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Musica

La storia del musicista ricco (I)

Cole Porter e le sue grandi canzoni

Il terzo prescelto

Immagine articolo Fucine MuteSi tende sempre a fare delle classifiche. Cercando di farne una, forse abusiva e forse no, nei riguardi della canzone americana e dei suoi autori, ho assegnato con tranquilla sicurezza i primi due posti a George Gershwin e Irving Berlin. Per Gershwin prescindendo ovviamente dalle sue splendide incursioni nel mondo dell’opera e della sinfonia, e per Berlin rendendo omaggio alla sua enorme produzione nel corso di una vita centenaria.
Per il terzo non ho mai avuto dubbi, malgrado l’elenco dei celebri nomi che potrebbero degnamente occuparlo: il mio eletto rimane senz’altro Cole Porter. Avete mai sentito “Night and Day”, “Begin the Beguine” o “I love Paris”?

Nascere nell’Indiana, tra denaro e musica

Era venuto al mondo in una famiglia benestante, diversamente da Gershwin e Berlin, figli di esuli europei che si erano trasferiti in America alla ricerca di libertà e lavoro, fuggendo le persecuzioni politiche e razziali di quei tempi.
La sua città natale si chiamava Peru, nello stato dell’Indiana. Vi sono negli Stati Uniti molte località che hanno il nome d’una nazione: soltanto di “Peru” ve ne sono quattro o cinque.
Il nome del nostro personaggio era derivato dai cognomi dei due genitori, Kate Cole e Sam Porter. Il nonno materno, James Omar Cole, era conosciuto come “J. O.” secondo l’usanza americana: era nato povero, ma avendo un prodigioso senso degli affari era diventato ricchissimo commerciando in legnami e carbone. Nel giro di pochi anni era già considerato uno degli uomini più facoltosi di Immagine articolo Fucine Mutetutto l’Indiana. Sua figlia Kate era cresciuta in un completo benessere, ma come accade talvolta, aveva sposato Sam Porter, modesto gerente di “drugstore”, cioè di un negozio che, specialmente in provincia, vendeva un po’ di tutto.
Ci pensò il padre della sposa a sistemare tutto per il meglio, e i due vissero da ricchi borghesi, insieme al loro figlio Cole, nato il 9 giugno del 1891. Il ragazzo rimase sempre devoto al nonno miliardario e a mamma “Katie”, forse un po’ meno al padre Sam Porter, un uomo semplice e retto.

Il piccolo Cole era intelligente. Non ebbe difficoltà a distinguersi fra i compagni di scuola, dimostrando un grande interesse per la musica e per gli spettacoli. A Peru arrivava ogni anno un circo, e lui ne era affascinato. Molti anni dopo, una delle sue canzoni più originali inserita nel film “The Pirate” di Minnelli aveva per titolo “Be a Clown” (Sii un pagliaccio) e la cantavano insieme Judy Garland e Gene Kelly.
Aveva cominciato a comporre dei brevi motivi: erano canzoncine che sua madre faceva poi pubblicare, mandando le copie agli amici di casa: c’era un piacevole “Song of the Birds” e un buffo “The Bobolik Waltz”.
Uno dei suoi amici era Tommy Hendrix, il cui nonno era stato governatore dell’Indiana, e la loro amicizia si era rafforzata dividendo i loro entusiasmi davanti ai numeri del circo.
Nel loro gruppo di scolari c’erano anche delle ragazzine: in una fotografia di quegli anni c’è Cole assieme a quattro vivaci “classmates”, compagne di classe, e fra loro Desdemona Bears detta “Des” che sarebbe morta giovane, di tubercolosi. Lui giurava agli amici increduli che non ne era innamorato.

Nel 1905 entrava al liceo della “Worcester Academy of Massachusettes”, una scuola con un nome un po’ lungo, molto moderna e pratica per tutti i giovani che la frequentavano. Cominciò ad applicarsi alla musica sotto la guida di Daniel Abercrombie, un buon maestro che volle subito insegnargli delle cose molto importanti, come la metrica con il suo adattamento ai versi delle canzoni: “Parole e musica sono sempre legate fra loro, in modo da sembrare una cosa unica.”. Nelle sue prime canzoncine si accompagnava con un violino, ma poi era passato al pianoforte, e non lo avrebbe più lasciato.

I giorni di Yale

Dopo gli studi liceali era d’obbligo una scelta a livello universitario, e per un giovane ricco e intelligente come lui occorreva un istituto dal nome celebre e prestigioso. Non c’era nulla di meglio che Yale.
Superò le prove di ammissione a pieno punteggio, e si iscrisse alla facoltà di Legge senza molto entusiasmo, per conformarsi alle insistenze del nonno J. 0.. Nel piano di studi era compresa l’unica materia con la quale non riuscì mai a conciliarsi: il greco antico. E si era sfogato subito contro Omero, Eschilo e tutti gli altri componendo una canzoncina satirica: “The Girls today in Society, go for Classic Poetry”.

