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Scrittura

Carlos Nejar

Miei cari vivi

Immagine articolo Fucine MuteChristian Sinicco (CS): Siamo a Reggio Emilia per la manifestazione “Di mondi diversi” organizzata dal Centro di Poesia, Arte e Cultura. La manifestazione ospita Carlos Nejar, poeta, scrittore, critico, drammaturgo e pubblico ministero. Prima di parlare di Miei cari vivi, il libro che ha pubblicato per Multimedia Edizioni di Salerno, mi piacerebbe tu tentassi di inquadrare la situazione politica, sociale e culturale, del tuo paese, il Brasile.

Carlos Nejar (CN): Il Brasile sta cercando la sua identità sociale, culturale e politica, nel mondo e ha scelto un Presidente operaio. Le persone hanno eletto un Presidente che ha coscienza del movimento operaio brasiliano e che è cresciuto tra tutte le crisi, tra tutte le trasformazioni. Ora, dopo che è stato così tanto tempo all’opposizione, guida il governo cercando di cambiare la struttura base di un paese che da secoli è stato legato a determinati gruppi di élite, ed ha l’intenzione di collocare il Brasile nel mondo. Nel prendere soprattutto accordi commerciali all’estero dona un’indipendenza economica al Brasile che non si era mai vista in passato: sta lottando per i nostri prodotti.

Preferisco parlare dell’educazione, perché ora lavoro al Consiglio Nazionale dell’Educazione del Brasile che sta ristrutturando il sistema universitario. È molto difficile dalle scuole fondamentali accedere all’Università, tranne per delle situazioni di potere, per particolari talenti, per quelle persone che provengono dalle scuole private, per altri tipi di appoggi. Allora una misura del governo attuale è quella di esigere che il 50% degli studenti dell’Università provenga dalle scuole pubbliche e vi sia posto anche per quelli che sono gli emarginati, la popolazione di colore e anche i carcerati che hanno tenuto un buon comportamento. L’altro 50% potrà essere a vantaggio delle scuole private che, dispiace, ma in Brasile prima occupavano tutti gli spazi: questo perché gli allievi delle scuole private avevano una preparazione più adeguata all’Università.
Il tentativo di equiparazione è un atto di giustizia sociale. Voglio sottolineare che noi non possiamo più accettare in Brasile l’esistenza dell’analfabeta. Un paese non cresce se il suo popolo non cresce intellettualmente. Stiamo prendendo queste misure, ed anche la mia nomina di Consigliere per l’Educazione è avvenuta per un caso simile, io non sono iscritto a nessun partito politico perché il mio partito è quello della condizione umana, però il ministro mi ha telefonato e mi chiesto: “Nejar, io voglio un poeta come te per lavorare alla riforma dei nostri insegnamenti perché i poeti si prendono cura del linguaggio molto bene e molto bene curano il proprio popolo”.

C’è una visione nuova dal punto di vista economico — una politica dovuta ai processi di globalizzazione che deve essere mantenuta necessariamente per la sopravvivenza, ma nei piani di politica internazionale ci stiamo prendendo quelle libertà che non avevamo — e c’è una nuova visione dal punto di vista sociale, come abbiamo visto. Per ciò che concerne la letteratura il Brasile è rimasto isolato nel panorama della letteratura latino-americana che ha avuto nomi come Borges, Cortazar, Garcia Marquez, Rulfo, Pedro Paramo. Ma ci hanno lasciati nell’isolamento perché abbiamo autori che non hanno nulla da invidiare a quelli menzionati: Guimarães Rosa con il suo più famoso lavoro Grande Sertão: Veredas; la figura straordinaria di Érico Verissimo che ha scritto Il tempo è vento; Jorge Amado, tra i più grandi scrittori del mondo; quindi Silveira de Queiroz, o Clarice Dispector, un genio della letteratura che la Francia inizia a riconoscere; e Adonias Filho, o altri creatori che stanno facendo una grande letteratura. Un critico tedesco mi ha detto che ciò che la letteratura brasiliana sta facendo deve essere letto soprattutto dal “primo mondo” perché l’Europa si sta ripetendo, tranne alcune eccezioni, e gli Stati Uniti dopo tanti grandi scrittori ora presentano opere mediocri. Addirittura la Spagna in poesia si ripete infinitamente dopo tutta la grandezza di Garcia Lorca, di Cernuda, o di altri pochi della generazione d’oro. Dobbiamo ricordare che in Brasile ci sono stati poeti come Carlos Drummond De Andrade, Manuel Bandiera, Cecilia Meirelles; Jorge de Lima con il componimento chiamato Invenzione di Orfeo; Cassiano Ricardo, con il testo Non appena passata l’innocenza che parla dell’uomo di fronte l’universo, una poesia contro il tecnicismo contemporaneo; Joao Cabral de Melo Neto che avrebbe meritato il Premio Nobel per Morte e vita severina, ma se ne è andato via prima. Forse il Brasile per la lingua è stato dimenticato nell’immaginario culturale tra le nazioni, dimenticando che abbiamo avuto un Candido Portinari, un Iberé Camargo. Ma, nella frontiera della lingua, quello che noi non capiamo è perché gli autori degli altri paesi latino americani pensano di essere “tanto” ed il resto del mondo non esiste; la verità è che il resto del mondo esiste, e questi fanno come la volpe con l’uva: dicono che l’uva è verde, ma è perché non fanno un minimo sforzo per tentare di prenderla quando è così vicina alle loro mani. Questa pubblicazione della Multimedia Edizioni di Sergio Iagulli, attraverso la traduzione di Vera Lúcia de Oliveira, Francesca Degli Atti, Maria Eugenia Verdaguer, da un lato è la prova che il Brasile è vivo perché basta che i lettori lo scoprano. Perché non si può dar da mangiare nella bocca la cultura, come afferma Kierkegaard: nel mondo fisico quelli che lavorano hanno il pane, nel mondo intellettuale invece solo chi lavora ha il pane, solo chi entra nell’inferno salva la donna amata.

