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Scrittura

Inverted colors business

Introduzione alla raccolta a cura di Emiliano Tolloi:

Il libro intitolato Tirtagangga e varie sorgenti, scritto da Luciano Troisio, presenta  cinque racconti ambientati nell’estremo oriente.
Visto il curriculum dell’autore (ricercatore universitario di italianistica) nulla si può dire sullo stile letterario di questo scritto a parte una volontà dell’autore , in taluni casi, di effettuare delle descrizioni dell’ambiente circostante fin troppo “sartriane” che possono allontanare il lettore dal discorso effettivo.
La particolarità di questo libro non è la mera descrizione di affascinanti viaggi esotici ma più l’introspezione che i singoli protagonisti effettuano nei loro viaggi.
Il filo conduttore che unisce le cinque storie è il flashback, tutto italiano, che in ogni racconto ricorda ai protagonisti la loro origine e permette loro di avvicinarsi e capire le diverse realtà nelle quali sono catapultati.
Proprio per i continui flashback, il tessuto connettivo integrale del libro e’ ulteriormente rafforzato. Alla fine al lettore (il sottoscritto in questo caso) appare, nonostante ogni racconto presenti personaggi diversi, un unico calderone di esperienze riconducibili ad un unico personaggio principale, la voce narrante.
In parole povere si può affermare che quasi tutti gli strani e paradossali accadimenti descritti siano riconducibili a questa persona e lo si può verificare facilmente andando ad analizzare in particolare le varie esperienze più o meno mistiche che accompagnano il lettore.
Ebbene sì: il bello del libro sono i viaggi mentali che i personaggi, in molte occasioni, subiscono (ancor prima di cercarli) nel loro continuo pellegrinare in luoghi già di partenza carichi di misticismo. Ad esempio nell’ultimo racconto, ”Tirtagangga e varie sorgenti”, il protagonista visita luoghi che portano il lettore a fantasticare su di essi, proprio perché non ancora assemblati né dall’occidente e dalla sua razionalità né dal cattolicesimo e dal suo misticismo dogmatico.
Viaggi con la mente comunque non necessariamente rivelatori, ma  singoli ricordi della propria vita e della propria terra d’origine che fanno da collante perfetto tra i vari protagonisti e il lettore.
Particolarmente interessanti risultano l’ultimo racconto (che da il titolo al libro) e “Specchio Tantra” nei quali si può ritrovare quella parte di letteratura che esplora e descrive il mondo del trascendentale: da Baudelaire a De Quincey  con le loro fantasticherie oppiacee o un Terence Mc Kenna (True Hallucinations, 1993) con la sua psicocibillità appasionante e visionaria (grazie all’assunzione di funghetti allucinogeni) fino ad arrivare ad un certo Junger ed i suoi diari in L.S.D., passando per altri innumerevoli scritti minori e non per questo meno affascinanti.
Il libro nel complesso non è di facile lettura e proprio per questo, una volta capito o scelto il modello interpretativo, risulta interessante e colmo di stravaganti esperienze che legano il lettore alle varie storie, in particolar modo nei racconti finali, i più interessanti e completi.
Unico neo della raccolta è il primo racconto “Cianografia di Shanghai”, un’introduzione alle volte noiosa che potrebbe far perdere interesse verso il totale dello scritto, perché può non far capire la reale bellezza dell’operazione letteraria — evitabile in quanto cominciando la lettura del secondo racconto “L’Impero della Tartaruga” già si viene catapultati in un altro universo letterario che via via, attraverso disparate situazioni, permette al lettore di rimanere piacevolmente sorpreso oltre che dai luoghi anche dalle varie personalità dei protagonisti che vi si susseguono.
Per quanto riguarda il terzo racconto “Inverted colors business” bisogna dire che è l’unico dei racconti che vive di vita propria in quanto crea una divertente situazione tipica di quel mondo meridionale italiano a me molto caro; insomma una piccola e graziosa commedia all’italiana, da leggere.
In conclusione: il libro nel complesso è un’affascinante viaggio interno della persona e dei suoi ricordi, sempre circondati da uno sfondo (l’oriente) che già da solo, in molti casi, può attirare verso quest’opera, ma che non deve trarre in inganno in quanto questo resta sempre e comunque la scenografia e non la trama complessiva di questo affacinante intreccio di situazioni e persone descritte dall’autore.

