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Palcoscenico

Patrizia Milani

A teatro per “Una giornata particolare”

Giorgia Gelsi (GG): Siamo insieme a una delle coppie più applaudite, più amate e più affiatate del panorama italiano, Patrizia Milani e Carlo Simoni, che sono in scena in questi giorni con lo spettacolo “Una giornata particolare”, tratto dall’omonimo film di Ettore Scola che vide come protagonisti Sofia Loren e Marcello Mastroianni. Qui invece la regia è di Marco Bernardi. La domanda che segue è scontata: tantissimi in sala hanno visto il film, io no, non sono stata viziata da alcun pregiudizio. Alcuni dicono che è meglio leggere il libro che vederne il film, io non ho visto il film e sono venuta a vedere lo spettacolo! Secondo voi che cosa migliora nello spettacolo teatrale, o meglio che cos’è che questo testo acquista o perde rispetto al film?

Patrizia Milani (PM): Mah, guardi, devo dire che questa sceneggiatura scritta per il film sembra già una sceneggiatura scritta per il teatro! Tant’è che quando Scola l’ ha riadattata per coloro che per primi l’hanno interpretata nell’Ottanta, la riduzione teatrale della “Giornata particolare” era davvero molto vicina alla sceneggiatura del film. E noi l’abbiamo lasciata tale e quale. Che cosa acquista? Be’, forse bisogna dire che a teatro c’è questa magia del rapporto diretto col pubblico e con la gente e quindi questo feeling che si crea fra la platea e il palcoscenico che è molto forte! è una storia ambientata al chiuso, in due stanze, in due appartamenti, una cucina e un soggiorno — stanza da letto. Quindi è una storia un pochino claustrofobia che ben si addice alla dimensione teatrale. Io penso che, anche se mancano i primi piani, anche se mancano gli occhi di Sofia Loren e il sorriso di Mastroianni, anche in teatro la storia mantenga la sua efficacia e la sua grande forza: del resto il pubblico ce lo conferma, e quindi siamo molto contenti del lavoro.

Carlo Simoni (CS): Io posso aggiungere che mancano i primi piani del cinema, mancano gli esterni — di cui comunque non fa tanto uso Ettore Scola nel film — però ci sono gli esterni come il casermone brulicante di gente che, durante la visita di Hitler nel maggio del ‘38 a Roma, una data reale e autentica in cui tutta Roma, si riversa ai fori imperiali e a piazza Venezia per accogliere il dittatore nazista con Mussolini. Nel film viene ricostruita un pochino quest’aria, noi invece abbiamo una cosa importante che è di utilizzare la colonna sonora originale in cui il pubblico può sentire in continuazione il clima che fuori c’è: è il nostro terzo protagonista. Quindi, come diceva Patrizia, il senso di claustrofobia, di diseredati e di esclusi che caratterizza questi due personaggi qui diventa fortissimo, più forte che al cinema. Indubbiamente è più forte in teatro questa dimensione qua di angoscia, di questo microcosmo di due persone sole rispetto alla vita che va avanti, e loro sono lì abbandonati, messi da parti.

GG: A questo proposito, si tratta di una storia privata che si dipana sullo sfondo di una storia che è la Storia con l’”S” maiuscola, la storia di quegli anni. Come spesso accade, quando ci sono dei grandi eventi, la storia accade e si formano anche delle strane alchimie tra le persone e degli incontri che forse non sarebbero mai avvenuti in altre circostanze…

CS: …delle solidarietà, istintive, umane, e casuali come in questo caso. Patrizia, racconta tu come si incontrano questi due personaggi!

PM: Be’, i due personaggi si incontrano per caso, come spesso accade nella vita: l’uccellino, il pappagalletto di lei scappa dalla finestra, e va a finire sulla finestra di Gabriele. Lei, sola in questo enorme caseggiato, in ciabatte e mezza discinta, va a recuperare la sua bestiola. E questa è l’occasione per una conoscenza: sono due persone sole, sono due diversi, sono due solitudini che si incontrano, è la storia proprio di un breve incontro, che lascia poi in ciascuno di loro due una fiamma, qualcosa che resterà, ma che non avrà un seguito: lui sarà deportato al confino, lei continuerà la sua vita di sposa e madre esemplare, di una famiglia rumorosa e un po’ prepotente.

CS: E infatti è una madre un po’ schiava, di una famiglia proletaria, dove i mezzi sono relativi, sei figli, forse sette, e il ruolo mio, invece….Be’, perché vengo deportato, che altrimenti non si capisce? Perché è un diverso, è un omosessuale, quindi un uomo che deve nascondere la propria natura. Perché all’epoca il regime fascista metteva appunto al bando, al confino queste persone non gradite, non si poteva essere omosessuali. è assurdo no? Proprio per questa ragione lui è accusato di antifascismo, e proprio perché è uno speaker dell’EIAR, della Rai dell’epoca, gli tolgono anche il lavoro: quindi non ha né lavoro né niente, per cui vive un momento drammatico forte.

