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Musica

Sogni Verticali

Geometrie in musica

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Simone DonadiniGiorgio, Lorenzo e Simone. Sono i Sogni Verticali. Hanno pubblicato il loro primo cd per Alice Dischi e Luna Records. Il genere? Per accontentare chi glielo chiede, rispondono che spaziano dal jazz al post-rock, il loro si potrebbe chiamare indie-jazz. La verità però è che non sanno come definirsi, dicono che in questo campo le classificazioni non si possono fare. Si sono già incontrati coi pareri della critica e ne sono usciti interi. Li abbiamo intervistati pochi giorni fa per sentire, oltre alla loro musica, anche le loro voci.

Sara Visentin (SV): Raccontatemi la storia del gruppo,quando avete cominciato a suonare, quanto tempo fa.

Lorenzo Tomio (LT): Abbiamo iniziato a suonare tanti anni fa, forse nel ’95, quando c’era ancora un gruppo dove suonavamo io e Simone. Poi questo gruppo si è sciolto, se n’è fatto un altro, poi un altro, poi un altro. Insomma, suoniamo assieme noi tre , in vari gruppi, da quattro, cinque anni.

Giorgio Tempesta (GT): C’era un altro gruppo in cui Simone suonava il basso e io e Lorenzo la chitarra.

LT: C’era anche Giovanni (fratello di Simone) alla batteria e una ragazza che cantava. Poi ci siamo rimessi più seriamente, con altre idee. Il nome ce lo siamo portati dietro dal primo gruppo con cui abbiamo suonato io e Simone. Ci piaceva e abbiamo chiesto ai vecchi componenti se potevamo tenerlo. Forse non l’abbiamo chiesto proprio a tutti, comunque ormai lo sanno.

Simone Donadini (SD): In questa formazione qui comunque, dal settembre 2000.

SV: Il fatto di essere in tre, è una scelta?

SD: Ci andava di suonare e suoniamo bene fra di noi.

SV: Per chi non conosce il genere che fate la prima cosa che viene spontanea è chiedersi perché non c’è uno che canta. C’è la possibilità che inseriate una voce in futuro?

SD: Il primo trio doveva avere qualcuno che cantava. Però anche i testi sono un problema, bisogna stare lì a pensarci, a scriverli.

LT: Il discorso era un po’ più serio una volta. Suoniamo perché ci piace suonare, è bella la musica. è anche nata come volontà di fare qualcosa di semplice, per questo siamo in tre. Non usiamo effetti, né con la chitarra, né col basso. Anche la batteria è un po’ minimale. Comunque ci è stato proposto di fare qualcosa con una ragazza che canta in un altro gruppo.

Lorenzo Tomio

SV: E qual è il background musicale di ognuno di voi? In che modo influisce nel momento in cui scrivete la musica?

LT: Intanto partiamo col dire che ognuno di noi ascolta cose completamente diverse. Io studiando musica classica ascolto tanta musica classica contemporanea, poi jazz e anche qualche gruppo. Non è un filone preciso quello che ascoltiamo. Secondo me è bello perché ascoltiamo più o meno tutto. Un po’ di elettronica, tanta musica puramente strumentale. Togliamo rock italiano, musica leggera, Mariah Carey, quelle cose lì. Di noi tre, ad esempio, sono l’unico che ascolta i Tortoise.

SD: Tranne rock italiano o musica leggera il resto lo ascolto. Comunque, Mariah Carey a me piace.

GT: Più o meno come loro. Cose diverse. Gruppi a cui ci paragonano tutti , per esempio Tortoise, Mogway, non li ascolto. Non ascolto niente delle cose che possono assomigliare a quello che facciamo insieme. Viene fuori così, ma non ascolto quasi mai il genere. Poi ascolto jazz, qualcosa di elettronica , anche cose melodiche cantate.

SV: Dal punto di vista pratico, descrivetemi un po’ il momento in cui componete. C’è qualcuno in particolare che lo fa? Soprattutto in riferimento ai cinque brani del cd che avete pubblicato. Come vi è nata l’idea? In gruppo intendo, oppure c’è qualcuno che prima compone e poi porta agli altri?

SD: Un po’ improvvisazione. Qualche pezzo, qualche giro, qualcuno se l’è fatto già prima. Altrimenti improvvisazione, e poi decidiamo tutto insieme. Se ci piace una parte la teniamo.