Inverted colors business

Gennaro impugnò la maniglia e abbassò di scatto la serranda rugginosa in fondo alla stradina. Un negozio preso in affitto in un vicolo da poveri, afoso, nel cuore storico della proletaria Aberdeen sulla riva meridionale dell’isola di Hong Kong, dove i torpedoni dei turisti sostano circa un’ora per fare, su appositi battelli, un breve attraversamento della baia, fitta di giunche e barchette — a poppa cinque o sei gentili vasi di verde — su cui migliaia di persone passano ancor oggi l’esistenza, nascono, amano, litigano, muoiono, alcuni senza mai scendere a terra. Una vitaccia.

Immagine articolo Fucine Mute

Aveva arredato il negozio-ufficio con mobili raccattati, scaffalature metalliche, sedie spaiate e scomode, quattro o cinque vecchi computer. Quasi per caso finito lì dalla natia Sorrento una decina d’anni prima, relitto disperato, spinto da una laurea in cinese all’Orientale di Napoli; in realtà, non voleva ammetterlo, per fuggire lontano dalla moglie insopportabile e obesa. Aveva cominciato a operare nell’ambito del falso made in Italy per scherzo, nel solco di una prestigiosa tradizione napoletana plurisecolare. Fin da studente era stata infatti sua passione collezionare libri falso-veneziani del Settecento, imitazioni perfette stampate a Napoli con efficientissimo tempismo solo pochi giorni dopo l’uscita nella città lagunare, riconoscibili appena dagli esperti per qualche inespungibile erroruccio di stampa. Hong Kong si era rivelata un difficile mondo governato da mafie molto più crudeli della patriarcale camorra; bisognava rigare dritto e non sgarrare di un centimetro.

Un’altra calda faticosa giornata finalmente finiva. La segretaria Wong Mei, radiosa diciottenne pimpante in vertiginosa minigonna, aveva staccato alle cinque per correre prima in palestra e poi in discoteca; lui non aveva mezzi per pagare straordinari, gli andava bene così. Piazzò con cura il grosso lucchetto di ottone, andò alla macchina tutta croste parcheggiata a un centinaio di metri. Bisognava al più presto sostituirla, soprattutto per ragioni d’immagine.

Nessuno avrebbe sospettato che dietro quella saracinesca di tipo vecchio si celasse la Studiart, headquarter di una delle più famose aziende d’abbigliamento italiane, la Confint di Modena. Eppure era proprio così: la «Confint confezioni internazionali spa» per l’Asia faceva capo alla sua agenzia-studio, ed era anzi la principale delle sei o sette aziende che si affidavano alla sua efficienza per pubblicizzare prodotti in Asia, o meglio per produrli là e piazzarli sottobanco a prezzo decuplicato in tutto l’occidente.

La vecchia macchina si comportava ancora benissimo, liscia filava per le strade dell’isola, attraversò il lungo tunnel, sbucò dall’altra parte, quella celebre, nota ai turisti, dai grattacieli lucidi fantastici e sempre più alti, famosi nel mondo per essere i capolavori di grandi architetti. Gennaro non provava nessuna gioia passando tra quelle meraviglie; si sentiva un escluso, un intruso. Uno dei luoghi più fotografati del mondo risultava per lui noiosa routine. Era buio da un pezzo, quasi le nove quando arrivò stanchissimo al lontano quartiere operaio, che i turisti ignorano sebbene ci passino sopra a pochi metri coll’aereo sfiorando i tetti, parcheggiò davanti al rachitico grattacielino di trenta piani, di soli tre appartamenti per piano. Attese appoggiato di schiena alla parete, che il vecchio ascensore senza memoria arrivasse al 22° dopo vari su e giù, entrò, gettò la borsa sul divanetto, portò la spesa nel cucinino, automaticamente estrasse dal frigo il sugo pronto, mise l’acqua per la pasta, aprì la portafinestra del soggiorno per far circolare un filo d’aria. Mentre attendeva la bollitura, ascoltando la tv preparò un’abbondante insalata di pomodoro, lattuga, olive e mozzarella, una discreta imitazione che si trovava in carati solo al negozio di primizie Olivier.

