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Fumetto

Pipa e fumetto artista perfetto

Popeye

Iniziamo questo excursus da un personaggio che “interpreta” bene l’essenza della pipa.

Nato il 17 gennaio 1929 come comprimario nelle storie del Thimble Theatre di Elzie Crisler Segar, Braccio di Ferro si conquista progressivamente un ruolo di primo piano. Il suo carattere irascibile, il suo particolare slang ed il ruolo stesso che ricopre nelle sue prime apparizioni al fianco di Castor Oyl (il protagonista originario della serie) servono a definirne senza troppe mediazioni la natura di “marinaio” visto in chiave di macchietta. Ed anche gli accessori di cui è ricoperto servono a ribadire, per comunicarne meglio la personalità, l’essenza del suo personaggio: oltre alla divisa, al berretto ed ai tatuaggi Braccio di Ferro è infatti sempre rappresentato con l’inseparabile pipa in bocca.

Immagine articolo Fucine Mute

La pipa è per antonomasia un elemento delle culture di mare ed è proprio con l’uso sapiente di questi luoghi comuni che gli autori delle strip giornaliere hanno saputo imporre i loro eroi ad un pubblico che magari nemmeno sapeva leggere l’inglese, ma che non veniva privato della comprensione delle vicende grazie al supporto di un’iconografia universalmente condivisa.

Li’l Abner

Immagine articolo Fucine MuteAnche nel capolavoro di Al Capp (non a caso ambientata nell’immaginario villaggio di Dogpatch, nel profondo sud degli U.S.A.) compaiono sovente delle pipe. Come nel caso di Braccio di Ferro si tratta senza eccezione rilevanti di pipe di pannocchia ma la valenze che assumono in questo contesto è differente e più specifica. Infatti, la “pannocchia” (della qualità speciale Corn Cobb, altrimenti detta “schiuma del Missouri”) è inequivocabilmente associata agli Stati del Sud e per estensione, nell’immaginario popolare, ai suoi abitanti più caratteristici. Per cui l’utilizzo di questa pipa semplice e povera (con buona pace del generale Mac Arthur che ne era un estimatore) ricorda immediatamente gli “hillbillies”, cioè i cafoni campagnoli della Confederazione, categoria in cui Li’l Abner, Papà Yokum, Daisy Mae e gli altri abitanti di Dogpatch rientrano pienamente.

Che se ne sia reso conto o meno, Al Capp ha compiuto un ottimo lavoro filologico che non è andato a scapito della leggibilità o dell’efficacia del suo fumetto, ma gli ha dato anzi un’ulteriore valenza satirica.

Vale la pena sottolineare soprattutto il personaggio di Mamma Yokum, una delle poche donne (di carta e reali) e fumare la pipa.

The Spirit

Immagine articolo Fucine MutePraticamente ogni volta che fa la sua comparsa in scena il Commissario Dolan ha in mano o in bocca la sua pipa (una billiard dritta). Il genio di Will Eisner sa alla perfezione come costruire un personaggio con semplici dettagli, ed in effetti la pipa di Dolan altro non è che un ottimo corollario al suo essere riflessivo e bonario. Ma le valenze di questo strumento decorativo ed espressivo non terminano qui. Nella divertente storia Tarnation, Texas (1946) scopriamo infatti che Dolan è il cugino di città di una famiglia del Texas e la sua bella pipa di radica lucidata serve a distinguerlo dai rissosi parenti del Sud, i quali ovviamente fumano solo schiume del Missouri!

Fantastic Four

Un assiduo fumatore di pipa è anche Reed Richards, il leader dei Fantastici Quattro (quello della Silver Age, ovviamente; per una controparte di casa DC Comics rimando all’ultimo di questi profili).

Pienamente inserito nel meccanismo estenuante dei comic book americani (che proprio con questo titolo avrebbe contribuito a rilanciare alla grande) Jack Kirby non poteva certo soffermarsi sui dettagli di un elemento tutto sommato secondario delle sue tavole, ma quel minimo di coerenza stilistica che mantiene di episodio in episodio ci dice che Mr. Fantastic predilige una pipa dritta e semplice (che sia una billiard, una pot, una lovat o una canadian non è dato di sapere).

