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Scrittura

Maria Izabel González

La forza del linguaggio anaforetico

Matteo Danieli (MD): Benvenuta in Italia, Maria Izabel González. Poiché non ci conosciamo, volevo fare una domanda sulla tua vita: chi sei e come sei arrivata a scrivere poesie? Sappiamo già che sei una scrittrice di fiabe per bambini, vuoi raccontarci?

Maria Izabel González (IG): Va bene. Molte grazie, sono molto contenta di essere qui con voi. Sono nata a Medelin, una città della Colombia nella quale ho vissuto la mia infanzia e parte della mia adolescenza, e dopo mi sono trasferita a Bogotà dove mi sono laureata in Psicologia e ho lavorato come terapeuta infantile. Questa è la parte seria del lavoro, la produzione che giustifica la mia vita; no, scherzo, perché anche la poesia è molto seria, talvolta più seria, il modo di comunicare e di parlare che utilizzo già dall’adolescenza. La poesia è un linguaggio sempre più importante perché lavoro con i bambini e vi ho trovato dentro la metafora; è un modo di parlare con i bambini e per i bambini, e successivamente un modo di parlare con gli adulti, senza pressioni o pericoli. Per esempio, parlare con gli adulti del mio lavoro sul maltrattamento infantile è molto difficile, perché gli adulti spesso non vogliono sentire le cose brutte degli esseri umani; però, quando utilizzo la metafora, posso arrivare all’adulto senza che se ne renda conto e quando se ne rende conto stiamo già parlando del maltrattamento, lo ha recepito.

MD: Quindi la poesia anche come una forma di terapia…

IG: È un modo di vivere che voglio comunicare, è un modo di parlare, di sognare, di giocare e di sentire che voglio consegnare agli altri. Vorrei far partecipi gli altri di questo modo di vivere e di sentire che è molto più gradevole.

MD: Ma allora quando scrivi il tuo target, il tuo oggetto è il bambino o è una persona qualsiasi?

IG: È il bambino, però un bambino che esiste e vive in diverse epoche; il bambino, che è tale in questo momento, e quello che vive dentro all’adulto, che è cresciuto, ma che conserva una parte di bambino che ancora si intende di sogni, e di giochi. La poesia si dirige verso il bambino che vive dentro tutti noi.

MD: Che tipo di metafore utilizza nel suo lavoro?

IG: Non so spiegarlo molto bene, cerco di trasmettere un pensiero in immagini, si tratta di dare alle cose e al sentimento, una forma e una rappresentazione che spieghi a qualcun altro cos’è un sentimento mentre osserva una figura qualsiasi: il movimento, il volo di una farfalla. Tra queste, una che mi piace molto, ad esempio, è una conversazione tra il cuore e la testa, in cui si cerca di immaginare come deve essere un essere umano integrale, coerente, attraverso una semplice conversazione tra un cuore e una testa.

MD: Dunque abbiamo il cuore — il sentimento — e la testa — il cerebrale. C’è un problema dell’Anima e dello Spirito? È una combinazione dei due che ci porta ad ascoltare, a sentire dal profondo, l’Anima del mondo, l’Anima dell’uomo?

IG: C’è un problema nel momento in cui l’essere umano non si integra, ed è o solo testa o solo sentimento. Nella mia professione per esempio è frequente che la gente che si occupa di psicologia usi soltanto la testa per capire i sentimenti e questo non è possibile, come non lo è maneggiare la vita solo con il sentimento, senza che entri in gioco la testa. Nella metafora che utilizzo, la testa crede di essere molto più importante del cuore, lo maltratta chiedendogli di spiegare cosa siano i sentimenti, come nascono e come si possa provare scientificamente che esistano; il cuore si sente molto male per tutto quello che gli sta dicendo la testa, e allora non funziona più e ovviamente anche la testa non funziona più. Questa è l’idea: raggiungere l’integrazione dell’essere umano, che se fosse più completo, se integrasse tutto quello che ha a sua disposizione, sarebbe un miglior essere umano.

MD: Sappiamo che tu scrivi anche racconti per i bambini. Che relazione c’è tra i racconti e la tua poesia, se c’è una relazione?

IG: Sì, c’è una relazione molto grande perché il racconto ha esattamente la stessa forma, incluso un libro di racconti che ho pubblicato in spagnolo che si chiama Racconti per bambini grandi; è un libro un po’ innocente che utilizza figure infantili cercando di arrivare a temi più profondi dell’essere umano. Come dicevo prima, è un modo di parlare che non minaccia e non intimidisce, ma che lascia un’idea su cui riflettere. È qualcosa che io ho appreso anche parlando con i bambini: essi ci esprimono le cose profonde della vita attraverso le immagini, attraverso le storie, e allo stesso modo io cerco di arrivare a loro e attraverso questo sono arrivata al racconto, come una forma d’espressione anch’essa importante nella mia vita.