Immagine articolo Fucine Mute

L’appartamentino non era male, si era divertito ad arredarlo senza nessuna fretta, di vecchie cineserie che trovava per poco in Hollywood road, anche se aveva fatto l’errore di comprarlo credendo di specularci, quando il futuro di Hong Kong sembrava roseo; ora il ritorno alla sovranità cinese stava abbattendo il valore degli immobili del dieci per cento l’anno. Eppure i cinesi d’oltremare, specie di Singapore, comperavano. Per loro aveva un grande significato riappropriarsi di un pezzetto della terra e dell’aria degli antenati.

Mangiò distratto, divorò meccanico. Quella sera aveva aperto una bottiglia di vino italiano raro, dono di clienti affezionati: un vero Cartizze di Valdobbiadene ghiacciato (non confondiamoci al solito col pure pregiato Prosecco). Senza accorgersene l’aveva bevuta tutta; ora il capo gli stava ciondolando lateralmente sulla poltronaccia, ormai insensibile allo stupendo spot del bimbo che piange quando il dondolo gli impedisce di vedere dalla finestra l’insegna McDonald’s, e ride quando può vederla. Un’idea di semplicità geniale cui in Cina era stato attribuito l’ambìto premio PoI Pot.

Un bagliore verdazzurro entrava dalla terrazza, il piccolo elicottero si era abbassato giusto un attimo per far scendere Totò Tripone ed era filato all’insù; il dormiveglia postprandiale si era interrotto, col movimento brusco del gomito dal bracciolo aveva urtato malamente un’antica statuetta di Buddha, quella nella posizione Nulla vidi.

– Salutiamo Gennaro — disse Totò entrando sudato con invadente bonarietà.

– Salve, signor Tripone, gradite una flûte di Cartizze?

– Con piacere. Abbiamo sentito ventilare un altro dei tuoi progettini, caro Gennaro — disse Tripone bevendo e schioccando la lingua quasi fosse un sommelier e non un lurido killer. — Mi hanno mandato per questo: la Triade lo acquista a scatola chiusa e in cambio tu la finisci di scassare il c. e ti ritiri definitivamente da Hong Kong, apri un casinò di tua proprietà a Macao. Mi pare una proposta più che ragionevole, no?

Seguì un lungo silenzio che permetteva di udire gli avvizziti rumori del traffico di terra e di mare.

– Ma… non penserete di liquidare la mia fulgida iniziativa sostenuta dal fior fiore del made in Italy, tacitandomi magari con una topaia a Macao; già qui anche gli immobili prestigiosi sono in crisi…

– La Triade non scherza affatto e ti dà ampia facoltà di scelta; vuoi il Lisboa? — propose Tripone, alludendo al più lussuoso albergo-casinò della colonia lusitana.

Immagine articolo Fucine Mute

– Ovviamente non pretendo di valere tanto.

– Un po’ di umiltà ci è gradita. Non potrebbe andarti bene il Goa la Dourada? Buona posizione centrale, interamente ristrutturato da poco? Vale un milione di dollari e il gestore è… caduto in disgrazia.

– Signor Tripone, lasciatemi una settimana per pensarci, in nome della nostra comune patria…

– Si può fare.

– Allora ragioniamo sui particolari: questo appartamento vale 120.000 dollari, l’agenzia con avviamento e tutto, ne vale almeno altrettanti: me li pagate, è ovvio.

– Ovvio.

La sopraffina mente di Gennaro si muoveva com’era abituata a fare costantemente da anni, seguendo tre diverse partite a scacchi con tre computer virtuali, l’andamento delle materie prime non ferrose sulle piazze di Hong Kong, Tokyo, Singapore e Giakarta, un’ipotetica schedina del campionato più bello del mondo, il calcolo delle probabilità di rivendere al meglio il casinò, anche non subito, anche non in contanti, e impadronirsi o comunque controllare — sogno carezzato da anni — la prestigiosa fabbrica di jeans Levi’s, che dalla sede di Macao riforniva mezzo mondo e l’intera Cina. E tutti i giovani cinesi, vista la qualità del prodotto e i prezzi assai contenuti, per non dire favolosi, compravano. E poi c’era il fondo contrabbando cogli straccioni russi, attraverso la transiberiana. Era un segno del destino? Si poteva fare. E la smorfiosa Cin Lin, così aristocratica, a quel punto ci sarebbe stata? Mollare quindi la miope dolce formichina Wong Mei, sempre dietro a ciurme di eccitati ballerini?