Stan Lee utilizza spesso la pipa come accessorio per definire la personalità dei suoi eroi: chi la fuma è, tendenzialmente, un “saggio” o comunque un “buono” (i personaggi più irascibili come J. Jonah Jameson, Wolverine e la Cosa prediligono invece il sigaro). Insospettabilmente, perfino Steve Rogers/Capitan America è colto nell’atto di fumarne una su Tales of Suspense n° 65 (maggio 1965).

Il fascino ingenuo di questi fumetti è dovuto quindi anche all’utilizzo meditato dei luoghi comuni e delle figure stereotipate con cui si presentano ai lettori, in un’epoca in cui il politically correct era ancora di là da venire: oltre a fumare, Mr. Fantastic può prendersi (sotto la bandiera del sense of wonder) qualche altra libertà che oggi difficilmente passerebbe inosservata in un fumetto Marvel: in un episodio, ad esempio, crea una forma di vita che muore pochi attimi dopo.

Tintin

Dopo questa prima ricognizione in terra americana passiamo all’Europa.

Quante se ne sono già dette su Hergè, Tintin e la linea chiara… troppe per avere la presunzione di dire in poche righe qualcosa di nuovo e illuminante. Varrà quindi la pena di riportare soltanto una constatazione probabilmente ovvia ma, anche proprio per questo, innegabile: il capitano Haddock fuma la pipa. Ci troviamo di fronte quindi ad una rappresentazione stereotipata (e per questo immediatamente decodificabile dai lettori) del “marinaio” che, al pari di Braccio di Ferro, viene esasperata per fare di una macchietta un personaggio più complesso: da antologia le sfuriate di Haddock ed il suo buffo turpiloquio.

Ed anche la pipa si inserisce alla perfezione nel quadro complessivo della sua figura.

Blake e Mortimer

Altro capolavoro della linea chiara, stavolta ad opera di Edgar P. Jacobs.

Il fisico nucleare Philip Mortimer e l’agente del MI5 Francis Blake sono entrambi fumatori di pipa, anche se è inevitabile che dei due risalti decisamente di più il primo. Non solo per effettive situazioni rilevanti nei testi (qual è la prima cosa che Mortimer chiede in ospedale dopo essersi ripreso dalle vicende de La Diabolica Trappola? Fumare una pipa!) ma per il consueto luogo comune, adeguatamente sfruttato da altri autori, che vuole lo “scienziato” e l’”intellettuale” amanti della pipa. Edgar Jacobs non sfrutta però questo stereotipo a proprio vantaggio per personalizzare ulteriormente uno dei suoi eroi, sebbene Blake fumi occasionalmente una sigaretta, nella serie di Blake e Mortimer i fumatori di pipa sono decisamente numerosi, tanto da aver fatto incorrere l’autore in una “papera” prontamente segnalata su Bodoi n° 6: una pipa cambia forma da una vignetta all’altra!

Immagine articolo Fucine Mute

È abbastanza inutile cercare delle costanti in questi particolari che costellavano le storie di Jacobs per ragioni documentaristiche ed estetiche, non certo psicologiche o “fisiognomiche”: una parata di pipe gli serve esclusivamente a dimostrare la sua padronanza anche nel disegnare questo soggetto, trattato “scientificamente” come qualsiasi altro elemento delle storie di Blake e Mortimer.

Una leggenda vuole addirittura che la lavorazione dell’episodio Le Tre Formule del Professor Sato fosse stata interrotta per 7 anni da Jacobs in quanto gli mancava la documentazione relativa ai marciapiedi giapponesi!