Immagine articolo Fucine MuteTra il 1908 e 1910 si stava trasformando in un perfetto universitario. Aveva subito consolidato la sua fama di ottimo pianista, ed era anche molto spiritoso e socievole. Si era fatto molti amici e amiche: una di queste “Girls in Society” era simpatica come lui e si chiamava Gracie Allen. Un’altra più seriosa era Beulah Mae, e lo definiva “Irriverent, but so charming”.
Organizzava con i compagni delle serate musicali presentando le canzoni che componeva a ritmo continuo. Aveva anche creato il nuovo inno per la squadra del Football, insistendo sulla tradizionale rivalità fra Yale e Princeton. Partecipava con entusiasmo a qualche esibizione teatrale o a pubbliche letture di classici (non greci!): Shakespeare, Byron, Keats e tanti altri. Era un ottimo declamatore di versi, ed era stato premiato “For Excellence in Declamation”.
Queste attività facevano capo alla Yale Dramatic Association. Uno dei migliori esponenti era un simpatico personaggio, Monty la cui ammirazione per Porter era nata con una sottile osservazione: Cole risultava sempre più bravo nelle sue produzioni “outside”, fuori regola, anziché nei lavori previsti dal “curriculum” scolastico.
Quando nel 1946, cioè molti anni dopo, il regista Michael Curtiz volle realizzare un film musicale e biografico dedicato a Cole Porter, inserì nel cast anche Monty Woolley in persona, che aveva accettato con piacere questo tributo all’amico dei tempi di Yale. Si noti che Porter in quegli anni era ancora in piena attività, mentre di solito questo tipo di film veniva prodotto come omaggio a un defunto. La parte di Cole la faceva Cary Grant, non del tutto a suo agio. Ma ne riparleremo.

Abbiamo detto prima che l’iscrizione alla facoltà di Legge era stata un rimedio per tenere tranquillo il nonno J. 0. che vedeva nel suo unico nipote un futuro uomo d’affari in grado di amministrare l’ingente patrimonio di famiglia.
E intanto lui si era felicemente inserito nella raffinata “élite” degli studenti e anche degli insegnanti: tutte le sue esperienze di quegli anni felici venivano scritte in un suo “Notebook” che è stato scoperto di recente. Notevoli e originali certe caricature.

Non era molto religioso, e non frequentava la chiesa dell’Università, cosa che rattristava sua madre Kate. Parlando talvolta di religione usava sempre il termine classico al plurale: “The Gods” (gli Dei) e poi cambiava discorso.
Negli anni successivi fu ancora occupato, e non poco: l’avevano eletto presidente del “Glee Club”, la corale dell’Università, e scriveva musiche per tutte le occasioni: feste, recite, ricorrenze varie. Ormai a Yale era diventata un’abitudine rivolgersi sempre a Porter e alle sue iniziative, spesso originali. Si era anche dedicato all’allestimento d’una breve commedia, “The Pot of Gold” (la pentola d’oro), un suo primo passo in campo teatrale, ma poco dopo accadde qualcosa d’imprevisto.
Nel settembre 1913 il decano dell’Università di Harvard lo aveva udito a un concerto di pianoforte, e colpito dalla bravura di questo studente di Yale, era venuto a sapere che il giovane non aveva il minimo interesse per la facoltà di Legge. Si adoperò subito per trasferirlo alla Harvard School of Music, e in breve Cole divenne un assiduo studioso della sua materia prediletta.
Nel frattempo continuava a tenere il nonno all’oscuro della grande novità. Ma successivamente il vecchio J. O. si sarebbe persuaso che questo nipote, sulla tastiera del pianoforte stava preparandosi a un futuro che gli avrebbe procurato una fortuna quasi paragonabile alla sua. Naturalmente, il padre Sam Porter era felicissimo d’avere un figlio che stava diventando un musicista famoso.

Guerra, “Legione Straniera” e matrimonio

Immagine articolo Fucine MuteCongedatosi da Yale, e dedicandosi sempre assiduamente alla sua musica, si era creato altre conoscenze nel mondo dello spettacolo. Una di queste era Elizabeth Marbury, ricca e famosa produttrice di. commedie teatrali, che volle vedere nel giovane Porter un sicuro candidato ai successi di Broadway. E così il 28 marzo del 1916 vi fu la prima rappresentazione di “See America First” (Vedi prima l’America), uno spettacolo leggero con uno sfondo patriottico, in vista del prevedibile intervento U.S.A. nella guerra d’Europa. Fra gli interpreti figurava anche un giovanissimo Clifton Webb, destinato a una lunga carriera di teatro e cinema.
La commedia fu un vero fallimento, e non tenne il cartellone oltre i quindici giorni, cosa inaudita per Broadway. Ancora oggi ci è poco chiaro il motivo: lo si volle attribuire al librettista Lawson Riggs, e comunque le musiche di Porter non meritavano questo disastro. Un pessimo inizio di carriera per un giovane autore: e Cole ne rimase molto rattristato.