Immagine articolo Fucine MutePiù in giù c’era un’ultima orribile dimensione contrastiva, repressa nell’intimo oscuro: voleva spingerla sempre più lontano, non sentirne parlare, dopo che la sua prima fidanzata era morta di carcinoma e proprio lui gliel’aveva percepito come nodulo.

-Allora veniamo al dunque — riattaccò Tripone -casinò più appartamento più agenzia: un milione quattrocentomila. Avrai l’uso dell’appartamento fino a quando non ti trasferirai definitivamente, comunque per non più di sci mesi. Cedi a noi l’agenzia con tutti i progetti, compresi quelli avviati dalla Confint, Emporio Armani, Benetton…

Al sentir pronunciare il nome Benetton, Gennaro provò una fitta al cuore… Allora già sapevano… Ma chi aveva potuto parlare? Lo stesso autore della matrice serigrafica per stampare le false magliette Benetton a un dollaro, che la Confint piazzava poi all’ingrosso in Europa a quindici, e in certe boutique del terzo mondo anche a trenta-cinquanta dollari, non si era nemmeno accorto di aver commesso l’errore. Glielo aveva assicurato il referente di fiducia che quarantott’ore prima gli aveva dato sui cellulare la dritta:

– Il nostro osservatorio dei pezzi di Ponzano Veneto ci ha segnalato una vistosa modifica sulla maglietta Xlarge Ben01 Spectrum, quella con la scritta ingrandita al massimo usando i sette colori. Nella modifica la scritta è rimasta centrale, identica, ma ingrandita di due pollici in larghezza.

– E allora?

– La novità è stata immediatamente girata alla direzione del nostro Centro falsi di Kowloon per il seguito di competenza.

– Continuo a non capire.

– Abbiamo commesso un errore. Nemmeno io capisco come. Mi spiego: nell’introdurre la modifica sull’Xlarge falso, il nostro tecnico deve aver digitato un falso ordine al computer; sembra incredibile, modificando il colore di una lettera, deve avere spostato la lettera stampata in quel colore, capito? Può succedere. Sei pregato di controllare subito di persona.

Gennaro al momento non aveva afferrato bene, ora la proposta di Tripone riproponeva la faccenda in modo angosciante. Come potevano aver già mangiato la foglia? Doveva assolutamente prendere tempo:

– Signor Tripone, avete detto una settimana; non son cose da decidere in fretta se vogliamo restare amici. Può darsi che per voi si tratti di una faccenduola da nulla, ma per me rappresenta tanti sacrifici. Vedete qual è il mio stile di vita: negozio e casa, nessun passatempo, nessuna distrazione, nemmeno uno straccio di ragazza. Possiamo avere anche più colloqui, no? Se ci serve più di una settimana, non cadrà il mondo. Altrimenti usate il mitra e fate prima, no?

E intanto cercava di nascondere il tremolio che lo squassava.

Appena uscito Tripone, Gennaro prese a telefonare disperatamente qua e là fino a quando beccò il serigrafo a casa:

Immagine articolo Fucine Mute

– Che hai combinato con quella matrice, me lo vuoi dire?

– C’era solo un campo bianco con la scritta Benetton nei sette colori dell’arcobaleno. Ho spostato il rosso, che corrispondeva alla prima T…

– E allora? Questo lo sapevo, ma come fanno a saperlo anche loro? Solo tu puoi aver parlato.

– Parlato di che? Io ho solo invertito al computer il colore rosso.

– Ah, così hai fatto…? — disse Gennaro improvvisamente illuminato sulla faccenda. -Be’ vabbè, buonanotte, ci vediamo domani.

Era chiaro che la Triade spiava il computer, non poteva esserci altra spiegazione.

Ricapitolando: era andato alla tastiera Informazioni del Centro falsi, scritta Benetton ingrandita di due pollici coi vari colori, il cursore sposta la banda del rosso, che succede? Dà il via per la stampa e si modifica la scritta: BENTETON, ma lui è lì, vigile secondo la dritta, presente al primo controllo produzione; pochi minuti dopo, presa in mano la candida T-shirt odorosa d’inchiostro, si accorge che manca la T nella doppia. Nulla di strano: era al corrente di tutta la gamma dei falsi Benetton nel mondo intero. In tutta l’Indonesia ad esempio sono in libera vendita, nei supermercati della catena Matahari, sofisticate e costose magliette BENNETTON, con due enne, per il resto identiche alle originali anche nelle etichette e involucri di plastica. Nessuno ci fa caso, come nessuno si accorge degli Amani, dei Guci, dei Misoni, degli Stepanel, dei Valentinno (e dei bebè). A farne un catalogo verrebbe un divertente volume più grosso di quello dei dollari falsi.

