron ebbe un’infanzia infelice, a causa di un padre che non conobbe praticamente mai e di una madre ossessiva che lo torturò sia psicologicamente che fisicamente. Inoltre, per la maggior parte della sua esistenza ebbe dei seri problemi finanziari; tutto ciò lo fece diventare un uomo perennemente insoddisfatto, sempre alla ricerca d’amore e di approvazione da parte delle altre persone.

Le donne che segnarono la sua vita si possono dividere in due categorie: quelle che si preoccuparono soltanto di sbandierare la loro relazione con il poeta più ricercato del momento, senza preoccuparsi dei suoi sentimenti, e quelle che lo amarono in modo totalmente disinteressato, come sua moglie Annabella, che pagò per le colpe di tutte le altre.

Forse la parte omosessuale del suo carattere si sviluppò proprio da questo suo disperato bisogno d’amore, che fu presente sin dalla sua infanzia.

La vita degli omosessuali in Gran Bretagna, all’epoca di Lord Byron, non era facile. C’era la pena di morte per i colpevoli di tale “crimine”, ma ciò non fu sufficiente per annullare questa realtà. I college e le Università erano frequentati da una popolazione esclusivamente maschile, che entrava in queste istituzioni nella più tenera età per completare il corso di studi solo molti anni dopo. Era pertanto normale che all’interno delle scuole e degli Atenei si creassero delle relazioni omosessuali, sebbene la maggior parte degli studenti abbandonassero quest’usanza una volta inseriti in società.

Lord Byron non fu un’eccezione, però egli continuò ad avere delle relazioni omosessuali anche una volta uscito dal college. Dopo la separazione da sua moglie, e quando cominciarono a circolare le prime voci riguardo all’incesto con la sua sorellastra Augusta e alla sua bisessualità, egli non trovò altra via d’uscita a questa ostracizzante situazione se non nell’esilio sul continente, prima in Svizzera e poi in Italia, per finire la sua vita in Grecia.

Tutto ciò può sembrare incredibile oggigiorno, quando molte persone dello spettacolo o della letteratura in tutto il mondo hanno costruito il proprio successo personale proprio sulla loro sbandierata diversità, ma all’epoca in cui visse il poeta la situazione era ben diversa. D’altronde, non va dimenticato che ancora oggi tutte le religioni condannano questa pratica, e a tutt’oggi l’omosessualità nel mondo islamico viene punita con il carcere.

In molti Paesi europei la pena di morte per omosessualità raggiunse il suo apice nel 1500 e nel 1600, ma alla fine del XVIII secolo la situazione era già migliorata nella maggior parte del Vecchio Continente. Ciò nonostante, in Inghilterra essa era considerata ancora come un’offesa capitale. L’omosessualità era punita con la gogna o con la forca, ed il numero di esecuzioni effettuate in base a quest’accusa era spaventosamente alto. Le esecuzioni si fermarono soltanto nel 1835, sebbene essa non sia più un reato soltanto da pochi anni.

La censura riguardo a questo argomento non risparmiava neppure la letteratura: infatti, da molti testi scomparvero i riferimenti all’amore greco, per paura di influenzare le giovani menti. Né i colpevoli potevano sperare di salvarsi grazie al loro rango od ai loro meriti letterari.

Ciò nonostante, la letteratura inglese riporta vari esempi di autori omosessuali, a cominciare da Christopher Marlowe, il drammaturgo elisabettiano che, a causa della sua vita dissoluta, può essere visto come un antesignano di Lord Byron; e, dopo il famoso poeta romantico, ci furono Oscar Wilde ed Edward Morgan Forster.

Tornando ai college, Harrow aveva la situazione peggiore. L’omosessualità maschile sfiorava il limite della prostituzione, ed era praticata senza restrizioni e praticamente senza controlli. Lord Byron ebbe delle relazioni affettive già quando frequentava questo college, sebbene sia probabile che la sua prima relazione fisica abbia avuto luogo durante il suo Grand Tour in Grecia. Quando Lord Byron arrivò ad Harrow nel 1801, era molto timido con le ragazze, ed al college cercò quell’amore che gli fu negato in famiglia. A Cambridge il poeta frequentava un circolo  di amici, prevalentemente omosessuali, e spesso parlavano tra di loro dei rischi che correvano a causa del loro modo d’amare. A tale scopo, nei loro discorsi usavano una specie di codice, dove, ad esempio, la parola “Horatian” sostituiva il termine “bisessuale”. È probabile che Lord Byron avesse dei sospetti sulla sua natura omosessuale sin da bambino, e ciò potrebbe aver influenzato la sua scelta di effettuare il Grand Tour in Grecia e Turchia, Paesi dove l’omosessualità veniva praticata senza restrizioni.