Plume aux Vents

Immagine articolo Fucine MuteOttima sintesi dei due capolavori precedenti (a Tintin avrebbe reso vari omaggi nelle sue opere, di Blake e Mortimer diverrà addirittura uno dei nuovi disegnatori), l’opera di Juillard non si basa solo sulla raffinatezza ed il rigore del tratto ma anche sull’attenzione alla documentazione. Taillefer e Grandpin fumano infatti delle pipe d’argilla.

ricavate in un unico blocco senza distinzione tra bocchino e fornello, queste pipe sono da considerarsi come i veri prototipi di quelle in uso attualmente, o perlomeno come le parenti più strette. La loro diffusione in Europa si ha alla fine del XVI secolo, e secondo una leggenda sarebbe stato Walter Raleigh a portarle in Inghilterra dalle Americhe (e chi ha visto il film Smoke sa quanto Raleigh fosse un estimatore del fumo). Benché alcune fonti esaltino le pipe d’argilla per il loro colorito candido, ne esistono di vaie tonalità di marrone: non è escluso che tendano a colorarsi col tempo e con l’uso come le pipe di schiuma. In ogni caso, André Juillard le colora invariabilmente di marrone e riesce anche a farne un uso espressivo (sul mare è d’obbligo fumare la pipa) o narrativo (la calma apparente di una fumata serena, magari accanto ad un caminetto, è spesso il preambolo ad una serie di eventi drammatici con effetto antifrastico).

Sherlock Holmes

Non poteva certo mancare in una rassegna di fumatori “eccellenti” la versione fumettistica di un celeberrimo amante della pipa, Sherlock Holmes (il quale tra le altre cose risulta essere anche autore di un trattato sui vari tipi di cenere di tabacco!). La creatura di Sir Arthur Cona Doyle è talmente radicata nell’immaginario collettivo come fumatore di pipa per antonomasia da essere uno dei modelli più comuni per i fornelli delle pipe di schiuma intagliate (gli altri sono quasi tutti generici: “l’alpino”, “l’indiano”, “la donna con fiori”…).

Tra le tante versioni disegnate di Sherlock Holmes quella forse più fedele ed efficace è opera di Giancarlo Berardi e Giorgio Trevisan. Da ricordare, comunque, anche l’incursione dei Disney italiani nel mondo dell’Investigatore (che, coadiuvato da un Topolino londinese, fumava una sorta di calabassa, pipa di zucca d’origine sudafricana). Né va dimenticata la versione a fumetti di Maigret ad opera di Reynaud e Wurm, che delinea ulteriormente una curiosa tendenza: i detective di carta, eccezion fatta per quelli che hanno una matrice letteraria, non fumano quasi mai la pipa, sfuggendo allo stereotipo dominante. L’Ispettore Coke (Battaglia) è infatti un assiduo fumatore di sigarette, al pari di Jan Karta (Dal Pra’-Torti) mentre il collega Porfiri (Saudelli) preferisce ad una fumata una bevuta di birra.

Nestor Burma

Immagine articolo Fucine MuteL’eroe di Leo Malet, magistralmente reso a fumetti da Jacques Tardi, è anch’esso un amante della pipa. Sarebbe stato facile inserire questo personaggio nel novero dei fumetti tratti da opere letterarie (come il succitato Sherlock Holmes) ma non sarebbe stato del tutto corretto visto che l’apporto di entrambi gli autori, non solo di Tardi, ne ha fatto qualcosa di nuovo e più specifico (al riguardo, tanto per rimanere ad un solo esempio, va ricordato che nel trattamento dell’episodio 120, Rue de la Gare Tardi si è basato sui ricordi di suo padre internato in un campo di prigionia nazista).

Indimenticabile per gli amanti della pipa, la storia Chez le Mazout! vede Nestor Burma alle prese con una vicenda in cui il suo curapipe ha un ruolo importante e risolutivo (il curapipe è un aggeggio metallico che serve a pressare e tagliare il tabacco ed a pulire il fornello dalla cenere superficiale). Ma purtroppo anche i fan di Tardi hanno trovato questo episodio indimenticabile, poiché ha costretto il loro idolo nelle sacrificate dimensioni di un comic book all’americana…

Max Fridman/Vittorio Giardino

Uno degli esempi più calzanti della sovrapposizione tra Autore e Personaggio è senz’altro quello di Vittorio Giardino ed il suo eroe Max Fridman (è vero che ci sono anche fumettisti come Joe Pinelli che mettono sulla carta la loro stessa vita, ma si tratta di casi particolarissimi). Su questo fenomeno di proiezione (o idealizzazione, o invenzione autobiografica, il concetto non cambia) si basa Giulio Cesare Cuccolini per dare un’interpretazione di No Pasaràn su Fumetti d’Italia 32, e lo stesso Giardino si lascia sfuggire qualche accenno ad esso su Comic Art 123: “C’è ovviamente molto di autobiografico: la figlia di Fridman è la mia…Il personaggio è frutto di un’accurata progettazione. Io so molto di più, del passato di Fridman, di quanto abbia scritto e scriva: si Sam Pezzo non so molto. Di Fridman, invece, so che scuole ha fatto, conosco le vicende della sua infanzia, conosco sua madre”.