Nell’aprile 1917 gli Stati Uniti dichiarano guerra alla Germania, e hanno inizio gli arruolamenti per l’Europa. Nell’estate Porter si imbarca per la Francia insieme a tanti altri giovani americani, e si direbbe che sia spinto dal desiderio di scordare il recente fallimento e riprendere la fiducia in se stesso. Ma i biografi pensano piuttosto a un suo desiderio di avventure puro e semplice, e ancor meno a un eventuale spirito patriottico. Viene arruolato nella Legione Straniera Francese con sede a Fontainebleau, dove incontra molti suoi amici, compreso Monty Woolley e non gli mancheranno occasioni per suonare nei locali frequentati dagli ufficiali a Parigi.
Il termine “Legione Straniera” farebbe pensare a particolari avventure in Africa o cose simili. Niente di tutto questo: per un tempo piuttosto breve farà da autista nelle ambulanze militari, e non altro. Non si può fare a meno di pensare a Hemingway sul fronte del Piave e al suo tragico “Addio alle armi”: Cole Porter fu assai meno impegnato. Malgrado la guerra, Parigi offre al giovane americano delle buone prospettive: può comporre le sue canzoni e presentarle con successo nei circoli riservati, agli alti ufficiali e ai ricchi borghesi della capitale.

Con il 1918 e l’armistizio, Porter può continuare tranquillo la sua dolce vita parigina. Si è inventato abilmente una fama di reduce coraggioso e patriottico, e non ha nessun problema finanziario, rendendosi molto ben accetto in quegli ambienti riservati ai “Bon Vivants”, cioè gaudenti spensierati. Parla bene il francese, anche se il suo accento non è dei migliori (Unfortunate Accent, dicono gli invidiosi).
La Parigi del dopoguerra, con i suoi circoli intellettuali e le storie dei veri reduci dal fronte, lo interessa relativamente. A lui servono di più certi “Parties” mondani ai quali viene regolarmente invitato: è una società eterogenea, fatta di nobili dalle diverse origini (fra cui parecchi italiani), di dame d’alto bordo e di dubbia moralità, di arricchiti d’ogni specie con incerta collocazione sessuale.
Immagine articolo Fucine MuteTornato in pieno alla sua musica scrive, fra le altre, una canzone, “I’m tired of living alone” (sono stanco di vivere da solo) dedicandola ad una bella signora americana conosciuta da poco. Si chiama Linda Lee Thomas, è divorziata da un ricco magnate dei giornali, e adora i motivi di Porter.
 I due diventano amici intimi. Il loro stato sociale e finanziario è tale da renderli ben presto due candidati al matrimonio, e del resto si erano conosciuti proprio a un banchetto nuziale, qualche mese prima. Il 12 dicembre del ‘19 si sposano nel municipio del 18° Arrondissement parigino, e partono per un lungo viaggio sulla Costa Azzurra e in Italia. Gli amici francesi li hanno gratificati con uno spiritoso soprannome, “Les Coleporteurs” (Colporteur significa viaggiatore di commercio), scherzando sul nome dello sposo e sui loro vagabondaggi turistici.
Sarà un matrimonio felice, se così si può chiamarlo: di comune accordo hanno continuato a mantenere la loro libertà, pur volendosi bene sinceramente. Un’amicizia sicura di certo, e quanto all’amore non si sa proprio che dire.
Terminato il viaggio nuziale, si stabiliscono ancora a Parigi, nella bella casa di Linda. Cole fa un rapido viaggio in America per organizzare (malgrado il nonno J. O.) le proprie sostanze, e rientra a casa subito dopo. Ha composto, sul pianoforte della nave, un motivo che avrà molto successo: “Old Fashioned Garden” (Giardino all’antica). E d’accordo con Linda, questo sarà anche il nome d’unaloro suggestiva residenza di campagna.

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Vita da ricchi, a Parigi e Venezia

Il 1920 è un anno con importanti eventi. Porter ha deciso che deve perfezionare ancora la sua musica, studiando più a fondo armonia, contrappunto e orchestrazione: frequenterà per due anni la “Schola Cantorum” di Rue St. Jacques, vicino ai giardini del Luxembourg, fondata da Vincent d’Indy alla fine dell’800 e resa illustre dai migliori maestri: Edgard Varèse, Erik Satie, Darius Milhaud e parecchi altri. è un’esperienza utilissima: gli serve a raffinare il proprio stile e anche le suecostruzioni melodiche. Le sue canzoni cominciano ad. assumere uno speciale colore, mentre il taglio dei versi e iloro adattamenti in musica si fanno sempre più sicuri. Per di più, una maggiore dolcezza e un sottile umorismo diverranno una regola permanente.
Qui occorre una precisazione. Irving Berlin e Cole Porter furono tra i pochi compositori della canzone americana che vollero sempre scrivere da soli i versi e la melodia senza il concorso di qualsiasi collaboratore. Porter scriveva prima il testo e poi lo musicava: pochissime le eccezioni a questa regola. Però ve ne fu una che aveva per titolo “Night and Day”, un capolavoro datato 1932, del quale compose la musica prima delle parole. Equale musica!

