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Musica

R.U.N.I.

Una fabbrica di robot impazziti

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Immagine articolo Fucine MuteLa musica dei R.U.N.I. è un tipico esempio di quanto possa essere difficile definire un sound a parole e di quanto una descrizione spesso lo impoverisca rispetto alla sua complessità e alla galleria di sensazioni ed emozioni cui può dar vita in ciascun individuo.
Volendo fornire qualche indizio, direi che questi quattro ragazzi creano nella loro alchimia un’indefinibile e sperimentale fusione di rock’n’roll elettronico, new wave à la Devo, parti funkeggianti, dance (l’ultimo album contiene un pezzo trascinante che prende sembianze house), ma anche suoni robotici e rumori assortiti.
Melodici e dissonanti, anfetaminici e ipnotici, ballabili e immediati, ma anche elaborati e mutevoli, i R.U.N.I. producono una poliforme miscela di suoni che spiazza e allo stesso tempo coinvolge; spesso imboccano molte direzioni diverse con gli strumenti, sovrapponendo melodie, ritmi e suoni differenti e intrecciando i vari elementi in un insieme molto colorato ma compatto.
I loro pezzi possono variare molto sia l’uno dall’altro sia al loro interno, con stacchi netti, cambi di tempo, accelerazioni e rallentamenti.
I testi, in italiano, sono pieni di giochi di parole, assurdità, umorismo (…in fondo in fondo siamo tutti assistenti pedagogici…), esperimenti linguistici (…clinicocchio, technosiciliano…); in alcune canzoni spuntano anche parti parlate che possono risultare divertenti quanto stranianti e inquietanti. Concludo semplicemente dicendo: leggete cosa hanno risposto alle mie domande e, se non vi è ancora capitato, provate ad ascoltarli.

Giuliano Cottone (GC): R.U.N.I. è una sigla che sta per Resti Umani Non Identificati. C’è un particolare motivo per la scelta di questo nome?

R.U.N.I.: No, è il risultato di una congiunzione astrale un po’ noiosa, casuale, frutto di pomeriggi afosi in parchetti spelacchiati.

Immagine articolo Fucine MuteGC: Fermo restando che la vostra è una produzione musicale sicuramente molto originale e varia, quali sono i gruppi da cui avete tratto e traete maggiore ispirazione? Il vostro amico e “produttore” (senza offesa per lui) Mirko Spino ha scritto, all’interno del sito della Wallace, di non avere mai conosciuto una band che non abbia alcuna influenza artistica o riferimenti ad altri musicisti, “nemmeno i Sonic Youth”…

R.U.N.I.: Le influenze ci sono anche per i R.U.N.I., ad esempio proprio i Sonic in passato sono stati un ascolto assiduo di tutti noi… ma alla fine non solo loro. Poco prima qualcuno impazziva per gli Exploited, qualcun altro per i Jane’s addiction, chi per i Cure o per i King Crimson… e così via via per anni… si sono sommati tanti ascolti. In un altro periodo si impazziva tutti per i Mr. Bungle… forse la più grande influenza però è stata quella di Ippocrate.

GC: La vostra formazione prevede chitarra, batteria, basso, voce e, occasionalmente, sax e pocket trumpet; quale altra strumentazione avete utilizzato per la realizzazione vostri album?

R.U.N.I.: In ordine sparso: gammatronic, quasimidi sirius, hi-fuga bontempi, grillo parlante, giocattoli vari… ne “Il mondo dei trulli…” abbiamo messo due microfoni disposti con uno stereo molto largo ed abbiamo “prodotto” una decina di minuti di rumorismo assolutamente casuale in giro per il capannone dove si registrava il disco (battiti di mani, piedi, cerini, toy piano, bottigliette, porte aperte/chiuse, catene, carrelli…). Poi quando registriamo un disco lo stesso studio diventa uno strumento, che in entrambi i dischi è stato “suonato” da un bravo fonico/musicista (Fabio Magistrali) … così i pedalini che usi in mixaggio, le saturazioni/distorsioni che aggiungi, i sofware eventuali, ecc. sono ulteriori strumenti.

GC: Si è appena concluso un vostro tour italiano che vi ha portati da Trento a Lecce. Avete avuto un buon riscontro di pubblico come quantità di persone, supporto e interesse?

R.U.N.I.: Per noi sì. Certamente in certi posti ci sono state più persone e in altri meno e questo in parte è legato comunque anche al giorno della settimana in cui si suona e alla località. Il supporto e l’interesse è stato comunque alto anche nei casi in cui c’è stata meno gente. Diciamo che è bello vedere che concerto dopo concerto (tra i due dischi) il pubblico cresce, è più interessato e partecipe… piano piano. Ma ciò che ci fa ancor più piacere è che finalmente noi per primi siamo più felici dei nostri concerti… i primi a divertirsi dobbiamo essere noi, altrimenti col cazzo che si diverte il pubblico! Ovviamente divertirsi non significa avere un sorriso ebete sopra un palco!