GG: Volevo un attimo soffermarmi sul profilo psicologico di questi personaggi che comunque risultano molto veri, molto delicati. Soprattutto Gabriele incarna un omosessuale, con i problemi che aveva all’epoca di vita e di inserimento nella società, e però ha questa etichetta di diverso che un po’ lo protegge da quello che succede nel mondo. Volevo vedere anche un po’ l’attualità di questo personaggio, e cioè: è ancora così? Un’opinione personale…

CS: Allora lui doveva nascondersi, non solo nei suoi atti, ma anche nelle sue movenze… Oggi a un omosessuale dichiarato non gliene importa niente, come a un etero. è normale, perché la mentalità per fortuna è aperta, anche se continuano ad esserci delle restrizioni… C’è questa possibilità almeno, mentre all’epoca era un vergogna, bisognava cercare di essere altro affinché gli altri non si accorgessero di questa natura. Quindi è un vivere male, un malessere enorme, non è che lui si nasconde… Nei confronti del fascismo lui non è così, non è un polemico, ha una vena ironica, anche leggera, ha tratteggiato con leggerezza tutta la sua psicologia, ma certo il dramma ce l’ha, ma non ci calca dentro con un temperamento drammatico: è drammatica la sua vita.

GG: E invece l’attualità di una madre sposa come Antonietta?

PM: Mah, Antonietta è una donna meravigliosa, anche se oggi forse non riusciamo più a capirla del tutto, perché queste spose e madri esemplari in Italia non ci sono più, la condizione femminile è diversa. Ma proviamo a pensare a quello che sta succedendo altrove, al di fuori dell’Italia, fuori dai nostri confini, quello che succede adesso in Afganistan. Io costruivo il personaggio di Antonietta proprio nei giorni in cui avveniva quello che è avvenuto, ho pensato molto alla situazione in cui vivono ancora in quei paesi le donne, la mancanza di libertà, l’impossibilità di vivere e di lavorare e soprattutto di aver quel rispetto di cui ogni persona ha diritto, aldilà delle sue idee, della sua condizione sociale, della sua istruzione, delle sue perversioni, anche!

CS: Noi ci siamo trovati l’11 settembre, al secondo giorno di prova, come si dice, a tavolino, leggiamo la parte. è arrivata questa notizia, noi siamo rimasti gelati, in un modo incredibile. Ci pareva una cosa non vera, noi viviamo di sogni o di immagini, di situazioni che non sono reali perché le fingiamo, addirittura tragiche, oppure leggere o brillanti. Quindi al momento lì per lì siamo rimasti scioccati tutti quanti, poi pian piano nei giorni seguenti abbiamo preso coscienza del fatto e abbiamo come sempre rubato anche dalla vita quello che poteva esserci utile per la storia: cioè questa storia racconta di due persone in un momento durissimo storico, esterno, come adesso noi viviamo l’angoscia di questo evento delle torri e quindi di questa guerra. Questa storia a noi tutti ci fa sentire qualche cosa, abbiamo cercato di trasporre, utilizzare un sentimento dando ancora, speriamo, più verità a quei due personaggi, che vivevano quel momento storico del fascismo con quella sensazione di angoscia.

PM: Questa storia non è solo il racconto di quella giornata, ma è la metafora di una situazione di estraneità, cui spesso le persone sono costrette a vivere, molto spesso non sei in sintonia con quello che ti sta intorno: Antonietta e Gabriele sono due persone così, anche se Antonietta ritaglia le fotografie del Duce e le appiccica sull’album, la sua adesione così sentimentale al fascismo è una sua debolezza, non è una adesione intellettuale, non ne è assolutamente capace.

GG: è poco consapevole…

PM: Sì, è vittima di quello che le dicono, di quello che le vogliono far credere, di quello che pensano. E quando Gabriele le farà dono di un libro per lei diventa come una fiaccola, il simbolo di qualcosa che accenderà forse un lume diverso dentro di lei. Lei lamenta spesso la sua ignoranza, “a un ignorante si può fare qualunque cosa” perché non c’è più rispetto, e quando non c’è più rispetto non c’è più niente. E io penso che è una frase che dovremmo ricordarci un pochino tutti soprattutto in questi giorni di Natale.

GG: Ancora un’ultima cosa, passando ad un argomento più “leggero”. Come si è detto prima, il protagonista, il terzo protagonista di questo spettacolo e la colonna sonora. Quindi, per voi, la radio come hobby, strumento, passatempo, che valore ha? Adesso, attualmente…All’epoca era anche un modo per far entrare nelle case della gente molte cose.

CS: Be’, all’epoca io mi ricordo che ascoltavo le commedie, le opere liriche, quando ero piccolino, finita la cena, alle otto e mezza, otto e tre quarti, c’erano queste bellissime cose, con la mamma e i miei fratelli le ascoltavamo! Poi c’erano le notizie anche…Be’, noi ce la portiamo una radiolina in albergo, sempre, ci tiene compagnia, una cosa di musica leggera oppure qualche notizia di cronaca, insomma. Anche se c’è la televisione. Ma la televisione è distraente, ti impianti e guardi delle cose, dovresti accenderla e sentire solo, invece butti l’occhio e sei fregato!

