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Musica

Limahl

La storia infinita della musica

Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un ritorno alla grande della musica che ha caratterizzato la decade degli anni ’80, con compilation che raccoglievano i più grandi successi di quegli anni, programmi televisivi, serate a tema eccetera. Corsi e ricorsi storici? Non solo. La musica di quegli anni è stata qualcosa che ha smosso molte correnti artistiche, non solo l’industria discografica. E la pochezza del panorama musicale attuale, la vacuità della maggior parte degli “artisti” (ma non è forse un po’ troppo generoso dar loro questo appellativo?) attualmente in circolazione, salvo pochissime eccezioni, hanno spinto a rivalutare ciò che è stato l’ultimo, grande movimento internazionale nel mondo delle sette note.

Sull’onda di tale rinnovato interesse per la musica di quegli anni, il Casinò Perla di Nova Gorica organizza, ogni venerdì, una serata revival all’interno della discoteca del Casinò, con I maggiori successi di quegli anni suonati dal deejay e con un artista che si esibisce dal vivo.

Il sette settembre c’è stato il graditissimo ritorno di una delle maggiori star di quegli anni: Limahl, cantante dei KajaGooGoo e poi ottimo solista, interprete di brani indimenticabili come “Never Ending Story”. La sua esibizione, cominciata ad un’ora pazzesca (mancavano dieci minuti a mezzanotte, nonostante l’orario previsto per l’inizio fossero le ventidue… ) è durata molto, troppo poco. Circa mezz’ora di canzoni cantate dal vivo su base strumentale, che hanno entusiasmato il pubblico presente ma che hanno anche fatto venire agli astanti una grande voglia di sentirne altre. Ma, a parte questo, Limahl è stato una gradevolissima conferma. Chi l’ha amato allora, non può non restare estasiato adesso, nel risentire — o meglio, nel sentire dal vivo, per la prima volta dalle nostre parti — certe canzoni che hanno lasciato una traccia non facilmente cancellabile.

Accompagnato da una corista di nome Marcela, Limahl ha aperto la sua esibizione con il suo primo, grande successo: “Too Shy”, per poi continuare in quello che è stato un breve viaggio nella musica degli anni ’80. Non solo la sua, ma soprattutto quella dei colleghi dell’epoca: abbiamo ascoltato la sua dolcissima voce cantare “Karma Chameleon” dei Culture Club, “Don’t You Want Me” degli Human League, “Tainted Love” dei Soft Cell, “I Just Can’t Get Enough” dei depeche Mode… Per concludere poi con il suo più grande hit, “Never Ending Story”, che, dopo più di quindici anni, ha conservato intatto il suo fascino.

Ecco l’intervista che Limahl mi ha concesso alla fine della sua esibizione.

FucineMute: Tanto per cominciare, cosa ti è successo negli ultimi quindici anni?

Limahl: (Ride) Non credo che tu abbia abbastanza nastro… Non ho fatto niente di particolare. Ho pubblicato un album in Germania, sono stato in Giappone e poi ho lavorato con altri artisti, tra cui Kim Wilde. Ho prodotto qualche disco di altri artisti. E poi nel 1997 il revival degli anni ’80 è cominciato. Le più grandi case discografiche hanno pubblicato delle compilation con i successi degli anni ’80 sono state subito dei numeri uno nelle classifiche. Poi ne hanno fatte altre, e di nuovo hanno raggiunto il primo posto, così l’intera faccenda è iniziata.

FM: Anche perché molti dischi sono stati pubblicati nuovamente nel formato dei CD, mentre prima erano usciti solo sotto forma di Long Playing. Dopo un ripetuto ascolto, questi si erano rovinati, perciò molti fans li hanno ricomprati in CD.

L: Naturalmente. è successa la stessa cosa con i DVD. Il VHS ormai è finito nel cestino. È un profitto enorme per le grandi compagnie. Per esempio, io ho comprato “Alien 1”, “Alien 2”, “Alien 3” ed “Alien 4” tutti in VHS, ed ora devi riprenderli su DVD… Ma la qualità è stupefacente. Perciò è meglio così.

FM: La risposta che mi hai appena dato è in realtà un’anticipazione di quello che volevo chiederti ora. Per l’appunto, da alcuni anni a questa parte abbiamo visto un grande revival della musica degli anni ’80. Secondo te, perché sta succedendo?

