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Scrittura

Giulia Blasi

Deadsexy

Corrado Premuda (CP): Giulia Blasi è autrice del romanzo “DeadSexy” pubblicato nel 2001 da Lint. è una storia di provincia, con tematica adolescenziale, si parla di passioni, di rapporti di amicizia, di morte. Se dovessi fare una breve recensione del tuo libro, cosa diresti?

Giulia Blasi (GB): Imbarazzante, che domanda imbarazzante! Non lo so, nel senso che non credo spetti a me fare le recensioni. Io ti posso dire una cosa: ho avuto un’accoglienza meravigliosa, nel senso che le persone che hanno letto il libro spesso si sono messe in contatto con me dicendomi: “Ah, che bello…” e poi le varianti sono tre: o “Mi sono ricordato com’ero da ragazzo” oppure “Oh mio Dio forse sono un adolescente mancato” oppure “Ho capito tutto che meraviglia, non lo volevo finire perché era troppo bello” in questo caso i più giovani. Quindi comunque credo di aver toccato qualche nervo, sicuramente. Che cosa io abbia fatto esattamente per toccare questo nervo è una cosa che io non so, io mi sono limitata a scrivere una storia che poi è venuta fuori emotivamente coinvolgente.

CP: Tematiche come l’amicizia giovanile, i rapporti tra adolescenti, il rapporto passione-morte sono argomenti che nella letteratura contemporanea sono abbastanza presenti. Soprattutto alcune autrici donne, mi vengono in mente Banana Yoshimoto oppure, in maniera molto diversa, Isabella Santacroce che hanno affrontato questi temi. A te che cosa è piaciuto di più delle storie dei giovani, di questo ambiente adolescenziale, che cosa ti ha ispirato maggiormente di questa ambientazione? Perché l’hai scelta?

GB: L’ho scelta un po’ a caso, nel senso che l’ispirazione non sai mai quando arriva, arriva quando meno te lo aspetti e ti trovi davanti questi personaggi che hanno una certa età, un certo modo di vivere. Diciamo che quando hai diciassette anni, come hanno i miei protagonisti, hai una libertà di movimento da una parte e una non libertà di movimento dall’altra che creano tutta una serie di situazioni, di concatenazioni di eventi, per cui vivi con mamma e papà per cui non hai la preoccupazione del lavoro, della fatica, dei pensieri, delle bollette, e d’altro canto non ti puoi muovere e quindi comunque sei limitato dal fatto di vivere coi genitori, questo crea una situazione emotivamente molto particolare perché due persone che si avvicinano all’età adulta, quindi cominciano ad avere sentimenti, paure, emozioni già da adulti, fanno comunque una vita da bambini ed è tutto un bilanciamento un po’ particolare. Oltretutto per la storia che ho scritto io questa amicizia dev’essere totalizzante come l’amore dev’essere una cosa totalizzante e solo a sedici, diciassette anni l’amore è così perché poi subentrano una serie di cose, una serie anche di calcoli… Quindi mi andava bene questo mix di candore, di scoperta, di innocenza non innocenza… poi loro si sono dati un’età, si sono dati un nome, si sono dati un’ambientazione da soli, è una cosa che è nata pezzettino per pezzettino, si è costruita sotto i miei occhi in un certo senso ed è diventata quello che è perché loro hanno deciso che andasse così. Io ho letto Banana Yoshimoto e ti posso dire che per certe cose leggendo “Kitchen” non è una lettura che ti lascia indifferente da quel lato lì, è una lettura che effettivamente ti dà qualcosa dell’amore giovanile che è sempre stato descritto come più bello, più puro, più prezioso. Io credo comunque che nella storia di Benni e Denise, che sono i miei protagonisti, ci sia qualcosa di universale. Nel senso che io che ho ventinove anni posso benissimo ritrovare delle problematiche del loro rapporto che si adattano perfettamente anche alla mia età, o forse solo perché l’ho scritto io, però bisogna dire che i ragazzi che l’hanno letto hanno risposto bene, in maniera autentica, e comunque non era falsato dal fatto che io sia più vecchia dei protagonisti. Ho risposto alla domanda?

