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Fumetto

Pedofilia buona e pedofilia cattiva

Dopo il nefasto caso di Jorge Vacca una febbrile ansia censoria si è impossessata dell’Eura Editoriale. Non sarà il caso di soffermarsi ancora sulla qualità delle proposte delle edizioni Topolin e sulle ridicole accuse di cui sono state vittima. Oltre al fatto che ricordare episodi del genere non rende giustizia a quella parte intelligente dell’Italia che pure esiste, pare che il peggio per il momento sia passato e Vacca possa tornare a lavorare e a vivere in libertà. Ma gli effetti dell’allarme-pedofilia continuano a farsi sentire e, appunto, sono macroscopici su Lanciostory e Skorpio. Nessun favoritismo o rancore verso queste gloriose e storiche testate, semplicemente sono quelle che si mostrano più attente ad assecondare il fenomeno e, per la loro diffusione, possono tranquillamente essere visionate da chiunque.

La storia del fumetto italiano non è proprio costellata da “fattacci” come il caso di Jorge Vacca (vanno comunque ricordati il ritiro delle copie di Frigidaire con Il manuale del killer professionista e la crociata anti-fumetti neri negli anni ’60) ma ciò è dovuto in massima parte alle autocensure che gli stessi autori ed editori si sono imposti dagli anni ’50 in poi, cioè alla codificazione di regole comuni che dettero vita al marchio “MG” di Garanzia Morale. Ma se cinquant’anni fa era quasi giustificabile che le donne del diffusissimo Tex non se ne andassero in giro a gambe scoperte, non si capisce perché negli anni ’80 riviste quali Totem, Comic Art e L’Eternauta dovessero “oscurare” falli e vagine quando la loro esigua distribuzione ed il loro alto costo non le rendevano proprio alla portata di tutti. O meglio: si capisce, ma con una certa rabbia.

Quando non venivano dettate da beceri motivi commerciali (vedi Creatura per Comic Art e Slot-machine per E. P. C.), le censure erano giustificate dalla paura di vedersi sequestrare le riviste e di essere perciò marchiati indelebilmente come pornografi e corruttori da quei guardiani della moralità di cui parlavamo qualche riga sopra nella colonna.

Pericolo che evidentemente anche all’Eura è stato avvertito (ricordiamo che in Italia una rivista dichiarata “per adulti” può essere venduta solo incellofanata, con conseguente restrizione delle vendite) e che ha quindi reso necessario “correre ai ripari”. Cioè, si modificano i testi e si chiede agli autori di rifare alcune vignette togliendo gli elementi “rischiosi”. In nessuno dei due casi c’è da scandalizzarsi: una traduzione è spesso una forzatura (e difficilmente qualche parola in più o in meno può cambiare il senso generale della storia) e la pratica di realizzare versioni più “soft” di immagini originariamente troppo spinte per certi mercati è comune già da anni (chi volesse avere una documentazione diretta può consultare Blue 54 a pagina 57). Ma le recenti “sviste” di Tramp e Cayenna/2 dimostrano i limiti di queste pratiche e, paradossalmente, proprio la loro pericolosità.

Nel primo caso (su Lanciostory 19 del 2001) siamo di fronte ad una bella e solida storia di origine francese: documentata, realistica (pur se romanzata) e molto avvincente. Ad un certo punto il protagonista, che fino a quel momento ha subito continue vessazioni (è un classico dell’avventura, no?) può finalmente vendicarsi di uno dei suoi antagonisti e lo raggiunge nella sua villa dove, nella versione originale, lo trova in compagnia di un giovane efebo. Don Perez Escalona è proprio un figlio di puttana (ricordiamo che Tramp è un fumetto avventuroso, in cui archetipi come questo sono irrinunciabili): ha ordito un piano machiavellico senza lesinare sui cadaveri ed ha persino tradito i suoi complici. È insomma un “villain” malvagio e viscido e i bravi Krahen e Jusseaume (gli autori del fumetto), consapevoli della tradizione letteraria in cui si inseriscono, lo caratterizzano anche fisicamente e psicologicamente in questo senso. Il lato più perverso della sua figura, cioè la pedofilia, ce lo rende ancora più odioso e i “buoni” risultano ancora più immacolati di fronte a un tale mostro. Ma nonostante sia stato scelto di mantenere pressochè inalterate la peculiarità di questo personaggio e la sequenza in cui ne veniamo edotti, l’Eura ha ritenuto che le immagini originali fossero troppo esplicite e di alcune vignette sono state preferite delle versioni “neutre”. Il risultato è un disastro.