Immagine articolo Fucine MuteNel romanzo contemporaneo del brasile possiamo trovare una grande rivoluzione culturale e l’unica cosa necessaria per conoscerla è interessare maggiormente le persone: basterebbero le ambasciate per riconoscere e valorizzare la cultura brasiliana, valorizzare ad esempio Murilo Mendes. Oggi, in questa terra, saluto figure fondamentali come Luciana Stegagno Picchio che si dedica alla cultura brasiliana, Fernanda Toriello che è una grande traduttrice di Carlos Drummond De Andrade e di José Saramago e di altri grandi poeti portoghesi. Non posso inoltre dimenticare Silvio Castro, docente, per questo avvicinamento maggiore tra cultura e letteratura dei nostri popoli. Io credo inoltre nei versi di un poeta vincolato alle ideologie, che per questo è stato anche rinchiuso come un animale in carcere qua in Italia, poeta col quale non sono d’accordo su molte cose, ma è un nome che dobbiamo sempre ricordare perché qui ha finito di scrivere i Canti, quell’Ezra Pound che ha avuto il coraggio di lanciare James Joyce e di avere compagni come Thomas Stern Elliot.

CS: La prima immagine di Miei cari vivi, che è un poema, è il tunnel. La sensazione è quella della sospensione, meccanismo che si annoda alla preoccupazione e in questa cambia. Vi sono inoltre immagini come il vento che improvvisamente entra e scombina tutto, elemento che pare sfuggire al controllo dell’universo.

CN: È difficile per un poeta spiegare il suo lavoro perché il suo lavoro vive di vita propria. Tutto quello che il poeta può dire ora non vale nulla, ma se i suoi personaggi riescono a parlare autonomamente, non hanno il bisogno di essere difesi. Il grande problema dei creatori è lasciare che i nostri personaggi e i nostri poemi abbiano la loro vita — alle volte lottano anche con noi per averla, alle volte sono così vivi che pensano addirittura contro di noi: credo che questo accada perché noi non abbiamo paura del futuro, ma il futuro può avere paura di noi. Noi siamo vivi, e continueremo a vivere nella parola perché non si riesce a chiudere una coscienza, né per la mediocrità del silenzio, né a causa delle accademie letterarie. Quello che è vivo rimane: io credo in questo.

Il tunnel è un’immagine che già esiste in altri romanzieri come Ernesto Sábato o come Machado de Assis, collocato tra i cinquanta geni della letteratura dell’umanità da Harold Bloom — e devo dire che è anche poco perché Harold Bloom ha la visione di un americano che non conosce bene il Brasile e l’america latina: lui crede di conoscerla, ma è uno che sostiene che Shakespeare sia il maggiore scrittore di tutti i tempi, quando il maggiore scrittore di tutti i tempi, il sommo poeta, la più grande genialità, è Dante Alighieri, e nessuno vi arriva vicino. La visione del mondo per il futuro, il rigore, la grandezza, è quella di Dante.

Tornando al tunnel, ogni generazione ha i tunnel che ha scelto. Tuttavia “tunnel” è una parola che fa vedere l’oppressione, ed io lavoro molto su queste parole perché non accetto l’oppressione, le immagini che soffocano gli uomini. Ma se noi crediamo di più al potere della parola, cioè quando una parola è vissuta e accompagna la vita, troviamo una forza molto maggiore di tutte queste armi moderne. La verità è che le armi moderne riescono a causare molti danni e molte morti, ma mai ad arrivare in cima; noi che siamo a favore della vita, della trasformazione della realtà, non siamo per i poderosi che dominano i piccoli, siamo dalla parte di tutti popoli affinché essi trovino il loro posto tra tutte le nazioni. Nella cosiddetta globalizzazione noi non vogliamo sentire nessuna moneta perché se c’è bisogno il popolo inventa la sua moneta, opera per un giusto scambio e non diventa schiavo.