CP: Sì, hai risposto alla domanda! Una domanda un po’ più tecnica: nella stesura del romanzo come ti sei trovata, come hai affrontato il rapporto forma-contenuto? Ti sei prima concentrata sulla storia e poi hai fatto una ricerca sul linguaggio, hai ripulito il linguaggio, la forma?

GB: Ma, io sono andata a braccio come vado sempre. Quindi arrivata a tre quarti mi sono resa conto che uno dei personaggi, in particolare Benni, non aveva retroterra, quindi sono tornata indietro e ho fatto delle aggiunte. Io sul linguaggio non lavoro moltissimo nel senso che sono abbastanza istintiva per cui quando trovo una voce, in questo caso la voce di Denise, la uso e il personaggio di solito parla da solo, usa un linguaggio che è appropriato e comunque non ho bisogno di andare a grattare troppo. Si fanno le normali correzioni delle bozze, comunque vado sempre abbastanza a braccio nei miei lavori, quindi io parto e dove arrivo, arrivo… a un certo punto arrivo! Se non arrivo vuol dire che non era storia.

CP: Quindi sei abbastanza istintiva…

GB: Sì, direi proprio di sì.

CP: Nel tuo libro citi i Subsonica e poi loro ti hanno ricambiato il favore in qualche modo. Raccontaci un po’ questa cosa.

GB: Sì è vero, è stata molto buffa questa cosa perché quando io ho pubblicato il libro vado sulla bacheca del sito sotto “Messaggi per il gruppo” e faccio: “Ragazzi, vi ho immortalato in letteratura!” Però non mi ricordo neanche se ho detto chi ero o se ho lasciato l’e-mail, credo di sì, comunque alla fine mi ha scritto Max Casacci, mente dei Subsonica, e dice: “Dimmi un po’ che cos’è ‘sto libro, dove lo posso trovare”, ci ho messo due giorni per capire chi era Max. Quando finalmente ho capito dopo avergli scritto due mail alla cieca, ci siamo sentiti un po’ e poco tempo dopo loro hanno parlato di me sul sito innanzitutto, in una conversazione un po’ rocambolesca fra Max e Busta, che è un altro componente del gruppo. Dopo di che mi hanno citata in un’intervista con Rumore e gran finale mi hanno anche salutata nel Cd. Quindi comunque è stata proprio della serie: “Vorremmo quasi dire che ci sei simpatica!” almeno mi sembra di aver capito. Comunque la cosa mi ha fatto un sacco piacere perché non è che l’ho fatto col calcolo di dire: “Ah, adesso mi faccio adottare dai Subsonica”, io amo moltissimo i Subsonica, ho visto un sacco di volte i loro concerti, mi diverto da matti ed era un’ambientazione buona, era un buon posto dove mandare in quel momento i ragazzi, quindi ce li ho mandati ed è stata una cosa furba.

CP: C’è un’altra nota di colore simpatica. Quando è uscito “DeadSexy” la stampa locale si è interessata a te e ti ha un po’ battezzata come la paladina dei giovani, che conosce tutto dei giovani, parla degli adolescenti, eccetera. Anche questa è una cosa divertente, vuoi dirci qualcosa?

