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Fumetto

Batman: la maschera (II)

I cattivi in Batman

Immagine articolo Fucine MuteSi è visto come, fra i buoni della saga batmaniana, probabilmente solo il suo protagonista possa vantare una dimensione psicologica di rilievo. Quel che distingue le avventure di Batman da quelle della maggior parte degli altri eroi, compresi quelli della Marvel, è però lo spessore dei villain che il nostro deve fronteggiare. Sebbene vi siano alcune importanti eccezioni, come i geni criminali King Pin e Lex Luthor rispettivamente in Daredevil e Superman, la maggior parte dei supernemici sono terrestri mutanti, alieni superdotati, semidei da altre dimensioni, scienziati pazzi e resi potenti dalle proprie invenzioni. In Batman, invece, solo raramente si ha a che fare con il soprannaturale, e i nemici storici sono tutti esseri umani senza particolari poteri (anche la forza di Bane, che sconfigge Batman nella Saga, non è insita in lui, bensì deriva da una droga). Un’altra caratteristica, decisamente non trascurabile, accomuna molti di loro: sono invariabilmente, irrimediabilmente pazzi. Non accecati da una folle ambizione, non assetati di potere sino alla crudeltà e alla perversione più estreme, ma letteralmente pazzi: il Joker è psicopatico, e non c’è bisogno di ulteriori commenti; Harvey Dent, alias Due Facce, ha seri disturbi della personalità, al punto da dover ricorrere al lancio della monetina per prendere decisioni anche vitali; Bane è cresciuto in una prigione e ha conosciuto solo la violenza, è tossicomane e il suo unico pensiero è eliminare Batman. L’elenco continua con l’Enigmista, l’Incendiario, il Ventriloquo e Amigdala, il Cappellaio Matto, Cornelius Stirk, lo Spaventapasseri, Zsasz, Killer Kroc… La maggior parte di loro non si dedica a normali attività criminali, perché è dominata dalla propria follia; ognuno di loro presenta un differente tipo di comportamento ossessivo compulsivo. Fa eccezione l’Uomo Pinguino, che pur essendo meno pericoloso degli altri, è considerato temibile proprio perché è normale, lucido, consapevole. E fanno eccezione Catwoman e Poison Ivy, che infatti rimangono in una sorta di Purgatorio a metà tra il bene e il male, mai caratterizzate in senso completamente negativo.

Quasi tutti questi criminali hanno trascorsi lacrimosi alle spalle, quella che in inglese sarebbe efficacemente chiamata una sob-story (fa eccezione il Joker, cui ogni tentativo di dare un passato convincente e di giustificarne la pazzia è risultato poco più che patetico). Pochissimi sono criminali per scelta: sembrerebbe piuttosto che vi siano stati spinti dalle circostanze, che si siano trovati senza alternative. Si tratta della conseguenza di una teoria sociale molto popolare e accreditata degli anni ’70, la cosiddetta teoria dell’etichettamento, secondo la quale l’educazione ricevuta e l’ambiente di crescita contribuiscono enormemente a decidere il futuro di un giovane ed eventualmente a indirizzarlo verso la criminalità. La teoria è stata però portata alle sue estreme conseguenze, sovrapponendo i concetti di criminalità e pazzia. In “Batman” quasi non esiste la criminalità organizzata e i malfattori sono facilmente divisibili in due categorie: quella dei borseggiatori e molestatori, per lo più bande di ragazzini dei quartieri poveri, e quella dei pazzi criminali. In entrambi i casi si tratta di forme di devianza dovute all’ambiente della crescita.
È possibile quindi rilevare un forte intento sociale nelle pagine di questa testata, estraneo alla maggior parte degli altri comics.

Le maschere dei supercriminali

Immagine articolo Fucine MuteAlcuni tra i supercriminali indossano delle specie di maschere, più che altro dei costumi di scena, ma alcuni non ne hanno bisogno, perché sono già caricaturali, sono già brutti abbastanza. Non si tratta di una battuta: i loro visi sono visi da cattivi. Questo loro tratto, che chiaramente deriva da un fumetto di alcuni anni più anziano di “Batman” e al quale quest’ultimo deve molto, “Dick Tracy”, contribuisce al fatto che Catwoman e Poison Ivy, donne bellissime, non possano essere annoverate nel gruppo dei supervillain e costituiscano una categoria a parte.
L’aspetto dei pazzi criminali rappresenta graficamente la loro follia e al tempo stesso evidenzia la dominanza della devianza sulla sanità. In questo senso vale la pena soffermarsi su uno di loro: Due Facce.
Il tema del doppio trova le sue radici moderne nel romanzo ottocentesco. In realtà l’idea di una duplice natura è ben più antica: si pensi, per proporre un esempio fra i tanti possibili, alle Metamorfosi di Ovidio. Il mito in generale si basa sul principio che le cose sono quel che sono e allo stesso tempo sono qualcos’altro, qualcosa di più profondo che solo pochi eletti riescono o hanno il privilegio di riconoscere. Nella letteratura del XIX secolo queste idee prendono la forma a noi più consueta, e il romanzo gotico ce ne fornisce esempi particolarmente emblematici: Dracula di Stoker, in cui il ben noto vampiro si muta da mostro a dandy signorile, o il celeberrimo The strange case of Dr. Jejyll and Mr. Hide di Stevenson, ripreso perfettamente con il personaggio di Hulk. Vi è chi riesce a convivere, seppur con difficoltà, con il proprio doppio, e chi invece, come il Dr. Jekyll, ne è sopraffatto. Normalmente, però, nessuno era allo stesso tempo se stesso e il proprio doppio: una delle due personalità rimaneva invariabilmente dominante e l’aspetto fisico ne era condizionato.

