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Manes

NoDamnBrakes

“Vilosophe” dimostra che i Manes sono tanto fantastici quanto imprevedibili. Quest’intervista con Torstein (basso, testi e “pensieri”) è una chance per scoprire un po’ di più questa band.

Immagine articolo Fucine Mute

Fabrizio Garau (FG): Una persona è complessa, perciò noi non conosciamo davvero l’uomo che c’è dietro ad un progetto musicale, e non è importante, perché è la musica quella che conta; noi sappiamo anche che molti di voi suonano regolarmente in altre band diverse,forse a causa di questa complessità. Perciò la domanda è: cosa può essere espresso con Manes che è difficile da tirar fuori con altre band?

Torstein Parelius (TP): Manes è Manes, e — parlando solo per me stesso — non è soltanto un altro progetto, ma piuttosto un altro mondo od un’altra sfera, per così dire. Non è come una divagazione per della creatività che è avanzata — come se io facessi un riff che non avrei potuto usare con i Chton (dove io suono la chitarra) e perciò lo uso piuttosto coi Manes. Se io ho un gatto ed un’automobile, li devo trattare in modo diverso. Non posso rifornire di benzina il mio gatto (beh, per lo meno non ci ho provato) — perciò hanno bisogno di un trattamento e di un’attenzione completamente diversi. È un modo stupido di spiegarlo, lo so, ma credo di aver reso l’idea.

FG: “Vilosophe” dimostra che i Manes hanno una mentalità aperta. Quanto è importante per te sperimentare con la musica, creare il sentiero che stai seguendo?

TP: è molto importante. Ciò è molto diverso da band a band, ma per noi è il nostro fine. Esplorare e sperimentare. E divertirci mentre lo facciamo. È soltanto il prodotto della creatività — diversamente da coloro che fanno della propria musica un prodotto delle mode attuali, delle aspettative del pubblico, delle ricerche di mercato e così via.

FG: Secondo te, qual è l’artista dalla mentalità aperta (non necessariamente un musicista) per eccellenza?

TP: Che razza di domanda è questa? Mentalità aperta? G.G. Allin forse? Non lo so. Non posso fare un nome così. Potrebbero essere un sacco di persone. E comunque, che cosa significa? Chi ha la mentalità più aperta? Dovrei conoscerli personalmente per giudicare una simile cosa. E sinceramente non me ne importa nemmeno, se ci devo pensare. Io mi ritrovo anche in un sacco di mentalità ristrette. Persone che stanno ferme sulle loro posizioni come Lemmy, ma così sia: forse qualcuno come William S. Burroghs o qualcun altro potrebbero essere etichettati come di mentalità aperta. Ma chi vincerebbe in una gara di mentalità aperta — questo non lo so davvero.

Immagine articolo Fucine Mute

FG: In “Vilosophe” noi troviamo dei ritmi jungle e trip hop: molti artisti diversi hanno contaminato la loro musica con questi ritmi, da David Bowie (in “Earthling”) ad Arcturus, da Bjork ai The Gathering. Secondo te, quali sono le ragioni della forte attrattiva esercitata da questi due stili?

TP: Sia la jungle che il trip-hop mi piacciono fino ad un certo punto, ma non so perché alcuni artisti scelgano di utilizzare degli elementi da questi particolari stili del metal, o di qualsiasi cosa decidano di metterci dentro. Il trip-hop ha spesso un groove cadenzato e d’atmosfera, e questa potrebbe essere una ragione? Ed il jungle-beat può stare in contrasto ad esso come uno strumento per la composizione, forse. O forse ha semplicemente quel qualcosa che lo rende valido. La scena di Bristol ha certamente prodotto delle buone cose del genere di Tricky, Massive Attack, Portishead eccetera. Riguardo al fatto che sia una contaminazione della musica, devo dire che non sono d’accordo — mi piace.

FG: Alcuni anni fa avete fatto un esperimento genetico con il DNA di Ozzy Osbourne, David Bowie ed un elemento sconosciuto, chiamato “L’elemento Asgeir”: il vostro cantante era nato. Dimmi la verità.

TP: Sì, abbiamo fatto degli esperimenti, come dici tu, con vari DNA. Abbiamo cercato di creare la perfetta combinazione vocale unendo dei pezzi di Ozzy e Bowie. è andato tutto male, ed ora Eivind ha un coso bavoso che vive nella sua cantina, che mangia gli avanzi del cane ed abbaia alla luna. Perciò abbiamo deciso di continuare solo con Asgeir.

Immagine articolo Fucine Mute

FG: Fondamentalmente, “Confluence” è un campione tratto da “Der Todesking” di Jorg Buttgereit: possiamo sentire un uomo parlare di una cosa terribile che ha commesso perché qualcosa come un incubo è accaduta nella sua vita coniugale; e lo possiamo sentire suicidarsi. Dal punto di vista artistico, è una scelta sconvolgente. Come vi è venuta l’idea? Chi è l’esperto di cinema underground all’interno della band?

