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Palcoscenico

Gianrico Tedeschi

Le ultime lune

Riccardo Visintin (RV): Siamo qui in compagnia di Gianrico Tedeschi, che è il protagonista delle Ultime Lune di Furio Bordon, che ha debuttato ieri in anteprima a Trieste, con uno straordinario successo. La sua impressione innanzitutto, signor Tedeschi, su questa prima prova triestina…

Gianrico Tedeschi (GT): Be’, molto positiva, e in più c’è il fatto che io ho un po’ un debole per Trieste, perché intanto ho fatto qui per la prima volta la “Rigenerazione” di Svevo, poi ho collaborato per un certo periodo sia con il Teatro Stabile che con la Contrada; e poi, dico, il loro [delle Ultime Lune, ndr] autore è Furio Bordon che è un triestino, quindi è un’emozione particolare nel senso che ci rivolgiamo ad un pubblico e ad un autore che appartiene a questo pubblico, a questa cultura, a questo mondo.

Non a caso il tema della commedia è pieno di altissimi, grandissimi sentimenti. Io la amo in modo particolare perché tratta non solo il tema della vecchiaia, ma tratta anche di un tema umano universale che è mancato al nostro secolo.

Io considero il nostro un secolo tremendo: quello dell’Atomica, delle due Guerre Mondiali, di Olocausti, di massacri.

Si tratta di un secolo in cui è mancato l’amore, e questa è una commedia che soprattutto parla d’amore, di bisogno d’amore, di desiderio d’amore, attraverso il tema della vecchiaia.

RV: Ieri ho dato un’occhiata d’insieme alla platea ed ho visto un pubblico partecipe e commosso. Allora c’è una domanda in qualche modo inevitabile: questa non è la prima edizione de “Le ultime lune”, ne è stata fatta un’altra con un suo collega e credo anche amico, che è Marcello Mastroianni. Come vi siete posti rispetto a questa precedente edizione diretta da Giulio Bosetti? Ci sono state delle prese di posizione per cercare di realizzare un prodotto in qualche modo diverso, oppure è stato proprio una specie di faro guida, anche da un suo punto di vista interpretativo?

GT: Mah, questo non glielo saprei dire, perché io non ho visto l’altra edizione. Sono certo di una cosa: che Mastroianni, che era un carissimo amico, sarebbe stato felicissimo di sapere che riprendo io una commedia che ha avuto lui come interprete prestigioso e straordinario, perché eravamo molto amici, e io sono certo che mi porterà fortuna.
Di questa commedia me ne avevano parlato prima ancora che la offrissero a Mastroianni, ed io l’avevo subito presa in considerazione, e avevo subito deciso di farla.
Poi, come nascono le cose teatrali, è intervenuto Marcello, e so che la sua è stata un’interpretazione che definiscono leggendaria. E quindi è tutto un po’ una festa…

RV: Stamattina ho dato una scorsa alla sua biografia, che definirei vertiginosa, in cui ci sono esperienze che attraversano veramente tutti i campi. Per cui si parte da Gogol a G.B. Shaw, a tantissima televisione, a tanto cinema, a tanto teatro… L’unica domanda che posso farle, la più semplice, altrimenti ci dilungheremmo troppo, è se in qualche modo c’è rimasto in questa vastissima compagine di esperienze un puntolino vuoto, una mancanza, un qualcosa che non ha potuto fare, che avrebbe voluto fare, e che magari potrebbe riprendere in futuro, sia un progetto cinematografico o teatrale, o magari un copione letto e poi rifiutato, insomma…

GT: Mah, non lo so, grosso modo penserei di no, perché insomma, adesso, tra qualche mese, faccio già ottantuno anni… Di cose ne ho fatte, avrei ancora da completare una serie di spettacoli che ho fatto su Pirandello.

Io ho fatto “Il piacere dell’onestà”, “Enrico IV” e “Tutto per bene”, ecco vorrei fare ancora il “Pensaci Giacomino” e “Il berretto a sonagli”, sono queste le cose che vorrei fare in seguito.