Immagine articolo Fucine Mute

GC: So che avete preso parte al progetto-compilation ideato dai ragazzi di Loser, il programma radiofonico on line dedicato a musiche underground, di creare una canzone partendo dai contributi sonori inviati dagli ascoltatori: un giro di chitarra, un urlo, un rumore… Che cosa avete scelto? Cosa ne avete tirato fuori?

R.U.N.I.: Abbiamo scelto un giro di pianoforte classico che poi è stato tagliato… Alla fine abbiamo scelto i prime due accordi del giro, li abbiamo mandati in reverse e fatti quindi entrare ed uscire ritmicamente su un pezzo che in comune con quel loop di pianoforte ha solo la tonalità… il pezzo con il pianoforte poi si spezza in un “riffone” decisamente più rockettaro.

GC: Qual è il gruppo che preferite tra i vostri “fratelli” Wallace? Ditene anche uno per ciascuno di voi, se vi va.

R.U.N.I.: Preferiamo le sorelle Wallace e al massimo Gaia, la ragazza di Mr Wallace… Un giorno mi ha chiesto di farle un massaggio ai piedi, ma un mio amico mi ha detto che l’ultimo che lo ha fatto ora incide per la Fonit Cetra… ho lasciato stare.

Immagine articolo Fucine MuteGC: Il mondo musicale che a grandi linee si può raccogliere sotto la definizione “indipendente”, anche restando in ambito italiano, ha in sé molteplici anime, generi, stili sonori, attitudini mentali. Apprezzate e seguite qualche band della scena hardcore, postcore, emo? (Sono definizioni sicuramente riduttive e poco significative, ma tanto per capirci).

R.U.N.I.: Ammiriamo l’attitudine che molte di queste band hanno…il do it your self e l’aiuto concreto che molti si riescono a dare, anche a livello di organizzazione di concerti… senza però voler generalizzare…

GC: Il costo dei vostri cd (dieci euro), è decisamente contenuto rispetto ai prezzi correnti. Si deve a voi questa decisione? Diteci anche, ordinazioni postali a parte, dove sono reperibili gli album dei R.U.N.I.

R.U.N.I.: L’acquisto migliore che si può fare è comunque quello di chiedere una copia o a noi o a Mirko (www.runi.it o www.wallacerecords.com) visto che così i pochi picci arrivano a noi. Comunque i dischi sono distribuiti da Audioglobe, quindi si possono trovare nei negozi (difficile che arrivino in quelli piccoli piccoli, a parte casi rari di negozianti illuminati che non pensano solo a vendere J.Lo) oppure presso Audioglobe stessa. Il prezzo dei dischi è concordato con le etichette.

GC: Per quanto riguarda la vendita dei vostri dischi, che tipo di rapporto avete con la Wallace e le altre etichette per cui escono? Ricevete qualcosa dei guadagni sulle vendite? Tenete un tot di copie da vendere per conto vostro, per esempio ai vostri concerti?

Immagine articolo Fucine MuteR.U.N.I.: Sia per il “cucchiaio” che per “ipercapnia” sono state stampate 1000 copie. Di queste 1000 ogni volta a noi ne sono arrivate 200 (a gratis) da vendere (ai concerti solitamente, ma anche per posta…). Finite queste 200 le riacquistiamo a 4 euro a copia dalle etichette… quelle del “cucchiaio” sono quasi esaurite e non penso saranno ristampate (chissà comunque). I soldi delle copie vendute nei negozi arrivano direttamente alle etichette ed al distributore.

GC: Vi chiedo una “profezia”: pensate che i piccoli negozi di dischi siano necessariamente destinati a chiudere, schiacciati dai megastore tipo Virgin e Ricordi, o possano rimanere in vita?

R.U.N.I.: Speriamo vivamente che rimangano in vita, ma è una lotta dura. Alla fine secondo me ce la possono fare, ma la strada da prendere non è quella di mettersi a lottare con i megastore vendendo gli stessi dischi, allo stesso modo. Se comunque, vendendo pure qualche stronzata perché alla fine del mese si deve mangiare (anzi tutto il mese si mangia), ti specializzi vendendo dei dischi che hanno un valore non solo commerciale, ti crei un tuo “pubblico”, magari diventando qualcosa in più di un semplice negoziante… un appassionato, un amico… uno che spaccia musica, un punto di riferimento… penso sia possibile farcela. So che comunque anche volendo in certi posti è impossibile (troppo pochi i possibili acquirenti).

GC: Per chiudere, un accenno al vostro futuro: l’esperienza R.U.N.I. continuerà? Avete già qualche idea da elaborare?

R.U.N.I.: Elaboriamo solo i vip4 e raramente i fifty… i R.U.N.I., finché si divertiranno, esisteranno, del resto meglio R.U.N.I. che morti.
Grassie e saluti.

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