// stai leggendo...

Arte

Maria Campitelli

Imagerie Art Fashion

IMAGERIE ART FASHIONImagerie Art Fashion è il prolungamento e l’espansione di una ricerca iniziata già nel 2001 con Garden fashion, proseguita nel 2002 con Other fashion, con mostre cioè che avevano già incentrato l’argomento del rapporto e dell’intreccio tra arte e moda, anche se in termini più contenuti.

La novità di Imagerie Art Fashion di quest’anno è proprio il fatto che è divenuta una manifestazione grandiosa per la città, in quanto  dispiegata in ben undici diverse locations, sia pubbliche che private, inglobando due musei, il museo Revoltella e quello del Canal Grande (uno spazio bellissimo da poco ristrutturato), quattro gallerie private — come già l’anno scorso per Shock&Show — e, proprio seguendo l’andamento dell’altro anno (dato il successo ottenuto),  la mostra si è estesa a significativi spazi alternativi, come i due consolati croato e serbo, il teatro Miela, l’istituto statale d’arte  Nordio e per la prima volta anche la hall della la Camera di commercio.

La mostra verte sull’incontro fra questi due territori diversi, similari, contigui, ma anche differenziati, che sono appunto l’arte e la moda, in quanto l’arte ha una libertà totale e la moda invece necessita di qualche vincolo in quanto l’abito nasce per essere indossato.

Specialmente negli ultimi tempi c’è stato, e c’è tuttora, questo spingersi e intrecciarsi di un campo verso l’altro, sicché la moda aspira all’arte per la dignità che comporta  e l’arte a sua volta si confronta con la moda per la sua aperture  di mercato , per le diverse potenzialità di sostegno,  di cui è  dotata, creando un connubio cha ha indubbiamente una radice storica. Risale quanto meno agli inizi del novecento, al futurismo.

Quest’anno infatti abbiamo voluto espanderci ver optical Getulio Alviani, ricercatore di arte cinetica e programmata e Germana Marucelli: e cioè tra un grande artista e una grande stilista, anzi una grande sarta, dal momento che all’epoca, non si parlava ancora di stilisti ma di alta sartoria che creava capi unici.

GETULIO ALVIANI — GERMANA MARUCELLIQuest’incontro risulta molto interessante — direi il clou dell’intera mostra — poiché al museo Revoltella, abbiamo la posizione di un artista degli anni sessanta, con le sue superfici a tessitura vibratile (come egli stesso le ha chiamate), confrontata con alcuni abiti creati da Germana Marucelli utilizzando tessuti per i quali Getulio Alviani aveva impiegato il suo sistema modulare, cinetico e programmato, lo stesso che usava per le opere d’arte.

Praticamente per Getulio Alviani è una trasposizione integrale dall’arte alla moda, per cui l’abito alla fine è un’ulteriore opera d’arte che s’innesta perfettamente nei presupposti dell’optical art che richiede movimento, vuole modificazione continua, sviluppo nel tempo e nello spazio, perché l’abito disegnato in un certo modo una volta indossato produce, col movimento del corpo, un effetto metamorfico costante.

Questo è il nucleo storico. Poi c’è la diramazione vera della mostra che si articola nell’altro museo, quello del Canal Grande, e nelle gallerie private, dove si incontrano artisti, fotografi e stilisti, e dove si tocca con mano questa unitarietà d’intenti e questa vicinanza dei due mondi, pur  nei diversi percorsi.

Tra gli artisti, posso citare una personalità che seguo già da tempo , proveniente dalla nostra regione, Mimi Farina; per quest’occasione ha creato un abito di scaglie di vetro su cui si proietta un video ispirato al mondo acquatico e all’inquinamento che lo contamina ; l’acqua da cristallina e trasparente diviene gialla e pesante di petrolio; la proiezione video sull’abito fa mutare continuamente gli effetti di luce e movimento conferendo  all’installazione una grande spettacolarità.

Anche Pina Inferrera non ha scherzato quanto a spettacolarità e ha creato un abito che s’ispira alla Dafne di Bernini, e quindi un’opera monumentale e soprattutto un movimento ad avvitamento che richiama anche la trasformazione dell’abito in albero e ancora in fontana con un supporto sonoro di grande suggestione, che crea un’atmosfera sognante.

Tra gli altri artisti c’è Sandra Tomboloni, fiorentina, che lavora col pongo con cui riveste un busto sartoriale;  l’opera , chiamata Senza radici,  è tutta ricoperta di fiori di pongo e inserita dentro ad un armadio; anche in questo caso la fantasia e la libertà più totale  si sposano al concetto  di abito, a questa crisalide, alla necessità che l’uomo da sempre ha avuto di coprirsi primariamente per proteggersi  dagli sbalzi della temperatura, dalle oscillazioni termiche dell’ambiente esterno.

E poi potrei ricordare Renata Michelic, una stilista di origine slovena che vive in Italia; proviene direttamente dal mondo dell’arte, in quanto da sempre ha frequentato artisti e gallerie, riversando tutta questa cultura nella sua particolare ricerca sull’abito, sui materiali impensabili che utilizza e sulle loro trasformazioni.