RV: Non posso fare altro che augurarle un secondo successo triestino pari e anzi speriamo maggiore a quello di ieri sera, che è stata una bellissima serata di teatro. Speriamo di rivederla ancora una volta a Trieste che è una città, dove ci pare lei si trovi abbastanza bene…

GT: Molto, molto bene… Grazie anche a voi.

Riccardo Visintin (RV): Siamo in compagnia di Marianella Laszlo, che è la protagonista insieme a Gianrico Tedeschi e Walter Mramor di questa edizione de “Le ultime lune”. Ieri avete debuttato, mi sembra di aver visto — ero presente —, con grande successo, e allora siamo venuti a sentire a caldo anche da lei, una sua impressione a livello emotivo…

Marianella Laszlo (ML): Be’, intanto io sono molto felice di essere a Trieste, perché ho un rapporto molto particolare con Trieste, per esempio l’incontro con mio marito, l’incontro d’amore con mio marito è avvenuto a Trieste. E anche nostra figlia l’abbiamo messa al mondo a Trieste, quindi per me questa è una città speciale.
L’accoglienza che il pubblico triestino ci ha riservato ieri sera è stata affettuosissima, qualcosa di più che entusiasmo semplice, proprio un entusiasmo affettuoso che io ho sentito molto forte anche nei confronti di mio marito, che è Gianrico Tedeschi  — per chi non lo sapesse —, e devo dire che ho sentito un amore verso di lui, una gratitudine amorosa per quello che lui aveva dato.
Noi partecipiamo con molta gioia a questo spettacolo che è scritto da un autore triestino, contemporaneo, quindi anche questo ci piace molto. I personaggi sono molto belli, speriamo che il pubblico venga: siamo molto felici…

RV: Questa è una domanda che abbiamo posto a tutti voi tre interpreti dello spettacolo, anche per saggiare le vostre reazioni: questa non è la prima edizione de “Le ultime lune”; ce n’è stata un’altra diretta da un suo collega, Giulio Bosetti e interpretata da Marcello Mastroianni. C’è stato un confronto con la figura di Marcello Mastroianni, con la regia di Bosetti o avete preferito non prendere in considerazione questa prima edizione per inoltrarvi lungo un sentiero completamente vostro?

ML: è certo così. Non certo per deprezzare in qualche modo il lavoro fatto dai nostri precedenti, illustri colleghi che stimiamo moltissimo. Peraltro mio marito aveva con Marcello Mastroianni un rapporto fortissimo e ha subito moltissimo la sua morte, è stato molto colpito. Purtroppo noi non abbiamo potuto vedere quell’edizione, fra l’altro ci tenevamo molto ma non è stato possibile per ragioni di lavoro: raramente riusciamo a vederci gli uni con gli altri. Non abbiamo voluto vedere il video a quel punto, quando la compagnia si è riunita, per evitare fatalmente di essere influenzati e quindi abbiamo preso una strada completamente diversa, autonoma se non altro, non so se diversa, perché poi, magari, se ci sono degli effetti comici, fatalmente avvengono sempre nello stesso punto, le risate si ripetono… Comunque l’arte di Marcello e l’arte di Gianrico, sono talmente diverse come caratteristiche individuanti che non è possibile paragonarle. Marcello era grandissimo e Gianrico penso che sarà grande in un modo diverso. Io devo subire il confronto con questa mia grande collega che è Erika Blanc, che è bravissima e spero di essere alla sua altezza e di non farle fare brutta figura.

RV: Ho visto una parte consistente del pubblico femminile che dirottava lo sguardo nella sua direzione, anche in momenti in cui suo marito Gianrico Tedeschi era fortemente in scena, il che è sintomatico: rappresenta qualcosa a livello di alchimia dei personaggi…

ML: …di rapporti fra i personaggi…

RV: …esattamente. Un’ultima domanda: una curiosità personale. La sua prima volta a teatro, il suo primo spettacolo teatrale e la sua prima volta a Trieste.