Nonostante i rischi che correva, spesso il poeta rivelava se stesso nelle lettere e nelle poesie, compreso il suo lato omosessuale, sebbene anche tali confidenze venissero mascherate sì da poter essere interpretate sia da un punto di vista femminile che da uno maschile. Non c’erano, nella maggior parte dei casi, dei riferimenti espliciti, ma tutto veniva lasciato volutamente ambiguo. Il resoconto del suo viaggio in Grecia e Turchia è facilmente rintracciabile nella sua opera Childe Harold’s Pilgrimage, dove, tra le altre cose, dedicò una stanza a William Beckford, l’autore di Vathek, che scelse di esiliarsi in Portogallo a causa della sua omosessualità.

Di ritorno in Inghilterra, uno dei migliori amici di Lord Byron, John Cam Hobhouse, gli suggerì di bruciare i diari che il poeta aveva scritto durante la sua permanenza in Grecia, probabilmente perché contenevano espliciti riferimenti alle sue esperienze omosessuali in quel Paese.

Diverso fu il destino di Oscar Wilde, che subì un penoso processo a causa della sua omosessualità, venendo condannato ai lavori forzati. Anche lui ebbe le prime esperienze omosessuali all’Università, e precisamente ad Oxford. Ma la sua relazione più profonda, perché più duratura, ma anche perché lo portò alla rovina, fu quella con Lord Alfred Douglas. Oscar Wilde si era già interessato di omosessualità nel suo saggio The Portrait of Mr W.H., dove sosteneva la tesi, successivamente confermata dagli studiosi, che i sonetti di Shakespeare fossero stati scritti per un uomo, un attore che recitava le parti femminili. Ma anche il suo capolavoro, il romanzo The Portrait of Dorian Gray, conteneva degli espliciti riferimenti all’omosessualità, ed infatti venne usato come prova contro di lui al processo.

Quattordici anni dopo la morte di Oscar Wilde, Edward Morgan Forster completò il suo romanzo, parzialmente autobiografico, chiamato Maurice. È la storia di un giovane uomo che scopre la sua omosessualità per gradi, e riesce non solo ad accettarla, dopo l’inevitabile primo momento di perplessità, ma anche a viverla apertamente, rischiando tutte le convenzioni dell’epoca. Nonostante i tempi fossero comunque cambiati, Forster lasciò nelle sue disposizioni testamentarie che il romanzo venisse pubblicato solo dopo la sua morte, avvenuta nel 1970.

L’interesse di Forster verso l’omosessualità era non solo di tipo letterario, ma anche personale. Già nel 1907 aveva pubblicato nel suo diario una lista di autori omosessuali, e durante la Prima Guerra Mondiale aveva avuto una relazione con un autista d’autobus in Egitto.

Nei romanzi di Forster, numerosi sono i riferimenti a Lord Byron, come in The Longest Journey, in A Room with a View, ed in Where Angels Fear to Tread.

L’opera poetica di Lord Byron fu fortemente influenzata dall’amore e dal sesso, che giocarono una parte così importante nella sua vita. Le sue poesie ed i suoi poemi hanno tutti, come caratteristica comune, un forte senso della passione, anche lì dove manchi l’amore. Il poeta stesso disse, in una lettera scritta alla sua futura moglie Annabella, che il grande obbiettivo della vita fosse la sensazione, sentire che esistiamo, anche attraverso il dolore. Quindi, ricerca di sensazioni forti ad ogni costo, un principio che egli applicò non solo nel suo lavoro, ma anche nella sua vita.

Le sue storie d’amore con le donne erano tutte di breve durata, anche a causa del suo difficile carattere. Preferiva le donne stupide a quelle intelligenti, perché temeva queste ultime. Aveva paura che la loro intelligenza si tramutasse in un’arma contro di lui. Voleva vedere la donna come una figura debole, sebbene — o forse proprio a causa di ciò — nella sua vita il poeta fosse sempre stato dominato da donne dalla forte personalità, come sua madre; la sua sorellastra Augusta; Annabella, sua moglie, che, sebbene riuscisse a sopportare in silenzio un anno di vessazioni da parte del poeta, quando decise di abbandonarlo non ritornò più da lui, nonostante le sue preghiere; o, ancora, Teresa, che lo controllava al punto tale da proibirgli di continuare la stesura del Don Juan perché‚ lei lo considerava un’opera amorale.

