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Fumetto

4 passi tra mito e presente (I)

Alla scoperta del Pratt dimenticato: il narratore incantato intervista a cura di Carmine Amoroso

E’ difficile parlare imparzialmente di una mostra cui si è partecipato esponendo per la prima volta una propria creatura, così come lo è farlo in modo approfondito quando non si preventivava di scrivere un articolo.

A Falconara, dal 24 al 26 agosto, si è tenuta la 18a edizione della locale Mostra Mercato del Fumetto, che per la prima volta ha ottenuto il riconoscimento ufficiale di “Mostra Nazionale”, anche se per il pubblico era tale da un bel pezzo: vi confluiscono giovani e meno giovani da ogni parte d’Italia, ansiosi non tanto di acquistare fumetti (mancano stand di case editrici, sono presenti quelli di alcune tra le librerie più “coraggiose”), quanto di partecipare all’evento culturale che da vent’anni si svolge in questa città in provincia di Ancona.

Asse portante di questa mostra, il cui organizzatore indefesso è Franco Spiritelli, che la maggioranza degli appassionati dei fumetti conosce dalle pagine della rivista più autorevole del settore, “Fumo di China”, era una personale dedicata a degli inediti di Hugo Pratt, il papà di Corto Maltese, pubblicati solo in Argentina e Brasile. Questi lavori hanno il pregio di gettare nuova luce sull’iter artistico del Maestro prima che giungesse alla creazione di Corto, il suo personaggio per antonomasia. A corredo di questa personale, nella stessa grande sala, vi erano: una mostra dedicata ai 30 anni di fumetto di Mario Rossi, premiato con una targa dall’organizzazione, contenente delle splendide tavole tratte dal suo lavoro in uscita su Gregory Hunter, della Bonelli; un’esposizione dell’ultima fatica di Pino Rinaldi, Wizzie the Witch, con cui l’artista pugliese, trapiantato a Roma e più americano tra i disegnatori italiani, conferma l’incredibile versatilità delle sue talentuose matite e chine, passando ad un genere nettamente diverso dal super-eroistico e realistico; una panoramica degli artisti bonelliani di Gregory Hunter, tra cui spiccavano Patrizia Mandanici ed Antonella Platano; l’esposizione dedicata a TAG 17 ed intitolata “La fantascienza Virtuale”, che segnava il debutto ufficiale, mio e dei Maximus Press Studios, nel mondo del fumetto. L’emozione di essere stati scelti per partecipare ad un evento culturale di tale portata, mescolata al timore di un secondo debutto che avveniva a distanza di circa 6 anni, mi hanno tenuto sulle spine sino all’apertura ufficiale della mostra, avvenuta alle 15.30: come d’incanto tutto spariva nel contatto con il pubblico.

Il primo giorno, venerdì, potevo comportarmi anch’io da appassionato e, dopo avere girovagato un po’ per gli stand dei rivenditori, mi tuffavo nel garage, per godermi le mostre, iniziando da quella di Pratt. Mi univo, così, in una affabile chiacchierata con Franco Spiritelli, uno dei più noti esperti “fumettologi” italiani, senza l’aiuto del quale lo scrivente, cresciuto a pane e fumetti Marvel e Dc, con qualche rara puntata in campo Bonelliano ed Eura, non saprebbe trovare molte cose da dire su un genere di fumetto conosciuto solo superficialmente: l’ignoranza va combattuta e gli orizzonti ampliati.

Così partiamo da una biografia in versione ristretta di Hugo Pratt (è una parola! Come si fa a condensare in poco spazio gli avvenimenti che hanno segnato l’esistenza e la creatività di un tale genio artistico?).

Nato il 15 Giugno 1927 a Rimini da Rolando Pratt ed Evelina Genero, cresce a Venezia in un contesto familiare piuttosto particolare (la madre, interessata di cabala e scienze esoteriche, continua a vestirlo da bambina fino all’età di 5 anni; il padre, partigiano di Mussolini si mostra particolarmente interessato alle società segrete), ed ha come prime letture brani di Omero in versione per l’infanzia, romanzi di avventura americani e leggende celtiche.

Nel 1937, a seguito del trasferimento del padre in Abissinia, avvenuto l’anno precedente, Hugo interrompe gli studi presso il Liceo e lo raggiunge in Africa con il resto della famiglia.