MD: Ho la fortuna di poter leggere alcune poesie di Maria Isabel Gonzáles; mi hanno colpito due versi e vorrei se è possibile un commento: Come vuoi amami sempre / poni tu le condizioni… Questo “mettere le condizioni”, lasciare a qualcun altro porre le condizioni mi ha colpito molto. Puoi darmi una spiegazione?

IG: Credo che sia un’espressione di fiducia massima, che si può dare solamente quando uno ama qualcuno: questo non sarebbe possibile dirlo se non si amasse.

MD: La poesia si intitola La Preghiera ed è una conversazione o una dichiarazione di fiducia tra…vuoi spiegarlo tu cos’è questa poesia? E soprattutto quando il personaggio che sta parlando dice: permettimi il controllo del tempo / supera la qualità della specie / concedimi progresso: cos’è per te il progresso e in che modo si può spiegarlo nella vita umana? Cos’è il progresso umano?

IG: Penso non lo intendiamo tutti nella stessa maniera. Per l’essere umano in quanto essere umano credo che sia tutto quello che abbiamo; poter contare su una grande tecnologia, poter andare sulla luna, avere Internet, poter viaggiare in poco tempo, tante cose che l’uomo considera come il proprio progresso. Per me, come stavamo dicendo, è poter raggiungere una integrazione di tutti gli aspetti che conformano un essere umano. Per me questo sarebbe il progresso, però possiamo vederlo da molti punti di vista.

MD: Nel tuo lavoro poetico e nel tuo lavoro di terapeuta, quanto è importante il controllo del tempo, se è importante, e in quale modo lo è?

IG: Il tempo. Il tempo come vita è importante se è nelle tue mani, se fai di questa vita, di questo trascorrere, quello che vuoi; se tu lo lasci ad altri è terribile; ed è quello che si può vedere da terapeuta, il tempo in mani sempre aliene, il tempo nelle mani di chi è il tuo padrone, il tuo capo, il tempo nelle mani della coppia di cui fai parte, nelle mani dei tuoi figli. Il tempo, sempre inteso come trascorrere di vita, vita che trascorre. Se è un tempo che hai, che possiedi, che sfrutti, che è tuo, benvenuto a questo tempo che si controlla.

MD: E il tempo dei racconti, della poesia? È come senza tempo.

IG: Il senza tempo ha ugualmente un trascorrere ed un movimento, però l’idea è che permanga e che viva dentro noi come immagine mentre si vive, come sentimento.

MD: Quindi il dinamismo è un permanere di qualsiasi forma.

IG: Sì, è un permanere. É che di fatto tutto si sta muovendo, attraverso la vita, attraverso la permanenza del sentimento, il pensiero. Sempre siamo, mentre viviamo in questo completo dinamismo.

MD: Di tanto in tanto una pausa.

IG: Anche questi sono movimenti, lo sono! Io ricordo molto bene che nella nostra cultura antiochiena è molto importante produrre e fare qualcosa. Noi siamo un po’ come Antiochia, la regione dove sono nata, che è un po’ come il nord d’Italia, dove c’è la gente che lavora, la gente che produce progresso, come stavo dicendo, perdere il tempo è molto grave per noi. Quando un bambino sta giocando o rimane quieto la mamma generalmente dice: non perdere il tempo, la quiete fa male; per me i momenti di maggior produzione sono i momenti in cui sono quieta, è il momento in cui posso sognare, pensare, tenere i sentimenti alla mano, dove normalmente tengo un foglio di carta. Posso passare molto tempo quieta e mia mamma mi sgriderebbe per questo e direbbe “stai perdendo tempo”; e realmente non è così, c’è sempre molto movimento dentro, perciò anche quando dormo molte volte mi sto addormentando e mi succede una qualsiasi cosa, ho un foglio accanto, mi alzo, scrivo, torno a letto e ritorno a dormire; a volte, quando mi alzo, ricordo e scrivo cose che mi sono arrivate attraverso i sogni. Questo dimostra il dinamismo, il movimento che c’è sempre nella vita, non solamente per me, credo per tutti. Nessuno rimane totalmente quieto mentre vive, forse solo nel giorno della morte.

MD: Quali sono gli scrittori che non si è mai stancata di leggere?

IG: Sono tanti. C’è ne uno che voi non conoscete, si chiama Rafael Pombo (Santa Fe de Bogotà, 1883-1912, ndr), è uno scrittore colombiano, nacque intorno al 1860, e scrisse per bambini; tutti noi siamo cresciuti con i suoi racconti, si chiamano Racconti dipinti e hanno movimento, ritmo, filosofia e tante altre cose. Rafael Pombo mi piaceva moltissimo, magari potesse arrivare a più bambini! Se passiamo ad altri, Garcia Márquez, da buona colombiana, ma anche perché riconosco il lavoro molto bello che ha fatto, e tra gli altri, in America Latina, mi piace molto Isabel Allende e Borges.

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