Immagine articolo Fucine MuteLa causa della sua vita travagliata per quel che concerne le donne va ricercata nel terribile rapporto che il poeta ebbe con la madre. Ella lo rovinò completamente, con la sua crudeltà mentale, almeno per quel che riguarda il suo modo di concepire la vita affettiva. In una lettera ad Augusta, il poeta scrisse che preferiva pensare che sua madre fosse completamente pazza, perché, se non lo fosse stata, avrebbe meritato l’aggettivo di “criminale” a causa del suo comportamento verso di lui. Inoltre, lei provava un gusto perverso nel rovinargli tutti i rapporti affettivi con le donne, provando una particolare soddisfazione quando poteva dirgli che qualche donna che lui aveva amato si fosse sposata con un altro uomo.

Fu così che Lord Byron si vendicò di tutte le donne con la moglie Annabella, l’unica, forse, disposta ad accettarlo in tutti i suoi aspetti, positivi e negativi, senza mai chiedere nulla in cambio per se stessa.

Tutto ciò contribuì a creare il “mito Byroniano”, ovvero un eroe che vorrebbe poter amare, perché guidato dalle passioni, ma che, a causa di forze esterne viene privato della felicità; perciò, sebbene ami, non può mai essere felice con le donne amate. Lord Byron era anche ossessionato dal concetto di donna infedele, forse a causa del tradimento sentimentale di sua madre, che lo privò dell’amore di cui aveva tanto bisogno.

Immagine articolo Fucine MuteDa tutto questo insieme di cose potrebbe essersi sviluppato il suo lato omosessuale, che raggiunse il massimo della sua espressione durante il suo viaggio in Grecia, un Paese dove, secondo Hobhouse, la pederastia era largamente praticata. Lord Byron non fece eccezione a questa pratica, durante il suo soggiorno nel Paese ellenico. Anche i suoi eroi maschili risentirono di questa sua doppia personalità, come si può vedere in Sardanapalus, un crudele eroe che però è anche effeminato; in Don Juan, che vive in un harem non solo perché‚ sia un luogo colmo di donne, ma anche perché‚ bene si addice alla sua personalità femminile; od ancora in Lara, che è sempre accompagnato da un paggio con il quale ha uno strano rapporto di dipendenza, per poi scoprire alla fine che si tratta di una donna travestita da uomo.

Per capire al meglio l’origine del suo travaglio interiore riguardo alle relazioni affettive, bisogna risalire all’infanzia del poeta. Sua madre commise degli sbagli madornali non soltanto nel modo di educarlo, ma anche nella scelta delle persone da porre al suo fianco. Quand’era ancora bambino, era accudito dalla nurse May Gray, una giovane donna dai gusti perversi che, fraintendendo il suo ruolo, pensò di dover educare il bambino anche da un punto di vista sessuale. Ma Lord Byron era ancora troppo giovane per non venir rovinato dai giochi sessuali che May Gray lo obbligava a fare. Fu così che egli diventò fin troppo precoce non solo nel fisico, ma anche nei sentimenti. Il suo primo amore turbò i suoi sonni all’età di nove anni, quando si innamorò di Mary Duff, una cuginetta di Aberdeen. A dieci anni ereditò il titolo di Lord e con esso la residenza di Newstead Abbey. Nei paraggi dell’abbazia viveva un’altra cugina, Margaret Parker, che risvegliò immediatamente il suo amore. Ma la sfortunata giovane morì all’età di quindici anni; il poeta poté solo dedicarle una poesia, On the Death of a Young Lady.

Il suo posto venne preso da Mary Chaworth, ancora una cugina; ma ella, nonostante amasse flirtare con Lord Byron, era già fidanzata con un altro uomo. Inoltre, un giorno lo apostrofò come “ragazzo zoppo”, ed il cuore del poeta si spezzò per la delusione.

La persona che, invece, giocò un ruolo importante nel suo risveglio omosessuale fu Lord Grey de Ruthyn, un giovane aristocratico a cui venne affittata l’abbazia di Newstead. Dissoluto e senza scrupoli, fece delle pesanti avances al giovane Lord Byron, che, per questo motivo, non lo perdonò mai. Litigarono in un modo violento, ed a nulla servirono i tentativi di riavvicinamento da parte di Lord Grey.