A livello puramente esteriore è impossibile non rilevare un’immediata affinità: sia l’Autore che il Personaggio fumano la pipa. E, con la consueta abilità maniacale, Vittorio Giardino ci illustra un buon campionario di pipe.

Dalle due semplici billiard e bent apple di Rapsodia ungherese (1982) si passa alle ben quattro pipe, di cui una rhodesian, di No Pasaràn (2000, ne abbiamo parlato su Fucine Mute 19) ma è l’episodio che si situa tra i due, l’eccezionale La Porta d’Oriente (1985) ad offrire lo spunto più interessante per parlare della pipa nel mondo di Giardino. Oltre alla consueta bent apple con vera d’argento e filtro da 9 mm (che dalle occorrenze statistiche risulta essere la sua preferita) Max Fridman fuma durante una sequenza in nave una pipa di schiuma.

La “schiuma” (altrimenti detta “schiuma di mare”) è una pietra simile al corallo il cui nome scientifico è sepiolite: in uso già dal XVIII secolo, prima della radica, è famosa per colorarsi progressivamente con il procedere delle fumate, passando quindi dal bianco purissimo a sfumature di rosa o arancio. Non a caso è il materiale più usato per intagli e lavori artistici, riguardanti spesso la riproduzione di un volto sul fornello (alcune ditte realizzano addirittura delle “teste” su commissione che riprendono le fattezze dei loro acquirenti!). Solo un vero amante della pipa come Giardino dimostra di essere avrebbe inserito un tale elemento, misconosciuto ai profani, in una sua storia; anche l’apparente improprietà di una tale citazione è, invece, giustificatissima.

Immagine articolo Fucine Mute

Le pipe di schiuma, per la loro delicatezza e preziosità, sono infatti le meno indicate per essere fumate all’aperto: molti intenditori sono concordi nel definirle “pipe da salotto” o “pipe da casa” tout-court. Ed il periodo in cui si svolge la sequenza de La Porta d’Oriente è senz’altro il più inadatto per fumare una schiuma di mare: il sudore ed il grasso presente sui polpastrelli sono infatti maggiori che in inverno e costringerebbero il fumatore ad indossare guanti di filo per non rovinare il delicatissimo fornello della pipa.

Anche se il possessore di una schiuma di mare può farci ovviamente quello che vuole, è strano che Giardino non abbia considerato questi fattori o non ne fosse a conoscenza. Si è concesso quindi una piccola licenza poetica? Assolutamente no.

bisogna tenere ben presente che La Porta d’Oriente è ambientata in Turchia, paese che ha in pratica il monopolio dell’estrazione della sepiolite (anche il Tanganika ne ha delle scorte, ma nulla a che vedere con la Turchia). L’inserimento di una pipa di schiuma in un contesto che non le si addice al 100% non è perciò una piccola sbadataggine (pur se sarebbe stata perdonabilissima) ma è un modo per creare l’atmosfera adatta e rendere un preciso omaggio, anche se non alla portata di tutti, ad un mondo ed al fascino che esso esercita.

Wheeling

Anche in questo capolavoro di Hugo Pratt compare ogni tanto qualche fumatore di pipa. Ciò serve a definire i momenti di tranquillità all’interno di una vicenda piuttosto complessa e sanguinosa. Non c’è molto da desumere sulla personalità di un personaggio dalla sua pipa; è però interessante notare come Pratt prenda qualche abbaglio (forse voluto) nel disegnare le pipe: a volte la lunghezza del bocchino varia sensibilmente da una vignetta all’altra mentre più in generale si nota una scarsa documentazione che lo porta ad inserire un dato tipo di pipa in un contesto errato (nel 1774, anno in cui si snoda inizialmente la vicenda di Wheeling, le pipe di radica non esistevano ancora).