GG: E il suo rapporto con la radio?

PM: Anche per me è così. è proprio una terza voce della mia vita, aldilà dell’interlocutore con cui sto parlando, è così un rumore di fondo che spesso attira la mia attenzione, se no non la sento, però c’è. Noi siamo spesso lontano da casa, in albergo, fuori, in viaggio.

CS: Sì, la usiamo molto in viaggio, un po’ le notizie dell’autostrada, sentire musica.

PM: Per cui è veramente una compagna di strada la radio. Poi devo dire che ultimamente i programmi radiofonici sono molto curati e molto attenti, molto mirati. Mentre la televisione spesso fa un po’ di confusione, alla radio puoi veramente scegliere quello che ti piace. Ti piace la musica classica, e sai quando puoi trovarla, ti piace il jazz e anche per quello c’è uno spazio. Ecco, ad esempio una cosa che le televisione fa poco: la riflessione su quello che succede, la televisione fa poco. Come dovrebbero fare i buoni quotidiani e i buoni talkshow.

CS: è che in televisione, col fatto delle immagini, c’è la velocità, è molto schizofrenico, sono tutti pazzi. Ma questo ritmo non ce l’abbiamo mai in casa, è stupido, parliamo un attimo…

PM: Quando ti fanno un’intervista sei costretto a camminare, quando ti fanno un’intervista televisiva mi chiedo perché non ci si siede, per parlare con calma. Invece no, perché oggi tutto deve essere in movimento, ma a forza di muoversi non ci si trova più.

CS: Io di radio poi ne ho fatto tantissima come attore, ho fatto tanti sceneggiati, commedie, ne faccio ancora. Ho letto dei libri interi, romanzi, Calvino ad esempio, a puntate naturalmente. Con la voce puoi incantare chi ti ascolta.

GG: Certo, hai un potere evocativo molto forte.

GG: Allora salutiamo i nostri ospiti con un “arrivederci”, perché so che sarete a febbraio con “Il giardino dei ciliegi”, sempre per la regia di Marco Bernardi, al Rossetti. Un’ultima battuta sui prossimi programmi?

CS: Be’, adesso vado a rifarmi il trucco. Non è una battuta, devo tenermi la ricrescita dei capelli tinti per il “Giardino dei ciliegi”, quindi devo far ricrescere i capelli miei. Dopo il “giardino” riprenderemo per il quarto anno “Coppia aperta” di Dario Fo.

PM: Siamo venuti qui alla Contrada proprio due anni fa, abbiamo fatto quattrocento repliche in tutta Italia, è un omaggio che il teatro fece al Nobel di Dario Fo e che ci ha portato fortuna.

CS: Il privilegio nostro qual è Patrizia? Di poter fare Dario Fo, Una giornata particolare, Cechov, cioè di fare nella stessa stagione tre mondi diversi. Un grande classico, un classico esageratamente importante, un Dario Fo contemporaneo, moderno, con una farsa divertentissima e invece quest’altro testo così importante, una memoria storica nostra.

Il 9 maggio 1938 Mussolini e Hitler danno vita a Roma ad uno storico incontro di massa. Nello stesso giorno in un casone popolare semivuoto, sullo sfondo sonoro di una radio da cui strepitano le cronache del grande avvenimento, s’incontrano casualmente due piccole solitudini.
Lei, Antonietta, è una casalinga provata dal suo ruolo di sposa e madre esemplare, fa cioè la serva al marito e ai sei figli; lui, Gabriele, è un modesto annunciatore dell’EIAR (come si chiamava allora l’ente radiofonico di stato), messo al bando per sospetto antifascismo e “tendenze sessuali depravate” (sotto questa etichetta il regime emarginava gli omosessuali). Nasce fra i due, nelle poche ore di questa giornata particolare, mentre tutti gli altri sono fuori alla grande sfilata, una delicata, intensa e impossibile storia d’amore.
Scola, con questo testo teatrale tratto dal suo capolavoro cinematografico e rappresentato con successo in tutto il mondo, vuole forse ricordarci che grande e piccola storia vanno considerate insieme, che l’una va messa a confronto con l’altra se si vuole cercare di capire veramente ciò che accade al di fuori degli schemi retorici degli slogans propagandistici o della semplificazione dei libri di scuola.
Ne è uscita una commedia intelligente e popolare, piena di umanità, che riesce a raccontarci una storia allo stesso tempo forte e leggera, pubblica e privata, con uno sguardo di simpatica tenerezza sulla maldestra ingenuità di Antonietta e di velata tristezza sul destino incerto di Gabriele.
Intanto si dipana la tragica parodia della Storia, filtrata genialmente dal gracchiare ininterrotto di un apparecchio radiofonico acceso nell’androne delle scale.


(fonte: www.contrada.it)

Commenti

Un commento a “A teatro per “Una giornata particolare””

  1. E’ possibile avere il testo teatrale di una “Giornata Particolare” ?
    grazie
    cordiali saluti

    Di Annamaria | 20 Maggio 2013, 14:32

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