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Omnia

Malgrado tutto

A volte il lavoro, specie se appassionato, specie se gestito autonomamente in tutti i suoi aspetti, può portarti un po’ fuori strada rispetto ad un normale rapporto con la quotidianità: lo sa bene Enrico Baravoglia, quello della notte come ormai potremmo definirlo – e lo capisco: una redazione vuota, tu una volta tanto solo di fronte al monitor, Alice guarda i gatti ma al tempo stesso si mette a correre e finalmente si naviga -, e lo ricordo bene anch’io, nonostante negli ultimi tempi mi sia imposto ritmi più umani. Ma essere lucidi la mattina a volte resta comunque un’impresa, la macchina del caffè potrebbe da sola dare lavoro ad un paio di stageurs part-time, e per fortuna posso travestirmi da boss ed impartire direttive dissimulando gli occhi ancora gonfi, giustificandoli (per chi ancora ci crede) con il peso della responsabilità.

Ma paradossalmente – e ritorniamo al punto pre-divagazione – diviene più difficile l’aggiornamento diretto (andare al cinema, visitare le mostre, comprare / leggere fumetti…) sugli stessi temi e discipline di cui si tratta nel webmagazine: e allora chiudi il numero, acquista le riviste specializzate, scopri nuove tendenze, assimila almeno la teoria, nel tentativo di essere preparati quando l’occasione sarà propizia per tornare finalmente fruitori e spettatori, quando si tenterà di smettere – o almeno tentando di farli lavorare in background – gli impianti semiotici e gli innesti di vario tipo che sanno tanto di mercatino cyberpunk.

Compra assunti teorici su cd-rom! No, guarda, per Umberto Eco non si scende sotto i 180 euro; per Daniele Barbieri si può fare un piccolo sconto, se li compri tutti e due ci aggiungo mezzo cervello di Bonetti, tanto saranno 20K al massimo e si dimentica sempre tutto, per cui fai prima copie di backup, mi raccomando. Abbiamo anche Alberoni, è manicheismo spinto, solo 0 e 1, gira anche sul VIC20, perfetto per le serate mondane dove dovrai esprimerti per ovvietà suscitando i risolini delle tue amiche oche…

E lo stesso vale, di conseguenza, anche per la quotidianità delle notizie, della politica, degli eventi di attualità, giocoforza incasellati in momenti ben precisi della giornata: il risultato, un po’ per accresciuta consapevolezza, un po’ per una soglia dell’attenzione determinata dalla situazione più circostanziata, è quello di maggior stupore e sdegno – termine oggigiorno un po’ fuori corso, di quelli che paiono utili per tenersi buona la coscienza.

E il pensiero corre all’ecatombe nigeriana – ma cosa avevano da sorridere le modelle all’aeroporto di Londra? – e al nostro mondo un po’ alla rovescia, al denaro del bilancio comunale speso per costruire il centro estetico gratuito per i dipendenti (succede a Lecce, 20.000 disoccupati per 80.000 abitanti), a La Russa che irride i girotondi ma invita al contempo alla manifestazione i supporter romanisti (ricordate Disegni e Caviglia? Roberto Baggio sul piatto della bilancia che pesa più dei dipendenti FIAT?), per i diritti inalienabili del tifoso sanciti con l’usuale garbo nel raffinato salotto biscardiano: a riprova che la nostra convinzione di essere posti in cima alla scala del creato è una falsità di comodo inventata e diffusa dai soliti potenti per abbattere la foresta amazzonica.

Un sentito ringraziamento, nel frattempo, al Ministro Letizia Moratti per aver risolto un annoso problema della scuola pubblica italiana, che per anni si è fondata sull’equivoco termine “imperialismo”, finalmente depennato dai libri di testo per il sollievo di tutti i precari che – malnati! – già stavano meditando lo sciopero; e grazie anche a don Budget Bozzo, che le dà una mano proponendo di rimuovere il 25 Aprile dalla lista delle festività. Un giorno di scuola in più, e fanculo alla Resistenza, come mi capitò di inveire il giorno che lasciai la macchinetta del caffè accesa per troppo tempo bruciandola irrimediabilmente.