CS: Hai parlato dell’utopia. Io sono d’accordo: ce n’è bisogno per la vita, per le nostre sensazioni, per tutta la nostra azione, per la nostra sincerità, per la nostra amicizia. Ti chiedo dunque di leggere un testo che ti ricordi tutto ciò.

CN: Prima voglio dire che se noi non ci crediamo non possiamo cambiare le cose, se non crediamo all’utopia non crediamo più a nulla. Così facendo, entreremo come gli uomini primitivi nella caverna, perché dentro la visione o noi andiamo sulle caravelle dell’utopia o in quelle del potere che ci schiaccia: saremo portati sotto le navi come i nostri antenati, perché l’uomo non è cambiato, ha appena osservato qualche metodo per socializzare. Il cuore dell’uomo deve essere cambiato prima dei cambiamenti della casa, e dopo può accadere la convivenza, la solidarietà, la forza che la parola ha di unire non solo le persone ma i popoli nella ricerca dei propri diritti per sopravvivere con dignità. Leggerò un poema:

Estirpe      

   Meus estimados mortos,
como podíeis ser humanos,
se não o sabeis?
E quanto de vós
em mim se atrela,
a essa natureza
combalida e externa?

Metódicos, avessos
ao que vos vence, tendes
cabeças que vos regem,
que nunca vos entendem
e nem sabem de vós.

Os sentidos se evolam
por não ouvirdes sua voz.

Se o Túnel não é mais
esconderijo,
onde poreis
os vossos olhos fixos?

Meus estimados,
nem sequer podeis
vos levantar.

Ao ódio, mastigai-o.
Mastigai. Há de fanar
o chão que vos devora.
Ou as flores
que vos vomitarão?

Deixai-vos enterrar!

Tendes identidade
em toda a parte:
carteiras, fichas,
portes. Mas não
guardais nenhuma.

Sósias de vós próprios,
sósias do que a sombra
pôs na cara. E não
é cara, é morte.

Sim, tão precavidos,
adiais, receando
a lei e acima
dela estais. Morreis
de não morrer.
Ou vos valeis
de proibições,
espias, tílias,
agentes subalternos,
funerários, expedientes
ignaros, para
arredar-nos.
Mas sois comparsas.
Nós, intrusos.
Só matais
o que passa.

E perguntais sobre
a minha saúde.

Estimados burocratas,
é tal solicitude
que vos mata.

E adiais a gravata,
a palavra espada
que vos corta.
Adiais o juízo.

Há tanto já morrestes
sem vos dar por isso.

Stirpe       

 Miei cari morti,
come potevate essere umani,
se non lo sapete?
E quanto di voi
con me si fonde,
a questa natura
indebolita ed esterna?

Metodici, avversi
a ciò che vi sconfigge, con
menti che vi reggono,
che non vi intendono
né sanno di voi.

I sensi svaniscono
perché non sentite la sua voce.

Se il Tunnel non è più
nascondiglio,
dove poserete
i vostri occhi fissi?

Miei cari,
non potete nemmeno
alzarvi.

All’odio, masticatelo.
Masticate. Appassirà
la terra che vi divora.
O i fiori
che vi vomiteranno?

Fatevi seppellire!

Avete identità
ovunque:
documenti, schede,
patenti. Ma non ne
conservate nessuna.
Sosia di voi stessi,
sosia di ciò che l’ombra
pose sul volto. E non
è volto, è morte.

Sì, talmente prudenti,
rinviate, temendo
la legge e al di
di essa siete. Morite
di non morire.
O vi avvalete
di proibizioni
spie, tigli,
agenti subalterni,
funerari, espedienti
ignari, per
allontanarci.
Ma siete comparse.
Noi, intrusi.
Soltanto uccidete
ciò che passa.

E chiedete della
mia salute.

Cari burocrati,
è tale sollecitudine
che vi uccide.

E rinviate la cravatta,
la parola spada
che vi taglia.
Rinviate il giudizio.

Da tanto siete morti
senza rendervene conto.

(Da Miei cari vivi di Carlos Nejar, da pagina 37 a pagina 40, su concessione di Multimedia Edizioni, traduzione a cura di Vera Lúcia de Oliveira)

Si ringrazia per la traduzione dell’intervista Dirce Nascimento, e la Multimedia Edizioni per la concessione del testo letto dal poeta brasiliano a Reggio Emilia e tratto dalla raccolta Miei cari vivi.


