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Palcoscenico

Gianfranco Jannuzzo

Tra oneri e onori

Giorgia Gelsi (GG): Siamo con i protagonisti dello spettacolo in questi giorni alla Contrada, “Alla stessa ora il prossimo anno” di Bernard Slade. Allora, partendo proprio dalla trama dello spettacolo, questa coppia che si incontra furtivamente una volta all’anno e passa un week-end d’amore… Pensa sia possibile nella vita reale aver un rapporto del genere? Non voglio entrare nella sua privacy chiaramente…

Gianfranco Jannuzzo (GJ): Piacerebbe a tutti gli uomini, non so se è possibile… Mai dire mai, poi quando si trova un affetto vero, stabile, poi non ci sia bisogno di cercare nient’altro. In questo caso, ed è una storia bellissima proprio per questo, i due si ritagliano questo appuntamento annuale, ma continuano a mantenere un buonissimo rapporto coi propri coniugi, per cui è una cosa di grande libertà, pulita, bella, alimentano questo loro amore, questa conoscenza reciproca senza però togliere nulla alle rispettive famiglie.

Maria Amelia Monti (MAM): Be’, adesso me lo sta chiedendo e ho il marito di fianco e non mi posso sbilanciare… Però, penso che possa capitare. In realtà io mi auguro di non averne mai bisogno, ma in realtà l’autore fa una proposta, di prendersi un giorno all’anno uno spazio di libertà senza intaccare o coinvolgere le famiglie, i figli o un legame familiare!

GG: Certo, tanto che uno dei due vive anche il dramma di un figlio in una guerra. A far da sfondo a tutta la storia c’è anche uno sfondo epocale di tutta l’America anni Sessanta-Settanta. Il peso della moda, il cambio nella società di costumi, quello che poi condiziona la vita effettivamente delle persone, lei lo sente? Cioè, la moda, lei la segue, le interessa, proprio i costumi sociali?

GJ: Siamo condizionati comunque, perché non è tanto la moda che cambia, è che cambiano i tempi, si evolvono, maturano, si spera che sia sempre così, in realtà alle volte ci sono anche dei passi indietro, ma insomma, la vita va avanti e cambiano i modi di pensare, di vestirsi, di ragionare, di stare insieme. In questo caso della commedia c’è proprio uno spaccato dell’America: ci sono tutti i fenomeni che l’America ha visto attraversare, cioè le guerre, la guerra del Vietnam, il movimento delle femministe, degli hippy, i figli dei fiori, il fatto che in America ci sia questa possibilità di spostarsi molto facilmente anche per motivi di lavoro… I due personaggi si conoscono che sono poco più che ragazzi, anche se cominciano già ad avere i primi figli, e man mano che vanno avanti subiscono le mutazioni temporali. Cronologicamente si va dagli anni Cinquanta agli anni Settanta, ma una volta lei è vestita da hippy, crede molto a questo movimento, le università fatte anche nelle piazze, lui è un ragioniere e poi diventa anche commercialista, si evolve e diventa uno che va a vivere a Beverly Hills, poi  gli muore un figlio in Vietnam e cambia completamente idea, in quel periodo, per poi vedersi dopo cinque anni anche lui condizionato dai movimenti giovanili, ormai non è più giovanissimo, ma si fa crescere i capelli, anche lui diventa un hippy. Poi si incontrano vecchietti alla fine, lui è vedovo,  e vorrebbe tanto averla, le chiede di sposarla infatti, lei sembra dire di no… Insomma, è una bella storia d’amore, ci vuole una grande libertà mentale per entrare in questo spirito, ma ritengo che sia una bellissima storia d’amore.

MAM: Nella società? Bella domanda, non so se adesso riesco a rispondere in modo completo. In realtà la moda dovrebbe rispecchiare anche un po’ la mentalità del periodo, per cui anche guardando la moda uno potrebbe capire che idee circolano. Guardando la moda che abbiamo ultimamente l’immagine che si ha non è buona… No, penso che mi sto infilando in un discorso troppo complicato.

GG: Tornando sempre alla trama dello spettacolo, oltre al rapporto adultero, c’è nella sua vita invece qualche ricorrenza, qualche appuntamento fisso, annuale, qualche festa particolare che ama vivere da sola o tutto per sé?