A differenza di un caso analogo in Beatifica Blues (apparso su Skorpio: Griffo ridisegnò sapientemente un ritratto del cattivo Beast Schubert senza i bambini che originariamente gli stavano intorno), in Tramp questa censura non funziona e genera alcuni dubbi.

Patrick Jusseaume è un disegnatore estremamente ricercato e meticoloso, uno che realizza prove su prove prima di arrivare al disegno definitivo (addirittura in Francia è stato confezionato un intero volume con gli schizzi preparatori di Tramp!). la raffinata sintesi formale cui è giunto in questo fumetto è quindi frutto di un continuo lavoro di perfezionamento ed equilibrio. L’occhio del lettore, accompagnato fino a quel momento dal suo tratto deciso ed elegante, si trova perciò spiazzato nel vedere una disturbante e palese asimmetria nel letto in cui originariamente Escalona giaceva con un fanciullo, e che adesso è per metà vuoto. Si tratta chiaramente di un “buco” artefatto, correttivo ed appunto uno sguardo anche solo superficiale rivela il trucco. Tanto più che nelle vignette successive la chioma del bambino è bene in evidenza, pur se in quelle precedenti lo si voleva assente del tutto! Una svista del genere rende ancora più morbosa una situazione che già in partenza doveva essere ributtante (e che comunque, ripetiamolo ancora, è solo uno dei tanti artifici retorici e drammatici in uso da quando esiste la letteratura, disegnata e non) poiché le correzioni sono state realizzate in modo talmente rozzo da rivelarsi tali. E l’insistito riferimento alla questione in dialoghi e didascalie non fa che incrementare la curiosità del lettore per questo elemento aberrante che si è pensato bene di occultare, ma di cui ci vengono comunque descritti i dettagli!

Quest’ultimo particolare ci porta all’altro caso, vicinissimo al primo (su Lanciostory 21), e che riguarda Cayenna/2. Dall’area francobelga ci spostiamo a quella argentina, serbatoio storico di capolavori dell’Eura. Gli autori sono due mostri sacri del fumetto, Guillermo Saccomanno e Domingo Mandrafina, a cui è stata chiesta e gran voce la continuazione di una serie risalente a oltre vent’anni fa. Riprendendola, gli autori non hanno certo potuto ignorare il lasso di tempo intercorso tra la prima parte e quella in corso di pubblicazione e se Mandrafina (che coniuga magistralmente eleganza ed espressività) ha inserito anche le immagini digitali tra le sue tecniche, Saccomanno ha incupito ulteriormente questa serie d’avventura che già alla base era molto drammatica. Complice anche la breve durata dei singoli episodi, solo otto tavole a numero, la sceneggiatura pone oggi l’accento più sulle psicologie e gli approfondimenti delle situazioni che non sull’azione. Capita quindi che Saccomanno colga l’occasione per imbastire strazianti parabole sui temi dell’amore, della vendetta, ecc. Alla ricerca di situazioni e personaggi che non siano banali (e coadiuvato in questo da un Mandrafina semplicemente eccelso nel creare fisionomie sempre nuove ed originali), è arrivato anche a narrare la storia di una giovane prostituta che insieme al fratello organizza tranelli in cui cade lo stesso protagonista. Il riferimento ai giovani semplicemente come “ragazzi” senza precisarne l’età, che viene preventivamente definita intorno ai diciotto anni, è una misura cautelativa piuttosto comune per evitare di coinvolgere minorenni in situazioni troppo crude che potrebbero generare noie legali all’editore. Questo accorgimento è stato utilizzato di recente dalla rivista americana Heavy Metal (luglio 1997) che, nel pubblicare integralmente Ranx 3, ha elevato l’età di Lubna a diciotto anni dai quattordici che aveva originariamente previsto Tamburini. Lo stesso meccanismo è stato usato dall’Eura (con tutta probabilità) in Betelgeuse e Alice oltre lo specchio. Si tratta di una “censura” per modo di dire: il senso della trama non viene ovviamente stravolto e qualsiasi lettore un po’ smaliziato capisce l’inganno. Ma quando Lucky si trova a spiegare ad un “cliente” che sua sorella non è poi così giovane come sembra, che in realtà non si prostituisce e che in fondo sono entrambi giustificati per le loro azioni si scade semplicemente nel ridicolo! “Nessuno di noi due è troppo giovane…e poi…la storia della puttana è una balla…Eve non lo fa…ci serve per attirare gli idioti come te…tira fuori i soldi delle scommesse…dai!”: così si esprime il ragazzo, con un bel baloon a coprire un buon quarto di vignetta mentre il “cliente” è fisso e immobile ad ascoltarlo. Oltre a rendere un cattivo servizio alla narrazione secca ed equilibrata dell’ottimo Saccomanno, questa prolissa ed insistita giustificazione (che, come dicevamo, è tratta da Lanciostory 21; la vicenda si snoda su quattro numeri della rivista) non fa che rivelare che c’è qualcosa sotto che non si vuol far sapere ai lettori. Al culmine dell’assurdo (ma forse in questo caso la colpa è di Saccomanno) perfino un gangster dichiara di non volere aver problemi con minorenni (ancora una volta chiamati semplicemente “ragazzi”)!