L: La ragione principale è il passare del tempo. È trascorso un arco di tempo sufficiente, ormai io sono un pezzo d’antiquariato anch’io… Ma va bene così, perché un pezzo d’antiquariato ha maggior valore.

FM: Secondo te, come mai si è preferito proprio questo periodo?

L: Perché tutti si sono stufati degli anni ’70, ne abbiamo avuto a sufficienza, perciò avevamo bisogno di qualcosa di nuovo. Tutti i fans di quel periodo ora hanno delle famiglie, sono delle GIOVANI famiglie, ed amano riascoltare la musica con cui sono cresciuti.

FM: Spero che non ti dispiaccia se ti faccio delle domande che riguardino i KajaGooGoo…

L: Assolutamente no!

FM: Bene. Tu hai cominciato la tua carriera con il gruppo dei KajaGooGoo, che era prodotto da Nick Rhodes, il tastierista dei Duran Duran. Molto presto “Too Shy” è diventato un incredibile successo e voi avete venduto ancora più copie degli stessi Duran Duran. Qual è stata la reazione di Nick?

L: Vedi, Nick voleva diventare un produttore di successo, perciò egli ne fu deliziato, era incredibile felice. Naturalmente, il resto dei Duran Duran gli chiese: “Ehy, che diavolo stai facendo?” ma per lui non è mai stato un grande problema.

FM: Sei ancora in contatto con lui?

L: No, purtroppo no.

FM: Perché sei uscito dai KajaGooGoo dopo soltanto un album?

L: (Diventa improvvisamente molto serio. Ho forse toccato un tasto dolente??!!) Ok. Mi hanno telefonato e mi hanno detto: “Addio, Limahl”. Mi hanno buttato fuori.

FM: Non posso crederci… E perché l’hanno fatto?

L: A loro non piaceva essere considerati una band per teenagers. E credevano che la colpa fosse mia. Sai com’è, il frontman, con i capelli sparati come i miei, e bla bla bla, cose del genere. Così hanno pensato: “Se buttiamo fuori Limahl, possiamo avere un pubblico più serio”. E così l’hanno fatto.

FM: Non mi sembra che i fatti abbiano dato loro ragione. I due album successivi senza di te non hanno avuto molto successo, e solo Nick Beggs, poi, ha fatto ancora qualcos’altro.

L: Infatti, non è successo quello che speravano. Ora lo sanno. Già, ora decisamente lo sanno.

FM: E probabilmente rimpiangono quella decisione…

L: Era la cosa sbagliata da fare, naturalmente.

FM: Devi averla presa piuttosto male, all’epoca. Mi dispiace per questa domanda, ma non pensavo che questa fosse la verità. Credevo che fossi tu a volere una carriera solista.

L: Ti prego, non scusarti. Mi sono sentito molto tradito, devo dire la verità. Ero ferito. Mi sono sentito come un amante pugnalato alle spalle.

FM: Prima hai concluso la tua esibizione con “Never Ending Story”. Questa canzone ha avuto un successo incredibile dappertutto nel mondo e dopo quindici anni tutti se la ricordano ancora. Persino le generazioni più giovani la conoscono. Ti aspettavi tutto questo successo quando l’hai pubblicata?

L: No. La EMI non la voleva neppure… Il mio manager ha dovuto lottare molto duramente per farla accettare. Il direttore della EMI non la voleva perché non riusciva a sentire come fosse bella.

FM: Chissà come mai molto spesso le canzoni più belle sono proprio quelle che vengono rifiutate dai discografici…

L: Questo avviene perché le case discografiche fanno vedere di capire la musica, ma in realtà non lo fanno. Hanno un sacco di soldi, firmano i contratti, dicono: “Questo gruppo, poi quest’altro… ” e così via, ma in realtà non ne capiscono nulla.

FM: Quando ripensi agli anni del neo romanticismo, quali sono i tuoi sentimenti a riguardo?

L: Oh, sono dei sentimenti bellissimi. Perché… Perché erano gli anni della mia giovinezza. Le canzoni che canto delle altre bands sono tutti brani che io stesso ho amato moltissimo. Ho amato quel periodo, dal 1980 fino al 1985.

FM: Che ne pensi delle reazioni del pubblico di questa sera?

L: Abbiamo un aspetto un po’ sconvolgente. La mia maglietta [una maglietta futuristica con disegni Manga], le mie scarpe [delle scarpe da ginnastica con delle zeppe incredibilmente alte], tutto l’insieme… Credo che il pubblico fosse un po’ shoccato, però ho visto anche molti sorrisi, e credo che questo sia molto importante.