MAM: No, anche perché io faccio un lavoro che mi porta tanto lontana dalla famiglia. Col teatro uno sta in tournée anche due o tre mesi… In realtà la mia libertà in ceri momenti è quella di riuscire a stare in famiglia, più che da sola. Comunque se io durante una giornata se non ho due o tre ore per me stessa do i numeri, anche se ho due bambini, anche i giorni che sto in casa, ho bisogno di due tre ore per mettermi insieme la testa. Ecco, non sono una di quelle persone che riesce a stare tutta la giornata in mezzo alla gente.

GG: Come tutti sanno (si rivolge a Jannuzzo, n.d.r.) lei ha sostituito Marco Columbro in questo spettacolo e gli ha anche dedicato — devo dire in un momento anche molto emozionante — la serata della prima, appunto, lo spettacolo. Ma è stato più un onere o un onore, nel senso che penso sia entrato in questo personaggio con un senso di responsabilità in più.

GJ: è stato un po’ tutt’e due le cose, perché “onere” nel senso che non era facile sostituire un personaggio così importante, brillante, così bravo. Onore perché è un amico, che è stato molto generoso con me, e che mi ha detto: “Gianfranco, essere sostituiti non è facile, ma essere sostituiti da te è meno grave, meno antipatico”. Quindi è stato proprio un amico, già prima, ora lo siamo diventati ancora di più. Quest’estate abbiamo girato insieme una fiction, che tra l’altro è andata in onda proprio questi giorni. La sua generosità, e il mio essere così prudente nei confronti comunque di un amico, e chiedergli quali erano le sue condizioni prima di accettare mi ha messo e lo ha messo in una situazione di grande tranquillità dal punto di vista degli scrupoli. Sono contento e sono felice di sapere che lui è contento, che comunque sta benissimo, ci sentiamo molto spesso…

Poi un’altra sorpresa è stata proprio conoscere e lavorare con quest’attrice che non conoscevo (Maria Amelia Monti, n.d.r.). Ho sempre lavorato o da solo, o con Rossella Falk, Valeria Moriconi, Paola Quattrini. Questa attrice mi mancava, non la conoscevo bene se non come spettatore, e lavorarci accanto è molto stimolante: è stata generosissima con me, mi ha messo nelle condizioni insieme al regista, e ai produttori, a tutti i collaboratori, ma lei in particolar modo, mi ha messo in condizioni di lavorare, e non è una parte facilissima.

GG: Parlava prima di fiction, ecco: passare dalla televisione, al teatro, al cinema, che cosa toglie all’uno e all’altro?

GJ: Io ho fatto una scelta di campo, in questi anni, che è quella del teatro, al quale non ho mai rinunciato. Lavoro i teatro dall’81, da professionista, quindi sono vent’anni — ahimè — e non ho mai saltato una stagione. Non potrei, mi mancherebbe, poi per quindici anni consecutivi ho sempre lavorato con Garinei, di Garinei&Giovannini, quindi al teatro non potrei mai rinunciare. Certo si può fare dell’ottima televisione, anni fa ho avuto il privilegio di farla, in prima serata il sabato sera spettacoli di intrattenimento, e poi adesso quando la faccio ci vado più come ospite. Sono diversi come mezzi: sia cinema che televisione sono molto potenti, io al teatro non so rinunciare soprattutto per il rapporto che si crea col pubblico, che è un rapporto fisico, praticamente.

GG: Questa è una cosa che dicono tutti gli attori di teatro.

GJ: Sì, vengono lì, assistono a un rito, si apre il sipario, vengono a vedere te piuttosto che un altro, non li devi deludere mai, perché se li deludi ti possono perdonare una volta ma la seconda no. C’è tutto un mondo cui mi sono affezionato, che ho scelto, al quale sarà difficile rinunciare. Ciò detto, si può fare dell’ottimo cinema, dell’ottima televisione, e non escludo di farla.

GG: è così anche per lei o mi stupisce con una risposta diversa?

MAM: Mah, a me la fanno spesso questa domanda. In realtà a me piace fare teatro e fare televisione. L’importante è riuscire  a fare delle cose belle. Fare una cosa bella in televisione a me dà la stessa soddisfazione che farla in teatro. Per me la cosa importante è la qualità delle cose. Però non potrei rinunciare al teatro,e forse neanche alla televisione. Non parlo del cinema perché non ne ho fatto tanto e non ho avuto mai delle grosse occasioni. Io ad esempio ho cominciato a fare la protagonista in teatro perché ho avuto successo con la “Tv delle ragazze” in televisione. Per cui sono molto riconoscente alla televisione. E penso mi abbia aiutato a trovare più immediatezza nel teatro, come il teatro magari mi ha aiutato a trovare più rigore in televisione. Certo la fatica di fare lo spettacolo tutte le sere e l’applauso del pubblico come soddisfazione è grande!

