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Fumetto

L’identità di Batman (II)

La vita privata di Bruce Wayne

Immagine articolo Fucine MuteDal momento che, come si è visto nell’articolo precedente a questo, la personalità di Bruce Wayne è quasi completamente assorbita da quella di Batman, è comprensibile che le sue relazioni amorose nascano e si consumino per lo più nell’ambito delle sue avventure notturne, e che per esse non ci sia mai sufficiente spazio.
Elencare le donne di Batman è impresa abbastanza facile: sono poche (o forse no?).

La prima donna di Batman è una sua simile, una donna che divide con lui la notte e che come lui si nasconde dietro a una maschera: Catwoman. Fra i due si sviluppa una tensione erotica intensissima ed esaltata proprio dall’impossibilità di viverla appieno: una ladra lei, un giustiziere lui, per quanto entrambi i loro animi siano generosi, le diversità sono troppo profonde. Ad attrarli rimarrà sempre il fascino del proibito.

La seconda donna è Poison Ivy. Apparentemente fragile e indifesa, incredibilmente seducente, Batman giudica che ella non conosce l’amore, ma solo la lussuria — un’interpretazione che a me è sempre sembrata forzata. Poison Ivy è uno di quei personaggi che non riesce a risultare cattivo: è in tutto e per tutto una vittima della malvagità umana (maschile), e ogni suo tentativo di ritirarsi dalla civiltà per vivere in mezzo al suo ambiente vegetale viene metodicamente frustrato.

La terza è senz’altro Talia. Poco conosciuta dai lettori più giovani, la figlia di Ra’s al Ghul è l’unica, in un albo fuori serie, a condividere un amplesso con Batman, e la prima a conoscerne la vera identità. La giovane rimarrà incinta, ma il figlio, di cui Bruce non sa nulla, sarà dato in adozione. Talia rimarrà al fianco del padre. È un peccato che negli ultimi anni Talia appaia pochissimo nella serie regolare. D’altra parte una figura come quella di Ra’s, con cui Batman ha un rapporto di profonda stima nonostante siano avversari, deve risultare molto complessa da trattare per gli sceneggiatori americani.

La quarta riguarda Bruce Wayne: si tratta di Vicky Vale, un’intraprendente giornalista arrivista. Abbastanza superba e certamente meno sensibile delle altre, rappresenta una sorta di evasione alla normalità (non dalla normalità, bensì proprio alla normalità) per Bruce, che tuttavia è costretto a continue bugie per nasconderle la sua identità segreta. La storia non porterà a nulla e Vicky, convinta che la facciata da play boy di Bruce ne esaurisca la personalità, sceglie un altro uomo. A Batman il rimpianto di non averle mai rivelato la verità, ma anche, mi sembra di capire, la sensazione che non fosse la donna per lui.
Nel film di Tim Burton, invece, Vicky Vale, interpretata da Kim Basinger, compie delle indagini e scopre l’identità di Batman. Fra i due nasce una storia, ma nel secondo film l’eroe è di nuovo da solo. L’assenza della giornalista è spiegata da un semplice commento del maggiordomo Alfred, che lascia a intendere come i troppi impegni notturni di Bruce non gli avessero permesso di mantenere una relazione.

Immagine articolo Fucine Mute

L’ultima donna capace di trovare spazio nella vita di Bruce Wayne (e non in quella di Batman) è Shondra, un’altra ragazza fuori dal comune. Non si tratta, infatti, di una semplice dottoressa: ella possiede dei poteri che le permettono di guarire come di uccidere una persona semplicemente toccandola. Bruce se ne innamora al punto di chiederle di sposarla, ma l’avventura in cui vengono coinvolti porta lei a perdere la ragione, in una regressione infantile irreversibile. Mi sembra importante sottolineare che Shondra è di colore: negli Stati Uniti le coppie miste non sono ancora ben accette e possono sollevare scandalo. Il fatto che un fumetto proponga una coppia mista, e che anzi dichiari esplicitamente che la donna di colore è quella più amata (Bruce sarebbe stato disposto a rinunciare a Batman per lei), mi sembra un impegno educativo lodevole.

