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Fumetto

Aleksandar Zograf

Binario Zero

Ivan Bormann (IB): Potremmo iniziare dalla differenza tra “Lettere dalla Serbia” e “Saluti dalla Serbia”, nel primo decidi di raccontare ciò che succede attorno a te, nel secondo invece scegli di raccontare attraverso i fumetti, da cosa dipende questa scelta?

Alexandar Zograf (AZ): Io ho iniziato come scrittore, negli anni ’80 ho iniziato a pubblicare i miei articoli in varie riviste in Jugoslavia, così sono abituato alla scrittura come mezzo di comunicazione. Ma quando è iniziata la guerra in Jugoslavia ho iniziato a realizzare dei fumetti, che venivano sempre di più ispirati dalla situazione in cui mi trovavo, perché ho realizzato che se usi parole ed immagini combinate assieme, raggiungi una combinazione che è molto più forte. Comunque direi che dipenda da cosa sento al momento, a volte sento di esprimermi attraverso i fumetti, a volte preferisco la scrittura. Mi ritengo fortunato di poter scegliere quale mezzo usare, anche perché il mio lavoro è diciamo come un gioco, io gioco come un bambino.

IB: Con le tue e-mail da Pancevo durante i bombardamenti hai potuto comunicare ciò che succedeva fuori dalla tua finestra a persone sparse in varie parti del mondo, credi che sia stata la dimostrazione del potenziale innovativo della rete, quello di una comunicazione in tempo reale, utile laddove i media tradizionali falliscono?

Immagine articolo Fucine MuteAZ: Sì, credo che la posta elettronica stia rendendo il mondo un posto molto più piccolo, e a volte io dico che usavo Internet prima ancora che Internet nascesse, perché usavo la posta tradizionale (“snail mail”) prima ancora di usare la posta elettronica. Così all’inizio degli anni 90 io comunicavo con molte persone in giro per il mondo scrivendo lettere, e credo ancora che sia una delle cose più gradevoli da fare, scrivere una lettera e spedirla attraverso la posta e poi ricevere da qualche parte del mondo una lettera, prenderla in mano e leggerla. Ma credo che la posta elettronica sia stata importante, almeno per me perché mi ha permesso di moltiplicare i miei contatti, scrivevo anche prima molte lettere ma ora la differenza è che le posso spedire risparmiando molto tempo.

IB: Un po’ come nel movimento della “mail art”?

AZ: Io credo che il movimento della “mail art” ha iniziato qualcosa che ideologicamente è l’origine di Internet, la comunicazione diretta tra gli artisti e tra la gente. Credo che con la “mail art” si sia scoperta la posta come mezzo di comunicazione, prima la gente mandava messaggi, ma non ci pensava su quanto avrebbe dovuto.

IB: Secondo te i media tradizionali si sono dimenticati della situazione della Jugoslavia ben prima dell’evento tragico dell’11 settembre e della nuova guerra che si avvicinava?

Immagine articolo Fucine MuteAZ: Si credo che tu puoi essere presente nelle “news” solamente fin quando è in atto qualcosa di spettacolare, se ci sono le bombe sei sui telegiornali, se c’è un terremoto, sei nei telegiornali, ma se si torna alla lotta di ogni giorno, non finirai nelle “news”. Così dopo questi eventi tragici e la crisi conseguente, la maggior parte della gente si è dimenticata della situazione in Jugoslavia, non accorgendosi che molti dei problemi erano ancora presenti. Sfortunatamente non è cambiato molto, ma se sulla scena ci sono dei cadaveri puoi avere un po’ di attenzione, e alla fine bisogna rendersi conto dopo l’11 settembre che qualcuno può usare questo fatto per i propri fini.

IB: A un anno dalla caduta di Milosevic, dall’ ottobre 2000, qual è la situazione politica e culturale in Serbia oggi?

AZ: Ci sono sicuramente dei cambiamenti, c’è un nuovo governo ed il vecchio governo che appariva come il peggior governo che tu ti possa immaginare nei tuoi peggiori incubi è caduto. Ma molti dei problemi sono tuttora presenti, il paese è in pessime condizioni, la maggioranza delle infrastrutture sono distrutte. Dicono che il costo dei bombardamenti sia stato di 30 miliardi di dollari o marchi non mi ricordo nemmeno, ma l’aiuto finanziario promesso dai governi occidentali alla Serbia è di due miliardi di marchi tedeschi, un enorme differenza. Probabilmente ci vorranno generazioni prima che le cose tornino ad essere normali.

