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Cinema

Xu Jinglei

Lettera da una sconosciuta

Immagine articolo Fucine MuteXenia Docio Altuna (XD): Siamo con Xu Jinglei, nata a Pechino dove ha studiato recitazione in una prestigiosa scuola di cinema. Ha lavorato in televisione e nel cinema come attrice e poi è passata alla regia. Il suo primo film, My father and I, è del 2003 ed ha avuto un buon successo. Al festival del cinema di San Sebastian presenta in concorso il suo secondo film Letter from an unknown woman. Grazie alla sua esperienza di attrice ha lavorato con diversi registi: quali di essi sono stati più istruttivi per il suo lavoro?

Xu Jinglei (XJ): Ho lavorato soprattutto con giovani registi. La prima volta è stata con Zhang Yang, che ha presentato proprio in questo festival il film Shower. Ho imparato molto anche con il film Spicy Love Soup. Se ho imparato qualcosa dai registi con i quali ho lavorato, non saprei comunque nemmeno dire con chi di essi è stato precisamente.

D: Nel 1948, Max Ophuls ha girato un film basato sul romanzo di Stefan Zweig. È da qui che ha preso l’idea?

XJ: No, in realtà ho scelto di girare il film dopo aver letto (per due volte) il romanzo. Dopo averlo deciso, ho saputo che c’era già un film sullo stesso romanzo. Non sapevo se guardarlo o meno, così ho prima scritto la sceneggiatura, e poi ho visto il film.
Non penso di aver preso nulla da lì: era proprio quello che non volevo.

D: Anche se il film si intitola Letter from an unknown woman (Lettera da una sconosciuta), in realtà lei è l’unico personaggio che conosciamo nel film, e invece sono gli uomini ad essere degli sconosciuti. Volevo sapere se ha scelto di proposito di creare questo alone di mistero sui personaggi maschili oppure se semplicemente è una conseguenza dell’aver voluto concentrarsi sulla protagonista.

XJ: Il cuore del film è la storia della protagonista, gli uomini sono un contorno necessario. Lei non ha bisogno degli uomini come punto di riferimento: si può amare qualsiasi cosa, qualsiasi persona, l’amore è cieco. In effetti, forse il film avrebbe dovuto chiamarsi lettera a uno sconosciuto!

XD: L’amore di questa donna è un amore assolutamente incondizionato. Lei lo ama nonostante lui la ignori o la dimentichi. Che cos’è l’amore per questa donna, come lo sente per arrivare al punto di avere un figlio e farlo crescere con altri uomini soltanto perché il figlio abbia una vita migliore? Da dove nasce la forza di questo amore?

XJ: L’amore, per il personaggio, è qualcosa d’indipendente da tutto il resto, è qualcosa che le dà dignità. Lei non ha bisogno di ricevere nulla dall’altro per amare: ama e basta. Se lui volesse prendersi delle responsabilità, lei non sarebbe d’accordo. Lei si prende carico di tutto il suo amore, di tutto il suo sentimento, e vive così. Ogni volta che c’è il rischio che qualcuno si senta responsabile, lei scappa, perché non lo vuole. È fiera di essere responsabile di tutto il suo amore, da sola.

Immagine articolo Fucine Mute

D: Volevo fare un paio di domande tecniche: perché c’è soltanto un flashback? E qual è il significato della mela?

XJ: Il flashback, adottato anche nel romanzo, non l’ho voluto usare perché preferivo mostrare la storia in modo molto lineare, per far vedere lo sviluppo progressivo della vicenda. Inoltre, anche dal punto di vista narrativo era molto più facile, con tanti flashback avrei potuto creare confusione. Volevo mostrare come maturava la storia.
La mela è una metafora del passare del tempo, della decomposizione del sentimento. La struttura della storia non voleva giocare con l’equilibrio della stessa: l’intento era di raccontare la vicenda a poco a poco. E questa era la miglior forma per farlo.

D: All’inizio può esserci l’impressione, dall’amore che lei prova per questo uomo e dal suo suicidio, che sia una donna disperata. Invece, man mano che va avanti il film, la vediamo sempre lucida a controllare la situazione. L’amore per quest’uomo, è l’unica cosa che sfugge al suo controllo?

XJ: Lei controlla l’espressione dei suoi sentimenti. Questo controllo lo mantiene durante tutta la vita. Trattiene l’ardore di questo amore che più o meno controlla.

XD: Lei è regista, sceneggiatrice e attrice principale del film. Com’è stata l’esperienza di conciliare la regia con il ruolo di protagonista?

XJ: Ogni film deve nascere da una buona sceneggiatura. Io ho lavorato per tanto tempo come attrice e in questo senso è stato un lavoro facile. Poi non mi è mai stato difficile capire quello che i registi volevano da me, e quindi lavorando come regista conoscevo anche il punto di vista dell’attrice.
Il problema fondamentale di un regista è gestire tutto e poi avere un buon rapporto con gli altri sapendo quando c’è bisogno di stimolare o d’incoraggiare. Da attrice potevo capire bene il ruolo del regista.

D: Perché ha scelto come colonna sonora una musica americana e non del suo paese?

XJ: Ogni paese, ogni nazione è dentro ad un mondo sempre più piccolo. Non credo che bisogni fare sfoggio di tradizione. Scelgo quello che va meglio per ogni momento e per la situazione. Non mi sembrava il caso di fare un qualche tipo di rivendicazione delle proprie tradizioni. Ci tengo tanto alla tradizione ma non c’è bisogno di dimostrarlo in continuazione.

D: Conosceva il festival di San Sebastian? Com’è finita qui?

XJ: Ne avevo sentito parlare. Infatti tanti registi cinesi c’erano già stati e mi avevano detto che la città era bellissima e che il festival valeva proprio la pena perché tra gli europei era quello, oltre a Cannes, nel quale meritava venire. La responsabile del festival ha visto il mio film e l’ha scelto per la sezione in concorso. È la prima volta che un mio film partecipa ad un festival, infatti ero presente in qualche rassegna ma mai in concorso: è il passo più importante della mia carriera come regista. Sono felicissima di essere qui.

Letter from an unknown woman


Regia: Xu Jinglei
Sceneggiatura: Xu Jinglei
Produzione: Asian Union Film & Media Bldg. B. Shuguang Tower No. 5 Jingshun Road, Chaoyang District Beijing 1000
Fotografia: Li Ping Bin
Montaggio: Zhang Yi Fan
Musica: Kubota Osamu, Lin Hai
Cast: Xu Jinglei, Jiang Wen
Durata: 90’
Anno: 2004


Pechino, 1948. Una notte squallida d’inverno. Un uomo, attraversando una città straziata dalla guerra, fa ritorno a casa, dove una lettera lo attende. È una lettera scritta da una donna prima della sua morte. In essa lei gli dice di amarlo. Una passione che dura da tutta la vita senza essersi consumata col tempo. Un amore di cui lui non era a conoscenza. La lettera parla della loro breve ma intensa relazione; le difficoltà che la donna aveva dovuto affrontare nel crescere il loro bambino e il loro ultimo incontro, in cui lui non l’aveva riconosciuta. Ora che la donna ha perso suo figlio (l’unico ricordo dell’uomo che ha amato), non ha più la forza di vivere.
Scosso da quanto ha appena letto, l’uomo cerca nei suoi ricordi la donna senza nome.

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