Intanto il lavoro si fa più intenso, ma in parallelo con un maggiore impegno di Cole nella sua prediletta vita mondana. In primo luogo c’è una nuova e lussuosa residenza dei Porter, sempre a Parigi, in Rue Monsieur 13. Vi risiederanno per molti anni, dal 1920 al ‘37: “Monsieur” era chiamato a suo tempo un fratello di Luigi XVI. Linda si era prodigata a trasformare questa loro dimora in un modello d’eleganza, tanto che se ne occupò anche “Vogue” in un numero speciale del 1925.

Viaggiavano molto e avevano tanti amici. Uno di questi era Howard Sturges, che li aveva conosciuti già prima del loro matrimonio. Si occupava di musica e di letteratura, era molto ricco, e si era anche unito a loro in qualche vagabondaggio di lusso. Si era stabilito a Parigi in un appartamento vicino alla Rue Monsieur, e quindi si vedevano spesso: la loro amicizia durò fino al 1955,quando Sturges morì improvvisamente per un attacco cardiaco. A Parigi, e ovviamente ricchi e simpatici, c’erano anche i coniugi Gerald e Sara Murphy: Gerald aveva studiato a Yale come Porter, e a Parigi abitavano nel quartiere signorile dell’Etoile, la piazza dell’Arco di Trionfo. Questi Murphy erano anche entrati fra i personaggi dei romanzo “Tenera è la notte” di Francis Scott Fitzgerald. Nel 1921 Cole e Linda prendono in affitto per due anni il “Chateau de la Garoupe” ad Antibes, e i Murpby li seguono in Costa Azzurra acquistando una “Villa America”. Sono tutte vicende, come possiamo constatare, di gente molto ricca.

Nell’inverno 1923 Porter è chiamato d’urgenza a Peru, Indiana: è morto il nonno J. 0. Cole. Era sempre scettico, in generale, su questa carriera fra teatro e musica del suo unico nipote, e infatti la sua cospicua eredità era tutta assegnata alla madre di Cole la quale, generosa come sempre, la divise subito con il figlio. Ancora una volta, cose da gente ricchissima.

Fra le scelte privilegiate di costoro non poteva mancare l’Italia e in particolare Venezia. I Porter passano l’estate in un palazzo sul Canal Grande che aveva a suo tempo ospitato Henry James, e che ora avrebbe accolto molti loro ospiti. Fra questi, anche Gerard Murphy, col quale Porter compone la musica per un balletto comico che avrà molto successo a Parigi, dal titolo “Within the Quota”, riferito alla quota di immigrati ammessi in America: il soggetto racconta appunto tutte le cose vietate negli States agli Stranieri.
Questo periodo italiano di Cole e Linda è contrassegnato da un lungo elenco di gente nobile e di feste danzanti: c’è la Principessa di San Faustino, e tanti altri personaggi, fra i quali anche un “Duca di Verdura”.

Nel 1924, mentre è tuttora a Venezia, Porter viene sollecitato a comporre le musiche di uno spettacolo americano, “Greenwich Village Follies”. Fra le varie canzoni, una resterà a lungo nel ricordo degli spettatori, “I’m in Love again”, e la rivista avrà più di cento repliche a Broadway. I Porter vissero a Venezia fino al 1927. Negli ultimi anni ottennero in affitto, a un prezzo enorme, la Cà Rezzonico, una delle più famose costruzioni sul Canale, che divenne un punto di richiamo per tutti gli invitati possibili. Da ricordare almeno un musicista collega di Cole, il famoso Richard Rodgers, e la non meno famosa Elsa Maxwell, una giornalista specializzata in pubbliche relazioni e pettegolezzi. In breve visita amichevole, segnaleremo anche Gershwin e Berlin. E non basta. In quegli anni vennero allestiti degli spettacoli e concerti “galleggianti” per il piacere degli ospiti, con notevole scandalo della Venezia per bene che vide con raccapriccio esibirsi una Josephine Baker con altri artisti di pelle nera su un “Jazz Boat” lungo il Canale.

Incapace di risparmiare , giorno e notte

Immagine articolo Fucine MuteNon dobbiamo credere che questa vita dispendiosa avesse attenuato l’estro e la creatività di Porter: all’amico Rodgers aveva detto che il suo più bel sogno sarebbe stato lavorare a Broadway vivendo in Europa. Nel 1926, fra gli ospiti di Cà Rezzonico, vi era stata anche Fanny Brice, una cantante scoperta da Ziegfeld che aveva fatto conoscere in giro per il mondo la canzone “Mon Homme” nella versione inglese. Fanny aveva chiesto a Cole di scrivere qualche motivo per lei, ed ecco, fra le altre, “Were’nt We Fools to lose each other?” (ma siamo pazzi a perderci fra noi?), che ebbe molto successo.

Nel 1927muore a Peru il padre di Cole, Sam Porter. E anche la salute di Linda, poco soddisfacente, richiede un ricovero in Svizzera a causa di disturbi respiratori.
Nei tre anni successivi si susseguono gli impegni: Cole scriverà le musiche per tre riviste che rappresentano la sintesi di tutto il suo periodo francese. La prima è “La Revue des Ambassadeurs” del 1928, uno spettacolo brillante, dedicato al “Cafe” omonimo di Parigi che era un ritrovo dei più noti artisti. Il felice motivo conduttore è “Looking at You” (guardandoti).

