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Musica

Negru Voda

Dobruja Region

Hans Peter Nyström è la mente dietro ai progetti Megaptera e Negru Voda. è difficile parlare di Megaptera  (uno dei primi acts della Cold Meat Industry, industrial ambient con una massiccia dose di campionamenti presi dalle fonti più disparate come televisione, radio…), perché ci si trova in presenza di quasi quindici anni di storia, cambi di formazione, ma soprattutto di una discografia sterminata, tanto importante quanto frammentata e sparsa in vinili, compilation, edizioni limitate; anche Negru Voda, avventura solista, non scherza in quanto a dispersione, ma su Fucine Mute bisogna proprio ricordare un nastro del 1994 intitolato An Impulse of Fear (trattavasi di split con third EYE), ovvero un enorme re-impasto sonoro del film “La Cosa” di John Carpenter, probabilmente uno degli album della scuola industrial svedese che più si avvicinano al concetto di panico assoluto. La recente uscita di Peter con quest’ultimo monicker, dal titolo Dobruja Region, riprende alcuni vecchi pezzi e ne propone di nuovi, quindi permette a chiunque di scoprire le diverse facce del progetto. In sei pezzi, Nyström ri-crea con il suono volumi e spazi, cercando di rappresentare i luoghi e gli oggetti che lo colpiscono: la Scandinavia, il ghiaccio, le miniere, senza dimenticare le grandi macchine industriali. Infatti, le prime tre tracce celebrano (?), attraverso percussioni serrate e meccaniche, “la minacciosità dell’industria pesante”, per così dire. Le ultime tre invece, pur mantenendo un substrato d’inquietudine, sono più calme e meditative, se si vuole considerare “t(h)rill(e)d come un momento di passaggio che a tratti ci rigetta ancora nella paranoia.
Sebbene rimanga un po’ di nostalgia per la geniale idea “carpenteriana” di dieci anni fa, bisogna affermare che il disco in questione dimostra la versatilità di Nyström nell’arte dell’intimorire.

Dobruja Region coverFabrizio Garau (FG): Peter, hai avuto una grossa influenza sulla scena industrial ambient svedese (e non svedese). Cosa pensi di aver aggiunto all’industrial sound degli anni Novanta e che rapporto hai con la precedente generazione di pionieri di questa forma espressiva (Throbbing Gristle, SPK, Test Dept)?

Peter Nyström (PN): Ho avuto una grossa influenza?! Non molto, per quanto ne so. Onestamente non saprei.
Per me sono stati importanti gli SPK e i Test Dept. Beating the Retreat, The Unacceptable Face of Freedom e Gododdin dei Test Dept sono tra i miei dieci dischi industrial preferiti. Auto-Da-Fe degli SPK è un grande album!
Non ho mai ascoltato i Throbbing Gristle.

FG: La nascita della musica industrial è stata associata ad aggettivi come “sperimentale” e “provocatoria”. Tenti d’essere sperimentale e provocatorio o vuoi semplicemente produrre degli “impulsi di terrore” (da “An impulse of fear”, titolo di uno dei primi dischi col nome Negru Voda, ndr)? O sto parlando della stessa cosa?

PN: Non ho mai tentato di essere provocatorio. Non è il mio stile. Sperimentale piuttosto, ma non solo. Certe mie uscite sono più sperimentali di altre. Mi piace giocare con i field-recordings e le frequenze radio. Allo stesso tempo tento ovviamente di indurre un senso di paura…

FG: Magnus Sundström è da tempo tuo amico e collaboratore (per esempio, il tuo nuovo album esce per la sua etichetta). Come descriveresti il vostro rapporto artisitico?

PN: Lui è “l’interfaccia” durante il processo di registrazione. Programma il computer, mixa e fa il mastering. Arriva con idee su quali effetti siano adatti e cose di questo tipo. è oltretutto molto bravo quando si tratta di progettare l’artwork: minimalista, splendido e pulito. è un grande amico!

An impulse of fear coverFG: Parliamo di “Negru Voda”. Credo sia un nome perfetto, perché lo associo a qualcosa di selvaggio e sconosciuto (almeno per noi europei occidentali). Il titolo del tuo nuovo album, Dobruja Region, mantiene questo legame con la Romania. Come ti è venuta l’idea?

PN: Ho voluto chiudere il cerchio. Negru Voda è un piccolo villaggio rumeno, che si trova in una regione chiamata “Dobruja”. Una sorta di celebrazione del nome della band. Oltretutto si adatta molto bene alla musica.

FG: Come web magazine che si occupa tra le alter cose di postmoderno, ci è piaciuto come hai re-inventato un film (“La cosa” di John Carpenter) nel creare An Impulse of Fear. Nuovamente, come ti è venuta l’idea e che rapporto hai col cinema?

PN: Grazie, adoro “The Thing”. Sicuramente uno dei miei film preferiti, tra i primi “a creare panico” che ho visto. è stata un’idea spontanea, come sempre. Non ho utilizzato molta musica originale e mia in quei trenta minuti, ma è meraviglioso sentire le scene del film fare da sottofondo alla mia “nuova” colonna sonora.