FM: Stai lavorando ad un nuovo album?

L: No. Sto lavorando però su un nuovo singolo, che sarà incluso in una compilation. Lo sto facendo in Germania.

FM: Ritornando agli anni ’80, molto spesso i gruppi di quel periodo sono etichettati soltanto come delle belle facce, ragazzi con dei vestiti elaborati, ma vuoti, dopo tutto. Ciò non è vero: basta pensare a canzoni come “The Lebanon” degli Human League od all’impegno sociale di voi tutti nel progetto Band Aid di “Do They Know It’s Christmas”. Sei d’accordo con l’idea che il modo in cui queste bands apparivano fosse più importante delle loro canzoni o no?

L: Assolutamente no! Devi ricordare che negli anni che vanno dal 1970 al 1980 ci fu il boom dei sintetizzatori, e tutte queste bands come i Duran Duran, noi con i KajaGooGoo, gli Spandau Ballet, gli Human League, i Soft Cell, i Depeche Mode, gli Eurythmics e così via, eravamo dei pionieri del sintetizzatore. Perciò secondo me quel periodo musicale ha un’identità molto forte. L’immagine era forte, credo, come i Visage, ad esempio… Te li ricordi?

FM: Naturalmente! Erano in assoluto i primi… E tra i miei preferiti.

L: Avevano un’immagine davvero eccezionale. Cose del genere non avvengono più.

FM: è vero. Spesso parlo con degli amici più giovani, e mi sento triste per loro perché non hanno niente di simile. Noi vivevamo questa cosa completamente. Dopo il neo romanticismo non c’è più stato, secondo me, un movimento che abbia avuto lo stesso impatto, la stessa forza.

L: è vero. Siamo stati i primi anche a fare certi video. MTV non ha cominciato a trasmettere prima del 1982, credo. Per noi quel periodo era come una tela bianca per provare qualsiasi cosa, visivamente o musicalmente.

FM: Molte delle tue canzoni soliste sono state scritte con Giorgio Moroder, uno dei più famosi autori e musicisti di quegli anni. Che cosa ricordi della tua collaborazione con lui?

L: Quando ho ricevuto la telefonata per fare “Never Ending Story” io ero a Tokyo, al “Tokyo Musical Festival” e Giorgio Moroder lavorava lì. Il mio manager parlò con lui, hanno bevuto un sacco di champagne, hanno chiacchierato molto, ed inoltre il mio manager era l’ex manager di Rod Stewart. Stava cercando del lavoro per me, e la cosa ha funzionato. Sono andato in Germania per registrare la canzone, ed ero molto nervoso. La canzone ha dei toni molto alti, e per cantare a quei livelli devi essere molto rilassato. Io non lo ero per niente. Abbiamo avuto un po’ di vino, e poi, circa alle nove di sera, ci ho riprovato ed è andata bene.

FM: Quale delle tue canzoni ami di più, e perché?

L: Be’, dev’essere per forza “Too Shy” perché è stato il primo singolo che ho scritto ed è arrivato al primo posto in tutto il mondo, inclusa l’America.

FM: Anche “Love In Your Eyes” è molto bella. è molto dolce.

L: Trovi? Eppure non è stato un gran successo… [Comincia a cantarla, come per ricordarsela. Brividi sulla schiena degli astanti: è ancora più dolce che nel disco!] Sì, è vero. Ha una melodia adorabile. Eppure non lavoro molto con quella canzone, perché poche persone la conoscono. Però l’amo. Forse gli italiani la amano perché sono romantici… Ma siamo onesti: non si può essere TROPPO romantici.

FM: Nel video di questa canzone avevi delle lenti a contatto con un liquido fosforescente che ti ha creato qualche problema, a quanto sembrava all’epoca…

L: è vero. è stato molto difficile girarlo a causa di quelle lenti.

FM: Come mai hai ricominciato ad esibirti dal vivo dopo tutto questo tempo?

L: è molto semplice. Stavo lavorando nel mio studio, scrivendo delle canzoni, producendo altri artisti, quando ho ricevuto una telefonata da un agente musicale che mi ha detto: “Ho un concerto per te. Fra sei settimane. Hai bisogno di una band, di poter fare musica per un’ora ed io ho bisogno di una risposta entro questo pomeriggio. ” Questo è quanto mi ha detto. Così ci ho pensato per un’ora, ho parlato con il mio tastierista ed alla fine ci siamo detti: Ok, facciamolo. Era l’ottobre del 1997. E questo è stato l’inizio.