Immagine articolo Fucine MuteIn quel periodo i Porter ospitano Irving Berlin e sua moglie, mentre si va rafforzando una simpatica amicizia fra Cole e il suo grande collega. E verso la fine dello stesso anno viene presentato a New York un altro “show” che ha per titolo semplicemente “Paris”. Il successo è entusiastico, e si raggiungono quasi duecento repliche, con il motivo “Let’s do it” (Lascia fare). Questo “It”, che diceva tanto o niente, era presente in molti spettacoli di quegli anni, come per esempio in un film con Clara Bow che aveva per titolo questo semplice e arguto pronome, proprio negli ultimi sprazzi del “muto”. Il terzo spettacolo avrà la sua prima rappresentazione al Lyric Theatre di New York con il titolo “Fifty Million Frenchmen” (cinquanta milioni di francesi) nel novembre 1929: una data storica nella carriera di Porter. Il testo era di Herbert Fields e la messa in scena del vecchio amico Monty Woolley, tuttora molto efficiente. Il giudizio più deciso fu quello di Irving Berlin: “La migliore rivista musicale che ho visto da anni.”. Le musiche di Porter erano tutte splendide, ma il tema principale resterà per sempre, e lo sentiamo ancora oggi: “You do something to me” (Tu mi fai qualcosa).

Il decennio 1930-40 si apre con una lunga crociera dei due Porter nei mari dell’Oriente: Linda si è rimessa bene dalla sua malattia. 0vviamente viaggiano su un lussuoso yacht, sul quale Cole può scrivere comodamente le sue musiche. Tutti ammireranno la rapidità e la precisione di Porter nel suo lavoro, che gli permettono di produrre moltissime canzoni sempre in tempo utile e con gli splendidi risultati che ben sappiamo.

La commedia in programma per il 1930 è presentata al Broadway Theatre di New York e ha per titolo “The Newyorkers”: un soggetto abbastanza leggero, con un gruppo di gangsters sprovveduti. . Anche qui, fra le canzoni, vi è la solita perla, che accompagna con molta delicatezza l’amore di una giovane prostituta sfidando anche il rigore della censura: “Love for sale, but true love” amore in vendita, ci canta dolcemente la brava attrice Elizabeth Welch, che negli anni seguenti avrebbe interpretato altri “musical” di Cole.

Nel 1931 i Porter sono a Parigi per buona parte dell’anno, alle prese con tanti invitati fra un “Party” e l’altro, mentre si giustifica in pieno la fama di Cole “Playboy” che ormai gli appartiene del tutto: gli amici lo definiscono “unable to save money”, incapace di risparmiare.
Il 1932 ci porta subito alla presenza di Fred Astaire. Ha appena interpretato la sua prima commedia musicale senza avere come partner la fida sorella Adele, che ha sposato un nobile inglese, e ha al suo fianco un’amabile attrice che collabora con impegno, Claire Luce.
Singolare la questione del titolo, “The Gay Divorce”, che verrà modificato in “Gay Divorcée” (quindi “divorziata” e non “divorzio”) poiché la censura di allora non voleva che un divorzio fosse allegro. Ma la storia di questo Musical è strettamente legata a qualcosa di molto più importante, una canzone che pur non presente nel titolo, ne è praticamente la solidissima base: è “Night and Day”.

Dovremo analizzare a fondo questa composizione, perché va considerata uno dei capolavori di Cole Porter (e sarà anche legata a un film-biografia del 1946). È un brano che può considerarsi la prima sintesi tecnica di Cole e di una sua grande capacità: presentare un motivo musicale immerso in una certa atmosfera sognante, per portarlo subito dopo verso un’improvvisa esplosione a grande respiro, come “Night and Day, you are the one”.
“The Gay Divorcée” avrà duecentocinquanta repliche a Broadway. E fra le tante manifestazioni di entusiasmo non mancherà quella dell’amico più “grande”, Irving Berlin: “I am mad above Night and Day” (sono pazzo per..). Il successo, poi, si prolungherà per molto tempo, in America e Europa.

Tutto funziona, cantando “The Beguine”

Nella sua casa di Rue Monsieur a Parigi, Porter si è già messo al lavoro, e nell’ottobre è pronta la musica per la prima rappresentazione a Londra di “Nymph Errant” (Ninfa errante), che lui definisce “Una pantomima musicale per intellettuali”. Le coreografie sono di Agnes De Mille, e la protagonista èElizabeth Welch, la stessa di “Love for sale”. Non è la prima volta che una commedia americana ha successo in Inghilterra, e questa “Ninfa” riscuote molta simpatia. Tuttavia, per motivi mai spiegati, non vi furono repliche negli Stati Uniti.

L’anno seguente arriva sugli schermi la versione cinematografica di “The Gay Divorcée”. Diretto da Mark Sandrich, è il secondo film della coppia Ginger Rogers-Fred Astaire, ma il primo di cui sono protagonisti assoluti. I numeri di danza vengono definiti “superlativi” dalla critica. Astaire canta e balla con Ginger, sulle note di “Night and Day”, e la canzone si adatta benissimo alla particolare vocalità di Fred. Una grande canzone per una coppia che non sarà più possibile dimenticare, nella storia dei film musicali.