Anche stavolta un incombente senso di “proibito” permea il fumetto, con l’inevitabile sviluppo di una curiosità morbosa per ciò che non viene detto del tutto, ma che aleggia per le tavole e proprio le continue “correzioni” ai testi rendono palese.

Mostrare “fanciulli” in situazioni scabrose è quindi un tabù e l’Eura si trova costretta a rispettarlo per evitare di finire nel mirino dei cacciatori di streghe. I tempi sono quelli che sono, bisogna stringere i denti ed aspettarne di migliori: oggi si censura, non sempre in modo dignitoso, quello che dieci anni fa passava senza problemi, ma forse domani una ristampa in volume restituirà il maltolto.

Eppure, accanto a queste censure “istituzionali” (sicuramente la legislatura al riguardo condanna con maggior severità le situazioni più violente ed esplicite) Lanciostory e Skorpio pubblicano senza problemi altre scene che si presterebbero decisamente alla sfuriate dei censori. In alcuni casi certe immagini, tolte dal proprio contesto, susciterebbero senz’altro una forte perplessità sulla loro possibilità di pubblicazione su riviste ad altissima diffusione. Ma prima di trattarle è necessaria una premessa.

Non sarà il colmo della simpatia usare come modello da criticare le dichiarazioni di una persona che, saturata da dubbi e problemi, decise di togliersi la vita, ma l’esempio di George Carragonne è senz’altro quello più indicato per rendersi conto dei sofismi in cui può impantanarsi chi crede di avere una visione oggettiva e spregiudicata delle cose.

Su Penthouse Comix 3 il direttore Carragonne , letteralmente “incazzato nero”, rispose con esempi concreti e lunghe argomentazioni alle accuse di pornografia che avevano determinato la censura totale (cioè il blocco delle uscite) del numero precedente in Canada. Analizzando ad uno ad uno i motivi del contendere arrivò a difendere una vignetta de Il gioco 3 di Milo Manara. Una scena di quel fumetto (peraltro già edulcorato per il mercato statunitense, come chiunque può controllare confrontando questa edizione con una qualsiasi di quelle italiane) veniva tacciata dalla autorità canadesi di rappresentare un tentativo di stupro, mentre per il direttore della rivista l’attenzione andava posta sul particolare che la vittima in questione si stava difendendo dall’aggressione. Insomma, pur essendo giustificato dal fatto di parlare pro domo sua, Carragonne compiva l’errore ingenuo quanto palese di chiamare con un nome diverso ciò che era già stato individuato. E la forma non cambiava certo la sostanza, con la conseguenza paradossale di concordare implicitamente sul contenuto della vignetta.

