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Cinema

Paola Cortellesi

Giocare e interpretare

Immagine articolo Fucine MuteCorrado Premuda (CP): Incontriamo Paola Cortellesi a Maremetraggio, la rassegna di cortometraggi arrivata alla quarta edizione a Trieste. Paola Cortellesi che conosciamo principalmente come personaggio televisivo, rivelazione della televisione di questi anni, senz’altro una delle donne più interessanti, più intriganti…

Paola Cortellesi (PC): Intriganti? Addirittura?

CP: Io oserei dire “intriganti”.

PC: Ma grazie, io me lo prendo proprio tutto pieno e ti ringrazio.

CP: Be’ sono seduto vicino a te e mi sembri particolarmente…

PC: …intrigante! (ride, ndr)

CP: Stasera invece ti vedremo nel ruolo di attrice sul grande schermo con il film Il posto dell’anima. Ci vuoi raccontare un po’ come è nata questa avventura cinematografica?

PC: Non è la prima volta che lavoro nel cinema. Per un attore è una cosa normale, o almeno dovrebbe esserlo, affrontare vari mezzi come la televisione, il cinema ed il teatro, che è sicuramente quello che ho frequentato di più da quando ho cominciato. L’idea di questo film è arrivata semplicemente, da una proposta di Riccardo Milani sulla base di una sceneggiatura bellissima. L’ho letta ed ho accettato subito perché è un film, secondo me, necessario. Un film che tratta di un argomento che quasi nessuno affronta di questi tempi in Italia, cioè parla degli operai e del lavoro, con attori straordinari come Silvio Orlando, Michele Placido e Claudio Santamaria. Claudio è praticamente il mio angelo custode, abbiamo lavorato insieme a teatro quando avevamo diciannove anni e dieci anni dopo ci troviamo ancora insieme a lavorare in un film… è molto piacevole (sono insieme sul grande schermo anche nel film Passato prossimo di Maria Sole Tognazzi, ndr). Principalmente la spinta a fare il film è stata proprio il bel ruolo, ma soprattutto la possibilità di partecipare ad una storia così interessante, così utile e anche, ho scoperto alla fine, così ben realizzata da Riccardo Milani.

Immagine articolo Fucine Mute

CP: Ti aspettavi un successo di pubblico così forte per un film un po’ difficile e delicato come Il Posto dell’anima, che affronta un argomento di cui non tutti parlano?

PC: No, infatti. Questo film non è uscito in novecento sale come alcune mega-produzioni e quindi è partito, non dico in sordina, perché ha avuto subito un buon successo di pubblico, ma ha avuto bisogno del cosiddetto passaparola. Sinceramente me lo auguravo e allo stesso tempo non me lo aspettavo perché era un po’ una sfida, considerato il tema che può non piacere o del quale si può essere restii a parlare o a sentirne parlare. Invece è piaciuto molto, soprattutto perché Riccardo sa dosare bene i toni della commedia e quelli della storia, che è assolutamente seria, drammatica se vogliamo, però rispecchia appieno quella che è la tradizione della commedia amara italiana, secondo me una grande risorsa.

CP: Tu hai cominciato con il teatro, con il cabaret, poi sei passata alla televisione…

PC: No, il cabaret è un’altra cosa. Il cabaret riguarda le persone che fanno cose comiche, come il “One Man Show”, cioè una persona sola col pubblico. Io ho una compagnia teatrale, e ho fatto il lavoro di attrice da sempre. Quando avevo diciannove anni ho fatto la scuola di teatro con alcuni miei amici tra cui appunto Claudio Santamaria, e insieme abbiamo formato una compagnia con Furio Andreotti, e abbiamo lavorato nel Teatro Off a Roma. E lì abbiamo cominciato questo lavoro che poi s’è sviluppato a teatro e in tv, nel mio caso, e più tardi al cinema. Il teatro è la base, il nucleo, e questa compagnia è rimasta fedele a se stessa e a tutti i suoi membri per più di dieci anni ormai.

Immagine articolo Fucine Mute

CP: Allora correggo la domanda. Tu hai cominciato dal teatro, poi sei passata a fare televisione e cinema, mezzi nei quali i tempi di recitazione sono diversi. Come ti trovi, qual è per te il più congeniale? Preferisci il teatro perché è il luogo che più di altri offre all’attore la completezza delle sue interpretazioni, oppure ti trovi bene anche in tv, o con i tempi del cinema, che sono ancora diversi?

PC: Guarda, il privilegio di questo mestiere è avere la possibilità di giocare con tanti linguaggi diversi; non saprei scegliere quale mi piace di più. Posso dire senz’altro che il teatro, il mio primo amore, mi ha dato la possibilità di fare questo lavoro, e pur essendo quello meno visto e quello che paga meno, anche in termini di autostima e di voglia di andare avanti — perché tante volte quando eravamo piccolini a teatro non ci veniva nessuno — è sorretto da una forte passione e da un’emozione viva. Certo i linguaggi sono diversi, ma è bello dosare ed è bello cambiare.

CP: Parlando di te come cabarettista, dobbiamo dire che non ci sono tante attrici comiche in Italia: è un po’ difficile diventare una grande attrice comica… penso ad Anna Marchesini. Ti senti privilegiata, pensi di avere una marcia in più rispetto ad altre colleghe che magari rimangono ancora legate a ruoli secondari?

Immagine articolo Fucine MutePC: No, io proprio non mi sento né una grande attrice né tantomeno una grande attrice comica. Io sto facendo il mio percorso, faccio il lavoro di attore che tutti dovrebbero fare, per non essere relegati ad un ruolo “comico per forza”, a meno che questa non sia una propria scelta. Un attore che sia comico o drammatico è principalmente un attore. In Italia bisognerebbe partire da una base comune e fornire la possibilità di interpretare ruoli diversi. Questa è una responsabilità che devono prendersi i registi, i produttori, e chi scrive le sceneggiature e alcune volte bisognerebbe educare anche il pubblico.

CP: Tu recentemente hai raggiunto la completezza con il sabato sera dove hai ballato e cantato molto bene. Qual è la tua prossima meta, cosa vuoi fare ancora?

PC: Mah andrei nel circo sicuramente (ride, ndr), ho pensato di cominciare con il circo perché mi manca e quindi… non lo so.

CP: A parte gli scherzi hai dei progetti, qualcosa a cui stai lavorando in tv, al cinema o in teatro?

PC: Sto lavorando ad un film di Felice Farina in questi giorni, abbiamo appena iniziato e andrà avanti, quindi non so molto altro, nel senso che non so quando uscirà… sai, i film richiedono un lavoro molto lungo… Solo questo per ora, poi imparerò a camminare sulle braccia e a fare tutte le cose che mi serviranno quando affronterò il circo(!)

CP: Un’ultima domanda. Sei a Trieste, cosa ne pensi di questa città per te che vieni da Roma? Ti sembra il posto giusto per una vacanza?

PC: È la prima volta che vengo a Trieste e mi piace moltissimo, abbiamo qui uno scorcio di mare meraviglioso. Mi piacciono tanto le città con un porto così importante. Mi ricorda Lisbona che ha come Trieste una piazza grandissima. Sono qui per il festival nel quale proietteranno il film, e magari chi lo sa tornerò per una vacanza… avendo più tempo, mi piacerebbe.

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