Il lato omosessuale di Lord Byron era ben conosciuto da Lady Caroline Lamb, che, desiderosa di vendetta, lo rivelò ad Annabella, che però ne era già a conoscenza. Lady Lamb parlò all’amareggiata Annabella dell’amore di Lord Byron per il suo paggio Rushton, ed anche di tre compagni di scuola dei tempi di Harrow, che il poeta avrebbe corrotto; inoltre, disse che il poeta le aveva confessato di aver praticato l’omosessualità senza restrizioni durante il suo soggiorno in Turchia.

Il primo amore importante di Lord Byron nei confronti di un esponente del suo stesso sesso ebbe luogo a Cambridge, quando, visitando la cappella del collegio, restò incantato dall’angelica voce di un corista, John Edleston. Dal momento in cui lo conobbe i due divennero inseparabili, e Lord Byron sentì immediatamente la necessità di parlare a tutti del suo affetto nei confronti del consta. Alla sua amica Elizabeth Bridget Pigot scrisse delle lettere piene di dettagli riguardo a John Edleston, raccontandole tutto della loro amicizia.

A John Edleston Lord Byron dedicò molte poesie, tra cui The Adieu, scritta in un momento in cui aveva la sensazione di dover morire, e pertanto si preparava a dare l’addio a tutto ciò che amava. John Edleston era, secondo le sue stesse parole, il soggetto di un amore violento, sebbene puro. E fu per questa ragione che il momento del distacco tra i due fu molto doloroso.

Durante il loro soggiorno in Grecia, Lord Byron e John Cam Hobhouse seppero da Londra che Edleston era stato accusato “d’indecenza”. Ciò preoccupò Lord Byron per poco tempo, perché meno di un anno dopo John Edleston morì. Questa notizia fece precipitare Lord Byron in un abisso di disperazione, che venne sfogata in una serie di poesie a lui dedicate, tra cui Away, Away, Ye Notes of Woe!, One Struggle More and I Am Free e And Thou Art Dead, As Young and Fair.

Immagine articolo Fucine MuteAnni dopo, il fantasma di John Edleston continuava a turbare i sogni di Lord Byron. Parlò di lui anche alla moglie, pur non nominandolo apertamente, ma chiamandolo con il nome femminile di Thyrza, lo stesso nome con il quale gli aveva dedicato alcune poesie allo scopo di ingannare il lettore sulla vera identità del giovane amato.

Riguardo agli altri uomini amati da Lord Byron, egli era attratto soprattutto da ragazzi più giovani, perché voleva essere per loro una specie di protettore. Curiosa coincidenza, i tre ragazzi dai quali si sentì maggiormente attratto furono dei quindicenni: John Edleston, Nicolo Giraud e Loukas Chalandrutsanos. Per spiegare ciò, bisogna riferirsi di nuovo al suo rapporto con la madre. Lord Byron aveva sempre un disperato bisogno d’amore, ma da lei ricevette solo odio, umiliazioni ed egoismo. Tentò di conquistare il suo affetto molte volte, ma inutilmente. Apparentemente, l’unica cosa che interessava la donna era di vedere suo figlio soffrire, forse per vendicarsi di tutte le frustrazioni della sua vita. Anche le altre donne che amò, a parte sua moglie, tentavano di dominarlo; e forse questa è la ragione per cui egli rivolse le proprie attenzioni verso dei giovanetti, più facili da manipolare.

Robert Rushton era un giovane affascinante, figlio di un contadino che viveva nei paraggi di Newstead Abbey. Lord Byron lo prese al suo servizio, e ben presto lo volle sempre accanto a sé. La sua camera da letto era la più vicina a quella del poeta, perché questi voleva averlo vicino a tutte le ore. Fletcher, il suo maggiordomo personale, aveva l’incarico di controllare il giovane paggio, ma Lord Byron dovette subire una profonda delusione quando scoprì che Fletcher lo portava con sé in una casa di tolleranza. Rushton lo deluse anche quando intraprese una relazione con una cameriera di Newstead, ma il poeta lo perdonò ogni volta. Lo portò con sé durante il Grand Tour ed anche dopo il suo esilio, in Svizzera. Ma entrambe le volte lo rimandò a casa.

