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Cinema

Sul Festival del Cinema latinoamericano 2004

Immagine articolo Fucine MuteLa prima cosa che balza agli occhi a chi si avventura ad esplorare quel territorio poco visto ed ancor meno conosciuto chiamato cinema Latinoamericano è la presenza di un signore quasi ottuagenario (li compirà il 13 marzo del prossimo anno) che si aggira solenne, con folta barba e passo felpato lungo il corridoio del Teatro Miela di Trieste. Il suo nome è Fernando Birri e viene considerato il padre del Nuovo Cinema Latinoamericano. Chi mastica un po’ di cinema sa che si tratta di un cineasta particolarmente significativo che nella vita, per motivi personali e politici, ha attraversato parecchie frontiere. Nato infatti a Santa Fè, in Argentina, si è diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma nel 1952. è tornato poi in patria per allontanarsene al compimento di un golpe militare. Rifugiatosi in Brasile, non è riuscito a terminare il film che stava girando a causa di un’altra occupazione militare. Le tappe successive del suo vagabondaggio sono state il Messico, Cuba e l’Urss, per poi riapprodare alla fine degli anni sessanta in Italia. La sua filmografia da “ La primera fundacion de Buenos Aires” (1959) a “El siglo del viento” (1999) comprende 14 opere tra cui vanno almeno ricordate “Los inundados” (1961), “Un señor muy viejo con unas alas enormes” (1988) e due pregevoli documentari su Ernesto Guevara e Rafael Alberti. Birri è il presidente del Festival del Cinema Latinoamericano e la sua lunga odissea cinematografica riflette bene le difficoltà di tanti sui colleghi meno noti dell’universo sudamericano a concretizzare i propri progetti. Già, perché, tra instabilità politiche e crisi economiche, la possibilità di girare film diventa un’impresa quasi titanica. Tutto questo emerge nelle parole dei registi ospiti della manifestazione che non hanno remore a confessare apertamente la precarietà del loro lavoro. Tuttavia ed anche in virtù di una ferrea volontà a non arrendersi risulta evidente quanta passione essi finiscono per mettere nelle loro opere.

L’edizione di questo autunno è stata la diciannovesima. Dopo aver vagabondato in varie città, Trieste dal 1990 ospita continuativamente il Festival che ha nel cileno Rodrigo Diaz un direttore tenace e combattivo. Grazie a lui la conoscenza del cinema latinoamericano è decisamente meno precaria e casuale. Tra i tributi di questa edizione va segnalato il corposo omaggio di seicento minuti al grande poeta Pablo Neruda, che venne insignito del Nobel, nel centenario della nascita. Un omaggio alla celebre fotografa e rivoluzionaria friulana Tina Modotti con il documentario “Tina in Messico” realizzato dalla canadese Brenda Fongfellow. La sezione intitolata “Shalom, i sentieri ebraici in Americalatina” con contributi di cineasti argentini e messicani ed ancora uno sguardo alle scuole di cinema da cui potrebbero emergere nuovi talenti. Ma il fiore all’occhiello di quest’anno è stato la retrospettiva quasi completa di un cineasta argentino, Leonardo Favio, attivo dalla fine degli anni cinquanta ed autore di opere eclettiche ma tutte caratterizzate da un’impronta molto personale. Tante ed interessanti le opere nel concorso ufficiale e in varie sezioni.

Immagine articolo Fucine Mute

La giuria studentesca ha incoronato il film peruviano, girato in digitale, “Ojos que no ven” di Francisco Lombardi cherievoca lo scandalo che provocò la caduta dell’allora presidente Fujimori e del suo regime. Mentre il premio Videoamerica è stato assegnato all’argentino “Nietos” di Benjamin Avila, documentario di novanta minuti che attraverso la testimonianza di quattro donne di Plaza de Mayo, racconta la sparizione ai tempi della dittatura dei loro congiunti. Il premio Unione Latina è andato a “Jai” del messicano Ariel Zyl Bersztejm, toccante narrazione della fuga in nave a vapore nel 1889 dalla Russia zarista all’Argentina.

La giuria del concorso composta da Augustin Olavarria Valdivia, Humberto A.Rios, Marco Lombardi, Sergio Grmek Germani, Antonio Eligio Fernandez e Giancarlo Zagni ha emesso questo verdetto. Premio speciale della giuria al cubano Fernando Perez che con “Suite Habana” ha realizzato un originalissimo documentario che ricorda, a mio avviso, lo stile di Franco Piavoli .Come già nella Berlino ritratta nel 1927 Walther Ruttmannn o nella Mosca scrutata nel 1929 da Dziga Vertov, l’autore compie un affettuoso viaggio sentimentale dall’alba a notte fonda nella vita della capitale cubana. Il premio Opera Prima ha visto il prevalere di “Dar de nuevo” dell’argentino Atilio Angel Perin che, nelle cadenze di una commedia, ritrae quattro pensionati che progettano il sequestro di un facoltoso impresario sognando di diventare ricchi. Miglior sceneggiatura è stata giudicata “Donde acaban los camionos” (Guatemala) di Carlos Garcia Agraz che mette in scena il conflitto interiore di un individuo a cui viene offerta una grossa somma di denaro in cambio della sua disponibilità a non rivelare un grave episodio di corruzione. Il riconoscimento per la miglior regia è stato assegnato a “Caribe” (Costa Rica) del trentunenne Esteban Ramirez, un melodramma sensuale con implicazioni politiche interpretato dal celebre attore cubano Jorge Pegurria. Infine, miglior film è stato giudicato “El atraco” (Bolivia) di Paolo Agazzi, una vicenda realmente accaduta negli anni sessanta di criminalità e corruzione politica. Nato a Cremona nel 1949 Agazzi si è trasferito in Bolivia nel 1975 dove ha realizzato quattro lungometraggi. Con il precedente “ El dia que muriò el silencio” era già venuto a Trieste cinque anni fa senza però ottenere segnalazioni. Questa volta si è aggiudicato il più ambito riconoscimento ed in più il premio Italia in America Latina destinato a coloro che hanno promosso la cultura in quei territori. Nella serata conclusiva è stato consegnato al regista cileno Patricio Guzman il premio Salvador Allende. Per l’occasione è stato proiettato anche il documentario “Salvator Allende”, già inserito nella sezione ufficiale dell’ultimo festival di Cannes. Opera che non ha trovato ancora una distribuzione in Cile mentre è prossima l’uscita sugli schermi italiani.

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