Dagli indigeni ha modo di imparare l’amarico, idioma locale.

Nel 1941, costretto dal padre, si arruola nella Polizia Coloniale, divenendo di fatto, e come egli stesso ebbe a vantarsi in quel periodo, “il più giovane dei soldati di Mussolini”.

Nel 1942 gli inglesi penetrano ad Addis Abeba, strappandola agli italiani: Hugo (allora quattordicenne e quindi non più strettamente bambino, ma ometto) e la madre vengono condotti in un campo di prigionia, in realtà un campo profughi costituito di sole donne e bambini. Il padre, preso prigioniero dalle armate francesi, muore pochi mesi dopo in prigionia.

Rientrato in Italia, dopo una breve parentesi a Città di Castello (PG), torna a Venezia, ancora sotto il controllo tedesco, ove viene arrestato dalle SS, nel 1944, con l’accusa di essere una spia sudafricana. Poche settimane dopo riesce ad evadere, si arruola come interprete nell’VIII Armata Alleata e con questa, nell’Aprile 1945, fa il suo ingresso a Venezia (sotto spoglie scozzesi!). Qui, con lo pseudonimo di Ongaine, viene scritturato con l’incarico di organizzare spettacoli di intrattenimento per le truppe alleate.

Nel 1947 entra a far parte dello staff dell’Asso di Picche Comics (editrice creata nel 1945 da Mario Faustinelli, con il nome di Albo Uragano Comics Inc.), ove conosce altri artisti come Ongaro, Bellavitis, Campani, Carcupino, Dami e Damiano Damiani, un nucleo ben nutrito ed assortito, cui successivamente si aggiungeranno Dino Battaglia ed Ivo Pavone. Pratt realizza le matite di vari personaggi, tra cui L’Asso di Picche, che da il nome alla testata.

Nel Novembre 1949, invitati dall’editrice Abril, diretta dall’italiano Cesare Civita, impressionato dai personaggi della rivista, Pratt e Faustinelli si trasferiscono nella periferia di Buenos Aires, ove vengono presto raggiunti da Ongaro e Pavone. Successivamente, a seguito di disaccordi con Faustinelli, Pratt va a vivere per conto suo.

Immagine articolo Fucine MuteRimane in Argentina per quasi 13 anni, salvo passare brevi periodi a Venezia (1953 -1954) e a Londra (1959-1960, ove realizza fumetti di guerra per la Fleetway e frequenta la Royal Academy of Water Colour). Lì conosce fumettisti come Alberto Breccia, i fratelli Del Castello ed il mitico capostipite del fumetto locale, José Luis Salinas, ma anche musicisti come Dizzy Gillespie, che lo inizia alla musica Jazz.

Questo trascorso in Argentina è probabilmente il periodo più fecondo della sua carriera artistica: per la Avril conclude la serie Junglemen, iniziata in Italia per l’Asso di Picche, e prosegue con Hombres de la Jungla.

Inoltre, su testi di un ottimo sceneggiatore come Hector German Oesterheld, realizza numerose serie quali Sgt. Pike, Ernie Pike e Ticonderoga. Quando nel 1957 Hector e Jorge Oesterheld tentano l’avventura, aprendo una propria casa editrice, Pratt è uno dei disegnatori al loro fianco.

Poi, a causa di problemi sorti riguardo la suddivisione dei diritti d’autore, Pratt inizia a scriversi anche le sceneggiature ed il suo primo lavoro è Ann y Dan. I suoi ultimi lavori argentini, datati 1962, sono Capitan Cormorant e Wheeling.

Rifiutata l’offerta della Dell per la realizzazione di storie di Zorro, Hugo rientra in Italia, dove dal 1962 al 1967 illustra precipuamente storie per “Il Corriere dei Piccoli”, sperimentando diversi stili. Nel 1967 avviene l’incontro con Florenzo Ivaldi, imprenditore immobiliare ma grande appassionato di fumetti, con il quale realizza la rivista Sgt. Kirk, sulla quale vengono anche presentate nove tavole della prima avventura di Corto Maltese, “La ballata del Mare Salato”. La rivista, non incontrando i favori del pubblico, chiude nel 1969 dopo 30 numeri, proseguendo, a riprese alterne, dal 1973 al ’77 e dal ’78 al ’79.