Il 1934 è l’anno di un altro grande successo teatrale di Porter: un Musical dal titolo “Anything Goes” (Tutto va bene, tutto funziona). È imprevedibile il rapporto di simpatia e collaborazione fra Cole e la prima attrice Ethel Merman. I due non potrebbero avere caratteri più diversi: lei è vivacissima, riempie la scena con la sua personalità travolgente, talvolta non risparmia qualche battuta un po’ pesante. Delle sue tredici interpretazioni teatrali, ben cinque saranno accompagnate dalle musiche di Cole: oltre alla canzone del titolo ve ne saranno in questa commedia alcune altre conosciutissime come “You are the Top” (Tu sei il massimo) e soprattutto “I get a Kick out of You” (da te mi viene una scossa). Il partner della Merman è Victor Moore, notissimo comico di Musical: e perciò non manca proprio nulla perché questa fortunata commedia confermi in pieno il proprio titolo. Le recite erano cominciate il 21 novembre ‘34 all’Alvin Theatre di New York.

Immagine articolo Fucine MuteProseguendo queste nostre cronache anno per anno, segnaliamo subito che il 1935 comincia (vedi caso) con una lussuosa crociera dei due Porter sul “Franconia”, una nave inglese della Cunard Line. è un vero giro del mondo, che parte da New York e arriva alle isole dei mari del Sud passando per Panama e la California. Li accompagna il solito Monty Woolley con altri amici, fra i quali Moss Hart, un drammaturgo e scrittore trentenne che diverrà famoso.

A maggio, rientrato a New York, Porter ha già cominciato a scrivere le musiche per la prossima commedia, la collaborazione con Moss Hart per il soggetto. è “Jubilee”, che ha per sfondo le celebrazioni del 25° anniversario dell’incoronazione del re Giorgio V a Londra. La “prima” di New York ha un enorme successo, presenti i più bei nomi dello spettacolo, musicisti come Berlin e Kern, e tanti altri. La stampa, a sua volta, parla di “Brilliant musical play” , e si sprecano gli elogi. Le canzoni sono fra quelle che sentiamo ancora oggi, riconoscendole subito con piacere, come “Just one of those things” (proprio una di quelle cose) e poi, famosissima, “Begin the Beguine”. Due parole per questo titolo enigmatico: Porter aveva notato il motivo in una sosta della crociera nell’Oceania francese. Era una danza popolare al ritmo dei tamburi, che chiamavano “La Beguine”, e l’assonanza fra questa parola e il “to begin” inglese (incominciare) aveva fatto scattare la creatività di Cole: ed ecco “Quando cominciano la Beguine..” (When they begin the Beguine). E così era nata una delle canzoni più famose nel mondo. Nel 1938 il “Band lieder” Artie Shaw ne rese popolare la versione “swing”, e il risultato fu la vendita di sei milioni e mezzo di dischi. Tutti avrebbero cantato, d’ora in poi, questa Beguine, compresi coloro che, come noi, non capivano cosa mai volesse dire. Ma era tanto bella!

I due principali impegni di Porter nel 1936 sono rispettivamente un film a Hollywood e un Musical a Broadway. Merita osservare come tanti autori debbano lavorare sovente ai due estremi degli “States”, con New York da un lato e Los Angeles dall’altro: un viavai obbligatorio fra Est e Ovest, che tutti affrontano di buon grado. Sono infatti due strade dirette verso notorietà e successo.

Splendide musiche e un grave incidente

Immagine articolo Fucine MuteGiugno 1936: il produttore Irving Thalberg della Metro Goldwin Mayer propone a Cole di fare le canzoni per un nuovo film, “Born to Dance” (Nata per danzare), diretto da Roy Del Ruth, con interpreti James Stewart e Eleanor Powell. E il risultato sarà un Musical pieno di splendidi motivi, che sarebbero tutti da citare. Il più noto è “Easy to love” (Facile da amare), e la scena-rivelazione consiste in una passeggiata notturna dei due protagonisti attraverso il Central Park. è un numero nel quale Stewart, per una rara occasione nella sua gloriosa carriera, canta (e neanche male!) una dichiarazione d’amore alla sua bella partner, l’inimitabile danzatrice Eleanor Powell, detta “le più belle gambe degli anni ’30”. Altre deliziose canzoni sono “I ‘ve got you under my skin” (Ti ho sotto la mia pelle) e “Swingin’ the Jinks away” (Gettando via la sfortuna), che è inserita in uno spettacoloso finale.

Abbiamo accennato a una commedia musicale dello stesso anno, che è “Red, Hot and Blue”, su una trama scritta da Lindsay e Crouse, due esperti del genere “leggero”. Enorme successo fin dalla “prima” a New York nell’ottobre dello stesso anno, per merito delle canzoni di Cole e della irresistibile abilità degli interpreti Ethel Merman, Jimmy Durante e Bob Hope. La Merman canta “I’m riding high” (vado alla grande) e anche “Ours” (Nostro), una bella canzone romantica.