Dopo questa breve rassegna, qualche riflessione sulla rappresentazione della donna in generale nel fumetto in esame. Le donne in Batman sono solo di due tipi: vittime ed eroine. Le vittime sono quelle che si fanno sorprendere da bande di delinquenti in vicoli bui, che si fanno scippare e che verrebbero stuprate se il giustiziere non fosse di ronda proprio lì. Le eroine sono quelle che, ognuna a suo modo, reagiscono a un mondo ostile, impegnandosi per cambiarlo (come Oracolo, alias Barbara Gordon, o la dottoressa Leslie Thompkins), oppure adattandosi a esso e ai suoi sistemi (come Catwoman o Poison Ivy). Significativo un episodio in cui una ragazza, per vendicare la sorella vittima di uno stupratore, lo provoca e poi, al momento dell’aggressione, gli taglia la gola con un rasoio da barbiere, confessando poi candidamente tutto a un commissario Gordon compiacente.
Nonostante questa visione, credo che Batman non sia un fumetto machista. Le varie figure femminili dimostrano sempre di tenere testa alla straripante mascolinità misteriosa del Cavaliere Oscuro, e si dimostrano capaci di prendere brillanti iniziative. Il loro operato è indispensabile e le loro abilità non sono da meno di quelle degli eroi maschietti. Inoltre hanno fascino e furbizia, sono seducenti e a volte maliziose (come Catwoman), tutte doti che il tenebroso Batman e i suoi compagni certamente non possiedono.


Alfred: la famiglia di Bruce Wayne

Bruce Wayne, figlio di Thomas, appartiene a una casata di antica tradizione. La sua famiglia è costituita dal solo maggiordomo Alfred e dal Robin di turno. D’altra parte, poiché l’attuale Robin vive con i genitori, si può affermare che, mentre il Batman classico era padre senza essere sposo, in quanto aveva Dick Grayson come suo pupillo, il Batman moderno è un uomo estremamente solo, che divide le enormi stanze di villa Wayne e la tenebra della Batcaverna solamente con Alfred Pennyworth, cui è molto affezionato.

Immagine articolo Fucine Mute

Maggiordomo di pura razza inglese, Alfred, a mio parere, è eroico almeno quanto Batman. Ovviamente è un maggiordomo eccellente: stretto nella sua impeccabile divisa, è capace, da solo, di tenere pulita e perfettamente in ordine una villa padronale il cui salone è più grande di tanti appartamenti, e di cucinare per sé, per il padron Bruce (che però non ha mai tempo per mangiare, e c’è da chiedersi come riesca a mantenere la sua massa ipertrofica) e per il buon Tim Drake (il terzo Robin che, come tutti i ragazzi, avrà un appetito sconcertante). Già solo per questo si è portati a pensare che possieda qualche superpotere segreto.
È un esperto meccanico, in grado di mettere mano a veicoli sperimentali come la Batmobile. È un autista provetto, capace di seminare degli inseguitori con una pesante Rolls Royce, e naturalmente sa pilotare il jet privato degli Wayne (e lanciarsi con il paracadute in caso di necessità).
Nonostante venga definito un ottimo infermiere, è in realtà quasi un dottore, visto che cura tutte le ferite (comprese quelle da arma da fuoco) di Batman e Robin, ricorrendo all’aiuto della dottoressa Leslie solo nei casi più gravi.
Sempre umile e servizievole, non perde occasione di sfoderare il suo umorismo inglese e spesso dimostra un certo talento come investigatore. In alcune avventure a lui dedicate risolve dei semplici casi, e in generale il suo contributo all’operato di Batman è essenziale.
Chi non vorrebbe un tale maggiordomo?
Risulta evidente che Alfred, più di altri personaggi dell’epopea batmaniana, è fortemente estremizzato. Fra tutti sembra il personaggio più reale, più concreto: l’unico che si spaventa se un cattivone solleva i pugni, l’unico che si allarma se vede Batman ferito, l’unico che si preoccupa di nutrirlo o di ricordargli che è pur sempre un uomo, non è Superman. Nella realtà è solo un eroe diverso dagli altri: è più infallibile e più saggio di Batman, è pressoché instancabile e non lo si vede mai con la barba lunga, nemmeno nelle situazioni più disperate.
È l’unico personaggio, inoltre, a non invecchiare. Batman diventa un uomo: anche se invecchia molto lentamente, in lui si percepisce una maturazione. Dick Grayson cresce, e il disegno ne rende conto: dal ragazzino di un metro e sessanta diventa Nightwing, un ragazzone testosteronico da un metro e novanta. Gordon invecchia e fa carriera, e sua figlia matura nel passaggio da Batgirl a Oracolo. Alfred, invece, sembra essersi fermato ai cinquanta, un’età che gli permette comunque di compiere imprese notevoli.

Batman è il solo comic americano che io conosca a presentare una tale varietà di personaggi significativi, tutti perfettamente caratterizzati. Nessun’altra testata crea e definisce un intero universo cittadino, analizzandone tutti gli aspetti, dalla politica alla famiglia. Sono i personaggi come Alfred a rendere Batman un fumetto di classe superiore.

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