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Cinema

Daniele Pignatelli

Terzo e Mondo

Daniele Pignatelli, regista teatrale e cinematografico, nonché autore di molteplici videoclip, (Ligabue, Fabrizio De Andrè, Enrico Ruggeri) ha presentato il suo cortometraggio Terzo e Mondo alla tredicesima edizione dell’Alpe Adria Film Festival. Il corto, che s’ispira alla Carta dei Diritti dell’Uomo, ha già vinto dei premi, tra cui quello del Film Festival di Torino.

Martina Palaskov-Begov (MP): Parliamo del corto… com’è nata l’idea, e come sono stati scelti i simboli? M’interessavano particolarmente il titolo dell’opera, la simbologia della pigna, il finale…

Daniele Pignatelli (DP): L’idea del film è nata più di un anno fa quando è stato indetto un “finto” concorso per Amnesty International. Ogni dieci dicembre si festeggia l’anniversario della Carta dei Diritti dell’Uomo, quello attuale è il 53esimo anno che questa Carta esiste. Il concorso poi non si è fatto, ma a me era venuta un’idea, ovvero quella di trasformare in due personaggi la frase “terzo mondo”, trasformandola in “terzo“e”mondo”. Terzo doveva essere un omino piccolo e magro e Mondo un omone grande e grosso. L’idea inizialmente era difficile da realizzare, ma poi ho fatto un giro per tutte le case di produzione di Milano. Alla Sintesis Film, una casa di produzione specializzata in table tops, ovvero gli oggetti che si usano nelle pubblicità come le forchette di pasta, gli snack, il latte volante, è piaciuto il mio progetto e hanno deciso di super produrmi, senza che mi si facesse mancare nulla, con un produttore ispirato come Alberto Zaban.
Quando ho scritto il corto avevo chiaro in mente chi sarebbero stati i miei protagonisti, volevo due attori in particolare: Enrico Salimbeni, per Terzo, che avevo visto in Abissinia, un film di Martinetti, per il quale tra l’altro vinse il David di Donatello (egli aveva fatto anche Camerieri di Pompucio, dove lui era il nipote di Paolo Villaggio, poi ancora in Radiofreccia – interpretava il personaggio che uccide il padre).
Per Mondo invece ho scelto Giuseppe Battiston, con il quale avevo già collaborato nel ’96, con Amatimatti, un film sulla malattia mentale per il quale abbiamo avuto una menzione speciale al Festival di Venezia di quell’anno. Da allora siamo rimasti in contatto. Lui nel frattempo ha vinto un David di Donatelo, un Ciak d’oro per Pane e Tulipani di Soldini, interpretando il ruolo dell’investigatore. Ha lavorato con Aldo, Giovanni e Giacomo interpretando il ladro in Chiedimi se sono Felice, adesso ha fatto una parte nel film per la TV di Garrone Cuore… insomma, parecchie cosette.
Per mettere assieme loro due ci ho messo sei mesi, poiché ognuno aveva i propri impegni. Abbiamo girato cinque giorni. La fotografia è stata curata da Alessandro Feira Chios, che ha fatto un lavoro straordinario, tra l’altro a Torino abbiamo vinto un premio importantissimo che è il Kodak European Showcase, il quale permette a dieci registi selezionati di partecipare al festival di Cannes. Il montaggio è stato curato da Osvaldo Barbero e il sound design da Francesco Vitaloni. Dovrei ringraziare mille persone… produttori esecutivi inclusi… Luca Barbareschi e Adriano Bianchi, Raffaella Ferrari e Pupi Solari.

La grande sfida di questo film era quella di girarlo senza parole, muto. Volevo fare un discorso critico sull’esistenza di questi diritti. è vero che la carta esiste da cinquantatre anni, ma spesso anche il primo articolo, che dice che ogni uomo ha eguali diritti è spesso infranto. Volevo segnalare che, con un film metaforico e in parte divertente, le persone che ne avrebbero più bisogno non solo non conoscono la carta ma non sanno neanche di avere diritti. Questi paesi che noi chiamiamo terzo modo, e che sono dietro l’angolo, rappresentano sicuramente il nostro passato ma anche il nostro futuro. Sono un po’ la memoria di quello che siamo noi oggi, quindi sicuramente il mio finale bizzarro, dove vediamo quella collezione di pigne di semi di… niente, sistemati in un certo modo, denunciano un senso della loro cultura. Infatti più una cultura è semplice più sviluppa il senso del magico che ha in sé. Quei popoli vivevano benissimo fino a quando noi non siamo andati ad invaderli con i nostri medicinali scaduti, etc. “Tu non sei povero fino a quando qualcuno non ti dice che sei povero”. Noi invece di avvicinarci con curiosità a popoli e personaggi che mantengono la magia del ciclo vitale (che nel film è rappresentato dalla pigna che cadendo ogni mattina dall’albero dà il cibo a Terzo e gli impegna l’intera giornata), optiamo per la soluzione contraria. La pigna si rigenera magicamente ogni giorno, poiché nella testa di questa gente è insito il fattore animale di “potersela cavare”. Del resto noi tutti siamo degli animali, ma noi ci siamo evoluti un po’ troppo e abbiamo bisogno di sfogarci su queste culture.

MP: Passiamo alle tecniche cinematografiche… come avete lavorato insieme, hai preferito l’improvvisazione?

DP: Approfitto del fatto che questa intervista andrà su internet per segnalare che il film è un non profit patrocinato da Lega Ambiente e Emergency (con la quale abbiamo dedicato una giornata speciale a Milano per promuovere e diffondere il film) . Anche il fotografo Salgano, in collaborazione con la sua associazione Terra, ha partecipato alla proiezione ed a lui abbiamo affidato una copia del film da presentare in un cinema brasiliano.