ML: La mia prima volta a teatro è stata a 15 anni, perché avevo un professore di filosofia che amava molto il teatro e abbiamo messo in scena l’”Adelchi” e io facevo il personaggio di Ermengarda. Questo è avvenuto tantissimi anni fa.

La prima volta a Trieste: in questa città, 33 anni fa, nel 1968, abbiamo fatto “Le Nuvole” di Aristofane e in quell’occasione io e mio marito ci siamo incontrati e ci siamo innamorati…

RV: Di nuovo una situazione in cui il teatro incontra la vita…

ML: Grazie e auguri per tutto!

Riccardo Visintin (RV): Siamo in compagnia di Walter Mramor, che innanzitutto ringraziamo per averci concesso questa video intervista, protagonista insieme a Gianrico Tedeschi e Marinella Laszlo de “Le ultime lune” di Furio Bordon. La prima domanda che mi viene spontanea è questa: la tua prima volta a Trieste, e — ovviamente — un ricordo. Poi magari la confrontiamo con quest’ultima volta, quella attuale…

Walter Mramor (WM): Trieste è stata la mia “prima volta” in assoluto, perché ho vinto un provino al Teatro Stabile, e sono diventato l’attor giovane dello Stabile, al mio primo provino. Era il 1979, e lo spettacolo era “Il Marchese Von Keit” di Wedekind; successivamente è nato anche il “Calderon” di Pasolini.

Per me Trieste è, chiaramente, la città dov’è nata la mia esperienza di professionista, molto giovane allora, e quindi sono molto felice di tornare adesso qui allo Stabile come produttore oltre che come attore, è un traguardo per me.

RV: E infatti questa è una cosa importante che avevo piacere di specificare con te: questa operazione de “Le ultime lune” è fortissimamente voluta da te anche da un punto di vista produttivo, cioè è uno di quei casi in cui un attore si occupa anche di una situazione organizzativa e poi ne segue lo sviluppo fino alla fine… È così?

WM: Be’, diciamo che io ormai da dodici anni mi occupo di produzione, ho costituito la “Artisti Associati” che ha sede al Teatro Comunale di Cormons, che è anche il nostro teatro dove nascono le produzioni.

Queste “Ultime lune” in particolare sono una coproduzione con la neocostituita Compagnia di Prosa Gianrico Tedeschi e con Gianrico Tedeschi abbiamo pensato e organizzato una programmazione triennale, cioè un percorso teatrale triennale che parte appunto dal 2000 e arriverà fino al 2003. E “Le ultime lune” è una delle tappe di questo percorso che faremo insieme.

C’è già stato il “Minetti” di Berhnard, che poi viene ripreso in seconda parte di stagione quest’anno, e ora c’è “Le ultime lune” con questo debutto meraviglioso a Trieste, e con il successo che abbiamo avuto ieri sera.

RV: E infatti questa è una cosa che avevo proprio piacere di chiederti: ieri sera avete vissuto quest’anteprima e vi aspetta una lunga tournée. Che impatto hai avuto tu personalmente ieri vedendo per la prima volta messo in scena questo testo che hai molto amato e che continui ad amare? È andata come pensavi? Ci sono stati dei momenti di difficoltà sia nelle prove sia nella successiva realizzazione, o invece trovi che questo pubblico triestino abbia reagito subito in maniera positiva, propositiva?

WM: Mah, guarda, si sa che il pubblico di Trieste è un pubblico dal palato fine, e quindi un pubblico che, diciamo, fa da riferimento a livello nazionale. Generalmente se uno spettacolo funziona a Trieste funziona in tutta Italia.

“Le ultime lune” è un testo che ha già avuto delle illustri messe in scena non solo in Italia ma in dodici Paesi all’estero, con tanto successo; quindi partivamo sereni… Diciamo che il successo di ieri sera, lo straordinario successo di ieri sera, indubbiamente ci fa pensare che sarà per noi una tournée felice, una tournée, auspichiamo, di grande soddisfazione, poiché essa è lunga: finirà a fine marzo.