Ciò che importa, però, non è la soddisfazione di prendere in castagna il Maestro di Malamocco, ma la possibilità di rilevare anche da questi semplici elementi la progressiva sintesi del suo disegno. Ciò che interessa Pratt è il racconto, in nome del quale rinuncia anche alla perfezione grafica.

(la saga di Wheeling, cominciata nel 1962 e conclusa nel 1996, è l’esempio più manifesto dell’evoluzione stilistica di Pratt ed il prezioso volume della Lizard che la raccoglie tutta è illuminante in questo senso)

Sergio Toppi

All’interno dell’universo visionario e personalissimo di Sergio Toppi le pipe diventano oggetti quasi magici, elementi fantastici che sembrano avere la loro origine in chissà quale mondo onirico. D’altronde, sotto il geniale pennino di Toppi qualsiasi oggetto diviene “altro” dalla sua matrice reale, acquistando appunto un’aura di magia o sacralità.

Toppi si è dedicato come Autore ad un solo progetto seriale: Il Collezionista. E benché questo avventuriero compulsivo non sia un fumatore di pipa (si dedica, anzi, esclusivamente ai sigari) la sua prima apparizione su L’Eternauta lo vede alla ricerca del Calumet di Pietra Rossa.

I celebri calumet indiani non sono altro che gli antenati delle pipe moderne. Altrimenti detti “pipe a fornello perfezionato” hanno imposto la loro meccanica, se non la loro estetica, al mondo dei costruttori di pipe. Originariamente, infatti, il tabacco veniva fumato nelle effimere pipe a cornetto (ricavate da una foglia arrotolata inserita nella nervatura di una foglia di banano; questo metodo pare originario del Congo) quando non addirittura in un vero e proprio forno scavato nella terra.

da ricordare inoltre un altro omaggio di Toppi al mondo della pipa. Nella storia lunga M’felewzi un personaggio si dedica alla calabassa, pipa tipica del Sudafrica ottenuta dalla lavorazione di un tipo di zucca locale cui viene aggiunta della schiuma di mare. L’interpretazione che ne dà Toppi è, come di consueto, veramente magistrale.

Alan Ford

Il Numero Uno è un personaggio decisamente atipico sulla scena del fumetto italiano e non. Senza entrare nel merito delle solite imbecilli polemiche e della loro inconsistenza (di Alan Ford e del gruppo T.N.T. si parla solo quando tirano in ballo la Lega Nord o i fatti di Novi Ligure, ma nessuno ha mai sottolineato il fatto che Max Bunker ha dato peso e dignità ad un portatore di handicap: il Numero Uno si muove infatti su una sgangherata carrozzina) è più interessante notare come la coerenza del duo Magnus & Bunker passi anche attraverso la scelta grafica di ridurre la pipa del Numero Uno ad una minuscola e miserevole pipa di pannocchia, a volte anche piuttosto rovinata.

Il che è decisamente efficace per caratterizzare ulteriormente il gruppo di spie più povero del mondo.

Diabolik

Immagine articolo Fucine MuteUno dei personaggi più importanti della serie ideata dalle sorelle Giussani fuma la pipa: il commissario Ginko. In pieno accordo con gli altri elementi grafici presenti in Diabolik, a questo oggetto specifico non viene dedicata una cura particolare, capiamo semplicemente che si tratta di una pipa diritta.

Che Facciolo, Corelli, Zaniboni e gli altri abbiano dovuto sottolineare la mediocrità della figura di Ginko affibbiandogli anche una pipa tutto sommato anonima?

Sherlock Time

Unica segnalazione in terra argentina (avrei giurato che anche Ernie Pyke fumasse la pipa, invece non ne ho trovato la minima traccia nelle versioni in mio possesso), lo Sherlock Time di Oesterheld e Alberto Breccia. La sua pipa “aliena” merita la segnalazione non tanto per la foggia curiosa quanto per la presenza nel suo fornello di buchi per l’aerazione. Non si tratta di un vezzo di Breccia (o almeno non solo di questo) ma di un riferimento ai copri-pipa metallici realmente esistenti che servono ad assicurare il corretto procedere della fumata anche se la pipa è soggetta al vento o alla pioggia.

