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Cinema

Srdan Golubovic

Apsolutnih Sto

Srdan Golubovič, giovane regista iugoslavo, ha presentato il suo primo lungometraggio, Absolute Hundered alla tredicesima edizione dell’Alpe Adria Film Festival.

Martina Palaskov-Begov (MP): Parliamo del film: come ti è venuta in mente quest’idea?

Srdan Golubovič (SG): L’idea mi è venuta in mente cinque anni fa. Durante questo periodo ho vissuto a Belgrado e ho preso la decisione, cinque anni fa, di restare a Belgrado, di vivere a Belgrado, nonostante la folla e la gran confusione. Avevo l’intenzione di dedicare questa pellicola ai tempi passati (speriamo vivamente che siano passati). Volevo girare un film per i giovani ragazzi che hanno vissuto in Iugoslavia (intende chiaramente quella nuova, ovvero la Serbia attuale, n.d.r.), durante gli ultimi dieci anni. Per questo motivo la mia storia è così piena d’odio e di scuri pensieri. Sono convinto che aver vissuto la Belgrado di questi ultimi dieci anni non sia stato facile. Il film è un film “urbano”, molto realistico, descrive il modo in cui abbiamo vissuto la nostra storia in questi anni.

MP: Parliamo della casa di produzione cinematografica con la quale tu hai lavorato, la BAŠ ČELIK; produzione completamente indipendente gestita da giovanissimi produttori…

SG: Esatto, completamente indipendente. Negli ultimi cinque anni ho lavorato solamente a videoclip e pubblicità. Lavorando ai videoclip (ne ho girati molti), mi è venuta in mente l’idea di creare la mia casa di produzione. Due anni fa, il mio amico direttore della fotografia mi disse che avevamo fatto un sacco di lavoro con la musica, forse adesso potevamo pensare di girare un film. Gli dissi che ero d’accordo, ma sottolineai che avevamo a disposizione solo pochi marchi tedeschi per girare il film. Nonostante ciò abbiamo deciso di intraprendere questa dura strada, e infine siamo stati molto fortunati, abbiamo trovato più soldi e abbiamo creato il film così come noi lo volevamo, cioè da indipendenti. Abbiamo avuto un piccolo aiuto da parte dello Stato, ma si tratta di un film indipendente come gran parte delle opere che vengono realizzate in Iugoslavia. Per me e per tanti altri registi quella è stata l’unica occasione per girare un film.

MP: Credi che sia più difficile avviare una casa di produzione indipendente in Serbia che in Italia, per esempio?

SG: No, affatto, penso sia lo stesso. Ho parlato molto di questo argomento con altri produttori indipendenti europei. Forse, a volte può essere più difficile produrre in posti come la Iugoslavia, in Romania, Ungheria, ma girare il primo lungometraggio è difficile ovunque… è difficile fare il tuo “primo passo”.

MP: E la Iugoslavia, com’è cambiata, secondo te, e come stanno reagendo i giovani ai disastri della guerra?

SG: La mia intenzione era quella di raccontare una storia di guerra, senza la guerra. Io non l’ho vissuta in prima persona. Ho solamente sentito un paio di bombardamenti, ma solamente per uno o due mesi. Abbiamo vissuto per dieci anni, noi giovani, con l’ombra della guerra. Penso che sia stato altrettanto terribile e soffocante. Tutte le persone che hanno vissuto in Iugoslavia hanno sentito la claustrofobica presenza di questa gigantesca nube nera. Adesso però mi sto rassicurando poiché noto che la nube si sta allontanando; gradualmente, ma si sta allontanando. Spero che vivere in Iugoslavia diventi bello com’era, magari solo per una notte… dobbiamo avere pazienza.

MP: Hai detto che non hai vissuto personalmente la guerra combattuta, un po’ come il tuo personaggio. C’è niente di autobiografico nella pellicola?

SG: Assolutamente si. Il film ingloba tutti quelli che erano i miei pensieri e i miei sentimenti di questi ultimi cinque anni. Un amico mi disse che tutti adesso vorrebbero avere un fucile per uccidere; siamo tutti ancora molto spaventati.