FM: Quando canti dal vivo hai ancora le stesse sensazioni che avevi quindici anni fa?

L: No, ho delle sensazioni decisamente migliori, perché ho passato un periodo di lotta interiore, non cantavo, ma mi mancava. Io amo cantare, perciò mi piace ancora farlo dal vivo. Ed amo shoccare la gente, proprio come ho fatto quando avevo vent’anni. Ora è molto più difficile shoccare la gente, perché questo è un mondo molto più veloce.

FM: Qualche tempo fa una cantante chiamata Lady Violet ha rifatto una tua canzone, “Inside To Outside”. Lo sapevi? E, se sì, ti è piaciuta questa versione?

L: Oh, tu vuoi dire il Dance Mix. Sì, l’ho sentita una volta. Ma non ho scritto io quella canzone, perciò la cosa non mi ha toccato più di tanto. Credo comunque che non fosse male. Ma la mia versione era decisamente migliore… [Ride divertito]

FM: Che ne pensi di Internet e della musica sul web?

L: Ah! Internet! A casa mia, a Londra, ho un collegamento ad Internet disponibile ventiquattr’ore su ventiquattro. Molto veloce. Lo chiamiamo ADSL., ed è molto veloce; e tutto il tempo, tutto il giorno, io sono sul computer. Scrivo mails, controllo gli orari degli aerei, compro i biglietti per i voli che uso per il mio lavoro, faccio tutto con Internet. E tu mi chiedi quale sia la mia opinione di Internet: be’, è fantastico, è il futuro, è così emozionante. Riguardo alla musica,non credo che sia un problema. Penso che un vero fan vorrà sempre avere il CD originale in mano. Guarderà la confezione, le foto, tutto.

E questa è la fine di una lunghissima serata, specialmente per Limahl che per arrivare al Casinò Perla si era imbarcato in un interminabile viaggio. Ci salutiamo, ma non prima di avergli lasciato il web address di FucineMute per il quale ha tanto insistito. Perché, l’ha detto lui, è connesso tutto il giorno. Per i suoi fans, Limahl ha anche un sito suo personale sul web: www.limahl.com.

Era il 1983. Eravamo nel periodo di massima esplosione di quell’incredibile movimento musicale, ma non solo, che era il neo-romanticismo. Dall’Inghilterra arrivava quasi ogni settimana una nuova band che si riconosceva immediatamente come appartenente a questo movimento, anche prima di averne sentito la musica, soltanto guardano l’aspetto dei componenti il gruppo, i loro abiti, le loro acconciature, i loro trucchi. La Levis, così come altre marche famose di jeans, conobbero un momento di seria crisi a Londra: in quegli anni, indossare un paio di jeans era considerata quasi un’offesa al buon gusto. Ma se molti negozi di jeans dovettero chiudere, altre boutiques per new romantics fiorirono un po’ dappertutto, a King’s Road ma soprattutto in quella che divenne la strada più trendy della capitale britannica, soppiantando persino la pur mitica Carnaby Street della Swinging London: Kensington High Road.
Girando in quegli anni per le strade di Londra, un turista all’oscuro delle tendenze del periodo avrebbe potuto anche pensare di avere le allucinazioni: sembrava di essere tornati indietro nel tempo, al Settecento, inizio Ottocento, con una capitale invasa da sofisticati corsari ed impeccabili damerini. Perché quella era la moda dettata dalla più illuminata stilista inglese di tutti i tempi: Vivienne Westwood. E le band musicali l’aiutavano, decisamente. Erano gli anni del corsaro Adam Ant, per intenderci, dei raffinatissimi dandies Spandau Ballet, dei Duran Duran, che, un po’ più goffamente degli Spands, cercavano di dare al mondo la loro interpretazione del neo romanticismo. E di tanti, tanti altri. Persino il gruppo americano di dance music per eccellenza, i Village People, ne rimasero contaminati, anche se in questo caso è più che lecito subodorare l’ombra della mossa pubblicitaria e basta.
Gli Spandau Ballet sono forse il gruppo che meno è stato capito dell’intero movimento. Politicamente impegnatissimi (il loro leader, Gary Kemp, non perdeva occasione per sottolineare che il loro voto andasse ai laburisti, e negli “anni di piombo” del Tatcherismo ci voleva un bel coraggio per dire ciò…) durante il World Parade Tour, ad un certo punto, davano le spalle al pubblico per levare il pugno sinistro alzato verso l’enorme bandiera rossa che il sassofonista e percussionista del gruppo, Steve Norman, portava in trionfo lungo tutto il palco. Ma gli italiani, come troppo spesso succede, li hanno amati solo per le loro cinque belle facce, e coprendoli di un fanatismo esagerato li hanno portati alla rovina. Ora, due dei cinque ragazzetti di Islington cresciuti assieme, che avevano fondato persino un’etichetta, la Reformation, che promuoveva l’attività di poeti, scrittori, pittori eccetera si parlano solo tramite avvocati. Il cantante del gruppo, Tony Hadley, ha fatto causa con vent’anni di ritardo, e con poca credibilità, per non dire nulla, a Gary Kemp riguardo alla paternità delle loro canzoni. Che peccato.