FG: Nel re-inventare “La Cosa” sei entrato in contatto col signore delle colonne sonore: Ennio Morricone. Cosa ci puoi raccontare del tuo approccio al suo lavoro?

PN: Onestamente non so nulla di lui. Sorry!

FG: Dobruja Region: paesaggi freddi e desolati insieme a macchinari minacciosi vengono evocati da un artwork sobrio e funzionale. Si può dire che ti sei concentrato su due ossessioni della scena industrial ambient svedese?

PN: Sono sempre stato interessato a questa combinazione. E probabilmente lo sono anche altre band scandinave.
Penso sia naturale quando vivi quassù. Inoltre ho lavorato per tredici anni in grandi acciaierie, insomma, sono concretamente a conoscenza di come suonano le macchine.

Megaptera record coverFG: Dobruja Region presenta nuove tracce e alcune nuove versioni di vecchi pezzi apparsi in vinile: mostri diversi aspetti della tua creatività (per esempio, il puro ambient di “Northern Beauty” e “The Ghosts at Leftwood Lake”) e io penso che questo sia un fato positivo, ma ti devo confessare che — come per progetti quali In Slaughter Natives — apprezzo particolarmente i momenti nei quali utilizzi suoni “percussivi”. Quanto è importante per te donare alle tue tracce delle ritmiche tribali o meccanici? Qual è la loro funzione nel contesto dei tuoi lavori?

PN: Ci devono essere buoni ritmi nella mia musica! Non necessariamente percussioni, ma qualche tipo di ritmica ci deve essere. Mi piacciono moltissimo i suoni delle macchine, penso siano proprio qualcosa che vive dentro di me. Con qualche eccezione ovviamente, come le tracce che tu hai menzionato nella domanda. Lo scopo è di ri-creare quelle condizioni ambientali del mio lavoro che mi hanno colpito, e di rafforzare la musica e fare sì che colpisca nel segno.

FG: Gruppi come Raison d’être or The Protagonist hanno un aspetto spirituale, forse religioso. Sia il tuo progetto precedente, Megaptera, sia Negru Voda suonano spesso assolutamente “fisici”. è una scelta conscia o hai semplicemente una sensibilità diversa?

PN: Voglio che la mia musica sia percepita esclusivamente come musica. Nient’altro. Come cantavano i maestri Cabaret Voltaire: “This is entertainment, this is fun”. Fisico ed emozionale senza messaggi speciali. Le cose che accadono nel mondo mi influenzano, e talvolta qualcosina finisce da qualche parte nellamusica o nei titoli. Non molto però.

FG: “Northern Beauty” è una delle mie preferite del tuo ultimo album: minimale, evocativa, e un po’ inquietante. La definirei “un classico”. Che relazione hai con i paesaggi scandinavi?

Immagine articolo Fucine MutePN: Grazie per le parole gentili su questo pezzo. è dedicato a mia moglie.
Mi sono trasferito qui nel nord della Svezia subito prima che ci sposassimo, e ovviamente il paesaggio mi ha impressionato molto. Cerco di scattare delle fotografie ogni volta che viaggio, anche perché so che mi torneranno utili per l’artwork. I paesaggi scandinavi sono veramente maestosi!

FG: Di solito nelle tue interviste non trovo domande riguardo alla musica elettronica in generale. Così, parlando di minimalismo… oggi non è solamente la musica ambient svedese ad avere questa caratteristica: c’è anche il sound della Warp Records. Cosa ne pensi di quest’etichetta e degli artisti che ne fanno parte? E come ascoltatore segui altri tipi di musica elettronica?

PN: Sento la gente parlare molto del sound della Ant-Zen, talvolta. Converter e bad simili. Mi sa che invece non ho familiarità con la Warp Records. Come ascoltatore, sono a ancora ai tardi Settanta e agli Ottanta, quando si comincia a parlare di musica elettronica. Cabaret Voltaire, Test Dept, Severed Heads, Kraftwerk, Tangerine Dream, primi Human League, Ultravox (con Midge Ure) e The Klinik. Ci sono anche un sacco di band belghe che mi piace sentire ancora molto: The Neon Judgement, Poesie Noire, A Split-Second, Front 242… Sono inoltre un grande fan della musica di Ulf Söderberg and Magnus Sundström.

FG: Con questo album sei nuovamente in pista e credo sarà un successo: quali sono i tuoi progetti futuri?

PN: è stato un sollievo avere finalmente l’album nelle mie mani! Decisamente il migliore e il più personale che ho fatto. Ho già suonato live alcune tracce ed è stato ogni volta sempre meglio! Non ho piani speciali per il futuro. Sarebbe carino esibirsi di più rispetto al passato. Magnus e io andremo in Lituania a dicembre e suoneremo cose di des Esseintes, Negru Voda, e Megaptera. Sarebbe bello registrare un altro album come Negru Pvlse insieme a Mathias Josefson di Moljebka Pvlse. Vedremo come andranno le cose.

Negru Voda live

Dobruja Region: Tracklist


01. Under The Ice – Fragments 1 & 3
02. Re-Enter The Mine Shaft
03. (th)rill(e)d – Mekano Edition
04. Northern Beauty – K.E.M.K.
05. The Ghost At Leftwood Lake

Commenti

Un commento a “Dobruja Region”

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