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Omnia

Preludi e notturni

Nel turbinio di modifiche e di aggiustamenti che, uscito il numero 50, hanno accompagnato una fase di testing divenuta ad un certo punto un processo in tempo reale – e ve ne sarete accorti – abbiamo avuto il tempo per una piacevole, seppur sfiancante, sortita in giornata a Bologna per incontrare nuovamente Neil Gaiman, che a differenza di numerosi organi di stampa “ufficiali” pubblica i nostri comunicati sul suo sito (guardate la sezione journal di maggio su www.neilgaiman.com).

Gaiman, in Italia per la promozione di Coraline (edito in Italia da Mondadori), è stato appunto in Emilia (15 e 16 maggio) e a Torino, alla Fiera del libro, passata agli onori della cronaca anche per un paio di fuori programma polemici di cui il nostro sommo caporedattore, e Maledetto Poeta, si farà carico di rendervi edotti.

La cornice emiliana era splendida: nella zona di S. Stefano, in cui sono anche riuscito a perdermi (nulla di nuovo, mi capita sempre, a scapito dei miei compagni di viaggio), nel meraviglioso contesto dell’Aula Absidale di S. Lucia. Un edificio che, viene da pensare con amarezza, forse a Trieste non avrebbe goduto del restauro che a Bologna lo ha valorizzato rendendolo un’aula magna universitaria perfettamente fruibile: se il nostro Porto Vecchio si trovasse a Bologna, probabilmente ciò che definiamo in senso lato “archeologia industriale” sarebbe divenuto un polo culturale e/o commerciale in tempi ben più rapidi da quelli che oggigiorno si prospettano, e soprattutto di utilizzo tutt’altro che occasionale. Ma forse sono ingeneroso, e dovrei invece puntualizzare quanto la Città Vecchia e la zona del ghetto ebraico si siano trasformate negli otto e più anni nel corso dei quali sono stato adottato da Trieste come studente prima, e come libero professionista poi, in attesa di constatare cosa sarà dell’Acquario che, da bambino, vedevo operativo nell’originaria funzione di mercato ittico. Date un’occhiata a “Il Padrino – parte 2” e lo vedrete in tutto il suo splendore.

È indubbiamente una fortuna che la politica del recupero architettonico abbia preso il sopravvento su quella dello scriteriato abbattimento a favore dei postmoderni monumenti al cattivo gusto e all’arroganza dei nostri anni: staremo a vedere come, al di là della riqualificazione che trasforma un’edilizia fatiscente, eppur carica di storia e di vite trascorse, in un’area residenziale piacevole per gli occhi e abitabile per i più abbienti, l’operazione manterrà le promesse di costituzione di una nuova area universitaria accanto alle iniziative culturali – specie in ambito musicale – già avviate. Scusate la parentesi, ma vedere Bologna, anche se solo una volta all’anno, lascia il segno.

Di Neil Gaiman proponiamo una breve (ed anche per questo in una forma inconsueta rispetto ai nostri standard editoriali) intervista, e la riproposizione dell’incontro con gli studenti del 15 maggio. Nel contesto, ripubblichiamo uno scritto cui abbiamo dato spazio in www.neilgaiman.it e che non ha mai visto la luce su Fucine Mute: pur datato – dal solo punto di vista “anagrafico”, intendo -, credo che l’approfondimento offra ancora oggi una serie di spunti colti ed interessanti per l’interpretazione di Sandman che, d’altro canto, è opera che della rilettura – anche a più riprese, anche ad una certa distanza l’una dall’altra – fa una prerogativa quasi imprescindibile.

Rivedere Gaiman è stato piacevole: ricorda Trieste e i giorni del settembre 2001, e la sua verve, me lo confermerete una volta letta la trascrizione dell’incontro, è indiscutibile nonostante la stanchezza accumulata in settimane di routine treni-aerei-alberghi-conferenze-autografi in giro per l’Europa. Per carità, promuovere i propri libri fa parte del mestiere dello scrittore di successo, ma tre e passa ore di disponibilità per il pubblico sono comunque una nota di merito che va sottolineata.

Fucine Mute era presente anche per ritrasmettere in diretta la conferenza dalla home page della rivista, ma anche da www.neilgaiman.it , sito che – lo dico oggi ufficialmente – nasce lo scorso anno con il consenso dell’autore. Completo per certi versi, ancora da informare per altri, quello che è certo è che ha assoluto bisogno del vostro contributo per crescere e per svilupparsi in qualcosa di organico al di là della mera finalità informativa. Con una domanda per tutti: come si fa a pubblicare un articolo su/con Gaiman senza utilizzare il termine “sogno” nelle sue varie declinazioni? Al momento devo ancora decidere la titolazione degli articoli, per cui la domanda resterà probabilmente sospesa nell’attuale lavorazione del numero – di dieci articoli, per inciso – , formulata per il puro gusto di condividere un momento di impasse.

È un numero decisamente fumettistico, questo FM51: Umberto Lisiero propone una bella intervista (con tanti complimenti all’intervistato per i gusti musicali, se posso esprimere la mia personalissima opinione) ad Emanuele Barison, per poi lanciarsi sul lungometraggio d’animazione con Francesco Filippi: cinema e non carta stampata, certo, ma le evocazioni manga fanno tutto quanto serve per giustificare la giustapposizione. Ovviamente non può mancare Luca Lorenzon con un corposo e, al solito, ultra dettagliato saggio su Dago, a completare una carrellata dedicata all’incipit dell’acrostico FuCine MuTe, ultimamente passato in secondo piano dal punto di vista quantitativo. E ciò che non va da sommario, potrete pian piano verificarlo nella sezione “comunicati” e nelle altre aree della community, dove abbiamo iniziato a pubblicare le segnalazioni provenienti dagli operatori culturali e/o commerciali afferenti alle aree tematiche del sito.

Posso annunciare due chicche sul prossimo numero: le interviste a Silvio Orlando e a Renzo Martinelli a dimostrare la validità di chi si cimenta, anche con un certo coraggio, con le prime esperienze giornalistiche. Una fiducia ben ripagata, posso dire con soddisfazione, dall’entusiasmo degli esordi e dalla qualità del risultato, che poteva essere messo in discussione dall’impegno profuso nelle due pellicole in questione.

Vi lascio al numero, consapevole di non avere più molto da raccontarvi. Ma, come è giusto, lascio la parola a chi questa mensilità l’ha costruita con il proprio lavoro. Nel frattempo qualcuno ha attaccato con un cd di Satie. Che alle nove di sera può anche starci bene.

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