Immagine articolo Fucine Mute

Da citare en passant come amante della pipa anche il Tino Espinosa dell’ottima serie umoristica Lei e io attualmente in corso di pubblicazione su Skorpio.

(E se gli orribili colori e la pessima stampa non l’avessero deformata come il resto dei disegni, avremmo anche segnalato la pipa che fa capolino nella serie Falka del divino Zanotto per ben 5 pagine del settimo episodio)

Batman Year One

A suggello di questa rassegna di fumatori di pipa di carta può legittimamente venir inserito il Batman di Miller e Mazzucchelli, vera pietra miliare del fumetto (e capolavoro che riveste nella bibliografia di Frank Miller un’importanza assai maggiore di altre sue opere più celebrate). Il sintetico ed incisivo disegno di David Mazzucchelli non si perde in dettagli o rifiniture, per cui è abbastanza inutile cercare di capire a quale categoria appartiene la pipa che compare (solo in una vignetta peraltro) in Year One, ma è senz’altro efficace e lodevole l’utilizzo che ne hanno fatto gli autori.

Dopo essersi letteralmente dannato a combattere contro i criminali e contro i suoi stessi colleghi corrotti (dovendo al contempo anche passare gravi problemi personali), il commissario Gordon può finalmente rilassarsi al pensiero che le cose si stanno finalmente mettendo a posto e Batman è diventato suo alleato. E la “cosa” che si accende nell’ultima sequenza di Year One non è più, infatti, una di quelle sigarette che fumava nervosamente nei momenti di massima tensione, ma una rassicurante pipa.

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…e qui purtroppo dovete credermi sulla parola perché l’immagine in questione è impensabile metterla sullo scanner. L’unica edizione che ho di Batman Year One è infatti quella in volume brossurato della Play Press del 1997: è impossibile aprire il libro alla parte desiderata (l’ultima vignetta di pag. 96) senza che la pagina si scolli. A parziale consolazione, rimando ad un’altra immagine milleriana della pipa: il “pensionato” Oliver Queen / Freccia Verde di The Dark Knight Returns che fuma una bent apple.

L’idea mi è venuta per caso lavorando al pezzo del mese scorso, quello sui fumetti e il computer. Ricordavo chiaramente che Vittorio Giardino in Ultimatum aveva disegnato meticolosamente i suoi Rapidograph, ma la collezione di pipe che si trova nella stessa vignetta mi era proprio sfuggita l’ultima volta che avevo letto quella storia. Difatti all’epoca non fumavo ancora la pipa. Da lì il passo è stato breve: mi sono reso conto che il complesso e variegato mondo dei fumetti è complesso e variegato anche per quel che riguarda i personaggi (e sono tanti) che fumano la pipa. Da questa semplice constatazione è nata l’idea di catalogare le occorrenze della pipa nei fumetti. Nessuna pretesa di assoluta completezza, ovviamente, ma solo un tentativo di omaggiare in maniera semplice e spensierata questi due universi, sottolineando in alcuni casi come la personalità di uno sia riflessa nell’altro.


E dal prossimo mese si torna alla leziosità ed alla pesantezza consuete.

Commenti

Un commento a “Pipa e fumetto artista perfetto”

  1. Ho letto con interesse il suo excursus sulla presenza della pipa nel fumetto. Mi mancava una indagine così precisa , ricca di informazioni dettagliate e competenti. Sto scrivendo un libro sulla pipa la cui passione è nata da una esperienza occasionale e si è poi trasformata è rafforzata da una visita al museo della pipa a Gavirate . Dall’incontro con Ariberto Paronelli è natio il progetto del libro . Non ho una grande conoscenza nel campo del fumetto e poiché ho fatto degli accenni in un capitolo mi piacerebbe conoscerla e approfondire con lei l’argomento , avere un supporto e fare una chiacchierata naturalmente in compagnia di una pipa di cui da quello che scrive mi sembra un ottimo estimatore nonché esperto fumatore . Ringraziandola per l’attenzione che vorrà darmi Lam le porgo i miei distinti saluti

    Di Alessandro gomarasca | 26 Dicembre 2018, 15:54

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