LT: Il cd l’abbiamo registrato a gennaio del 2002. Le canzoni erano pronte già prima. Nel frattempo però sono cambiate tante cose: all’inizio, per alcune canzoni, c’era qualcuno che portava un giro più specifico, mentre adesso la cosa è diversa. Nascono più da improvvisazioni, da discussioni, da idee che vengono. Senza uno che arriva con la sua canzone. L’improvvisazione nasce quando attacchiamo gli strumenti. Dobbiamo fare 10 minuti di assestamento e lì di solito nasce qualcosa e la perfezioniamo se ci va. Poi ripeschiamo cose che abbiamo sistemato, modifichiamo dei giri.

GT: Conta tanto ascoltare quello che stanno facendo gli altri in quel momento. Cercare di seguirsi, di aggiungere cose, più che avere un’idea di quello che vogliamo fare. Parte da una nota, da una stupidata, da un suono particolare… Poi ci segniamo e magari la volta dopo ripartiamo da lì, o magari ci dimentichiamo tutto. Alcune volte ci si ricorda. Poi c’è una virgola, quel qualcosa in più che rendeva bello il giro che ci è scappata.

LT: Cosa bruttissima, capita spesso che ci dimentichiamo, cioè che io mi dimentico. E si riprende da capo.

SV: Come siete entrati in contatto con le etichette che vi hanno pubblicato il cd?

L'albumLT: Il cd è autoprodotto, abbiamo deciso noi di stamparlo e di fare tot copie con quella grafica. E prima di stamparlo abbiamo mandato un po’ di cd in giro. Però è difficile che qualcuno ti apprezzi davvero per quello che fai e ti dia la possibilità di registrare con quell’etichetta.

SD: Ad una etichetta, Alice, abbiamo spedito il cd ed è piaciuto. E l’altra, Luna, sono amici nostri.

LT: Poi sia con Alice che con Luna ci siamo trovati bene. Hanno entrambe una mentalità molto simile alla nostra, nel senso che Alice manda i nostri cd all’estero, e Luna ci fa suonare spesso in giro.

SV: Che riscontri avete avuto dopo che avete pubblicato il cd?

LT: Sicuramente qualcuno in più ci conosce. Per organizzare concerti è utile avere qualcosa di pubblicato. Anche poter dire che ci sono delle recensioni, implica che non siamo solo noi che diciamo “facciamo questo genere e siamo bravi”. C’è stato anche qualcuno che ha criticato e costruttivamente. è stato bello che qualcuno ci abbia detto “secondo me il cd è così, ha questi problemi, ha queste cose che non mi piacciono e queste cose che invece mi piacciono”. Secondo me è utile anche sapere quello che pensano gli altri, che magari sono nell’ambiente da più tempo.

SD: Grazie al cd siamo andati anche un po’ in giro. C’è stata qualche recensione. C’è qualcuno che ci conosce, che conosce il nostro cd.

SV: Ho letto che siete andati anche all’estero a suonare. Chi vi procura i contatti in questi casi? E come vi trovate fuori dal confine italiano? Avete davanti un pubblico in qualche modo un po’ più pronto nei confronti della vostra musica?

Giorgio TempestaSD: In Austria i locali sono organizzati meglio per i concerti. La gente invece è come qua. Conoscevo un ragazzo che organizzava concerti a Vienna e che ci ha chiesto di suonare. In Italia, se un gruppo è famoso e fa Ska o cose del genere, è pieno di gente. Però se fai roba un po’ più particolare, non fai il pienone. è uguale anche a Vienna, vanno tutti in discoteca. Se non fai proprio il genere che tira in quel momento, magari viene la gente a cui piace, però non sarà mai tantissima.

SV: Leggendo le recensioni si vede come vi paragonino ai Karate, ai Tortoise, ai Mogway. Voi siete d’accordo con questi paragoni? O comunque vi sentite originali e diversi rispetto a loro? In che modo?

LT: Sicuramente sono i gruppi un po’ più grandi. Tortoise o Mogway sono i primi che vengono in mente quando pensi alla musica strumentale. Diciamo che sono quelli che hanno incominciato. Per quanto riguarda i Mogway, sinceramente non capisco proprio dove trovino le somiglianze. Loro fanno tutt’altra cosa. Poi noi non usiamo effetti. Mentre Tortoise e Mogway usano inserti di musica elettronica, ci sono tanti effetti.