In Grecia egli respirò a pieni polmoni l’atmosfera di omosessualità così spesso descritta nei classici greci che egli aveva studiato ad Harrow ed a Cambridge. Fu così che si sentì ben presto attratto da un giovane ellenico, Eustathius Georgious. Ad alcuni amici descrisse la bellezza del ragazzo, sebbene avesse spesso degli atteggiamenti così effeminati da rasentare il ridicolo, come quando usciva con un parasole per proteggersi dai raggi solari. Un giorno ebbero una furiosa litigata, e per questa ragione, insieme al non trascurabile particolare che Eustathius soffrisse di attacchi di epilessia, Lord Byron lo rispedì da suo padre.

Ma le sue esperienze greche continuarono al convento dei Cappuccini che si trovava ai piedi dell’Acropoli, dove si trasferì perché si trovava più a suo agio. Lì conobbe un ragazzo di origine francese, Nicolo Giraud, che gli insegnava l’italiano e che ben presto cominciò a considerarlo, come Lord Byron stesso descrisse in una lettera, il suo unico “padrone ed amico”.

Lord Byron tornò in Inghilterra nel luglio del 1811, ma le sue avventure con ragazzi greci continuarono anche durante il suo ultimo viaggio nel paese ellenico. Ad Itaca incontrò una vedova che versava in pessime condizioni economiche, ed egli la aiutò con del denaro. Inoltre, prese al suo servizio il figlio della vedova, Loukas Chalandrutsanos. Il poeta se ne innamorò, ma Loukas lo seguì probabilmente più per riconoscenza che non per amore. Lord Byron ne fu ossessionato, dedicandogli anche delle poesie, tra cui Love and Death, ma tutto fu inutile.

Il sentimento che lo legò per tutta la vita al conte di Clare era, invece, completamente diverso. Quando Lord Byron studiava ad Harrow, aveva un circolo di inseparabili amici, e durante i suoi ultimi anni lì conobbe il conte di Clare. Questi divenne subito il suo favorito. Al conte di Clare Lord Byron dedicò la poesia To the Earl of Clare, dove è possibile comprendere quanto il poeta amasse il compagno di college. Le sue lettere al conte cominciavano tutte con le parole “My dearest Clare”, ed inoltre egli scrisse spesso su di lui nella sua raccolta Detached Thoughts. Nel novembre del 1821 Lord Byron stava viaggiando verso Bologna, quando la sua carrozza incrociò un’altra, a bordo della quale c’era proprio il conte di Clare. L’incontro tra i due fu incredibilmente commovente, e lasciò un marchio indelebile per entrambi.

Quando Lord Byron si esiliò sul continente, era accompagnato anche da un giovane medico, John William Polidori, assunto come medico personale del poeta.

Il dottor Polidori era l’uomo più giovane ad essersi laureato all’Università di Edimburgo, ma, a causa del background letterario della sua famiglia (suo padre era stato il segretario personale di Vittorio Alfieri), era ben più interessato alla letteratura che non alla medicina. Polidori aveva anche un altro motivo per seguire Lord Byron nel suo viaggio: aveva infatti ricevuto cinquecento sterline da John Murray, l’editore del poeta, per scrivere il diario di questo viaggio. Lord Byron però si stancò del medico dopo poco tempo. Polidori parlava troppo, ed inoltre era troppo spesso ammalato. Con lui, l’amareggiato Lord si comportava in modo molto crudele, maltrattandolo ad ogni occasione. Non è chiaro il motivo per cui, nonostante tutto ciò, Polidori desiderasse così tanto rimanere al suo fianco. È possibile che provasse un’attrazione sentimentale verso il poeta, ed infatti spesso si sentì geloso dell’amicizia tra Lord Byron e Percy Bysshe Shelley, al punto di sfidare quest’ultimo a duello.

In settembre Lord Byron lo licenziò, sebbene i due si rividero in altre occasioni; ma riprendere un rapporto così travagliato fu impossibile. Qualche anno dopo, Polidori si suicidò a Londra con il veleno.

L’amicizia tra Lord Byron e John William Polidori si rivelò fruttuosa almeno per il medico, che scrisse il romanzo The Vampyre, il cui protagonista è un affascinante vampiro modellato su Lord Byron.

Più fruttuoso fu invece il rapporto d’amicizia che legò Lord Byron a Percy Bysshe Shelley. I due poeti romantici non si incontrarono mai in Inghilterra, ma si conobbero in Svizzera, sul lago di Ginevra. Lord Byron aveva un atteggiamento molto amichevole con Shelley, mentre questi, nonostante disdegnasse tutte le regole prestabilite dalla società, mostrò sempre un grande rispetto per il titolo nobiliare di Lord Byron.