Meglio comunque evitare: in un attimo blocca tutto, anche se ormai ci son quasi mille magliette di scarto con l’errore. Gli operai cinesi sono di bassa istruzione, le vietnamite non sanno quasi leggere e parecchi sono bambini mai entrati in una scuola. Leggono a fatica i caratteri latini, non si accorgeranno di nulla. Ne chiama uno a caso e gli ordina di inserire la lettera T di colore rosso. Si asciuga il sudore e va al distributore d’acqua. Nessuno, nemmeno lui dannazione si è accorto che ora è rimasta una terza lettera T di colore indaco. La stampa riprende: campo bianco con la scritta centrale cubitale BENTETTON. La sera seguente sono prodotte e imballate circa 250.000 false magliette coll’errore. I camioncini vanno automaticamente al solito molo. Ci pensa la Triade a caricarle sulle navi giuste per l’area europea: la capitale Napoli, e poi Barcellona, Marsiglia, Rotterdam, Londra, Oslo.

Immagine articolo Fucine Mute

(I non ferrosi stanno salendo a tutto vapore a Singapore) vuole fare un controllo generale, va ad aprire il campionario dell’archivio Confint: controlla l’intera produzione dell’ultimo trimestre, vede la maglietta di prova BENTETON e… col più sconvolgente sgomento… scopre, errore al quadrato, quella BENTETTON, quasi sviene, si accascia sulla sedia (sposta una regina, balzo della gomma e aumento delle Firestone su Giakarta) questa volta è proprio fritto, solo di spese ci sono almeno 250.000 dollari, i camioncini sono già partiti, bisogna escogitare un’uscita di sicurezza, subitanea una lampadina enorme si accende: ma sì, falso per falso nessuno capirà, probabilmente nessuno si accorgerà c’è da scommetterci, lanciamo allora un’idea: le T-shirt per le tettone italiane, spagnole e anche francesi (lì andrebbe meglio la versione ancora rarissima BENTETON, e decide di accaparrarsela tutta), potrebbe essere un colpo grosso, anzi lo è di sicuro, bisogna darsi da fare per cederlo subito, stabilire di riservarle alle fanciulle sopra la quarta misura Xlarge. Scherzo bellissimo, idea geniale, sai quanti regali, quante sorprese e allusioni, chissà come la prenderanno Oliviero e Luciano, così intelligenti da essere gli unici a chiudere un occhio sui falsi, anche perché sono gli unici ad avere una griffe scritta in tazebao leggibili a cinque metri di distanza, in fin dei conti un altro tipo di pubblicità, e già piazzata sulle sedi migliori! Con un ritorno immenso e del tutto gratuita.

E necessario al solito il benevolo silenzio-assenso del contro-spionaggio Benetton, altrimenti non si combina nulla. Aspetta l’ora adatta e chiama per precauzione il Mimesis, Centro studi del famoso quartiere Shanghai di Napoli, dove ha potenti entrature. Il suo omonimo Gennaro Aniello, che da anni insegna Scienze dell’evoluzione delle taglie in quella libera università, si dimostra subito entusiasta e lo rassicura con una instant lecture:

– Caro Gennarò, la dimensione del seno tende effettivamente ad aumentare in tutto il mondo. E in aumento il benessere, l’alimentazione in generale è più ricca per tutti. Non farei certo affidamento sulle racchie cinesi da cui sei circondato, sulle indiane, sui popoli della fame, ma c’è tutto l’occidente obeso, l’America; in certi stati africani la quinta è la regola. Come esperto mondiale e consulente delle principali case produttrici di reggiseni è difficile che mi sbagli di molto. Una stima prudente supererebbe i cinquanta milioni di esemplari nella sola Europa; le nostre ricerche di mercato tu lo sai, sono le più sofisticate. A botta calda direi questo: un’idea del genere su scala mondiale, diventerebbe di gran moda subito, e certo reggerebbe, tenendo conto delle differenti stagioni nei due emisferi, più o meno un anno. Mi rallegro, ci vedo quella genialità ottimistica che circonda l’opulenza del seno sempre e dovunque.