Nel 1969, senza lavoro, conosce al V Salone del Fumetto di Lucca, Claude Moliterni, francese e redattore della modesta rivista Phenix, che lo mette in contatto con Georges Riu, allora redattore del settimanale per ragazzi Pif, della Vaillant. Recatosi a Parigi, per concludere il contratto, Pratt decide di proporre come personaggio Corto Maltese, che reputa personaggio avente una personalità sufficientemente ricca e variegata (anche di spunti autobiografici) per affrontare nuove avventure. Si hanno così ventuno episodi di venti tavole ciascuno, tra i più belli in assoluto della sua intera opera. è curioso notare che, mentre il pubblico giovanile francese fa fatica ad accettare il tratto molto moderno di Pratt, quello italiano, che lo segue sul Corrierino, lo adora. Grazie alla diffusione di Pif, i fumetti del nostro divengono veri e propri cult, facendo sì che Pratt venga “adottato” dal pubblico francese. Ma il cammino del Pratt artista non finisce qui, nel 1969 crea una serie come “Gli scorpioni del deserto”, cui seguono vari episodi per “Un uomo un’avventura”. Nel 1983 esordisce come sceneggiatore, scrivendo i testi di “Tutto ricominciò con un’estate indiana”, un racconto splendidamente illustrato da Milo Manara che inaugurava la rivista “Corto Maltese”. Questa rivista aveva un antenato illustre, “Corto Maltés”, edito in Argentina dalla Record nel 1974, ed un’edizione francese “Corto”, nel 1985, a cura della Casterman.

Pratt, mai pago della sua evoluzione artistica, continua a ricercare nuove soluzioni narrative e, mentre da un lato propone nuove serie (“Cato zulù”, ad esempio), dall’altro, in seguito alle edizioni in formato prestige delle sue storie, le ripropone a colori, arricchendole di acquerelli che donano loro un calore ed un’atmosfera da sogno che riporta ad un passato perduto e mai dimenticato.

In Svizzera, a Grandvoux, il 20 Agosto 1995 Hugo Pratt muore, oramai già entrato, ancora in vita, nell’Olimpo del fumetto.

Ebbene, la quasi totalità dei materiali prattiani esposti a Falconara erano materiali relativi agli anni dal 1949 al 1962, pubblicati in Argentina: Ray Kitt, Sgt. Kirk, Ernie Pike, Ticonderoga, Hombres de la Jungla, Ann y Dan. Tutti inediti in Europa, molti di essi non avevano neanche varcato i confini del sud America.

Allora, stupito e perso nella bellezza di queste pagine, sempre attuale malgrado la loro lontana datazione, comincio a fare domande al mio cicerone affinché la curiosità che mi si è accesa riguardo questo grande artista più volte incrociato nella mia pluriennale carriera di lettore, ma la cui lettura non ho mai approfondito per mia negligenza, venga appagata.


Carmine Amoroso (CA):
Franco, allora, come siete riusciti a reperire tutto questo materiale inedito di Pratt?

Franco Spiritelli (FS): Tutto è iniziato quando, anni fa, leggendo un libro intitolato “Historia de la historieta”, ho scoperto una vignetta che rappresentava un personaggio completamente sconosciuto in Italia a critici e lettori. Quando nel 1999 mi incontrai al Salone di Lucca con il grande Carlos Trillo, gliene parlai. Lui mi assicuro che rientrato in Argentina si sarebbe interessato della cosa parlandone con un amico grande esperto e collezionista. Mesi dopo, questa persona mi invio una storia completa: questo personaggio era Ray Kitt. Incoraggiato da questo piccolo successo, grazie all’ausilio di un mio amico argentino residente vicino Falconara, potei ammirare delle copertine di riviste dell’Editrice Frontiera: anche lì vi erano rappresentati personaggi inediti di Pratt. Allora interessai un altro amico italiano residente in Argentina: stavolta rimediai una pubblicazione degli anni ’50 intitolata “Hora Cero” su cui vi era un gruppo di storie complete ed inedite, che abbiamo restaurato. Poco prima di questa mostra, a Venezia, abbiamo potuto confrontare le nostre cronologie con quelle di un amico d’infanzia di Hugo Pratt ed abbiamo scoperto un’altra cosa, importantissima: c’era una storia, “Hombres de la Jungla” che tutti pensavano essere il prosieguo del “Junglemen” dell’Asso di Picche e pubblicata in Argentina su “Salgari”, di cui lui possedeva tavole pubblicate su una rivista chiamata “Cinemasterio”. Sono due storie diverse.