DANIELE CONTROVERSIODi fronte a Renata Michelic è collocato Daniele Controversio, lo stilista premiato l’anno scorso al concorso internazionale It’s One, come migliore giovane stilista italiano, che produce degli abiti bellissimi in cui convergono le esperienze più disparate, a partire da quelle culturali, cinematografiche, letterarie, musicali, eccetera, con un risultato finale che è di grande originalità e coraggio.

Da sempre la moda si è avvalsa del glamour che la fotografia può accrescere  enfatizzando l’oggetto ripreso; in primo luogo è da ricordare Davide LaChapelle, uno dei più grandi fotografi di moda al mondo, e poi Micha Klein, Daniele Buetti, Sandy Skoglund, ed Eleanor Antin un’artista californiana che pur non essendo direttamente relazionata alla moda, ha creato una serie di fotografie ispirate agli ultimi giorni di Pompei che sono un racconto della “moda del vivere ” di un tempo passato.

Un’altra cosa che vorrei ricordare, accanto a questo incontro di arte, moda e fotografia, è la presenza di scuole di tecnologia tessile e fashion design provenienti dall’est, da alcuni paesi dell’INCE.

Questo è per noi — ma credo per tutti — molto importante, perché il risultato finale, quasi involontariamente diviene è una sorta d’incontro, di scambio e di confronto tra Occidente e Oriente.

Tutto il resto della mostra dimostra una chiara cultura e ispirazione di tipo occidentale, qui invece, con gli allievi delle scuole di Zagabria, Pola, Bratislava, Belgrado e Lubiana, abbiamo una rappresentanza di giovanissimi che studiano nello specifico il mondo della moda e forniscono delle creazioni straordinarie, sia dal punto di vista della fantasia e della libertà inventiva, sia da quello della conoscenza e dell’approfondimento tecnico.

Specialmente attraverso le facoltà universitarie — delle specializzazioni dunque ad alto livello — che a Zagabria e a Lubiana, producono dei capi di eccezionale valenza artistica o culturale, con un approfondimento tecnico-strutturale a Zagabria e psicologico-emozionale a Lubiana.

I giovani di Zagabria, in particolar modo, sono stati più volte premiati, Silvio Vuijcic è stato addirittura invitato al Moma di New York, conseguendo numerosi riconoscimenti internazionali.

Anche i giovani allievi della scuola di Bratislava, la famosa Josef Vydra, nella sezione di moda producono delle cose  di particolare attrazione, di  una  straordinaria bellezza cromatica testimoniando in qualche modo la confluenza di un’antica cultura dalle lontane radici mittel-europee con le tendenze attuali più spinte; non tanto nell’impiego di materiali per lo più artificiali, oggi diffusi sia a livello di moda che di arte, quanto per l’ invenzione o, meglio per l’originalità di taglio strutturale  che riconduce  a certe configurazioni plastiche proprie della scultura.

Su www.undo.net è possibile ascoltare l’intrevista in streaming audio (in formato .rm o .mp3). Ulteriori informazioni sulle attività del Gruppo78 sul sito ufficiale www.gruppo78.it.

Commenti

Non ci sono ancora commenti

Lascia un commento

Fucine Mute newsletter

Resta aggiornato! Inserisci la tua e-mail:


Leggi la rubrica: Viator in fabula

Articoli recenti

Tonya di Craig Gillespie

Enrique Jardiel Poncela e la censura franchista

Somewhere Over the Rainbow

Cujo di Stephen King

Tutti quanti voglion fare jazz

La parola ai giurati di Sidney Lumet

Aristotele e Eugène Labiche (II)

Jason Aaron: Gli eroi di Jason Aaron

Aristotele e Eugène Labiche (I)

Glenn Gould scrittore

Roberto Baldazzini: Sultane e dive di Hollywood

Giuseppe Peruzzo: Le novità Q Press

Breve ricerca storica sul concetto di musica...

Stefano Conte "TheSparker": Volt: una scommessa vinta

Elisabetta Cifone: Molto più di un manga all’italiana

Histoire du soldat, una favola in musica

Andrea Rivi: I nuovi traguardi di Nona Arte

Luca Salvagno: Si può epigonare l’inepigonabile?

Wang Xiaobo e l’arte della rivolta

Wang Xiaobo e l’arte della rivolta

Breve excursus estetico tecnico/formale sulla forma sonata

Trieste Science+Fiction Festival 2017

Il signore va a caccia di Georges...

Breve excursus estetico sulla forma concerto

Macumba

I vent’anni della Principessa Mononoke

Casomai un’immagine

pas-17 sir-29 viv-29 pck_07_cervi_big pck_12_cervi_big pck_16_cervi_big pck_22_cervi_big th-36 06 18_pm 26_pm kubrick-53 petkovsek_15 001 u 23 antal n religioni2 cor08 cor13 holy_wood_12 holy_wood_22 murphy-37 tsu-gal-big-03 tsu-gal-big-15 wendygall-02 Profilo 2007 Ritrovamento oltremare 2009 cornell-20