Immagine articolo Fucine Mute

Rincuorato ed emozionato decide il grande passo, chiama Ponzano:

– Ciao Oliviero, hai un paio di minuti per ascoltare un’idea? -e racconta tutto d’un fiato. Matte risate:

– Interessante, l’idea trasporta finalmente il falso inespungibile sulla linea rossa del commento ironico, gli conferisce una dignità nsospettata, lo sottolinea alludendo.

– Potremmo fare delle foto con l’attrice indo-thai Sabrina Parwati. In poche ore si va su una spiaggia del golfo del Siam, Sabrina è un’amica, la più famosa maggiorata del sudest asiatico, la indosserebbe ironicamente…

– Mi pare banale, meglio la Bambolona nuda a quattro zampe, che si fa incornare da un rinoceronte bianco del WWF e la maglietta per terra in primo piano, o sul corno.

– Wonderful, e che ne pensa Luciano?

Passano un paio di minuti:

– Preferisce starne fuori, ma non si oppone, anzi dice che hai naso. E un bel colpo. Diventerà certo un oggetto cult. Vabbè ci risentiamo domani per la data. Ciao.

Se solo sospettassero che si tratta soltanto di rimediare un errore da 250.000 dollari…

A questo punto è certo che tutti hanno intercettato la telefonata e si dà una tregua (vinta la seconda partita a scacchi) di riflessione. Ora eventuali clienti si faranno vivi. Blocca intanto la visita di Ermete Campi, il padrone della Confint in arrivo da Modena, e naturalmente quella del mezzosoprano Mirella Scrocco, che in queste circostanze gli organizza degli spettacoli privati.

Ora l’imprevedibile proposta di Tripone ha invece modificato il progetto di vendere l’idea direttamente. Non resta che obbedire. La Triade nemmeno sospetta di fargli un favore: si infila nel primo aliscafo per Macao, in quell’ora di percorso insonorizzato riassetta le idee, appena sbarcato corre a fare una minuziosa ricognizione del Goa la Dourada: nonostante l’ora tardissima tavoli e slot-machine funzionano a pieno ritmo. (Mancato in pieno il pronostico JuveFiorentina) a Macao la differenza tra il giorno e la notte è molto relativa, sia per i giocatori locali, che però preferiscono di gran lunga il majong, sia per quelli che arrivano a ogni ora in aliscafo direttamente dal vicinissimo aeroporto di Hong Kong, e invece di andare nei costosi alberghi passano la notte a giocare, insonni, calmi e lucidi. Poi una rapida visita alla Levi’s:

Immagine articolo Fucine Mute

(- Come vanno gli affari?

– Bene, ma sono in arrivo i cinesi, comunque una bella confusione.

– Allora tutto va per il meglio.

– Lo diceva anche il presidente Mao…).

Trafelato torna e, a malincuore, va a incontrare il primo cliente, la «Mano Nera», direttamente al Jumbo, famoso ristorante galleggiante dove si mangia il pesce in tutte le salse. Ovviamente non intende fare uno sgarro a Tripone, ma soltanto cercare di alzare il prezzo. In una saletta laterale, chiusa da grandi séparé laccati colle solite cineserie, in piena discrezione e solitudine almeno apparente, soprattutto parlando a voce bassa — le lacche hanno le orecchie — gustando dei dolci «gamberoni à la Buscetta», spiegò l’idea delle magliette per ragazze con bel seno, e dell’errore che allude a ciò che copre.

– Lo sapevamo; ne abbiamo informato il capobacchetta, che non capisce nulla di giochi di parole francesi spagnole o italiane. Bisogna attendere. Comunque gli è piaciuto. L’ho visto ridere di gusto per la prima volta. Per ora non c’è una vera risposta, solo una riflessione. Se mi permetti un ragionamento, secondo me la cosa, magari cominciata scherzando, potrebbe fruttare molto, ma anche sfuggire di mano, giovare ad altre Organizzazioni; da ciò… la prudenza… Ci penserei due volte. Un oggetto del genere diventerà cult in un mese, per via dell’ovvia visibilità. Non mi impunterei a discutere sul prezzo: accetterei subito una royalty e avrei tutti amici, hai capito?

