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Cinema

Immagini rinate

Testimonianza raccolta da Corrado Premuda

Nella primavera del 1999, un amico mi avvertì che nel magazzino di un ex cinema triestino aveva trovato alcune pellicole a suo dire assolutamente inutilizzabili. Spinto dalla curiosità e dalla passione per il mondo della celluloide, ho voluto controllare di cosa si trattava prima che i film venissero distrutti.

La pellicoloa originaleLo stato del materiale era a dir poco penoso. I rulli di pellicola infatti, dopo un lungo periodo passato sott’acqua, si erano trasformati quasi in blocchi di cemento e le scatole metalliche che li contenevano erano bucate e arrugginite. A quel punto è iniziato il mio intervento di esplorazione alla scoperta del contenuto del film. Forte della mia esperienza come proiezionista, restauratore di apparecchi cinematografici e collezionista di pellicole e proiettori (qualche anno fa mi sono addirittura costruito un cinema privato in miniatura con tanto di cabina e con la possibilità di proiettare ogni formato di film), ho messo mano alla pellicola, ignaro della mole di lavoro che mi sarebbe spettata.

Ho iniziato il processo di srotolamento della pellicola, ridotta a una massa compatta e fragile, munito di mascherina e guanti, dal momento che nel tentativo di ripulirla si produceva una notevole polvere di nitrato e ruggine. La cosa non era comunque semplice, anche perché il film si era seccato e la celluloide, altamente infiammabile, se trattata in modo errato rischiava lo sbriciolamento. Srotolando la pellicola mi sono accorto che l’acqua aveva sciolto l’emulsione, così le immagini al centro si erano conservate ma i lati erano quasi trasparenti. Nel dipanare il film ho dovuto staccare con cura le parti incollate e riattaccare gli spezzoni nel punto giusto.

La moviolaAllora ho deciso di riprendere con la telecamera dalla moviola (in quanto la pellicola, soggetta a restringimento era diventata talmente stretta che non era possibile passarla in un proiettore per “telecinemarla”…) i personaggi del film e ho notato che in testa a un rullo apparivano tre fotogrammi con il titolo originale (in italiano) dell’opera. Il materiale su VHS, contenente alcune scene del film, l’ho mandato alla Cineteca del Friuli a Gemona, da dove mi è arrivata una risposta sorprendente: sembrava proprio che del film non esistessero assolutamente più copie… Valeva davvero la pena tentare un salvataggio!

Ho continuato il lavoro di srotolamento dei vari rulli, in totale dieci, e ne ho dedotto che doveva trattarsi di due copie dell’opera, una “incollata” e rovinata, l’altra, pur ben “srotolabile”, era invece completamente trasparente perché l’acqua aveva sciolto l’immagine e rimaneva solo il supporto. Finito il lavoro di ricomposizione della copia, ho ripreso, sempre dallo schermo della moviola tutto quello che era ancora visibile de “Il crollo degli Asburgo”.

Il caso ha voluto che mentre io ero impegnato in queste operazioni lente e delicate, il Filmarchiv Austria di Vienna chiedesse alla Cineteca del Friuli se possedeva qualche film austriaco. La ricerca in merito a “Das Schicksal derer von Habsburg”, girato nel 1928, è scattata subito e si è verificato che del film esistevano 382 metri di pellicola a Berlino e 335 metri in Austria: la copia in mio possesso invece aveva 1706 metri di pellicola, compresi quelli che mancavano alla due cineteche.

Il sito del Filmarchiv AustriaPaolo Caneppele e Michael Achenbach del Filmarchiv di Vienna hanno deciso, visti i costi proibitivi di una ristampa in pellicola, di operare una ricostruzione digitale del film e così ho continuato l’impresa di salvataggio srotolando meticolosamente la pellicola e incollando (con l’acetone) i brevi spezzoni, che si staccavano circa ogni 40 cm, rischiando spesso l’intossicazione. La pellicola infiammabile emana un odore sgradevole che, specialmente se esposta per lungo tempo all’umidità, diventa veramente insopportabile. Ricordo le ore passate a stretto contatto con questo odore in compagnia dei personaggi del film che sembravano ombre spettrali…

