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Cinema

Angelo Pretolani, produttore di senso

Cara Maria,
ti mando il materiale come d’accordo assieme ad alcune notizie sulla mia attività video.

La mia attività video, così come quella pittorica o fotografica, ha sempre in primo luogo un carattere processuale essendo in qualche modo subordinata a quella performativa, anche se ogni video vive di vita propria, concepito non come semplice documentazione di una performance ma come prodotto autonomo capace di viaggiare in parallelo all’esperienza performativa.

Il mio primo video è del 1977 (Apparizione). Con questo lavoro ho partecipato nel febbraio 1977 al Seventh International Open Encounter on Video (Fundaciò J.Mirò, Barcellona). In realtà è un film in super8 riversato poi su supporto video — escamotage usato da molti artisti in quel periodo, perché a causa dei costi molto alti non si “riusciva” a girare direttamente in video. Così quest’agire si è ripetuto in altre occasioni — a volte in rassegne dove si metteva in questione-risalto l’intervenire attraverso pellicola (Dal corpo ai nuovi media: filmperformance, presentata a Genova al Teatro del Falcone nell’aprile deI 1980 da Roberto Daolio e Francesca Alinovi), altre più strettamente legate alla dimensione video.

NeI 1983 realizzo due videotape (Circle e Il Matrimonio) direttamente col sistema professionale U-matic, grazie alla collaborazione con una casa di produzioni televisive genovese; con queste due produzioni partecipo a diverse rassegne delle quali segnalo: U-tape ‘83, Centro Video Arte, Palazzo dei Diamanti, Ferrara, dicembre 1984 e Sussurri o grida, rassegna video a cura della Videoteca Giaccari, organizzata dall’Out 0ff al Teatro Anteo, Milano, aprile 1984. La mia avventura nell’arte elettronica prosegue poi attraverso il sistema VHS fino ad arrivare all’epoca digitale (ormai già da diversi anni giro tutto in digitale).

I video che propongo per Trieste sono:

A.A.A.Appercezione, 1998 — 8’; presentato nel maggio ’98 al 13°Video Festival di Riccione — Resto, 2001 — 4’40″; girato tutto ad infrarossi, come le immagini che ogni tanto vediamo in TV (dalla guerra del Golfo in poi, la prima combattuta anche a colpi di immagini); Essendo Tv (lI), 2002 — 15’; girato nel febbraio scorso nella Napoli sotterranea — è parte di una serie realizzata come se si trattasse di un vero canale televisivo (Essendo TV, appunto) con tanto di logo in basso a destra dello schermo; si tratta di un’operazione corsara, in senso pasoliniano — le immagini sono intervallate di tanto in tanto da esercizi di performance.

Questi ultimi due video sono inediti, mai presentati in pubblico.

Inoltre. Credo sia meglio specificare nel comunicato stampa che ne consiglia la visione ad un pubblico adulto.

Grazie di tutto. A presto. Ciao.

I video di Angelo Pretolani

Immagine articolo Fucine MuteSono discorsi sulla vita e anche sull’arte; sul nostro essere al mondo e sui comportamenti, su ciò che accade o che potrebbe accadere e sul giudizio che ne possiamo trarre, sulla consapevolezza delle percezioni che inducono alla conoscenza (A.A.A. Appercezione). I video di Angelo Pretolani documentano azioni e pensieri vaganti che costituiscono un reportage artistico, frammentato ed allusivo, quanto al contrario sono aderenti al reale i documenti — assunti in tempo reale — propinati quotidianamente dalle TV ufficiali, cha accompagnano e scandiscono ormai la routine esistenziale dell’uomo contemporaneo.