Nella prima metà del ‘37 Porter è a Hollywood per comporre le canzoni di “Rosalie”, un altro film della Metro. La protagonista è ancora Eleanor Powell, con Nelson Eddy, che è uno degli attori-cantanti più in vista del momento. “Rosalie” è la versione in film di un Musical di dieci anni prima, che era stato associato alle canzoni di George Gershwin. Senza volere assolutamente competere con quanto aveva composto a suo tempo il grande collega, Cole scrive altre eccellenti canzoni. La più famosa resterà sempre ‘In the still of the night” (Nel silenzio della notte), con quel suo singolare finale che merita veramente una citazione: “Like the moon growing dim, in the rim of the hill, in the chill still of the night.” (come l’oscurarsi della luna sull’orlo della collina, nel gelido silenzio della notte). E qui siamo veramente obbligati a rammentare ancora una volta che Porter si scriveva da solo le parole e la musica d’ogni sua composizione: ammirevole e molto originale la sequenza poetica di doppie “elle”.

Il 24 ottobre del 1937, Cole è ospite di amici a Long Island, in una di quelle ville da ricchi che Scott Fitzgerald ha descritto dieci anni prima nel suo “Il grande Gatsby”. C’è un club locale che noleggia cavalli, e Cole partecipa a un’uscita in piena corsa lungo una zona boscosa. Il suo cavallo cade e gli si rovescia addosso, da cui fratture multiple alle gambe e immediato ricovero al più vicino ospedale, con rapido trasferimento al Doctors Hospital di Manhattan . I dolori sono intensi, e lui li affronta con un incredibile autocontrollo, mentre alcuni eminenti chirurghi esprimono pareri discordi sull’eventuale amputazione di una gamba, che per fortuna non viene messa in atto. Fanno seguito comunque due successivi interventi chirurgici agli arti inferiori per ricuperare la funzione dei nervi strappati dal trauma. 
Immagine articolo Fucine Mute Sono sempre accanto a lui la moglie Linda e la madre Katie, con la fedele amica Elsa Maxwell e il fedelissimo cameriere Paul Sylvain che sarà al suo servizio per oltre vent’anni.
La Maxwell ha dato un nome a quelle povere gambe: la sinistra si chiama Josephine, dolce e ubbidiente, ma la destra Géraldine è “una strega psicopatica”. E Cole resiste ai dolori, anche intensi, tra parenti, amici, e farmaci analgesici, sostenuto dalla sua enorme forza di volontà.

All’inizio del 1938 viene dimesso dall’ospedale. Lo festeggiano con un grande ricevimento al Waldorf Astoria, e la sua vita da ricco si avvia alla ripresa, malgrado tutto. Dopo qualche mese può rimettersi al lavoro su uno speciale pianoforte, idoneo alle sue gambe.

Un invalido piuttosto attivo

A settembre viene presentata a Broadway “You never know” (Tu non lo saprai mai). è una commedia musicale a sfondo romantico, e l’interprete è Lupe Velez, una messicana in carriera negli States. Discreto il successo, sia a New York che nelle tournées: ma purtroppo un movimento sbagliato procura a Cole un trauma alla gamba “buona”, che lo obbliga a continuare con l’uso delle stampelle. Lentamente va migliorando, con infinita pazienza. E le cose vanno molto meglio quando viene presentata la commedia successiva a New York, nel mese di novembre.

Immagine articolo Fucine MuteGli autori di questo nuovo soggetto sono Sam e Bella Spewack, già molto noti a Broadway. Si tratta d’una satira comico-politica, “Leave it to me” (Lascialo a me) sulle avventure di un ambasciatore americano in Russia (l’attore Victor Moore) nostalgico della sua America e pasticcione quanto mai. Fra gli altri attori, vanno ricordati due principianti: la prima è Mary Martin, una graziosa attrice e cantante che diverrà famosa grazie al motivo che presenta in questa commedia, dal titolo “My heart belongs to Daddy”. è la stessa canzone che Marilyn Monroe canterà nel 1960 al miliardario Yves Montand nel film “Facciamo l’amore”. L’altro attore principiante è un giovane ballerino che è stato introdotto dal famoso coreografo Robert Alton e che figura nel gruppo attorno a Mary Martin. Si chiama Gene Kelly, e qui basta il nome. La canzone nella quale la Martin dichiara ad alta voce che il suo cuore “appartiene a papà”, diventerà una delle più notedi Porter.
“Leave it to me” ha quasi un anno di repliche a New York.E poi una trasferta in Europa, già prevista, viene soppressa causa la guerra. “Variety”, la rivista-pilota degli spettacoli d’America, ha commentato il grande successo con un titolo: “Back in stride”, di nuovo in marcia, frase affettuosamente ironica e anche augurale.