I Duran Duran non avevano lo stesso impegno degli Spands, e si vedeva. Producevano dei video meravigliosi, fantascientifici, esotici, ma rimane memorabile la stecca che il cantante Simon Le Bon ha preso durante l’esecuzione di “View to a Kill” al Live Aid, davanti a milioni di persone. Come rimane memorabile l’espressione inferocita del chitarrista dell’epoca, Andy Taylor, nel sentire quella stecca. Poco dopo, se ne andrà lui ed anche il batterista, Roger Taylor. Da quel momento è iniziata la loro parabola discendente.
Ma nel 1983 Nick Rhodes, il tastierista dei Duran Duran, aveva deciso di voler fare qualcosa di più, e qualcosa di diverso. Voleva essere un produttore di successo. Fu accontentato facilmente: trovò un gruppo che era assolutamente perfetto per l’occasione e per il momento. La band aveva un nome stranissimo, KajaGooGoo, ed un cantante che sembrava essere stato creato appositamente per l’occasione, un tale Christopher Hamill che aveva scelto come nome d’arte l’anagramma del suo cognome, ovvero Limahl. Pubblicarono un singolo, “Too Shy”, che divenne immediatamente un incredibile successo in tutto il mondo, al punto da scavalcare in classifica gli stessi Duran Duran – per la felicità di Nick Rodhes, ma con sommo disappunto degli altri membri della band. A questo seguì l’album “White Feathers”, che conteneva altri brani decisamente belli. Alla fine dell’anno però Limahl uscì dal gruppo. La band proseguì pubblicando nel 1984 un altro LP intitolato “Islands”, con il bassista del gruppo, Nick Beggs, che aveva sostituito Limahl alla voce. Non ebbero lo stesso successo del primo album. Cambiarono il nome in Kaja (perdendo il GooGoo per strada) e fecero uscire il terzo album, “Crazy People’s Right To Speak”. E fu davvero una follia: le vendite furono disastrose, il gruppo si sciolse e solo Nick Beggs ci riprovò con un album, a dire il vero molto bello, ma che passò assolutamente inosservato sia alla critica che al pubblico: “Homelands”, uscito con il nome dei tre musicisti che l’avevano fatto: Ellis, Beggs and Howard.
Limahl non aveva però chiuso con il mondo della musica leggera; anzi, azzeccò un hit che, a distanza di più di quindici anni, tutti ricordano ancora. Fu l’autore dell’indimenticabile canzone che accompagnava il film fantasy “La Storia Infinita”, “Never Ending Story”, appunto. Il brano era compreso in un album che uscì nel 1984, intitolato “Don’t Suppose…” e che conteneva, oltre alla già citata “Never Ending Story”, altri hit di successo, come, ad esempio, “Only For Love”, “That Special Something” e la stessa title-track. Nel 1986 uscì il suo secondo album solista, “Colour All My Days”, che, ad onor del vero, non ottenne un grande successo. Fu un peccato, perché conteneva alcune canzoni davvero belle, con “Love In Your Eyes” che spiccava sopra a tutte.
Da allora si erano perse le tracce di Limahl. Nel 1992 è uscito il suo ultimo album, “Love Is Blind”, ma soltanto in Germania. Il revival degli anni ’80 ce l’ha riportato tra noi: per fortuna.

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