Se gli applausi di ieri sera si ripeteranno in tutta Italia, potremo davvero dichiararci soddisfatti.

RV: Con questa domanda finale ci congediamo, anche ringraziandoti ovviamente per la tua disponibilità visto che siamo anche, diciamolo, a ridosso di una nuova recita, quindi sono momenti sempre abbastanza difficoltosi. Domanda in qualche modo inevitabile: c’è stata una precedente edizione delle “Ultime lune” con Marcello Mastroianni. Da che punto di vista lo avete affrontato, questo testo? C’è stata da parte vostra, da parte di Gianrico, tua, di Marinella, di tutta la Compagnia, insomma, una presa di posizione per cercare di creare uno spettacolo che fosse “altro” rispetto alla versione di Mastroianni, o ci sono invece dei collegamenti, degli addentellati, un riferimento a quello che è stato comunque uno spettacolo molto amato dal pubblico italiano e anche rappresentativo direi per Mastroianni, per il periodo della sua vita in cui si è svolto?

WM: Mah, guarda, la risposta è semplice: la regia per Mastroianni era di Giulio Bosetti, quindi Bosetti ha fatto lo spettacolo con Mastroianni e ha allestito “Le ultime lune” secondo il suo gusto, e secondo probabilmente anche il gusto di questo grande attore che noi tutti ricordiamo con affetto, anche Gianrico Tedeschi. Questo nostro riallestimento è anche un omaggio a Mastroianni.

Noi abbiamo la regia dell’autore, quindi diciamo che pensiamo di avere allestito “Le ultime lune” innanzitutto in versione integrale, e poi con la regia dell’autore stesso, quindi evidentemente non penso che avendo avuto la regia di Bordon, possa essere paragonato ad altri allestimenti. È l’autore che l’ha pensato, l’ha scritto e l’ha messo in scena così.

Quindi non abbiamo fatto dei riferimenti ad altre edizioni, ma l’abbiamo messo in scena come desiderava l’autore.

RV: Io ringrazio infinitamente Walter Mramor, che è stato molto gentile. So che in questi casi gli auguri sono sempre visti con un occhio di sospetto…

WM: Si dice in bocca al lupo…

RV: Vero! Allora in bocca al lupo a Walter Mramor e buon inizio di questa lunga, importante tournée de “Le ultime lune” di Furio Bordon. Naturalmente, se ci sarà occasione, sei invitato a venire a vedere il nostro lavoro, a Fucine Mute, che è una rivista che ama moltissimo, insieme ad altre attività multimediali, anche il teatro.

WM: Sostenete il teatro, perché è importante.

RV: Lo faremo senz’altro. Grazie, Walter.

WM: Grazie a voi.

Le ultime lune, di Furio Bordon con Gianrico Tedeschi, Marianella Laszlo, Walter Mramor.
Regia: Furio Bordon. Produzione: A.Artisti Associati e Compagnia di prosa Gianrico Tedeschi.


Delicato, toccante, crepuscolare e assolutamente vero: Le ultime lune dell’autore triestino Furio Bordon, è uno degli esempi più riusciti e commoventi di drammaturgia contemporanea. La storia, semplice ma piena d’intimo pathos, narra di un anziano deciso a ritirarsi in un ricovero per non “disturbare”, con la propria presenza, la famiglia del figlio, destinato a spegnersi lentamente fra regole assurde, malinconia e grigiore.


Già interpretato magistralmente da Marcello Mastroianni, il personaggio diviene ora banco di prova per un altro protagonista italiano di grande esperienza e sicuro talento, come Gianrico Tedeschi, diretto dallo stesso Bordon che dello spettacolo – in anteprima nazionale a Trieste – firma anche la regia.

Commenti

Un commento a “Le ultime lune”

  1. le ultime lune, con Marcello Mastroianni era cosi toccante, che ci penso anora oggi e non soltanto, io cerco da anni quel film. Non esiste?Pagerei propri un patrimonnio psimbolicamente). Caterina Weder

    Di Caterina Weder | 30 Aprile 2014, 20:05

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