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Cinema

Daoud Aoulad-Syad

Nomadismo alchemico

Immagine articolo Fucine MuteXenia Docio Altuna (XD): Siamo con Daoud Aoulad-Syad, regista nato a Marrakech. Lei ha studiato in Francia prima fisica e poi cinema. Nel 1989 ha girato il suo primo lungometraggio. Volevamo sapere com’è stato il passaggio dalla fisica al cinema. Ci racconti l’inizio della sua carriera cinematografica.

Daoud Aoulad-Syad (DA): Ho iniziato per caso. Finiti i miei studi, mi è capitato di passare davanti ad una galleria fotografica dove c’era una mostra di Henri Cartier-Bresson. Le sue opere mi hanno colpito molto, trasmettendomi tante emozioni, quindi mi sono reso conto, in quel momento, che invece di lavorare con cifre o algoritmi, avrei potuto esprimermi con un mezzo migliore. Ho comprato una macchina fotografica ed ho incominciato a comunicare in quel modo.

XD: Ha cominciato, quindi, con la fotografia?

DA: Sì, sono diventato fotografo.

XD: E poi è passato al cinema?

DA: Da piccolo non potevo immaginare che sarei diventato un regista. Eppure prima sono diventato fotografo, ho lavorato tanto in quel campo. Ho vinto una borsa di studio negli Stati Uniti e mi sono trasferito lì, dove ho fatto delle mostre e insegnato fotografia. Ma volevo andare oltre: approfondire un linguaggio, in questo caso quello cinematografico. Per me il cinema può essere una sintesi di diverse forme artistiche, una specie d’alchimia. È stato allora che sono passato al cinema.

XD: Qui, al Festival di San Sebastian, lei presenta a concorso il film Tarfaya, che è una storia sull’emigrazione. Ci racconti il perché di questo tema…

DA: Credo che sia quasi inevitabile affrontare questo argomento, assolutamente d’attualità. Non mi piace tanto, però, il termine “emigrazione”: io lo considero semplicemente uno spostamento da un posto verso un altro. Si tratta di persone che sognano una vita migliore, l’El Dorado. Poi è un argomento universale, non si limita alla gente del nostro paese. Non è neanche una moda, qualcosa di temporaneo, ma una questione di grande attualità. Non è mia intenzione affrontare il problema come si fa nei telegiornali o nei servizi TV. Sono un regista ed ho bisogno di mostrare queste cose, lo sento come un dovere.

XD: Alla fine del film la protagonista si trova su una nave diretta verso la Spagna, ma invece di proseguire, lei scende e con una barca torna indietro. Sembra che, all’ultimo momento, lei decida di rimanere nella sua terra, dopo aver voluto tanto partire. Cosa ne pensa delle persone come questa ragazza? Crede che partire sia la soluzione, oppure pensa che potrebbero restare per migliorare la vita nel proprio paese?

DA: In realtà questa è un’interpretazione molto personale della scena. Non si capisce chiaramente se lei, alla fine, torna indietro: la protagonista arriva in una spiaggia, di notte, bagnata dalle onde. È stato fatto apposta per non far capire dove si trova. Per quanto riguarda la mia opinione, io sono un regista e quindi mi limito a rappresentare una situazione nel film, ma credo che proporre delle soluzioni sia compito dei politici. Espongo una questione e cerco di creare una certa consapevolezza nelle persone che guardano la mia opera, più che giudicare a livello personale.

Immagine articolo Fucine Mute

XD: Lei è nato a Marrakech, dopo si è trasferito in Francia, dove ha studiato. Il suo cinema può essere definito europeo, arabo, africano?

DA: A Parigi ho creato un laboratorio di cinema ma adesso abito e lavoro in Marocco. Vivo lì e seguo i problemi che coinvolgono il mio paese, quindi non mi considero un regista europeo, non ho fatto dei film lì.

Tarfaya


Regia: Daoud Aoulad-Syad
Sceneggiatura: Youssef Fadel
Fotografia: Thierry Lebigre
Montaggio: Anurée Davanture
Musica: Mohamed Guerrab
Cast: Touria Alaoui, Mohamed Bastaoui, Mohamed Harraga, Naima Iliasse, Mohamed Khouyi
Produzione: Les Films du Sud-Maroc
Paese: Marocco, Francia
Durata: 97’
Anno: 2004


Meryeme, una ragazza di ventotto anni, arriva in un piccolo villaggio, portando con sé null’altro che una valigia e, in tasca, un indirizzo, decisa a tentare l’attraversata verso le coste della Spagna. Mentre aspetta il suo turno per salpare clandestinamente, incontra altre donne nella sua stessa situazione e il giovane Hassan che presto s’innamorerà di lei.
Il tema dell’emigrazione non è altro che un pretesto per descrivere il vissuto e le relazioni sociali degli abitanti del villaggio.

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