GB: Molto divertente! No, più che divertente è stata così: esce sempre lo scrittore di turno che fa una fotografia accurata di qualche cosa. Premesso che io, come ho detto un miliardo di volte, non è che mi sono messa a fare una fotografia, ho scritto una storia che mi piaceva, fatta questa premessa, ci devo aver azzeccato così tanto che per una serie di cose, di coincidenze, di casualità, di “Ho conosciuto quella lì, magari puoi chiederle un parere” mi sono trovata negli ultimi tempi abbastanza spesso a parlare di giovani, da parte dei giovani, con cognizione più o meno di causa. Io la prendo molto sul ridere perché io per formazione e anche per conoscenze non è che sono competente, non è che posso dire: “Ah va be’, so tutto sui giovani, vado a dire delle cose intelligenti”, io parlo più che altro per esperienza e per conoscenza diretta. Quindi io guardo i ragazzi, ho delle cugine giovani, ho degli amici molto giovani, li guardo e cerco di capire, non loro perché non c’è niente da capire, sono persone, ma cerco di capire che posizione hanno perché soprattutto gli adolescenti, i giovani non sono un blocco unico, hanno una posizione difficile, perché da un lato non hanno preoccupazioni, dall’altro hanno un milione di preoccupazioni e non hanno spazio perché nella nostra società i politici, lo dico proprio chiaramente, si occupano dei giovani solo in campagna elettorale, brevemente, in modo da fare un po’ di demagogia. Dopo di che quando non servono più vengono sganciati come tanti pacchi postali, non votano perché sono sotto una certa età, solo ora ci si è resi conto che sono una forza economica ma è solo perché è un periodo in cui i genitori hanno soldi da dargli, il giorno in cui c’è una recessione e i genitori non hanno più soldi, gli adolescenti non saranno più una forza economica, quindi verranno completamente trascurati. I giovani oltretutto sono un universo imperscrutabile, perché non si sa perché quando l’adulto diventa tale, si dimentica di aver avuto quindici anni, quattordici anni, sedici anni: se ne dimentica completamente, quindi non si ricorda più né le priorità, né il modo di vedere, niente, tutto rimane nel passato e questo secondo me ci danneggia moltissimo perché non dare spazio alla freschezza di certe idee secondo me è un danno enorme per la società, sono gli adulti del futuro, la gente che ci mantiene, ci manterrà quando noi saremo vecchi: non dargli spazio è criminale.

CP: Andrebbero coltivati insomma.

GB: Assolutamente sì.

CP: Ti faccio un’ultima domanda: progetti futuri in campo artistico? Qualcosa a cui stai lavorando?

GB: Sto lavorando a un altro romanzo, non dico niente per scaramanzia, come sempre. Spero di riuscire a fare la sceneggiatura di “DeadSexy” perché secondo me e secondo anche un po’ di gente è abbastanza cinematografico per cui ci si può lavorare sopra. Per il resto prendo tutto quello che viene,  essenzialmente. Io comunque lavoro a tempo pieno da un’altra parte, quindi non è che mi posso ancora mantenere facendo la scrittrice a tempo pieno. Quello che viene, viene. Quello che non viene, pazienza, non ci ho potuto fare niente.

CP: In bocca al lupo e grazie.

GB: Crepi!

Deadsexy è una storia di amicizia e di amore, un romanzo generazionale ambientato dalle nostre parti, non proprio a Trieste, non proprio a Udine, non esattamente a Gorizia e neppure a Pordenone, ma tanto vicino a noi. È vicino a noi anche perché si parla di noi e dei nostri figli, di noi e dei nostri genitori.


È adatto alla lettura di ragazzi dai quindici anni in su, ma anche di quelli che oggi sono genitori, perché è un romanzo che mette a nudo problemi, piccole manie, abitudini dei ragazzi e degli adulti oggi e qui. Senza mai perdere di vista l’umorismo che la contraddistingue, Giulia Blasi è riuscita a scattare una bellissima istantanea di un gruppo di famiglia un po’ sparpagliato in un interno e in un esterno ben riconoscibili.


Ancora una volta possiamo dire che i ragazzi e le ragazze protagonisti di Deadsexy sono diversi, ma uguali a noi. Diversi, ma uguali ai protagonisti dei romanzi di Francis Scott Fitzgerald e di Colette, scandalosamente puri, puramente sessuati, infantilmente sensuali e sensualmente adulti


(fonte: www.linkeditoriale.com/
libreria.htm
)

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