– Ho capito benissimo -rispose Gennaro con un tremolio ai polpacci.

Durante iltragitto in macchina suona il cellulare; è la perfida fondazione Don Vito Genovese da New York:

– L’affare interessa e porta bene, vorremmo estenderlo a Caraibi Polinesia e Quebec…

– Non so come scusarmi, le cose mi stanno sfuggendo di mano… purtroppo ho già altri impegni… mi scusino tanto.

Il gioco si sta facendo pericolosissimo, potrebbe addirittura sfuggire alla Triade stessa… per assicurarsi le royalty bisognerebbe brevettare subito in parallelo presso l’Ufficio falsi di Kowloon, ma questo equivarrebbe a dichiarare guerra…

Immagine articolo Fucine Mute

Intanto, nella lussuosa villa inerpicata sulla collina del Peak, in alto, al di sopra dell’afa, lì dove l’aria tropicale è più ventilata, seduto all’aperto sotto un gazebo ricolmo di piante fonte, avvolto in una leggera tunica di seta verde e ruggine, sorbendo lentamente un tè della Fonte del Drago versato da una stupenda ragazzetta inginocchiata, il Mammasantissima della Triade in pochi minuti ha ormai deciso il futuro di Gennaro Pompei:

– Il ragazzo ha soluzioni fini, ci darà fastidio.

– Ha buona volontà, ingegno, ed è anche un gran lavoratore. Perché non lo prendiamo con noi?

– No, la gente con le idee è troppo instabile, non è prevedibile, non si può condizionarla, bisogna farla fuori.

– Lo facciamo sparire…

– No! Non è più tempo di quei metodi, sopra di noi c’è il Partito, Pechino non vuole rogne, ma tranquillità e stabilità. Si tratta in fin dei conti di un ragazzo, siamo in tempo per distruggerlo. Se non riesci a far fallire l’operazione compra tutto, non passare i due milioni e mandalo come stabilito a Macao.

La bella sedicenne cieca sorda e muta versò altro tè.

Domenica successiva nel pomeriggio, solito tempo grigio e afoso, a bordo di un barcone-giunca noleggiato, in navigazione nell’arcipelago tra Victoria e Lantao: ampia sala ventilata sottocoperta, banchetto cinese già sontuosamente allestito in catering, con rampanti porchette laccate disposte come angeli isosceli tra i vassoi di spring roll, polli agli otto tesori e ravioloni al vapore olezzante, Tripone, notaio e scribacchini. Dalle vetrate a poppa: mare calmo e ogni tanto verdi isolette a montagnole minuscole magnifiche deserte per giocarci ai pirati, avendo tempo e voglia. Una decina di musi gialli eleganti e impenetrabili, tutti «contro» di lui che è solo (dannazione, costretto dalla sua imprudenza ad abbandonare Hong Kong! E Cin Lin non si è fatta vedere):

«Si dà lettura dell’atto di compravendita del casinò Goa la Dourada, sito in Macao via Tal dei Tali ecc. per cui Gennaro Pompei versa un milione di dollari in contanti; dell’appartamento sito in via Grattacielino rachitico, 22° piano per cui Gennaro Pompei riceve 180.000 dollari in contanti; dell’agenzia Studiart, sita in Aberdeen, vicolo Taldeitali, per cui Gennaro Pompei riceve 320.000 dollari…».

Un funzionario del Banco de Macao si fa garante del conto di Gennaro: versati in data odierna un milione cinquecentomila dollari, prelevati un milione di dollari in pagamento casinò Goa la Dourada, balance cinquecentomila dollari…

Si firma, entra un dignitoso cameriere in serico elegante Costume tradizionale cinese, con un vassoio ricoperto di coppe d’argento antico. Le riconosce: sono le leggendarie coppe segrete, quelle dei patti mafiosi della Triade, sul cui fondo, finito di bere, appare un personaggio sornione che tra le mani tiene una fascia con una maledizione tremenda… stanno versando il Mao tai, dalla vetrata Gennaro scorge una lancia, garrisce la bandiera rossa in rapido avvicinamento, la polizia cinese.., l’inno nazionale cinese a tutto volume, si risveglia: i programmi Tv sono terminati.

Il racconto è tratto dal libro “Tirtagangga e varie sorgenti” di Luciano Troisio, by MARSILIO EDITORI S.P.A., Venezia, 1999.

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