Questo è il caso più esemplare di quanto sia difficile essere pienamente obiettivi su ciò che percepiamo e su come possiamo esprimerlo. Per non incorrere nello stesso errore di cui sopra proveremo a dare una descrizione puramente visiva dei casi presi in considerazione, confidando che la freddezza espositiva stemperi ogni azzardo interpretativo. Speriamo di riuscirci.

Su Lanciostory 44 del 2000 viene pubblicata la prima parte di La foto, terzo volume di Aldebaran, fumetto fantascientifico scritto e disegnato con molta cura dal talentuoso Leo. Nella tavola che ci interessa il giovane protagonista Marc, appena fuggito di galera, si ritrova nella villa di Gwendoline Lopes (conosciuta in precedenza) dove è oggetto della attenzioni di una ragazza “esuberante”. Consumato l’atto, Marc si alza per incontrare la padrona di casa e nella vignetta immediatamente precedente all’ingresso di Gwendoline la sua occasionale compagna Li si scorge senza veli. Se un guardiano della moralità aprisse casualmente Lanciostory proprio su questa pagina potrebbe trovare qualcosa da ridire: Li viene infatti ritratta con un corpo adolescenziale e la scapola sinistra di Marc (Leo è un abile “architetto” di vignette) si fonde e si sovrappone con la gamba destra della ragazza, delimitando la sua zona pubica che appare glabra e quindi prepuberale.

Se per difendersi dalle accuse di pedofilia e dai conseguenti problemi editoriali che ne deriverebbero bisognasse eliminare ogni riferimento, per quanto minimo, a situazioni sessuali in cui sono coinvolti minorenni, allora questa sarebbe una grave e pericolosa svista. Poco importa che il contesto giustifichi ampiamente la situazione (e nel caso di Aldebaran di pedofilia non c’è neanche l’ombra ma uno sguardo superficiale può falsare il contenuto dei disegni): un custode della morale condanna e castiga, non sta certo lì a ragionare e ad analizzare. Ma il permissivismo dell’Eura non si ferma qui, anzi. L’episodio di Beatifica Blues pubblicato su Skorpio 51/2000 sembra quasi un incitamento a sequestrare il giornale.

Come dicevamo, la serie Beatifica Blues è stata vittima di censure (ahinoi, non solo per quel che riguarda la pedofilia di Beast Schubert, che comunque è stata mascherata più che dignitosamente dallo stesso Griffo). Ma una mano di donna che sfiora un pene non è ben più normale ed accettabile di due bambini che si baciano e si accarezzano? Eppure l’Eura ha coperto il primo particolare ed ha, rischiosamente, mantenuto il secondo. Quanto fedelmente non possiamo dirlo con precisione, non avendo sotto gli occhi la versione originale, ma quel che viene mostrato sarebbe più che sufficiente a provocare reazioni da parte delle autorità che si sono mosse contro Vacca. La sequenza rappresentata non concede possibilità di fraintendimenti: una bambina chiede conforto fisico al bambino che dorme con lei. Lui la bacia appoggiandole una mano sul seno. Roba da far balzare sulla sedia chiunque in quel periodo seguisse anche solo superficialmente i casi riguardanti pedofilia (quella vera). Ma in un’occasione Skorpio ha presentato materiale ancora più compromettente.

Jessica Blandy è una serie di grande successo in Italia e Francia nonostante si presti a considerazioni non sempre positive (eventualmente torneremo in futuro sull’argomento; non è questa la sede adatta). Una delle critiche che possono venirle mosse è una certa gratuità dei testi di Dufaux (peraltro autore anche di Beatifica Blues), sceneggiatore che passa dalle banalità più estreme alle trovate più sconclusionate. Nell’episodio …E Ginny sta in vetrina Dufaux inserisce un interludio amoroso tra due ragazzi, interludio che appartiene appunto alla categoria delle trovate strampalate ininfluenti sulla trama che probabilmente un altro sceneggiatore ci avrebbe risparmiato. Nel ritrarre la coppia il disegnatore Renaud ce la mostra molto, molto giovane (l’episodio in questione si trova su Skorpio 34 del 2000). Se le donne dal viso di bambina sono un marchio di fabbrica di questo disegnatore, bisogna ammettere che forse in questo caso si è spinto troppo oltre e, come nel caso di Aldebaran, un lettore occasionale disattento potrebbe fraintendere il contenuto delle immagini e vederci rappresentati due adolescenti.