GG: Chi riconosce come suo maestro in teatro?

GJ: Ne ho avuti tanti per mia fortuna. Il primo in assoluto è stato Gigi Proietti, del quale ho frequentato la scuola. E sono stati tre anni di formazione professionale importantissimi. Poi ho avuto maestri in corso d’opera: sono stato sei anni in coppia con Gino Bramieri, quella è stata una specie — lo dico sempre- di Università dello spettacolo, perché da un mostro di bravura come quello… Se sei un po’ curioso, se hai un pizzico di umiltà per imparare, puoi imparare tante cose. Io spero di avere imparato delle cose, le ho sicuramente imparate. Tra l’altro Gino aveva con me un atteggiamento tutt’altro che paternalistico e professorale. Era un attore molto più bravo di me , molto più importante di me, un pochino più anziano di me, che mi si metteva a disposizione. Senza capirlo ho imparato molte cose.

MAM: Io ho avuto la fortuna di fare, dopo varie bocciature, di essere ammessa all’Accademia dei Filodrammatici l’anno in cui insegnava Ernesto Calindri. E poi ho avuto la fortuna di debuttare come comparsa in uno spettacolo, quando avevo diciannove anni, con Giulia Lazzarini. E devo dire adesso che, pensando a loro, sono stata molto fortunata di esserne stata battezzata. Poi, durante la mia vita ho avuto la possibilità di lavorare con tanti attori e attrici che mi hanno insegnato tante cose. Da Alessandro Haber a Massimo Dapporto, a Giuliana De Sio, Angela Finocchiaro. Da tutte le persone, le attrici, gli attori, ho imparato qualcosa.

GG: Nello spettacolo George seduce Doris con una bistecca…

GJ: Sì, invece che con dei fiori… Oggi avrebbe mandato delle mimose credo!

GG: E per lei la seduzione che cos’è?

GJ: A mio modesto avviso, mi piace che questo ragazzo al posto di mandare delle rose, un fiore, la spiazza con una cosa completamente diversa. La seduzione è questo: compiacere, spiazzare, gratificare. Poi in realtà non è vero affatto che gli uomini sanno sedurre. Sono le donne che decidono se tu le puoi sedurre o meno. Avete sempre in mano voi la situazione. Ci lasciate magari credere che seduciamo noi, in realtà se non avete deciso prima voi non succederebbe niente. Il playboy non esisterebbero!

MAM: Be’, se adesso un uomo seducesse una donna con una bistecca sarebbe probabilmente linciato, con la mucca pazza non è molto di moda. Però magari negli anni Cinquanta essere abbordata così era un segnale molto forte. Io non ho qualcosa di particolare come arma di seduzione. Magari dipende da chi me lo fa, Edoardo, mi hai mai regalato fiori?

No, fiori non mi piacciono. Sedurre è l’energia che l’altra persona mi dà!

GG: Ci ricorda i suoi prossimi impegni?

GJ: Immediatamente dopo lo spettacolo che comunque mi voglio godere (voglio migliorarmi sempre giorno per giorno, divertirmi) perché è un personaggio che ha molte sfaccettature, pur essendo un unico personaggio si evolve negli anni, e quindi ha molte facce!). Subito dopo farò uno spettacolo di Garinei, nella prossima stagione teatrale, quindi sempre teatro comunque!

MAM: Allora, sicuramente andranno in onda queste sit-com con Gerry Scotti, che andranno in onda in settembre. Ho altre cose in ballo, ma non avendo ancora firmato è inutile che le dica. Sicuramente a luglio il festival di Todi, che è organizzato dal nostro regista P.R. Gastaldi e Simona Marchini, con un testo a due di Edoardo Erba, che è mio marito, vabbè, non siamo sposati, però è il papà dei miei figli… e l’altra attrice non si sa ancora chi sarà.

GG: Grazie mille! E in bocca al lupo!

GJ: Grazie a voi!

MAM: Crepi! Ciao!

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