Immagine articolo Fucine MuteCA: Andiamo ad esaminare in dettaglio i personaggi rappresentati nella mostra e, nel contempo, l’evoluzione artistica di Pratt. Da chi iniziamo?

FS: Da Ray Kitt, una delle primissime realizzazioni argentine di Pratt, contenente una formula molto originale di vignette e di testo, uniti in una formula narrativa di cui non esistono esempi precedenti, se non in libri per ragazzi. Questo è anche uno dei primi fumetti scritti dal grande Oesterheld. Siamo nel 1950. Il protagonista, Ray Kitt, è un detective alla Marlowe, di chiara ispirazione chandleriana, ma immerso in un’atmosfera ricca di quella latinità argentina che lo rendono unico ed affascinante. Nella narrazione il testo si sviluppa in piccoli paragrafi numerati in successione, mentre le vignette ne inframmezzano la struttura: il risultato è che non ci troviamo di fronte ad un racconto illustrato, perché le vignette sono parte integrante della narrazione. Si potrebbe ipotizzare, invece, che si tratti di una forma originale di fumetto in cui molte vignette sono fatte di solo testo. Vi è infatti presente la “conditio sine qua non” del fumetto, la narrazione sequenziale, che vede perfettamente integrati testo e vignette.

Un’importante novità è anche il senso di lettura, verticale, specificato dai numeri contenuti sia nelle vignette disegnate che in quelle di testo.

CA: Così arriviamo a…

FS: …al “Sgt. Kirk” e ad “Ernie Pike”: siamo a cavallo tra il 1957 ed il 1958, sono passati molti anni da Ray Kitt, Pratt ha fatto molta esperienza ed è già un disegnatore maturo e molto, molto bravo. Qui ha già messo a punto la sua sintesi artistica in un meraviglioso equilibrio di bianchi e di neri, in un tratto molto dinamico e dettagliatamente realistico. A proposito di Ernie Pike, è importante notare che in questi fumetti di guerra, al contrario di quanto avveniva su quelli della Fleetway (per la quale anche Hugo Pratt lavorerà), il nemico, il cattivo, non è fortemente stereotipato in negativo, ma viene rappresentato nella sua umanità e normalità: non è un mostro da demonizzare ed abbattere sempre ed a tutti i costi, ma viene rappresentato in tutte le sue sfaccettature di essere umano che si trova a vivere una guerra.

Immagine articolo Fucine MuteCA: Come in “K.O. Sims”…

FS: …esatto come in “K.O. Sims”. Anche se il tema generale di Ernie Pike è la guerra, leggendo questo episodio si capisce come in esso non la si celebri: in realtà la si giudica e condanna, esaltando come l’importante sia restare uomini in mezzo alla barbarie, al venire meno di ogni regola di convivenza civile. Il vero coraggio non è uccidere, o rischiare la vita per la patria, ma farlo per i compagni di combattimento, riscoprendo il valore della solidarietà ed in essa restando, o diventando, uomini veri.

CA: Hollywood ha toccato questi temi in molti film in controtendenza sul Vietnam, da Apocalypse Now a Hamburger Hill a Full Metal Jacket…

FS: Sì, ma molto tempo dopo. Questo andare contro gli stereotipi classici è un discorso che Hugo Pratt e Oesterheld portano avanti in parallelo anche nel genere western, con il Sgt. Kirk, ove gli indiani non sono rappresentati come brutti, sporchi e cattivi.

CA: Cosa che nel cinema è successa a partire dai primi anni ’70 con film come “Piccolo grande uomo” (di Arthur Penn, con un cast eccezionale che va da Dustin Hoffman a Faye Dunaway a Martin Balsam), “Un uomo Chiamato cavallo” (di Elliot Silverstein, con un Richard Harris interprete davvero “reale” e “realistico”) e “Soldato blu” (di Ralph Nelson, con una splendida Candice Bergen ed un grande Peter Strauss): film diversi, più interiore ed intimista il primo, più accurati nella ricostruzione storiografica ed etnografica gli altri due. Guadando, così, il solco della filmografia tradizionale che aveva capisaldi in opere come “Ombre Rosse” di John Huston, con un grande John Wayne.