Grazie alla sceneggiatura originale tedesca è stato scoperto che molte didascalie della versione italiana erano state cambiate nel senso: quello che doveva essere negli intenti iniziali un melodramma sulla famiglia reale degli Asburgo era stato trasformato dalla propaganda dell’epoca in un inno alla vittoria italiana sull’Austria. Nel film in versione italiana da me ritrovato ci sono alcune scene inedite aggiunte: l’arrivo delle truppe italiane a Gorizia e la discesa delle autoblindate dal Monte Hermada nonché la prima visita di Vittorio Emanuele a Trieste tratte da documenti filmati originali. Un altro pezzo “dal vero” presente in entrambe le versioni è poi quello che documenta i funerali di Franz Joseph.

Integrando la versione italiana con i titoli tedeschi e con la sostituzione dei due frammenti austriaco e tedesco nelle parti più rovinate della copia italiana si arriva infine a realizzare il video che è stato presentato in anteprima mondiale nell’ottobre 2000 durante le Giornate del Cinema Muto a Pordenone. I fotogrammi completamente illeggibili sono stati eliminati e due scene tratte da documenti d’epoca sono state sostituite con materiale identico ma di migliore qualità.

La locandina originale del filmEcco quindi il film tornato in vita dopo anni di oblio: “Il crollo degli Asburgo” (“Das Schicksal derer von Habsburg”) girato dal regista tedesco Rolf Raffè nel 1928 in Austria sui luoghi che videro svolgersi le vicende della dinastia austriaca e uscito in Italia nel 1929. Il film dura 73 minuti nella versione tedesca e 74 nella versione italiana, è stato prodotto da Essem-Film GmbH. mentre è ignoto il distributore italiano responsabile delle didascalie. La storia parte dalla tragedia di Mayerling e termina con la dissoluzione dell’impero asburgico al termine della Prima Guerra Mondiale. Tra gli interpreti spiccano Erna Morena, grande attrice del muto che impersona l’imperatrice Sissi, e Leni Riefenstahl, personaggio di spicco nella cinematografia nazista, attrice ma anche regista, autrice tra l’altro del kolossal “Olympia” girato nel 1936 per celebrare le Olimpiadi di Berlino, qui nella parte di Maria Vetsera, un ruolo che lei stessa non smetterà di minimizzare, tanto che il film non figurava nella sua collezione privata.

Certo non si tratta di un capolavoro ma “Il crollo degli Asburgo” è un importante documento dell’arte cinematografica degli anni Venti, nonché un chiaro esempio di come la propaganda (in questo caso fascista) potesse mutare il senso di un film. Se si pensa che per anni questa pellicola è stata creduta persa e ora invece, ricostruita in video, è visibile da tutti e conservata gelosamente dal Filmarchiv di Vienna, ammetto che mi sento un po’ orgoglioso del lavoro svolto. Per uno che già da bambino guardava prima il proiettore e poi il film, riportare alla luce una pellicola di più di settant’anni fa è stata una bella soddisfazione!

Il mio “morbo cinema” risale alla scuola elementare quando, invece del film, guardavo il proiettore. Ora quel proiettore fa parte della mia collezione.
Mi sono occupato sempre aggeggi con ingranaggi e manovelle che producessero immagini o suoni. (colleziono anche grammofoni).
Alla scuola media mi occupavo delle proiezioni del cineforum e ho realizzato due documentari, in collaborazione con i compagni e gli insegnanti.
Poi è venuto il periodo del cinema in parrocchia ed infine l’impiego come tecnico in una TV privata per 14 anni.
Ma la pellicola è rimasta sempre la vera grande passione!
Questa follia ha dato origine ad un luogo magico dove ho creato un mini-cinema privato e dove restauro e utilizzo proiettori e film di ogni formato ed epoca. Un piccolo museo dove mi diverto a strabiliare gli amici con apparecchi e film recuperati nei luoghi più incredibili e rimessi in funzione dopo anni di oblio.
Sono il proiezionista del “Teatro Miela” e collaboro da alcuni anni con “Alpe Adria Film Festival”. Mi occupo di restauro e archiviazione di pellicole per conto della “Cineteca Regionale” e della “Cineteca del Friuli” e attualmente ho iniziato il lavoro di verifica e catalogazione di circa 180 film acquistati da “La Cappella Underground”.


Paolo Venier

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