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Cinema

Pino Tordiglione

Passato e valori

Immagine articolo Fucine MuteTiziana Carpinelli (TC): Fucine Mute incontra Pino Tordiglione, regista di Natale Rubato. Il tema di tutto il film è l’amore, l’amore che parte dall’amore singolo di un padre per la figlia ammalata e si estende poi all’amore collettivo del paese. Perché ha scelto questo tema per il suo film d’esordio?

Pino Tordiglione (PT): Ho scelto questo tema anche per caratterizzare un po’ la storia e ho puntato molto sull’amore, sui valori che in questi ultimi tempi stanno scomparendo. Una società può esistere solo se ricorda il passato, se ha i valori, e questo è stato il motivo per cui ho girato il film: una rievocazione dei valori.

TC: Natale Rubato è un film a cui, inizialmente, è stato messo a disposizione un budget limitato: 750 milioni, in parte frutto dei suoi risparmi. È stata, quindi, una scommessa su un progetto in cui si credeva fortemente e che poi, addirittura, ha vinto il Premio Mediterraneo alla sessantesima manifestazione della Mostra di Venezia e la Menzione Speciale del Presidente della Repubblica. Si aspettava un tale successo?

PT: Aggiungo anche il Premio Nazionale per il Cinema e per i Piccoli Comuni. Il mio film è stato distribuito dal Coordinamento Piccoli Comuni in 400 piccole sale cinematografiche, parrocchie, centri sociali, scuole: abbiamo portato il nostro film ovunque. È stata una mia scelta fare questo film con i mezzi di cui disponevo: ho una società di produzione, quindi mi sembrava illogico noleggiare telecamere e quant’altro. Ho sempre sostenuto che, alla base di ogni racconto, c’è bisogno di una vera storia. Oggi quello che manca al cinema italiano, penso siano le storie semplici da raccontare: troppa violenza, troppi luoghi comuni, pochi valori, poco amore, poche storie originali. Questo è il segreto del nuovo Cinema Italiano e io ho inteso fare questo, ho puntato su questo aspetto e ci sono riuscito.

TC: Il cast, eccetto l’attore protagonista e pochi altri personaggi, è composto da attori non professionisti. Anche questa è una scelta voluta? Oppure è stata imposta dai vincoli di budget?

PT: Non è così. Quello che cerco di spiegare è che una bella storia va raccontata con i personaggi del posto. È vero che non sono attori di professione, ma se vado a raccontare il vissuto di un mondo rurale e faccio recitare la Koll nel ruolo della contadina, faccio ridere i polli! Ho avuto la necessità di avere quei volti scavati dalla fatica, quel modo di ragionare che è tipico del contadino, che fa parte della loro cultura. Li ho ripresi, non ho fatto altro. Per amalgamarli agli attori protagonisti, mi serviva un “collante” e, non a caso, la scelta di Rispo, di Porfito, di Ciorcalo e di Nicola Pignataro è stata efficace e sostanziale: la loro professionalità è servita per integrarsi con questo mondo originale. Questa è stata la chiave del film.

Immagine articolo Fucine Mute

TC: Un cinema che si vuole fare anche al neorealismo?

PT: Non credo si tratti di neorealismo… Questa è la verità di un popolo, di una cultura, che poi è quella italiana… Ritengo, che in Italia ci siano tante storie da raccontare, non c’è soltanto Pinocchio… Tante storie che i piccoli comuni ancora custodiscono gelosamente e che hanno bisogno di registi che vadano a rispolverarle. Lei immagina quante storie, racconti o fiabe esistono sul presepe? E quindi tutte queste storie, secondo me, andrebbero implementate, valorizzate ed esplicate dal punto di vista cinematografico e televisivo.

TC: Una domanda sulla spiritualità. Lei ha scritto anche il soggetto per Padre Pio da Pietralcina, e anche Natale rubato si rifà naturalmente ai valori cristiani. La spiritualità cosa significa per lei e quanto incide nel suo lavoro?

PT: Tengo a precisare che ho girato quel film come produttore e ho contribuito al soggetto del film Padre Pio da Pietralcina per la regia di Alberto Rondalli. È stato il primo lavoro su Padre Pio: un reality-film tratto direttamente dall’Epistolario di Padre Pio. Nel mio film non c’è tanto cristianesimo: ho scelto di usare l’amore perché ritengo che Dio sia uno e anche se è chiamato con diversi nomi — c’è Buddha, c’è Allah — tutti sono riconducibili ad un solo Dio e all’amore, cioè al rispetto del prossimo, al vivere serenamente su questa terra. Infatti, nel presepe, se ricorda le parole del pastorello, io parlo del Natale come l’inizio e la fine, laddove non c’è spazio, non c’è tempo: è il Natale, cioè la vita di ogni essere umano, la vita di ognuno di noi.

TC: Il pastorello dice anche che ogni mondo è un mondo possibile. Si riferisce anche alla speranza?

PT: Sì, è inutile piangerci addosso: la società e l’uomo hanno bisogno di speranze, hanno bisogno di vivere un mondo a propria misura. Bisogna offrire a tutti la possibilità di vivere con la propria esistenza in una maniera giusta, migliore… Seguendo i propri desideri. Il Cinema deve insegnare la speranza e a pensare positivo anche perché è scontato pensare in negativo, piangersi addosso. Questo è il mio film: amare per essere amati.

Immagine articolo Fucine Mute

TC: Ultimissima domanda: i suoi progetti futuri quali saranno?

PT: Ne abbiamo parlato anche con Rispo: c’è veramente un bel soggetto che girerò con grandi mezzi. Cercherò di dimostrare che si può fare cinema anche partendo dalle storie dei piccoli comuni. S’intitolerà Il sogno del musicante, cioè la storia di una banda musicale composta da contadini. Dietro ad una banda si cela quella che è la realtà, la cultura italiana: la banda che accompagna ogni momento particolare, che segna e scandisce gli istanti della vita di ognuno di noi. In questa banda di contadini suonano tutti ad orecchio, tranne uno che ha un paio di anni di conservatorio. Vi suona anche un ragazzino che, pian piano si appassiona e, affascinato dalla musica, diventa un grande musicista e approda alla Scala, e poi a New York. Una bella storia…

TC: Ancora una storia di speranza?

PT: Vedi, in dialetto napoletano c’è un detto che significa: “La vita di un uomo dipende dall’altro uomo”. E quindi l’amore è senza dubbio importante, la comprensione, il rispetto per il prossimo. Tutto qua.

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