Il film è muto, innanzitutto. Il mio sogno è quello di vedere un idrovolante che, sorvolando uno di questi paesi, lasci in volontariamente cadere una scatola con dentro il mio film. Volevo che tutti potessero comprendere universalmente la pellicola. Poi volevo aggiungere che la Nine Net ci ha regalato un sito (www.terzoemondo.it) sul quale si vede come abbiamo lavorato. A me piace lavorare bene, e preferisco lavorare con attori, anche se giovani, di “puro sangue” che sul set sono stati capaci di fare “scintille”.
Io arrivo sul set con le idee molto chiare e con uno storyboard di ferro per poter poi improvvisare. Abbiamo girato il film in cinque giorni, in un teatro, lo spazio era di venticinque metri quadrati. Le pareti, dipinte da mio fratello Luca Pignatelli che ha ricreato anche il bosco, erano quattro; uno spazio ridotto, come potete osservare, quindi il piano di produzione doveva essere molto chiaro e rigido. Il film è completamente muto, e lo abbiamo girato solamente con gli effetti sonori di Vitaloni. Fra l’altro io collaboro e ho collaborato con tanti musicisti. Ad esempio, l’ultimo album di Cristiano De Andrè si chiama come il mio ultimo film Scaramante. Nel caso di Terzo e Mondo, Kaballà mi ha creato una musica talmente speciale che ho capito che non avevo bisogno di musiche nel film, tranne la sua, ovviamente. Utilizzando musica classica o di altro genere avrei distolto forse il pubblico dalla storia e dal messaggio del corto.
Per quanto riguarda la fotografia abbiamo lavorato con Alessandro Feira Chios. Un ruolo importante ce l’ha avuto anche la Kodak che ci ha dato il premio per la miglior fotografia. Abbiamo dovuto fare un grosso lavoro di telecinema, ovvero siamo riusciti ad avere la sensazione del colore-non-colore, anche se i colori ci sono ma sono molto saturi.

MP: Parliamo del lungometraggio Scaramante a cui stai lavorando…

DP: Vorrei iniziare con una polemica dicendo che nonostante il grosso successo avuto grazie al corto, per Scaramante, che è una storia di matematica e religione, di fede e superstizione, di miracoli e gioco d’azzardo, è stata più dura. Si tratta di un film “on the road” che credo gireremo a Settembre in Puglia. Noi contavamo molto sull’art. 8. Credo che la commissione sia stata molto seria, ritengo però che il sistema e i criteri di selezione siano sbagliati. Infatti, non si possono mettere otto uomini, per quanto incorruttibili, a decidere a chi vanno i miliardi per fare un film. Ipoteticamente se io e te fossimo amici e so che tu sei in commissione io ti chiamerei ogni giorno per cercare di convincerti. Noi infatti non abbiamo avuto le sovvenzioni. Il film si girerà in ogni caso, anche grazie al successo del corto. Con Cristiano De Andrè abbiamo deciso di farci della pubblicità reciproca, noi con il film e lui con l’album. Lui infatti, ha curato la colonna sonora della pellicola. Fabrizio invece avrebbe dovuto fare una filastrocca su Scaramante. A lui era piaciuto particolarmente il titolo che non significa nulla, è una parola che ho inventato io. Il cast dovrebbe essere composto da: Salimbeni nella parte del matematico, Battiston nella parte di un meccanico-energumeno, Stefania Rocca sta leggendo il copione anche se pure Anna Galiena, con la quale sto lavorando a teatro, m’interessa per la parte della suora.
Il film è come ho detto “on the road”. Si parte da Gallipoli e si finisce in un punto indefinito dove si trova un cinodromo. Il film nasce da un concetto che mi ha fatto riflettere, ovvero il paradosso che sta dietro al gesto di un calciatore, che guadagna miliardi, di farsi il segno della croce prima di calciare un calcio di rigore.

MP: Noi siamo un Web Magazine e ci stanno a cuore le nuove tecnologie e come sono utilizzate. Adesso con la tecnologia digitale credi che ci sia più quantità e meno qualità?

DP: Come in tutte le cose, ci sono due facce. La faccia positiva è che stiamo giungendo alla democratizzazione dell’immagine come all’epoca è avvenuto con la fotografia; una volta scattavano solo i grandi maestri, oggi, le foto possono farle chiunque. Questo è positivo perché significa dare a tutti la possibilità di esprimersi. Il fattore negativo, che ho notato selezionando alcuni film per dei concorsi, è che poca spesa dà poca resa. Infatti chiunque può mettersi in cucina con la propria nonna e girare quello che lui pensa sia un film. Per le selezioni dei festival vengono spedite milioni di cagate (scusate il termine) che costringono i selezionatori a stare lì ore a vedere robaccia. Fra i due valori, però, quello che prevale sicuramente è quello positivo. Le cose si sistemeranno sicuramente. L’aver dato a tutti la possibilità di fare cinema è una grande cosa, non ci sono più scuse… bisogna mettersi a lavorare. La storia è sempre quella che conta dopo tutto.

MP: Ultima domanda. è la prima volta che ti trovi a Trieste, e che cosa ne pensi del Festival?

DP: Seguo il festival da parecchio, tramite i giornali e adesso tramite internet. Per quanto riguarda Trieste… è la prima volta che mi trovo qui. Penso che sia una città stupefacente, un set cinematografico totale. Sono stato entusiasta di incontrare Luca Bigazzi e Peirgiorgio Gay, che inizieranno a girare i loro film a febbraio a Trieste. Il Festival è organizzato benissimo. I Festival in Europa e in Italia non sempre sono organizzati così. Sono fiero di essere stato selezionato.

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