IB: Torniamo al tuo lavoro, il tuo stile è sicuramente legato all’uderground, ma si caratterizza anche per il tratto semplice e lineare, come mai scegli di raccontare storie così complesse e tragiche con uno stile così semplice?

Immagine articolo Fucine Mute

AZ: Io dico sempre che la mia tecnica è quella dell’uomo delle caverne, egli entra nella caverna, dipinge e poi esce dalla caverna, e questa è la mia filosofia. Io cerco di rappresentare quello che ho in mente quando siedo al tavolo da lavoro. Di solito viene fuori qualcosa di molto emotivo, perché io sono così, sono una persona più emotiva che intellettuale. Di solito vengono fuori queste immagini molto espressioniste e semplici che credo rappresentino le mie idee al momento.

IB: Qual è il tuo ruolo all’interno della controcultura in Serbia, vuoi parlarci del rapporto tra autori di fumetti e altri artisti in Serbia, e del laboratorio che hai organizzato nella tua cucina?

AZ: Credo che chi si interessa ai fumetti in Serbia conosca il mio lavoro, anche se ho pubblicato un solo libro in Serbia, ne ho pubblicati molti di più all’estero. Credo di essere un esempio di un artista che pubblica all’estero ma resta a vivere sul territorio, a casa sua. Credo ci siano parecchi artisti che stanno cercando di fare la stessa cosa, restare nella propria comunità locale cercando di comunicare delle idee che non sono legate prettamente a una dimensione locale. Non so se ciò abbia le dimensioni di un movimento, di un qualcosa di definito, ma penso sia qualcosa che sta prendendo piede in alcuni circuiti artistici in Serbia.

Per quanto riguarda il mio laboratorio, che si chiama Kitchen, fa parte della mia filosofia minimalista, creare il più possibile con poche risorse. Così ho messo su questo laboratorio nella mia vera cucina, ed era una cosa che ho fatto non tanto per me, ma soprattutto per aiutare altri a creare e ad esprimersi.

IB: Tutto ciò è collegato alla cultura dell’autogestione e dell’autoproduzione(Do It Yourself), e ai tuoi fumetti autoprodotti e fotocopiati e poi distribuiti direttamente da te?

AZ: Si credo di essere stato uno dei primi ad essere attivo sulla scena delle fanzine in Jugoslavia, quando avevo sedici anni, e continuo quella tradizione, diciamo. Ho fatto la mia prima fanzine quando ero ancora alle scuole superiori e si chiamava Kreten, ed è una cosa che amo ancora fare, produco ancora dei libretti molto semplici e molto economici.

IB: Ci sono degli altri autori, assieme a te che usano il fumetto per fare del giornalismo, come Art Spiegelman o Joe Sacco. Credi sia una forma che continuerà ad evolvere?

AZ: Si credo che sia qualcosa che decisamente continuerà in una forma o in un’altra. Non so se quello che faccio io sia proprio all’interno di queste direttrici, perché io anche combino alla realtà un approccio surreale. Ma credo in fondo di parlare della realtà a modo mio e perciò sì, il mio lavoro si può collegare a quello di Sacco o Spiegelman. Credo sia un buon modo comunque di esprimere ciò che succede nella realtà e quindi non morirà con questi singoli autori, qualcuno continuerà su questa strada facendo qualcosa di nuovo.

SALUTI DALLA SERBIA
Edizioni Punto Zero (Bologna, dicembre 2001)


Da quella autentica frontiera umana e politica che gli eventi degli ultimi anni hanno fatto dei Balcani tornano le immagini lucide, disincantate e al tempo stesso candide e disarmanti di Aleksandar Zograf.


Emerso negli ultimi anni come uno degli autori di fumetti più interessanti della Serbia, Zograf ha raccolto in questo volume la sua produzione degli ultimi due anni. Dai giorni del conflitto NATO / Serbia, primavera 1999, fino al fantasmagorico Capodanno 2000 a Belgrado, passando per la rivoluzione pacifica del 5 ottobre 2000 che ha visto la caduta del vecchio regime e la cacciata di Slobodan Milosevic.


Storie di vita di tutti i giorni in un paese e in una situazione – la guerra – che di normale hanno ben poco… immagini della realtà quotidiana viste con gli occhi e le bizzarre esperienze ipnagogiche di un autore di fumetti dal disegno semplice e accattivante.

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