I due poeti avevano molte cose in comune, tra cui gli atteggiamenti anticonvenzionali che entrambi pagarono con l’esilio. Ciò nonostante, Shelley criticò sempre lo stile di vita di Lord Byron, trovando disgustoso il modo in cui questi viveva a Venezia, pagando, tra le altre cose, dei ragazzi che si travestivano da donne e che frequentavano il palazzo di Lord Byron.

C’era, in Shelley, una contraddizione per quel che riguarda il suo atteggiamento nei confronti dell’omosessualità. Infatti, criticò l’usanza dell’epoca di espurgare i classici greci da ogni riferimento all’omosessualità, ed inoltre egli stesso cercò di fare un’analisi critica e filosofica dell’omosessualità greca, ma allo stesso tempo si ostinava a voler interpretare come esclusivamente metaforici i rapporti tra uomini descritti nel Simposio di Platone.

Un’altra differenza evidente tra i due poeti riguardava il soggetto della religione. Shelley amava definirsi come “ateo”, mentre Lord Byron era stranamente affascinato dalla religione cattolica e criticava Shelley per le sue posizioni così intransigenti.

Eppure, gli animi dei due poeti erano simili in altri aspetti. Entrambi erano affascinati da soggetti quali il galvanismo, la rianimazione di tessuti morti ed il vampirismo, ed entrambi erano tormentati da incubi notturni.

Il vampirismo era un soggetto comune a due opere da loro composte, The Cenci di Shelley e Manfred di Lord Byron, sebbene in entrambi i casi il vampirismo fosse mascherato con il tema dell’incesto.

L’8 luglio 1822 Percy Bysshe Shelley morì annegato nella baia di Lerici. Lord Byron risentì moltissimo della sua perdita, e l’ammirazione che provava per il poeta scomparso non diminuì in alcun modo dopo la sua morte.

La loro splendida amicizia venne resa immortale dal poema ad essa dedicata da Shelley, Juliano and Maddalo.

La vita amorosa di Lord Byron fu contrassegnata in modo particolare da quattro donne: Annabella, la moglie; Augusta, la sorellastra; Caroline, che lo tormentò fino alla fine; e Teresa, la sua ultima amante.

Anne Isabella Milbanke nacque da una famiglia aristocratica, e, fin da bambina, fu attratta dalla matematica e dallo studio in genere. Molto intelligente, era dotata anche da un forte senso della morale, che la portò a pensare di essere l’unica persona che potesse salvare Lord Byron dalla sua vita amorale.

Lord Byron si sentì attratto da lei anche perché era l’unica donna che non dimostrasse alcun interesse per il più famoso poeta dell’epoca. Le propose di sposarlo una prima volta, ma lei rifiutò, adducendo come scusa un presunto fidanzamento con un altro uomo. Ciò nonostante, egli continuò a corteggiarla insistentemente, mostrandosi modesto, remissivo, ma, soprattutto, molto innamorato. La sua corte pressante e le sue promesse fecero innamorare la giovane Annabella, che due anni dopo capitolò ed accettò le nozze. Sfortunatamente, Lord Byron cambiò il suo atteggiamento nei confronti della moglie già dal giorno dopo il matrimonio. Le fece immediatamente capire che la relazione che lo legava ad Augusta era di carattere amoroso-sessuale, che aveva avuto delle relazioni con degli uomini e che le avrebbe reso la vita un inferno. Questa promessa fu l’unica che Lord Byron mantenne. Lord Byron cominciò a tormentarla in ogni possibile occasione, e con i metodi più crudeli. Lei sopportava tutto in silenzio, nella vana speranza di farlo cambiare e di poter ricevere da lui l’amore che meritava. Ma fu tutto inutile: dopo la nascita della loro figlia Ada, avvenuta un anno dopo il matrimonio, Annabella lasciò la casa di Lord Byron, e non vi ritornò mai più.

Dopo la separazione, si scoprì che Lord Byron non vessò la moglie solo sul piano psicologico, ma anche sessualmente. Tra le altre cose, sembra che abbia tentato di sodomizzarla, il che rinforzò i sospetti di lei riguardo alla doppia personalità del marito.