Mi sono fatto una domanda prima di girare il film: che cos’è la morale adesso in Serbia, che cosa intende la gente per moralità? Bisogna morire e uccidere o e meglio lottare per la propria giustizia? Nessuna delle due soluzioni è moralmente giusta, ma il mio film parla di questi dubbi che le persone hanno. Vedi, le domande che le persone si sono poste negli ultimi dieci anni in Serbia non sono le stesse che si ponevano prima che la guerra scoppiasse. Il concetto di morale e moralità è molto cambiato. La nostra idea di morale è diversa dal significato che le viene attribuito in Francia e in Italia… nel resto dell’Europa insomma.

MP: Trieste è una città che è sempre stata molto coinvolta (sia psicologicamente che fisicamente) nel conflitto in ex-Iugoslavia. Come pensi che il pubblico abbia reagito vedendo il tuo film?

SG: Penso che il film sia stato visto con molta attenzione dai triestini. Ho girato a parecchi festival con il film e ho sentito che è stato visto con uno spirito diverso. Trieste è vicina alla Iugoslavia…

MP: Noi potevamo sentire gli aerei passare di notte, diretti verso la Iugoslavia….

SG: Infatti… E poi Trieste è sempre stata una città molto importante per i paesi dell’ex-Iugoslavia. Ricordo, quand’ero un bambino, che venivo a fare shopping a Trieste, con i miei genitori. Inoltre Trieste è una città multiculturale e multireligiosa. Penso che i triestini comprendano meglio le tragedie che hanno vissuto i paesi balcanici.

MP: Parliamo delle tecniche e del tuo background cinematografico. Ti sei ispirato a qualcuno in particolare, e come hai lavorato con gli attori?

SG: Ho avuto anch’io i miei idoli cinematografici. Il cinema che mi interessa è quello europeo contemporaneo, come quello di Mathieu Kassoviz. Il mio cineasta preferito è Kiewsloski. Però ciò che mi ha influenzato di più e che mi ha arricchito tecnicamente è stato girare videoclips. Mi sono ispirato a Spike Jones e ai suoi video musicali. Per quanto riguarda gli attori, non ho lavorato di improvvisazione, non ho dato loro motivo di improvvisare. è vero, l’improvvisazione è una caratteristica della scuola iugoslava, però volevo procedere diversamente, come fanno in Inghilterra: una recitazione molto realistica, ma non improvvisata. Ho detto ai miei attori che si sarebbero dovuti comportare e parlare come se stessero vivendo la loro vita, senza pensare alla telecamera. Sono soddisfatto.

MP: Gli attori sono tutti attori professionisti?

SG: Si tutti, a parte i due personaggi cattivi… quelli che picchiano.

MP: Ultima domanda… prossimo progetto?

SG: Non ho progetti. Sto scrivendo una sceneggiatura e ho parecchie storie in mente. Non so esattamente che progetto mi interessi veramente. Sto cercando una storia che mi colpisca, tanto da girare un film. Sono un po’ lento, ho bisogno di tempo.

MP: Che consiglio daresti a un giovane regista?

SG: è difficile dare consigli. L’unica cosa che posso dire è che poiché i metodi per affrontare la produzione di un lungometraggio sono molteplici e poiché le tecniche sono diverse credo che l’unica cosa che conti sia sognare, sognare veramente di fare un film e crederci. Forse non diventerai un grande regista e il tuo film non sarà stupendo ma bisogna sempre provarci… forse ce la farai o forse no…

Apsolutnih Sto (Totale cento)
Saöa è campione juniores jugoslavo nella disciplina di tiro con il fucile ad aria compressa. Si sta preparando per i campionati del mondo, che si svolgeranno a Parigi, la gara più importante della sua vita. Saöa sta con Sanja, mentre Cvika è il suo migliore amico: sono queste le persone più importanti per lui, oltre al fratello Igor, ex-campione del mondo anche lui di tiro. Durante la guerra in Croazia e Bosnia, Igor aveva usato il suo fucile per diventare un cecchino; tornato a casa eroinomane, non si è più avvicinato allo sport perché il fucile rappresenta per lui solo uno strumento di morte. Ogni giorno Saöa guarda suo fratello affondare nella depressione più nera, lo vede vendere qualsiasi cosa gli faccia guadagnare due lire per comperarsi la droga, persino le medaglie d’oro vinte quando era campione, lo vede picchiato, maltrattato, umiliato. Un mese prima della grande gara a Parigi, Saöa smette di allenarsi: la situazione in cui vive il fratello lo ha toccato e ferito nel profondo, decide che sarà lui a vendicarlo, a farla pagare alle persone che lo hanno ridotto in quel modo…


(fonte: www.spin.it)

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