Racconti con un loro scorrimento processuale che raccolgono visioni simboliche in ambientazioni metropolitane, che negli strappi del ritmo, nell’interferenza continua di un “altrove” e di un “diverso”, nelle compresenze alienate dunque, riproducono l’ansia e la complessità di esperienze di cui è intessuta la vita, oggi più che mai, tra azioni accennate e processi mentali appena sfiorati. Il procedimento filmico, — anche se il prodotto non è un film — esasperato dall’interruzione comporta un andamento alogico, fondato sull’intuizione, che si ricompone nello spettatore più sulla base delle emozioni che sulla sequenzialità della narrazione. E si può sfociare in un clima onirico come in A.A.A. Appercezione, del 1998, tutto assunto in una periferia industriale quanto spettrale, tra tunnel angoscianti e spianate deserte, dove, nell’ora sospesa della notte, può accadere di tutto, come per le “terribili passioni umane” nei caffè di notte di Van Gogh. Nel video Essendo TV del 2002, girato nella Napoli sotterranea, compare proprio la frase “Il luogo è il delitto” (parafrasando l’equazione di Mc Luhan “Il mezzo è la comunicazione”). Ed è pure l’atmosfera di Resto, del 2001, il breve video che assume le apparenze di un thriller e dove aleggia ancora l’ipotesi del delitto. In esso Pretolani dichiara, all’atto conclusivo, di essere “un produttore di senso, non di significati”, frase che si può estendere a tutta la sua produzione video, e che dimostra come egli viaggi dunque in una sorta di limbo metafisico del reale e del pensiero. Accostando semplicemente momenti e situazioni tra loro diverse, c’è come un primo avvio alla formulazione di possibili concatenazioni tra le immagini, tra i luoghi, -è il caso di ribadire più che mai per i video citati la definizione di “non luoghi” — tra l’abbozzo degli accadimenti presentati.

La notte, il buio contraddistinguono anche i tenebrosi percorsi sotterranei di una Napoli sconosciuta, cui si alternano, allo scoperto, degli scorci di normale degrado metropolitano con i cassonetti ricolmi di immondizie. Il trash delle grandi città, divenuto ormai un problema planetario, si accompagna ad un trash anche umano, il commercio della prostituzione e del vizio, incarnato dalle folgoranti, quanto provocanti apparizioni di ermafroditi.

Anche la sonorizzazione ha un ruolo importante in questi reportage costruiti con i criteri dell’arte: tenebrosa ed inquietante quella di Marco Canepa per A. A. A. Appercezione, una cristallina cascata di note chopiniane al pianoforte quella per Essendo TV, che però spesso s’incrinano nel sottolineare la qualità bassa sia dell’ambientazione, sia degli squarci umani che vi si innestano. Essendo TV in particolare si pone come il prodotto di una serie televisiva equiparata alla produzione di un autentico canale, al punto di fregiarsi anche di un ipotetico logo che appare sulla destra in basso.

Immagine articolo Fucine MuteE’ da dire che gli assemblaggi di immagini, parole, di allusioni le più disparate — che si compattano contestualmente — di sonorità, pur facendo parte del linguaggio filmico, rimandano in modo inequivocabile alla matrice del fare arte di Angelo Pretolani. Cioè alla performance, di cui è permeata pure la sua pittura e la fotografia. Cioè l’intento di innescare una quantità complessa di messaggi in un breve arco di tempo, qual è quello performativo, spettacolarizzandoli, facendoli divenire “parvenze di teatro” (come si sente dire in A.A.A. Appercezione), densi enunciati simbolici che si lasciano poi decodificare dalla sensibilità più o meno prensile dello spettatore.

E dentro c’è sì il degrado, la constatazione dell’esistente, ma anche un fugace anelito alla felicità, alla bellezza e alla poesia che l’arte ci permette di intravedere. “Con gli occhi spalancati guardiamo il cielo”.

L’attività video di Angelo Pretolani risale al 1977 quando partecipò con Apparizioni al Seventh International Open Encounter on Video, Fundacio J. Mirò, Barcellona; in realtà un film in super8 riversato poi su supporto video. Questo escamotage (per gli alti costi all’epoca dei materiali) fu usato anche in altre occasioni, come per Dal corpo ai nuovi media: filmperformance, Teatro Falcone, Genova, 1980. Dall’83 passa al sistema professionale U-matic con Circle e Il matrimonio con cui ha partecipato a diverse rassegne, tra cui “Sussurri e grida”, Videoteca Giaccari, Teatro Anteo, Milano, 1984, U-tape, Centro Video, Palazzo Diamanti, Ferrara, 1984. Ormai da anni gira in digitale.

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