Prima di lasciarlo, Annabella tentò di convincersi che Lord Byron stesse attraversando un periodo di temporanea pazzia. Era questo, infatti, l’unico modo che trovasse per giustificare il comportamento crudele del marito. Purtroppo, non riuscì ad ottenere una simile certificazione dai medici che videro il poeta, e pertanto non ebbe altra via d’uscita, sia per lei che per Ada, se non lasciarlo.

L’atto di separazione venne firmato. Lord Byron era sotto shock: non riusciva a comprendere la gravità del suo comportamento fino a quel momento, ed inoltre aveva fatto l’incredibile errore di dare per scontato che Annabella, qualsiasi cosa egli potesse farle, sarebbe sempre rimasta al suo fianco solo per amore. Annabella sopportò quanto poté, ma quando lo lasciò non tornò mai più indietro, cogliendo il poeta di sorpresa per il suo comportamento improvvisamente così risoluto.

Lord Byron pensava di poter essere facilmente perdonato, e per comprare un’assoluzione, le scrisse anche dei versi; ma ormai era troppo tardi. Più volte, anche dall’esilio, tentò una riappacificazione, ma ormai Annabella si dimostrò irremovibile. Aveva tentato di fargli capire i suoi errori durante tutto il tempo del loro matrimonio; aveva tentato di fargli comprendere quanto si sentisse trascurata, quanto pesanti fossero le sue umiliazioni, ma tutto si era dimostrato inutile; pertanto, a quel punto, niente poté farla tornare indietro.

Lord Byron la pianse a lungo, ed anche in punto di morte chiamò il suo nome. Ma non vide mai più né la moglie, né la figlia.

Augusta Leigh era figlia dello stesso padre del poeta, ma della sua prima moglie. Era più vecchia di Lord Byron di cinque anni, ma vide il poeta ben poco durante la sua infanzia. Le cose cambiarono dopo il soggiorno di Lord Byron ad Harrow, quando i due cominciarono ad affezionarsi l’uno all’altra. Presto l’affetto si tramutò in una relazione incestuosa, che venne definitivamente alla luce quando Lord Byron scrisse The Bride of Abydos, la storia di due amanti che si credono fratello e sorella. Inoltre, Lord Byron un giorno disse che c’era a Londra una donna che attendeva un figlio da lui, e se questo figlio fosse stata una femmina, si sarebbe chiamata Medora, il nome della protagonista femminile del suo poema The Corsair. Qualche tempo dopo Augusta diede alla luce una figlia, che imprudentemente chiamò, appunto, Medora.

Dopo la separazione da Annabella, questa cercò di ottenere da Augusta una confessione completa dell’incesto; ottenne però solo un parziale risultato, poiché Augusta ammise qualcosa, ma sostenne sempre che dopo il matrimonio del poeta, ogni rapporto incestuoso tra loro due fosse cessato.

Il giorno di Pasqua del 1816 Augusta vide Lord Byron per l’ultima volta, prima che lui partisse per il continente. Successivamente, Augusta mostrò ad Annabella ogni lettera che il fratellastro le scriveva, e la cognata riuscì a persuaderla a non incontrarlo mai più, convincendolo a non tornare in Inghilterra.

Lord Byron si senti tradito da questo improvviso cambiamento di comportamento da parte di Augusta, e la sua delusione nei confronti della vita fu, a quel punto, totale.

Lady Caroline Lamb fu, invece, la donna che più tormentò il poeta fino alla fine. Ella aveva sempre assunto, nel corso della sua vita, dei comportamenti isterici, al punto tale che la nonna temeva per la sua stessa vita. Amava travestirsi da ragazzo, specialmente da paggio, e forse fu proprio questo il tratto del suo carattere che colpì di più Lord Byron, la cui mente era già divisa tra l’amore per le donne e l’attrazione nei confronti dei ragazzi.

La loro relazione durò solo due mesi, dopodiché, a causa del comportamento isterico ed ossessionante di Caroline, egli decise di troncare ogni rapporto. Sfortunatamente per lui, questa non era l’intenzione di Caroline, che cominciò a tormentarlo con incredibili scenate. Le lettere, talvolta appassionate, talvolta offensive, di Caroline cominciarono ad ossessionarlo dovunque andasse. Lord Byron tentò con ogni mezzo di far desistere Caroline da questi atteggiamenti, ma tutto fu vano. Dopo il suo matrimonio la folle ricerca di Caroline di riavere per sé l’ex amante non cessò, e, dopo la separazione, fomentò Annabella contro il poeta, rivelandole dei compromettenti segreti riguardo alla bisessualità di Lord Byron.

