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Cinema

Mathieu Amalric

Le Stade du Wimbledon

Martina Palaskov (MP): Qual è la cosa che più l’ha colpita del libro di Del Giudice?

Mathieu Amalric (MA): Il libro parla di un uomo che non ha fatto nulla. La cosa mi è piaciuta, mi ha attirato. Fare un film sul gratuito, ma che allo stesso tempo evidenzia la paura del vuoto. Ho avuto quest’impressione.

MP: Prima di leggere il libro eravate a conoscenza dell’esistenza di Bobi Bazlen?

MA: No, mai saputo niente di lui. No… mi capita spesso di sfogliare un libro per caso. Lo faccio spesso. Dopo averlo letto, mi sono messo subito d’accordo con Paulo Branco e abbiamo deciso di cominciare subito le riprese. Sapevo di voler girare il film come il libro; volevo che fosse come un viaggio, di tre, quattro mesi. Abbiamo girato un anno… è stato strano, non sapevamo quando finire… un po’ come nel libro. Non sai cosa cercare, non sai cosa amare…

MP: In Francia la conoscono in molti come attore, adesso che si è messo dall’altra parte della m.d.p…

MA: No, no (interrompe Amalric), sono stato regista prima di diventare attore…

MP: Ah, non lo sapevo (non si finisce mai di imparare da questi francesi…). Qual è la differenza tra i due mestieri?

MA: Per quanto mi riguarda, più o meno la stessa cosa. Amo in ogni caso sapere tutto. Mi interessa sapere come funziona la macchina da presa, come funzionano i microfoni. Sono stato assistente alla regia, sono stato regista… Questo film l’ho girato io, allora ho preferito non interpretarlo. Mi piace cambiare. Alla fin fine… è la stessa cosa. Recito quando ne ho bisogno, ma prima di tutto preferisco fare il regista. Il mestiere dell’attore mi è precipitato addosso, è stata l’idea di terzi farmi recitare.

MP: Lei crede che Trieste possa essere un luogo dove, in futuro, possano essere realizzati altri film, non solamente riferendosi alla città. Intendo dire… che ne pensa di Trieste come location cinematografica?

MA: Spero che continuino a girare ancora molti film qui. Per me è stato meraviglioso. Quando si viene a Trieste per girare si ha ancora l’impressione di vivere… in primo luogo l’accoglienza… mi sono trovato benissimo. Non avevo il piano di lavoro (agenda che organizza i giorni di riprese n.d.r) e ringrazio Alessandro Coleschi anche, che ha fatto tutto qui a Trieste, per il film.

Quando andavamo in un ristorante a mangiare e il posto ci piaceva, i proprietari non avevano nessun problema ad ospitare la troupe… Tutti erano d’accordo. Ciò accade perché la gente non è abituata a vedere girare un film.

È molto particolare come città. Non sono del tutto sicuro che si possano raccontare delle storie che non sono storie triestine. Il sentimento è quello di trovarsi in un luogo senza tempo. Non si riesce mai ad inquadrare bene in che epoca viva Trieste. Si può girare un film senz’epoca… potrebbero essere gli anni ’70, come gli anni ’90, o ancora gli anni prima della guerra, potrebbe essere l’Austria. Questo è bellissimo… un bel film di spionaggio… sì, credo che la città ti metta voglia di girare un bel film di spionaggio. Il mio film stesso sembra, a volte, un film di spionaggio, un poliziesco. Ma anche film d’amore che sicuramente finiscono malissimo. È una città molto malinconica. Anche film in costume… no, no adesso che ci penso c’è molta roba che si può fare a Trieste. Io non conoscevo Trieste. Sapevo che il film si sarebbe svolto a Trieste, ma non volevo che fosse al centro dell’attenzione… La si vede senza guardarla. Non bisogna vederla da turisti. La protagonista, ogni volta che viene a Trieste, va di fretta. Arriva di mattina ma riparte la sera. Va sempre di corsa…

MP: Che consiglio darebbe a chi vuole debuttare nel modo del cinema?

MA: Un consiglio? Be’, ci sono molte più ragioni per girare un film che ragioni per non farlo… tutti affermano che non hanno i soldi…

Prima di tutto e meglio scrivere il film… ci sono tantissimi Bobi Bazlen nel cinema. Tutti si ostinano a volersi organizzare troppo. Passano gli anni e si nota che non si ha più voglia di fare quel tipo di film. Non bisogna aspettare il denaro.

Il consiglio è quello di girare. Stabilire il giorno e anche se non c’è la sceneggiatura si gira il giorno stabilito poiché lo avete detto a tutti. Stranamente poi il film si fa. Avete girato un film.

MP: Per girare un film non servono i soldi?

MA: No, No… da quando decidete che il film esiste, allora il film esiste… Non bisogna aspettare le condizioni ideali, altrimenti il film non si fa.

Mathieu Amalric si è fatto un nome come attore recitando sempre la parte del giovane intellettuale alle prese con l’amore e la vita. Poco presente sugli schermi negli anni ’80, Amalric iniziò a essere una faccia più conosciuta all’inizio degli anni ’90, partecipando a La Chasse aux Papillons (1992) e a La Sentinelle (1992). Ma è solo con Ma vie Sexuelle… (1996) di Arnaud Desplechin che Amalric si fa conoscere anche all’estero, vincendo nello stesso anno il César come Migliore Attore Giovane. In seguito, Amalric ha lavorato con André Téchiné in Alice et Martin (1998) e con Olivier Assayas in Late August, Early September (1998). Oltre a essere un attore, Amalric ha anche una notevole esperienza come assistente alla regia: nel 1997 ha debuttato dietro la macchina da presa con Mange Ta Soupe, un piccolo film a basso budget.

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