// stai leggendo...

Palcoscenico

Ivana Monti

Le sfumature del teatro

Giorgia Gelsi (GG): Abbiamo incontrato Ivana Monti prima di una replica al teatro Cristallo “La Contrada” di Sior Todero brontolon di Goldoni, a fianco di Eros Pagni, nei panni di Marcolina, figura molto particolare del teatro goldoniano. Donna energica, molto indipendente e allo stesso tempo dolce e attenta alle dinamiche familiari, Marcolina offre anche uno spunto per riflettere sulla modernità di questa figura femminile. Com’è stato interpretare questo ruolo così ricco di sfumature?

Ivana Monti (IM): Per quanto riguarda la quantità della parte è stato di difficile apprendimento; per quel che riguarda la qualità, l’apprendimento è scivolato via lieve, per la varietà è stato poi piacevolissimo…Incontrare una donna così in gamba, anche se un po’ nervosetta e nevrotizzata dalle regole che la società e il suocero le impongono, è stato un piacere davvero notevolissimo…

GG: Lei ha fatto anche televisione, e la solita domanda banale, fatta e rifatta, riguarda proprio la sua preferenza tra televisione e teatro.

Immagine articolo Fucine Mute

IM: Il teatro è una grande malattia. Il teatro ha tutto subito, il teatro ha il giudizio del pubblico, ha il calore, gli occhi che ti vedono…Tu vedi il colore degli occhi, il pubblico quando ti guarda sembra un grande animale con cento, cinquecento, anche mille occhi che ti guardano, e tu senti il respiro del pubblico, il pensiero del pubblico, quello che tu fai in quel momento è una cosa viva come il tuo corpo, come la tua voce. Il pubblico la recepisce subito, e tu senti immediatamente il suo giudizio, il suo gradimento o il suo non gradimento, le sue perplessità…e poi, c’è l’applauso, che è il dono più grande, il più grande appagamento che esista al mondo.

GG: E a questo proposito, il pubblico triestino come lo sente?

IM: Devo far la spiritosa un pochino? No, stupendo. Vengo in questo teatro da tantissimo tempo, e sono contenta di ritornarci ogni volta! E devo dire che il pubblico segue un po’ il giro che io faccio dei vari personaggi, dei vari significati. E i personaggi sono sempre dei personaggi femminili interessanti. Ho lasciato l’ultima volta questo teatro con il Pinter delle pause e dei silenzi, delle scabrosità forse, dell’ambiguità, ma che aveva sempre il filo conduttore dell’uso della donna da parte della famiglia, mentre qui ritroviamo questa Marcolina che non ha soltanto molta forza, lei si indigna di fronte a delle leggi ingiuste, che non le permettono di poter partecipare al matrimonio della figlia, si indigna di fronte al fatto che sua figlia da un giorno all’altro dovrà forse per volontà del nonno, del Todero, sposare una persona di cui non sa nulla, per cui si oppone con tutte le sue forze contro questo uso della donna. E lo dice anche, in una battuta: “Diventerò una vipera, un basilisco, un’anima disperata pur di salvare la mia creatura…”. Viva dunque questa passione e viva anche per un’attrice poter recitare tutte queste sfumature di forza, ma di dolcezza, di nevrosi ogni tanto, ma anche di humour e di spirito…

GG: A questo proposito è vero che la lingua di Goldoni, così ricca e preziosa, si presta bene a sfumature diverse… Com’è stato recitare in veneziano?

IM: Ho fatto all’Accademia di Milano, al Piccolo Teatro di Milano, la commedia dell’Arte, e nella commedia dell’arte si fa tutto: pezzi di Goldoni, si parla veneto antico, anche duro, poi si parla il napoletano, il milanese, nei vari personaggi… questo è stato il mio primo incontro, e poi si studia, ma “xè dificile, ah, xè dificiloto!”. Ho già raccontato che per imparare velocemente una battuta del testo ho dovuta cantarla, e anche la musica è entrata direttamente nelle battute… Goldoni è un grandissimo autore, veramente grande, che ci lascia la nostra storia.

GG: Ancora un’ultima domanda, piuttosto una battuta a proposito di queste nuove tecnologie: Internet. Che posto ha secondo Lei il teatro in quest’era tecnologica?

IM: Io sono ignorantissima per quanto riguarda le nuove tecnologie, ma ne capisco la grandiosità mentale. Io onoro quegli ingegneri che hanno imprigionato le forze impalpabili. Immagino che si possano anche vedere le prime, gli avvenimenti più importanti collegandosi da città lontane, collegandosi con Internet. Questo mi interessa, ma resta il fatto che il teatro è nel momento in cui si fa, in cui è teatro vero, ma anche dopo, anche come documento. Il teatro è la parola compiuta, il pensiero compiuto, è la complessità, è il confronto, il confronto compiuto che oggi spesso manca in altri modi di pensiero e di comunicazione.

Commenti

Non ci sono ancora commenti

Lascia un commento

Fucine Mute newsletter

Resta aggiornato! Inserisci la tua e-mail:


Leggi la rubrica: Viator in fabula

Articoli recenti

Victoria Jamieson: Il fumetto come il roller derby

Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)

Un viaggio senza fine

Barriera invisibile (Gentleman’s Agreement)

José Muñoz: Miraggi di memoria

C.B. Cebulski: Il globetrotter della Marvel

Trieste Film Festival 2019

Umberto Pignatelli: La rinascita del librogame?

Dave McKean: L’illusione del significato

Tito Faraci: Feltrinelli Comics: una scommessa vinta

James O'Barr e Chiara Bautista: Oltre Il Corvo

Marco Steiner: Corto come un romanzo, anzi due

Cinemassacro di Boris Vian: Il cinema parodiato...

Chesil Beach: Si può tradire Shakespeare, non...

Trieste Science+Fiction Festival 2018

Frankenstein a teatro (II)

Frankenstein a teatro (I)

L’etimologia dei nomi e il loro significato...

La domatrice e Il Natale di Poirot

Poirot sul Nilo e Due mesi dopo

Tonya di Craig Gillespie

Enrique Jardiel Poncela e la censura franchista

Somewhere Over the Rainbow

Cujo di Stephen King

Tutti quanti voglion fare jazz

Casomai un’immagine

sir-15 mar-12 mar-15 mar-32 th-01 th-26 th-33 th-63 kubrick-27 petkovsek_10 petkovsek_25 bon_sculture_04 mccarroll09 acau-gal-20 20 busdon-07 busdon-13 cip-04 cip-08 holy_wood_12 p4 s15 s7 heater Otrok07 pm-06 murphy-25 murphy-34 tsu-gal-big-10 11