In Due Facce, invece, le due personalità sono costrette a misurarsi continuamente. Harvey Dent, infatti, era un avvocato di successo quando metà del volto gli fu sfigurata da un boss malavitoso. Da allora non si riprese dallo shock e decise di darsi al male. In altri termini, estremizzando il ragionamento, il viso deturpato fece di lui un criminale, l’aspetto estetico ne modificò irrimediabilmente la personalità. La sua tendenza verso la giustizia, tuttavia, rimane sempre presente e visibile nella metà sana della faccia, ed egli non può mai dimenticare che una parte di lui tende al bene. Naturalmente l’altra metà vince sempre, altrimenti non ci sarebbe scontro con Batman. È quasi un peccato, ma a livello grafico risulta abbastanza inconcepibile che un buono abbia un aspetto tanto brutto.
Quel che rende Due Facce interessante, dunque, è la compresenza costante di bene e male e il loro continuo confronto. Due Facce rappresenta splendidamente la divisione tra uomo e maschera, e ci ricorda ancor più del Joker che la maschera può essere di carne e ossa.

Per quanto riguarda il Joker, questo personaggio tanto fastidioso che credo abbia ispirato il Goblin di Spiderman (altrettanto insopportabile) non ha due personalità, ne ha una sola, e la sua maschera rimane scolpita sul suo viso. Ecco perché ogni rilievo psicologico sul Joker rimane impossibile: perché non ha psicologia, non ha un doppio, è puro male. E poiché è pazzo, è anche un male privo di direzione, scarsamente strategico, non geniale come quello di Lex Luthor. Il Joker rimane dunque il nemico numero uno perché rappresenta il male assoluto, e per questa stessa ragione non può essere eliminato definitivamente e ritorna sempre. Batman ha avuto più volte la tentazione di ucciderlo, e in un’occasione è anche morto, ma poi è resuscitato — anche perché è un personaggio prezioso per gli sceneggiatori: ogni volta che qualcuno deve morire, lo fanno uccidere al Joker.
Per concludere, un’annotazione che riguarda Bane. Nonostante egli si muova vestito solo di una sorta di calzamaglia striminzita, prima di impegnarsi in un combattimento che riterrà impegnativo indossa sempre una mascherina (senza buco per gli occhi, come quella di Spiderman) che riesce a malapena a coprirgli il capo fino al mento. Un modus operandi esemplare di quanto detto nel precedente articolo. D’altra parte, si è visto come i giustizieri, per assurgere a tale rango, non solo abbiano bisogno di un maschera, ma di compiere imprese straordinarie. Allo stesso modo i supercriminali hanno bisogno di conquistarsi uno status privilegiato per ottenere rispetto. Ciò li porta a un crescendo di violenza e azioni dimostrative. Quella scelta da Bane fu l’eliminazione di Batman. Considerato il successo dell’impresa, sarebbe stato un peccato non indossare la mascherina!

Il peso della maschera

Immagine articolo Fucine MuteUno dei maggiori problemi quando si ha un segreto è mantenerlo tale. A conoscere la vera identità di Batman sono in molti. Oltre ai buoni, si annoverano anche alcuni cattivi nel novero dei fortunati, per esempio Rhas’al Ghul e Bane. La Batcaverna è stata invasa in un paio di occasioni, e Alfred ha rischiato la vita. Il problema maggiore, tuttavia, non sembra essere questo, bensì la convivenza quotidiana con un altro se stesso. Il peso del segreto è schiacciante e ricade tutto sugli eroi. Dei criminali, infatti, si conosce sempre l’identità civile, ma non si può dire lo stesso dei giustizieri, i quali, salvo rare eccezioni, mantengono comunque una facciata di rispettabilità e hanno una vita sociale. Questo problema appare sempre più evidente agli sceneggiatori: anche se, superando enormi difficoltà e assumendo scelte dal sapore autosacrificale, l’identità può essere mantenuta segreta, nessun uomo, nemmeno se dotato di superpoteri, potrebbe mantenere una vita normale in tali condizioni. Bruce Wayne sacrifica la maggior parte delle proprie notti all’attività di giustiziere, e non si vede come, stretto nella morsa delle proprie responsabilità, potrebbe trovare il tempo per una soddisfacente vita privata. Per questo egli, al finale della Saga, è disposto a rinunciare al manto pur di sposare Shondra: perché è consapevole che solo ritirandosi dalla lotta egli potrà dedicarsi a se stesso e a un’altra persona. Una consapevolezza che l’Uomo Ragno, per esempio, a dieci anni dalla Saga ancora non ha raggiunto, visto che cerca malamente e goffamente di salvare il proprio matrimonio. Batman, quindi, ci dimostra una volta di più di essere, attraverso le metafore del fumetto, un personaggio realistico adatto a un pubblico maturo. Purtroppo le avventure più recenti non sono all’altezza delle precedenti. Speriamo che la crisi passi presto.

Bibliografia


Bagnasco A., Barbagli M., Cavalli A., Corso di Sociologia, Bologna, Il Mulino, 1997
Di Nocera A., Supereroi e superpoteri, Roma, Castelvecchi, 2000
Eco U., Apocalittici e integrati, Milano, Bompiani, 1964
Morales J. Francisco et al., Psicología social, Madrid, McGraw Hill

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