Questi tre casi mostrano quanto sia criticabile ed inutile l’autoregolamentazione censoria per proteggersi dalla ben più drastica censura giudiziaria. Argomentare la questione significa addentrarsi in un sistema di scatole cinesi, ma forse vale la pena di farlo.

Innanzitutto desta qualche dubbio la forma mentis secondo cui un pedofilo possa essere attratto dalle sole scene in cui i bambini sono vittime di violenza (che sono appunto quelle ritenute più rischiose e che perciò vengono censurate): come abbiamo visto un nudo acerbo viene accettato, pur se sarebbe ingenuo credere che lasci indifferente chi ha certe pulsioni. Ma questa è una questione che esula dalle scelte editoriali e viene imposta, chissà quanto implicitamente, “dall’alto”: non rimprovereremo certo all’Eura di non censurare anche le immagini ritenute meno pericolose! Ma lo stato di cose generato da queste disposizioni crea una situazione paradossale. Se un minorenne si trova invischiato, anche solo marginalmente, in una situazione scabrosa allora si fa di tutto per nasconderlo (evitando così che i lettori più ricettivi possano venir sensibilizzati sull’argomento; ricordate le donne coraggiose che fino a pochi anni fa denunciando lo stupro passavano da vittime ad imputate? Ecco, il meccanismo è in pratica lo stesso: chi vuole criticare una data realtà viene ottusamente ricondotto ad essa e messo a tacere in modo brutale) ma se degli adolescenti o dei bambini, o comunque dei personaggi la cui resa grafica li riconduce a queste categorie, sono rappresentati senza veli o addirittura mentre intrattengono una relazione nessuno trova nulla da ridire. È come se accanto ad una pedofilia “cattiva” che ripugna (ma che non viene mai mostrata giungendo quindi a falsare i testi e ad annullare la tensione critica che la sottende) ve ne fosse una “buona” ed accettabile. Ragionando per assurdo, un discorso del tipo “chi stupra i bambini è cattivo e merita la morte” non è più logico (nell’ottica dei censori) di uno secondo cui “i buoni sono buoni e quindi possono per statuto fare l’amore con minorenni”?

Sfogliando superficialmente i numeri di Lanciostory e Skorpio che abbiamo preso in esame sembra che sia quest’ultimo il filone in cui si inserisce l’Eura, ma non dimentichiamoci che la casa editrice è vittima di questo stato di cose e non complice. Ma ovviamente questa è soltanto la punta emersa “concettuale” di un iceberg pratico e legislativo ben più concreto. Inutile pretendere dagli ufficiali giudiziari un minimo di buonsenso o comprensione (certo, Freud potrebbero leggerselo…) e quindi ecco che periodicamente dobbiamo (noi lettori, autori ed editori) subire le persecuzioni contro le critiche o i vaghi riferimenti ai fenomeni sociali di moda in quel momento. E se agli inizi degli anni ’90 la crociata contro i fumetti horror era almeno divertente, oggi è veramente drammatico osservare che della tragedia della pedofilia si perseguiti chi la denuncia e non chi la mette in atto.

La pratica della caccia alle streghe comporta inoltre due gravi danni per i fruitori di un dato prodotto, a causa della estemporaneità che è insita nella pratica stessa. Infatti, se il limite di tolleranza non varia solo nello spazio (negli Stati Uniti ad esempio un paio di mani incatenate viene censurato al pari di una penetrazione) ma anche nel tempo, si arriva all’assurdo che in uno stesso Stato la censura si incaponisce contro argomenti variabili da un anno all’altro!

Il primo danno che subiscono i consumatori è la consapevolezza di vedersi tolti, o adulterati, quegli elementi che precedentemente passavano senza problemi. Non è bello rendersi conto che qualcuno vuole impedirci di leggere qualcosa (e come abbiamo visto con Tramp e Cayenna/2 rendersene conto è fin troppo facile) come non è piacevole sentirsi un popolo di ritardati cui va tenuto nascosto ciò che in altri Stati non è censurato. Come dobbiamo comportarci, poi, con le opere uscite in tempi non sospetti che oggi sarebbero a rischio? Dobbiamo forse bruciare Gli orrori di Altroquando (il secondo speciale estivo di Dylan Dog), Frank Cappa: la città dei tremila piaceri, Le sette vite dello sparviero e le copie di Lanciostory e Skorpio coi minorenni prostituiti e stuprati di serie come Frutto acerbo, Kairak, Largo Winch, Il golem, ecc. prima che ci vengano sequestrati dalla Digos?