Tutto ciò non le portò alcun vantaggio, ma minò ancora di più la sua già debole psiche. Lady Caroline Lamb morì pazza.

Teresa Guiccioli Gamba fu l’ultima donna amata da Lord Byron. Il poeta la conobbe a Venezia, ma fu solo durante il loro secondo incontro che l’idillio inizio.

All’epoca, Teresa era appena diciottenne, o poco più, eppure era già sposata con il conte Alessandro Guiccioli da un anno. Il conte era al suo terzo matrimonio, essendo più che sessantenne, ed aveva alle sue spalle una pessima fama. Si vociferava che avesse assassinato una delle sue mogli, e che fosse coinvolto in altri due casi di omicidio. Ciò nonostante, la famiglia di Teresa acconsentì a questo matrimonio poiché il conte era incredibilmente ricco, anche se altrettanto avaro.

Teresa offrì a Lord Byron il ruolo, per lui insolito, di cavalier servente. Tutto ciò che doveva fare era di tenere in mano il ventaglio di Teresa, ed imparare a piegare il suo scialle nel modo corretto. Può sembrare strano che una personalità come quella di Lord Byron accettasse un simile ruolo, così degradante, passivamente, ma la ragione può essere ricercata nel fatto che, quando conobbe Teresa, egli fosse profondamente deluso dalla vita e stanco dell’esistenza dissoluta condotta fino a quel momento.

Quando Teresa fu costretta a tornare a Ravenna, sua città natale, Lord Byron la seguì. Frequentando la famiglia della giovane donna, Lord Byron venne coinvolto nelle cospirazioni dei Carbonari. Amante della libertà, egli non esitò a fare propria la causa dell’indipendenza italiana, partecipando attivamente alle riunioni segrete e finanziando il movimento rivoluzionario.

Il fratello di Teresa, Pietro Gamba, era un ardente rivoluzionario, e riuscì a coinvolgere Lord Byron nelle sue attività. Nel frattempo, Teresa aveva ottenuto la separazione dal marito, a patto che vivesse con il padre. Lord Byron seguì Teresa e tutta la famiglia Gamba nei loro spostamenti da città in città, a causa del fatto che dovettero subire l’espulsione a causa della loro attività a favore dei Carbonari. Lord Byron si trovò a condurre una vita noiosa, non certo consona allo standard a cui era abituato prima della sua relazione con Teresa. Dopo breve tempo, cominciò a desiderare un impegno che lo coinvolgesse più del suo ruolo di cavalier servente. Il tentativo di Pietro di coinvolgere il poeta nella lotta per la liberazione della Grecia arrivò al momento giusto. Lord Byron non esitò neppure un momento prima di imbarcarsi con Pietro ed altri compagni d’avventura verso il Paese che aveva sempre amato, forse anche perché questo poteva restituirgli le energie spente dalla pacifica convivenza con Teresa.

Lord Byron non aveva alcun motivo‚ alcun desiderio di ritornare in Inghilterra, ed ormai cominciava ad essere stanco anche dell’Italia. Fu così che nel luglio del 1823 partì alla volta di Cefalonia; una volta arrivato in Grecia, si unì all’esercito liberatore del principe Mavrocordato. Nel febbraio dell’anno successivo si ammalò per la prima volta, assistito dal fido Loukas e da Fletcher. La sua guarigione non fu però completa, e nell’aprile una ricaduta si dimostrò fatale. Lord Byron morì il 19 aprile 1824. Il suo corpo imbalsamato fu rispedito in Inghilterra, e venne sepolto in una chiesa vicino a Newstead Abbey.

Nonostante gli scandali e le numerose critiche che contrassegnarono la sua intera esistenza, Lord Byron guadagnò il suo posto nella storia.

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Barriera invisibile (Gentleman’s Agreement)

José Muñoz: Miraggi di memoria

C.B. Cebulski: Il globetrotter della Marvel

Trieste Film Festival 2019

Umberto Pignatelli: La rinascita del librogame?

Dave McKean: L’illusione del significato

Tito Faraci: Feltrinelli Comics: una scommessa vinta

James O'Barr e Chiara Bautista: Oltre Il Corvo

Marco Steiner: Corto come un romanzo, anzi due

Cinemassacro di Boris Vian: Il cinema parodiato...

Chesil Beach: Si può tradire Shakespeare, non...

Trieste Science+Fiction Festival 2018

Frankenstein a teatro (II)

Casomai un’immagine

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