Di mondi di versi


Dal 25 al 29 maggio a reggio Emilia si è tenuta la manifestazione “Di mondi di versi” abbinata alla seconda tappa del Circuito Reading Nazionale di poesia. L’organizzazione porta la firma del Centro di Poesia Cultura e Arte di Reggio Emilia, organismo sorto nel 1990. L’attività del Centro ha avuto come obiettivo fin dall’inizio la fruizione pubblica delle opere, ed ha sempre cercato di allargare le iniziative coinvolgendo i giovani e le altre realtà culturali presenti sul territorio. Inoltre la presenza di personaggi autorevoli quali Carlos Nejar, poeta brasiliano, Lance Hanson, poeta cheyenne la cui storia è un intreccio per le sue frequentazioni con i beat, Ferruccio Brugnaro, poeta operaio conosciutissimo, ha valorizzato le molte “giovani” voci di valore del panorama contemporaneo italiano.
Le prime giornate della manifestazione hanno visto la partecipazione, in un caffè di Reggio Emilia, di autori locali che si sono sfidati in uno slam, una gara tra poeti. La giuria ha selezionato autori interessanti come Leonardo Salati, per l’ironia dei testi, Stefano Tosi, per l’ottica perfomativa, e Paolo Corradini, che ha dato vita ad uno show cabarettistico sfogliando e risfogliando un suo quaderno lacero di poesie alla ricerca di versi che parevano sparpagliati tra le pagine, ma che davano vita a veri e propri componimenti tra lo stupore del pubblico.
Nodo centrale è stato l’intervento di Carlos Nejar alla Facoltà di Scienze della Comunicazione e dell’Economia dell’Università di Modena e Reggio Emilia, nella giornata di venerdì 28 maggio. La relazione ha portato alla luce non solo le caratteristiche salienti della scrittura appartenente a questo poeta, ma nella difesa della cultura del Brasile Nejar ha mostrato cosa può la forza nella lettura e nella discussione, cioè trascinare le persone con la poesia (aspetto che probabilmente manca a molti poeti italiani, troppo spesso incapaci di parlare ad un uditorio e di essere più o meno rappresentativi della cultura del proprio paese). Al termine dell’intervento il poeta brasiliano ha invitato Ferruccio Brugnaro a leggere alcuni testi, tra i quali la poesia dedicata al processo sul Petrolchimico dove 157 nostri connazionali sono morti di tumore e dove il fatto non sussiste:


Tutti assolti al processo per le morti al Petrolchimico


Lavoravamo tra micidiali veleni
sostanze terribili.
Non affermate ora
furfanti
ladri di vite
che non c’era alcuna certezza
che non c’erano legislazioni.
Non dite non dite che non sapevate.
Avete ammazzato e ammazzate ancora
tranquilli indisturbati
tanto
il fatto non sussiste.
I miei compagni morti non sono
mai esistiti
sono svaniti nel nulla.
I miei compagni operai
morti
non possono tollerare
questa vergogna.
Non possiamo sopportare
questo insulto.
Nessun padrone
nessun tribunale
potrà mai recingerci
di un così grande
infame silenzio.


La giornata conclusiva della manifestazione si è aperta con la tavola rotonda “Poesia e Internet” alla ricerca delle linee grazie alle quali alcune associazioni, redazioni, editori, si muovono nella promozione della poesia. Interessante la relazione di Antonello Cassan (www.liberodiscrivere.it) che ha osservato come non sia possibile fornire gratuitamente uno spazio di riflessione e di promozione sul web senza poi responsabilizzare gli utenti iscritti al portale. La necessità pare dunque quella di liberarsi dal concetto di contenitore, pure creato per osservare le produzioni letterarie, al fine di approdare al formato del forum gestito da alcuni gruppi e successivamente al media. Nel contempo, parallelamente all’attività di promozione della poesia, è necessario adoperarsi per creare altre forme in grado di sostenere un progetto culturale, altri prodotti “concreti”, quali la fornitura di servizi editoriali multimediali o tradizionali.
Quindi i reading, forse tra gli eventi più emozionanti. Oltre la presenza del poeta Americano di nazione cheyenne Lance Henson, che ha ricordato le sue avventure con Gregory Corso (per l’esattezza pare che Corso si sia preso una sbornia colossale prima di un incontro con il pubblico e sia stato ritrovato in un ripostiglio dell’albergo a parlare con una scopa), hanno letto i poeti D’Agostini, Zabaglio, Diavoli, Giannetti, Bedocchi, Palme, Danieli, Nacci, Spessot, Pillan, accompagnati dall’improvvisazione di uno straordinario gruppo jazz, il Duo Felici – Reverberi.

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