Il 1939 ha inizio con un trasloco: i Porter lasciano Parigi e Rue Monsieur per rientrare in patria. Cole deve ancora usare le stampelle per un po’ di tempo, ma nell’estate è già a Hollywood per un film con le sue musiche, che verrà presentato sullo schermo a fine anno: è “Broadway Melody of 1940” (In Italia “Balla con me”), con due grandi protagonisti, Fred Astaire e ancora una volta Eleanor Powell. è la storia di due amici rivali in amore, con l’immancabile lieto fine: e la bravura della migliore danzatrice di quegli anni è di stimolo all’insuperabile Fred per creare dei numeri “a due” veramente notevoli. Le canzoni di Porter sono dei motivi di classe, in buona parte dedicate a una “You”: “I concentrate on you”, oppure “I got my eyes on you”. Il soggetto è una commediola spiritosa e senza pretese, ma c’è il finale con “Begin the Beguine”. E la splendida musica segue tutte le evoluzioni di Eleanor e Fred con sorprendente maestria.

Verso la fine del ‘39Buddy De Sylva, pure lui autore e musicista di commedie teatrali, vorrebbe che il suo collega Cole Porter scrivesse per lui le canzoni su un soggetto comico dal titolo “Du Barry was a Lady”. E Cole accetta, anche perché gli interpreti saranno Ethel Merman, sua amica nonché deliziosa attrice di grande spirito, insieme a Bert Lahr che ha appena interpretato il ruolo di “Leone codardo” al cinema, accanto a Judy Garland nel leggendario “Mago di Oz”. Il soggetto è farsesco: l’addetto alle toelette di un lussuoso “Night Club” beve per sbaglio una pozione che gli fa credere di. essere il Re di Francia, mentre Ethel Merman è Madame Du Barry, la favorita del sovrano. Il risultato è prevedibile: equivoci risate e canzoni vivaci di Cole, come “But in the Morning no” (non di mattina), e anche “Do I love you?”.
Qualche anno dopo uscirà la versione per il cinema dal titolo “Mademoiselle Du Barry” con Lucille Ball, Red Skelton e Gene Kelly, non ancora celebre, ma già più avanti verso la celebrità. Il regista sarà ancora lo specialista Roy Del Ruth.

La guerra in Europa non influisce molto sui coniugi Porter: in primo luogo si stabiliscono fuori città, in una splendida residenza di campagna a Buxton Hill, Massachusetts. Al solito, è Linda che provvede al lussuoso arredamento, senza risparmi.

Anche la qualità delle musiche di Cole non viene meno con il progredire della guerra: il suo spirito patriottico è molto vicino a quello di Irving Berlin (per il quale ha una grande ammirazione), e lo sentiamo emergere chiaramente in parecchie canzoni di quegli anni. Non scriverà di certo un’altra “God bless America”, ma è pur sempre un sincero cittadino “yankee”, anche se — purtroppo — compromesso nel fisico da quel disgraziato incidente.

Immagine articolo Fucine MuteNel’42 scrive per Betty Garrett, simpatica “show girl”, la canzone “I’m in love with a soldier boy”, che piacerà a tutti gli americani. E intanto, dopo il grande successo di “Du Barry was a Lady” ci sono altre commedie musicali, tutte di uguale esito. Ricordiamo “Let’s face it” (vediamo un po’), oppure “Something for the Boys” e anche, fra le altre, “Mexican Hayride” (un carro da fieno del Messico).
“Something for the Boys” sarà l’ultimo impegno di Porter con Ethel Merman, e il loro congedo sarà legato ad una iniziativa commovente della brava Ethel: sapendo che Linda, la moglie di Cole, è molto sofferente per la sua insufficienza di respiro, le manda una lettera affettuosa e piena di ricordi sul lavoro svolto in tanti anni insieme a lui. E per di più le dedica, sulla scena, una delle sue canzoni preferite, naturalmente scritta da Cole : “You’re the Top” (Tu sei in cima”).

Porter è veramente commosso, e le scrive “I shall never forget it”, questo non lo dimenticherò mai.”.

Bibliografia e iconografia (il segno indica la presenza di fonti iconografiche)


William Mc. Brien: Cole Porter. Vintage Books, New York 2000


Giorgio Di Liberto: Cole Porter. In “Film Doc” Marzo-aprile 1998


  Tom Vallance: The American Musical: Screen Stories. A. S. Barne & Co. N. York, 1970


Claver Salizzato: Ballare il film. Savelli spettacolo, Milano, 1982


Edward Jablonski: Gershwin. Da Capo Press, New York 1937


Marion Vidal & Isabelle Champion: Chansons du Cinéma. M. A. Editions, Paris 1990


Roy Pickard: Fred Astaire. Crescent Books, New York 1985


John Mueller: Astaire Dancing: the Musical Films. Wings Books, N. York 1991


Vincente Minnelli: Cole Porter & “The Pirate”, in “I remember it well”. Paris 1981


Ernesto J. Oppicelli: Musical! Ed. Gremese, Roma 1989


Clive Hirschorn: The Hollywood Musical. Octopus Books Ltd. London 1931


Ermanno Comuzio: Colonna sonora. Ente dello Spettacolo Ed. 1982


Alain Masson: Comédie Musicale. Stock Cinéma Paris, 1981


Sara Venturino: “Musical”, istruzioni per l’uso” Ricordi Ed. Roma 2000


Monty Woolley: in “Hollywood Album” Arno Press, New York 1973

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