GT: Le differenze sono difficili da trovare se uno non conosce tanto bene il genere. Il pop italiano lo distingui dal rock italiano. Invece, per quanto riguarda la musica strumentale, ci sono pochi gruppi che la fanno. è difficile cogliere le differenze perché la gente non è allenata a sentire.

SV: Avete suonato con i One Dimensional Man: questo gruppo parte dall’indie rock per poi ricercare sonorità blues del passato. Voi fate un discorso simile col jazz. Anche altri gruppi della scena indipendente, per esempio i romani Zu, operano questa ricerca nella tradizione. Percepite questa tendenza all’interno della vostra area musicale? In ogni caso, quali sono le motivazioni che vi hanno spinto a muovervi in questa direzione?

GLS: Sicuramente c’è questa tendenza alla ricerca nella tradizione, anche se è nell’indole di qualsiasi musicista fare riferimento alla musica che conosce. Noi, stiamo pensando di utilizzare in futuro anche altri strumenti come chitarra classica e contrabbasso.

SV: Voi avete suonato anche coi Lali Puna. Loro sono stati definiti dalla stampa col termine di Indietronica. A voi piace questo tipo di musica?

GT: Si, Lali Puna, Notwist e gruppi simili ci piacciono.

SV: C’è già qualche campionamento nel vostro disco, pensate che in futuro ci sarà qualche vostro brano in cui saranno più presenti simili soluzioni espressive?

SD: Si, infatti collaboriamo con AMB e con ENT che sono dei progetti di musica elettronica, stiamo pensando di registrare qualcosa assieme o farci fare dei remix da inserire in un prossimo cd. Vedremo…

SV: La critica ha sottolineato il fatto che siete troppo puliti a livello tecnico, troppo precisi. La domanda è: proprio la gente che ascolta il genere di musica che fate dibatte sul fatto che troppa perfezione dal punto di vista stilistico compromette l’istinto e l’emozionalità di un pezzo. Siete d’accordo?

LT: Su una recensione hanno scritto che siamo un po’ troppo prevedibili, qualcosa del genere. Secondo me cd e concerti sono due cose completamente diverse. Poi, ribadisco, il cd l’abbiamo registrato un anno abbondante fa. Eravamo tra virgolette all’inizio, nel senso che era un anno e qualche mese che suonavamo. Si sente anche un po’ di inesperienza. Dovevamo pur incominciare da qualche parte.

SD: Il cd non è registrato in studio. è pieno di errori, di incertezze. Eravamo in camera, l’abbiamo registrato noi e non è perfetto.

Sogni Verticali

SV: Per voi quanto è importante quindi la dimensione live?

LT: C’è una grossa differenza tra cd e live, il live è molto più sentito. Anche l’ambiente ti porta ad avere un suono un attimo più sporco, spesso apprezzabile. A me piace di più il concerto dal vivo piuttosto che il cd. Poi ogni concerto è diverso dal precedente.

SD: Il cd l’abbiamo fatto per suonare in giro. Non è che l’abbiamo proprio curato tantissimo. Dovevamo andare a suonare in Austria e l’abbiamo finito abbastanza di fretta. Per noi è più importante suonare in giro e poi i cd, almeno per il momento, non abbiamo neanche la possibilità di curarli particolarmente. Quello che per noi è importante adesso è suonare.

SV: Progetti futuri? State già scrivendo qualcos’altro?

SD: Per ora ci interessa di più suonare in giro ma probabilmente fra un po’ registreremo.

LT: In questo periodo comunque è un po’ più difficile perché stiamo suonando abbastanza per cui non abbiamo molto tempo. Non c’è il periodo in cui dici adesso basta faccio le canzoni nuove e poi mi metto a suonare. Ci sono invece gruppi che magari si fermano due mesi, tre mesi per registrare il cd.

GT: Noi come gruppo non siamo come quelli in cui arriva uno con le cose fatte e dice adesso cinque prove e facciamo tutte le canzoni. Più o meno si cerca sempre di continuare ad andare avanti. Adesso abbiamo una decina di canzoni nuove. Inoltre alcuni giorni fa ci siamo trovati con altri due ragazzi che fanno musica elettronica e abbiamo registrato qualcosa. Forse uscirà una parte in una compilation su Luna. Comunque quando riusciamo a far combaciare gli orari ci troviamo con loro a suonare o si fanno insieme i concerti.

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