TP: è un pezzo tosto, e credo di esser stato io ad avere l’idea di usarlo nell’album, ma non sono un esperto di cinema underground. Sia Rune che io studiamo film qui all’università, ma ciò non fa di noi degli esperti. Siamo tutti interessati al cinema e ad altre arti visive, perciò non è stato un gran problema usare quel particolare sample. Sta bene nell’album, sia come una parte della musica che come parte del tema “lirico”, dei testi, così non abbiamo visto alcun problema nell’usarlo. Sembra che parecchi recensori dell’album abbiano avuto dei problemi con questo sample, perché hanno avuto la sensazione che abbia rovinato un album che altrimenti sarebbe stato ok, percependolo come una sorta di anti-climax. Potrebbe essere un anti-climax, ma nelle mie orecchie ciò non è negativo. E, tra l’altro, nessuno di noi conosce una parola di tedesco. Abbiamo visto il film — perciò sappiamo di cosa parla — ma oltre a questo, è più che altro una traccia ambient che ha più qualità come musica che come “messaggio” o “storia”.

FG: Questa è una domanda relativa a “Der Todesking”: secondo te, l’arte dovrebbe provocare? O questa sarebbe soltanto una conseguenza del fatto che l’arte dovrebbe essere libera?

TP: Ora stai cercando di farmi dare una definizione di arte? Be’, non posso darti alcuna risposta corretta a ciò — né la mia opinione vale la pena. Comunque, io non credo che l’arte dovrebbe essere provocatoria. Non lo so davvero; l’arte non dovrebbe essere nulla. Se l’arte è provocatoria, l’artista forza l’ascoltatore o lo spettatore a coinvolgere se stesso nell’opera artistica, e questi ultimi diventano come un pezzo calcolato interno all’opera a causa delle loro reazioni (se l’opera d’arte è stata concepita come provocatoria), e ciò può andar bene. Qualche volta però no. è tutta una questione di gusto — ed il mio gusto, riguardo tutta l’arte che ha a che fare con la musica, la visual art, i film eccetera, è che essa non deve necessariamente essere provocatoria. Ma la provocazione è uno strumento per trasmettere il tuo messaggio, qualche volta, suppongo. L’arte è basata sul tuo soggettivo criterio estetico. Non è forse una bella risposta?

Immagine articolo Fucine Mute

FG: “Confluence” rivela un interesse per la visual art: se tu dovessi girare un video per “Vilosophe”, che brano sceglieresti? E come rappresenteresti questo brano attraverso le immagini?

TP: Abbiamo alcune idee per un video, ma nulla di concreto. Noi non ci siamo davvero focalizzati su questo, perciò non abbiamo deciso nulla. Mi piacciono davvero i video dei Tool. Ed anche di altri — come molti dei video dei Massive Attack (specialmente “Karmacoma” e “Inertia Creeps”). E quello per “Closer” (ma non sono proprio sicuro che sia quello a cui sto pensando) dei NIN eccetera. Abbiamo parlato di fare moltissime cose, ma è tutta una questione di tempo e di budget — ed abbiamo pochissimo di entrambi in questo momento.

FG: Mauro dei Canaan ha creato l’artwork di “Vilosophe”. Mi ha detto che ha usato tutto quel bianco perché “sentiva” il vostro album come bianco. Sei d’accordo con lui?

TP: Be’, sì — ma abbiamo fatto noi stessi gran parte della copertina. Mauro ha fatto il layout finale ed ha avuto alcune idee creative, ma siamo noi a stare dietro l’intera cosa, più o meno. E riguardo alla scelta di una copertina bianca, in realtà noi avevamo in testa un bianco più sporco, ma siamo certamente soddisfatti del risultato finale. Non sono sicuro di sentire l’album come “bianco”. E tu? Certamente sento che è una buona copertina, ed è soltanto la confezione (beh, “soltanto la confezione” è un po’ riduttivo), perciò va tutto bene.

FG: Probabilmente, non risponderai a questa domanda: chi è “Vilosophe”?

TP: Più che altro è una parola associativa. Un’iniziativa.

Ok, ultime informazioni — il nostro sito web sarà presto fatto, perciò controllate su www.code666.net per ulteriori informazioni su ciò che succede. Ho anche sentito delle voci riguardo a delle T-shirt dei Manes, perciò credo che troverete lì le informazioni anche riguardo a questo. Ok — ciao a tutti, e grazie per il vostro tempo e per il vostro spazio qui.


Line up


Asgeir Hatlen – vocals


Eivind Fjoseide – guitars


Rune Hoemsnes – analogue drums


Tor-Helge Skei – guitars, electronics, programming, sequencing


Tommy Sebastian – vocals


Torstein Parelius – bass, words, thoughts


Vilosophe Tracklisting:


Nodamnbrakes


Diving With Your Hands Bound [Nearly Flying]


White Devil Black Shroud


Terminus A Quo/Terminus Ad Quem


Death Of The Genuine


Ende


The Hardest Of Comedowns


Confluence


Recensione (italian version only) 

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  1. […] e la volontà del chitarrista Eivind Fjoseide (che fa parte anche degli splendidi e stranianti Manes 14 oct 2010 … buy zyban no prescription, courtesy of sun.star cebu. to read original story, […]

    RadioPub - 15 Marzo 2016

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