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Cinema

Cuori senza frontiere

Tullio Kezich è nato a Trieste nel 1928. Fin dal 1941 il suo nome appare su “Cinema” e “Film” e nelle rubriche aperte alla collaborazione dei lettori. Il suo esordio giornalistico avviene dopo la Liberazione nel settimanale “Caleidoscopio”, mentre la prima recensione professionale risale al 2 agosto del ’46 per Radio Trieste, di cui resterà critico quotidiano fino ai primi anni ’50, coprendo regolarmente la Mostra di Venezia. Nel 1950 inizia a collaborare a “Sipario” di cui diventerà critico nel ’52 e direttore dal ’71 al ’74. Collabora inoltre alle riviste “Rassegna del film” e “Cinema” e in seguito a “Cinema Nuovo” di cui, nell’aprile del ’53 diviene redattore capo. L’anno successivo diviene critico teatrale di “Settimo Giorno”.
Nell’autunno del 1949 Kezich debutta al cinema come segretario di produzione per il film di Luigi Zampa Cuori senza frontiere, girato sul Carso triestino. Nel 1961, dopo aver partecipato alla lavorazione del film di Ermanno Olmi Il posto, contribuisce a fondare la società “22 dicembre” di cui viene nominato direttore artistico. La società durerà sino al 1965, producendo film quali Una storia milanese di Eriprando Visconti, I basilischi di Lina Wertmüller, I fidanzati di Olmi e L’età del ferro di Roberto Rossellini.
Nel 1969 si trasferisce a Roma presso la direzione generale della Rai, dove contribuisce a produrre film come San Michele aveva un gallo dei Taviani, La rosa rossa e La giacca verde di Franco Giraldi, oltre alla miniserie Sandokan di Sergio Sollima. In campo giornalistico è stato critico cinematografico di “Settimana Incom”, “Panorama” (le schede saranno poi riunite nei volumi intitolati Mille Film), “La Repubblica” e attualmente del “Corriere della Sera” (dal 1994 le recensioni qui apparse vengono raccolte nella serie “Cento Film”, pubblicata da Laterza).
Come drammaturgo esordisce nel 1964 con l’adattamento di La coscienza di Zeno, cui fanno seguito una trentina di spettacoli fra adattamenti, commedie originali e traduzioni.
Fra i titoli più rilevanti Bouvard e Pécuchet, W Bresci, Il fu Mattia Pascal, Un amore. Saltuaria la sua attività di sceneggiatore cinematografico della quale si deve ricordare La leggenda del santo bevitore di Olmi (1988, Leone d’Oro a Venezia).
Numerosi i riconoscimenti ottenuti: il Pirandello Maschere Nude per Il fu Mattia Pascal, il Volterra per la biografia Fellini, l’EuropaCinema, il Flaiano. Si occupa anche di narrativa: suoi i volumi “Il campeggio di Duttogliano” e “L’uomo di sfiducia”. Con la commedia L’americano di San Giacomo appositamente scritta nel 1998 per il regista Francesco Macedonio, Tullio Kezich ha esordito nel teatro in dialetto triestino.

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