FS: Esatto, ma sempre in ritardo rispetto alla grande sensibilità di due grandi esponenti della nona arte come Pratt ed Oesterheld.

CA: E dopo queste due “pietre angolari”, a cosa arriviamo nell’itinerario di questa mostra?

FS: Si arriva agli anni ’60 ed a “Il Corriere dei Piccoli”, nella linea temporale artistica di Hugo Pratt, subito prima di Corto Maltese: qui, su queste tavole abbiamo già il grande Pratt. Anche se le storie sono molto strane…

CA: Cosa vuoi dire con questo, Franco?

FS: Voglio dire che alcune hanno un racconto didascalico, sono completate con il colore e presentano un segno molto chiaro (i neri sono pochi e pieni, il tratteggio ridotto al minimo, come in Simbad). In altre, le tavole sono molto grandi, con una composizione molto dinamica ed un abbondante uso di nero, come nel caso de “L’Ombra”. Queste sono storie importanti perché Hugo Pratt non ha più fatto un’impaginazione così “mossa e disordinata”. Tutto questo è importante perché il grosso di questa mostra è dedicato al Pratt disegnatore e non artista completo, passo che compirà di lì a poco con Corto Maltese, facendosi conoscere in tutto il mondo.

CA: Come si innestano questi splendidi acquerelli nel contesto di queste meravigliose tavole?

FS: Gli acquerelli mostrano una sintesi grafica esemplare, tipicamente prattiana, raggiunta nella maturità avanzata (fine degli anni ’80) e costituiscono un vero e proprio patrimonio artistico del 20° secolo: ognuno di essi ha un valore intorno agli 80 milioni di lire.

CA: Se dovessi definire in sintesi il tratto di Pratt, cosa diresti? Aveva un approccio particolare alla realizzazione delle sue tavole?

FS: Direi che Pratt era un romanziere che si esprimeva tramite il fumetto, per cui le sue opere sono “sinolo“(uso questa parola che mi sembra rappresentare più adeguatamente il concetto espresso da Spiritelli, nda) di testo e disegno: la sua non è solo una sintesi grafica, ma narrativa, ed è alla base del successo del suo lavoro.

Alla fine degli anni ’80, le sue tavole sono molto grandi, realizzate con quei tipici “pennarelloni” dalla punta a scalpello e, una volta iniziata una storia, non sapeva mai come sarebbe andata a finire. Inoltre, pur essendo un disegnatore molto veloce, era molto pigro e si avvaleva di aiutanti come Guido Fuga (addetto alle rappresentazioni tecnologiche in generale) e Lele Vianello (per animali e varie), di varie coloriste, mentre riservava per sé i personaggi principali e la composizione della tavola.

Il Pratt di questa mostra è quello del tutto privo di aiutanti, perciò molto più interessante.

CA: Concludendo il capitolo Pratt, facciamo una domanda alla “Mezzanotte e dintorni”…: cosa sapevi di Hugo Pratt prima della realizzazione della mostra e cosa ne sai adesso?

Immagine articolo Fucine MuteFS: Vediamo… direi che mentre prima lo conoscevo solo ed esclusivamente tramite le opere della maturità, e lo ritenevo un grande autore, dopo questo lavoro di ricerca l’ho scoperto, anzi, l’ho riscoperto come disegnatore: era davvero G-R-A-N-D-E! E dirò di più: queste magnifiche storie, scritte da un Oesterheld in grande vena, sono significative nell’evoluzione di Pratt come artista completo. è questo scrittore che lo influenza profondamente nel modo di concepire lo storytelling.

La presentazione di Tag 17 e le tavole inedite di Hugo Pratt:quale migliore occasione per un reportage da uno dei più interessanti eventi dedicati al fumetto, quale si dimostra essere la Mostra Mercato di Falconara? Lo stesso Carmine Amoroso, espositore ed inviato al tempo stesso, ci spiega i retroscena dell’evento con la prima parte del suo resoconto, che presentiamo insieme ad un’intervista a Franco Spiritelli, che ha reso possibile l’arrivo in Italia e l’esposizione delle tavole dell’indimenticato Maestro.

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