Il secondo danno è che qualcosa, appunto, ci viene tolto e l’assoluta atemporalità di questo atto costituisce ulteriore motivo di beffa a nostro discapito. Un elemento di una tavola a fumetti, per quanto superfluo, secondario e poco importante per la narrazione, è comunque qualcosa che l’autore ha sentito necessario introdurre e anche se il suo valore narrativo è basso spesso svolge un’importante funzione espressiva o descrittiva (pensiamo alle onnipresenti immagini di sesso trasmesse in televisione nell’Immaginaria di Altuna, termometro implacabile della corruzione di una società e regolarmente censurate dalla Comic Art). Poco importa che l’oscuramento di un fallo o di una vagina non incidano sull’andamento della storia: se abbiamo pagato a prezzo intero un prodotto, perché in cambio ce ne è stata data una versione di seconda mano?

E ciò che ci viene sottratto (il danno) varia nel tempo a seconda dei capricci dei censori e del trend del momento (la beffa), per cui chissà che un domani le immagini di donne incinte nude vengano demonizzate e che quindi fumetti come Tramp (che presenta tali scene, ironia della sorte, proprio su Lanciostory 19/2001) vadano censurati in tal senso, o che si decida che marcare i tratti somatici dei personaggi sia sconveniente e quindi Mandrafina si troverà senza lavoro…

Purtroppo non è nemmeno auspicabile che gli editori “congelino” il materiale più pericoloso in attesa di tempi migliori: qualcuno troverà sempre e comunque qualcosa da ridire.

L’unica, amara, consolazione che ci resta è la sicurezza che questo piccolo pamphlet resterà probabilmente attuale in Italia tra dieci come venti e cinquant’anni.

Di Alberto Breccia qualcuno ha detto: “Tra cento anni potremo vedere le sue tavole solo nei musei e il loro valore sarà incalcolabile.” Qui in Italia il suo Perramus aspetta ancora un’edizione integrale in volume dopo essere stato barbaramente censurato su L’Eternauta.


Aprendo a caso un numero di Fumo di china sulla pagina della posta salta subito agli occhi quale sia l’atteggiamento dei lettori di fumetti in questi ultimi anni. Scusarsi, giustificarsi, chiedere quasi perdono per le proprie opinioni e le proprie scelte. E nemmeno prodigandosi in pagine e pagine di spiegazioni si è al riparo da fraintendimenti e strumentalizzazioni.


Insomma, il popolo che ha eletto Craxi a eroico martire nazionale ha paura. Paura di veder scossa la sua intelligenza e la sua sensibilità dai geni che segneranno la storia (e che, appunto, potremo vedere solo nei musei; già oggi sono quasi del tutto scomparsi) e paura di non conformarsi al gusto popolare e di essere quindi etichettato come “intellettuale”, “elitario” e perciò “diverso”. Paure giustificatissime, visti i rappresentanti ed i guardiani della moralità che si è scelto e che, sfoggiando un’ignoranza che periodicamente fa sganasciare dalle risate il resto del mondo civilizzato, facilita l’opera di criminali e maniaci che continuano ad agire indisturbati mentre le opere d’arte che ne denunciano i misfatti (e che potrebbero sensibilizzare la gente) vengono bloccate, censurate e demonizzate.


Con tali premesse non è certo facile parlare di pedofilia quando si ha la matematica certezza che si verrà fraintesi (programmaticamente fraintesi, da chi si ergerà a paladino della morale e della giustizia per stornare l’interesse dai suoi armadi ripieni dei proverbiali scheletri). Ma il silenzio è il peggiore alleato delle dittature e il piacere, per una volta, di mostrare qualche piccolo retroscena inedito dell’editoria a fumetti italiana vale bene il rischio di venir messi alla gogna.

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