E se le notizie sono queste, non stupisce – anzi, per la verità incuriosisce – il sondaggio di Repubblica di sabato 16 aprile, se la memoria non mi inganna: il campione interrogato sull’attendibilità dell’informazione televisiva doveva esprimere il proprio gradimento anche a Le iene e Striscia la notizia. Ovviamente, nei casi in questione, i riscontri percentuali non erano più di tanto orientati verso direzioni univoche, ma il bello della faccenda è che la categoria che annoverava tutte le trasmissioni non era un generico “programmi televisivi”, ma un ben più diretto “telegiornali”: dato indicativo, se non altro della percezione a tutti i livelli non tanto della qualità, bensì, a monte, della definizione stessa dell’informazione in Italia. Un dato che dovrebbe far riflettere, buon pane per i sociologi che non dovrebbe passare sotto silenzio, così colgono la palla al balzo e la smettono di occuparsi di nanetti di gesso nelle trasmissioni di Severgnini.
Quante volte sarà capitato di pensare: “pensa un po’ se certe cose devo venirle a sapere da Iacchetti!”. Per qualcuno questo legittima la presenza di Striscia tra i telegiornali, a me personalmente viene da piangere: perché l’ambiguità della cosa è che la promozione non è motivata dai meriti di Antonio Ricci, ma dal solito, malefico tarlo della TV pubblica e privata. D’altronde, un CDA con un numero pari di consiglieri è roba da parodia di Mel Brooks (testa o croce?), e se ci proviamo noi – fatte le debite proporzioni – con il nostro Consiglio direttivo ci fanno chiudere dopo due giorni.

Per il resto, visto che avrete capito che certi temi mi stanno a cuore, proseguo con un’altra piccola segnalazione. Starò invecchiando, appartengo ad una generazione a detta di qualcuno menefreghista, a mio avviso semplicemente individualista (ragazzi, c’è chi è passato indenne dagli anni ottanta e questa è già a priori una nota di merito) e non necessariamente egoista; ma mentre io mi impettisco orgoglioso perché mi ricordo della raccolta differenziata, pare (leggo su D del 23 novembre) che le giovani generazioni non solo possiedano il tanto decantato senso civico, ma che siano anche ben lontane dal mito della firma, che sappiano fare la spesa ragionata al supermercato, che conoscano la qualità della vita, che vivano serenamente il rapporto con il proprio corpo (fino ad un paio di settimane fa lo specchio mi diceva “vattene!”, ed io eseguivo…) e tutta una serie di altre belle cose che apparterranno ad un segmento ristretto della categoria, ma che sono indicative di una consapevolezza ben superiore a quella della mia – nel caso specifico provincialissima – covata. Bravi! E poi dicono che siete solo capaci di sparare ad amici ed insegnanti a scuola. Imparate il codice della strada e ad usare lo scooter in maniera decente e un altro passo verso il progresso potrà dirsi compiuto.

Tanto provinciale, l’ambiente dove sono cresciuto, quanto meritevole di attenzione in questi giorni, e non solo per le piene del Po, visto che ogni tanto devo anche parlare di “cose del web”: il 25 novembre il mio amico Michele Aglio, mente pazzoide (in amicizia, mi raccomando!) e piuttosto geniale è stato premiato per il progetto CittaBITabile nientemeno che dal Prof. Umberto Eco. I dettagli del caso al link di due righe sopra. Permettetemi dunque i miei personalissimi complimenti.

La rivista che scorrerete a breve è il numero di novembre: quello di dicembre, on line tra un paio di settimane, sarà uno speciale per occhi ed orecchi, un regalo di Natale che vorremmo farvi e che vi consentirà di riflettere un po’ senza mettere eccessivamente alla prova i vostri sensi presumibilmente annebbiati da cene e cenoni. Per il momento, ricomincia la collaborazione con il Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia “Rossetti”, per cui godetevi le interviste, prima fra tutti quella a Giorgio Albertazzi. Il versante musicale ci propone i Cranes, mentre per il fumetto Luca Lorenzon dà sfoggio della sua invidiabile erudizione anche su Alan Moore.

A proposito di fumetti, non abbiamo mai fatto gli auguri – ma in cuor nostro erano sentiti – a Martin Mystère per il ventennale in dirittura d’arrivo. Leggevo giusto in questi giorni l’ultimo “Almanacco”, soprattutto nelle righe dove si accenna ai rotoli di Qumram, i famosi manoscritti del Mar Morto. Vi lascio quindi con un aneddoto appreso dal Time (ancora mesi fa, credo lo scorso Agosto) circa la scoperta di una tomba che, per lo stato di conservazione dei resti, per il suo posizionamento e, se non ricordo male, per l’orientamento, pare fosse destinata ad un leader della comunità essena. Era Giovanni Battista? Colui che battezzava con l’acqua del Giordano ne era forse un membro? Non conosco i termini della questione relativi all’attendibilità di quest’ultima congettura, ma – rispetto alla prima -, pare che chi l’avesse inizialmente avanzata, così come coloro che se non altro ne presero atto, non fecero caso sul momento al fatto che il cadavere aveva letteralmente la testa a posto, mentre il Nostro fu notoriamente decollato sul classico piatto d’argento.

Grazie per l’attenzione, e perdonatemi.

PS: FUCINECORTI è ora on line all’indirizzo corti.fucine.it, per chi volesse godere di una fruizione autonoma dalla rivista.

PPS: Tanti auguri di buona prosecuzione al Festival Internazionale della Fantascienza di Trieste e a La Cappella Underground. Auguri sinceri (si dice “auguri” porti male, ma porta sfortuna essere superstiziosi), malgrado tutto.

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