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Cinema

La vita di un cortometraggio (II)

Immagine articolo Fucine MutePrima di incominciare a raccontare i passaggi successivi che hanno permesso la costruzione e realizzazione del mio cortometraggio Si prega di spegnere i cellulari vorrei partire riportando alcuni pensieri che mi hanno ossessionato in questo periodo riguardo il mio lavoro e il cinema più in generale.

Dopo essermi trovato a dirigere una scena dietro una macchina da presa ho scoperto con mio grande orrore di aver sottovalutato tremendamente il senso della narrazione e il valore del tempo filmico. Recentemente leggendo su un libro di critica cinematografica un dialogo tra Jean Luc Godard e Win Wenders mi sono reso conto di come la durata dell’immagine fittizia non può mai in ogni caso coincidere con quella reale, neanche nel caso dell’utilizzo di un piano sequenza. Il discorso che i due immensi cineasti facevano riguardava il potenziale di un’immagine riprodotta, che, filmata e mostrata ad un pubblico, non potrà mai essere comparabile al valore della stessa immagine reale. La posizione che acquisisce un’immagine o una sequenza fissata sul fotogramma si allontana molto da un preciso percorso temporale, legandosi invece a reazioni mentali basate sulle sensazioni di ricordo e memoria e molto spesso approcciandosi all’emotività dello spettatore in modo subliminale. Cinque secondi nella mente di una persona possono diventare cinque minuti, perché la mente lega la visione ad una propria prospettiva soggettiva ormai distaccata dalla rappresentazione oggettiva invece proposta. La lezione che Rossellini e De Sica ci hanno dato con il neorealismo sta proprio in questo: non esiste un tempo per mostrare le cose, ma il tempo, l’unico che può essere indicato come quello giusto. Il problema è trovare il proprio equilibrio registico per crearlo questo tempo giusto. Bresson, Ozu, lo stesso Wenders hanno lavorato così tanto sul ritmo narrativo da renderlo il loro marchio di fabbrica, ciò che permette ad un appassionato anche solo attraverso una sequenza di riconoscere il loro stile.

Ho fatto questa breve divagazione perché io uno stile ed una concezione chiara e nitida del tempo giusto ancora non l’ho, ma voglio trovarlo e costruirlo intorno alle mie idee e alla mia sensibilità; al di là delle basi e dei principi narrativi da acquisire e rispettare voglio andare alla ricerca del mio tempo.Trovare il proprio tempo narrativo equivale a trovare il proprio equilibrio. Nella vita di tutti i giorni, ognuno ha i propri ritmi, ognuno è diverso dall’altro esattamente come nel cinema; non vorrei finire per risultare troppo retorico o semplicistico ma forse è dalle basi e dalle cose semplici che si deve partire per costruirsi un proprio stile. La Nouvelle Vague ci ha permesso di capire che il tempo filmico è forse la cosa più soggettiva che un regista possa costruire; i movimenti di machina, la recitazione e la fotografia sono tutte mediate da altre persone, solo il ritmo che uno decide di dare alla propria opera la rende veramente PROPRIA. Nel mio cortometraggio, che spero possa trovare le giuste vetrine per un adeguato confronto con il pubblico, ho sottovalutato molto quest’aspetto. Io sono un giovane alle prime armi e sto cercando di approcciarmi all’arte cinematografica nel modo più graduale possibile. Con graduale intendo metodico se non maturazionale, senza trascurare alcun ambito. In Si prega di spegnere i cellulari ho iniziato la mia ricerca dall’immagine buia, il punto di partenza per un regista, come la tela bianca e candida di un pittore, ho inserire poi la luce, il primo effetto possibile, ho creato il primo contrasto con la luce che si intravede soltanto e che appare gradualmente con l’apertura di una porta. Ho costruito l’immagine del personaggio allo stesso modo, scoprendolo pezzo per pezzo, dissezionandolo anatomicamente, presentando prima la parte del corpo meno rilevante per la storia che volevo raccontare (le gambe) fino a generare la sua essenza vitale, mostrandone prima il volto e poi lentamente scoprendo definitivamente il resto del corpo e la sua sostanza. Ho fatto lo stesso con il suono, prima ho girato pensando ad un immagine muta, poi utilizzo solo il rumore fuori campo, lavorando successivamente con la voce fuori campo, la musica off e infine la voce off. L’unico mezzo che non mi sentivo ancora in grado di valorizzare come avrei voluto è stata la voce in, che però, per ciò che volevo trasmettere attraverso questo cortometraggio, non era fondamentale.

Nel nuovo lavoro che sto preparando il percorso di costruzione narrativo è lo stesso, è come un avventurarsi cautamente in un universo sconosciuto e che solo grazie al tempo permette veramente di essere esplorato per poi essere conosciuto e sfruttato. Anche tecnicamente, tornando a Si prega di spegnere i cellulari, ho avuto un approccio timido. Per problemi di budget naturalmente non potevo permettermi macchinari particolarmente avanzati, ma tra le varie possibilità che la tecnologia digitale mi offriva mi sono orientato su quello che in ambito professionale è considerato il primo gradino, l’utilizzo della semi professionale più semplice, anche se ancora oggi la più utilizzata, mi ha permesso di lavorare con maggiore tranquillità rendendomi cosciente ora di essere pronto a passare all’utilizzo di qualcosa di più avanzato, in grado di darmi possibilità creative e qualitative maggiori.

Immagine articolo Fucine Mute

Con questa breve introduzione non pienamente pertinente con le fasi realizzative del mio corto volevo solo evidenziare come fare cinema per un ragazzo come me che vive di cinema, ama Resnais, Fassbinder, Capra e Wajda allo stesso modo, il passaggio dietro la macchina da presa rischia di essere traumatico e creare ansie, paranoie e conflitti impensati. Ora incomincerò a raccontare nel modo più chiaro e spero utile possibile i passaggi e le problematiche che ho vissuto nella fase post produttiva del mio cortometraggio.

Premontaggio

Molti registi, tra i quali Eastwood per fare un esempio, trovano nel lavoro di montaggio la fase più piacevole della realizzazione di un film, il momento in cui il girato prende la sua forma e matura, il momento in cui nasce veramente un’opera. Per me la fase di montaggio invece è stata lunga rispetto ai tempi previsti, dispendiosa più di quanto pensassi e piena di dubbi ed incertezze.

Il mio cortometraggio Si prega di spegnere i cellulari è stata costruito con un’impostazione registica molto rigida, fattore questo che ha portato difficoltà proprio in questa fase, quando attraverso la visualizzazione del girato ho avuto la possibilità di rendermi conto di cosa potessi costruire con il montaggio. Io ho immaginato la scena principale del mio lavoro in una sola inquadratura, una macchina fissa quasi a piombo sui due protagonisti distesi a letto (leggendo la sceneggiatura si può comprendere meglio la mia intenzione). Con questa immobilità volevo dare l’effetto voueyristico di intromissione dell’estraneo, desideravo mostrare tutto da una sola angolazione, come se si guardasse dal buco di una serratura, dal quale non si ha nessuna libertà nella scelta della prospettiva e si è costretti a vedere solo ciò che il piccolo foro ti permette di spiare.

Nel mio corto la scena principale l’ho immaginata così, come se non ci fossero altre visuali da sfruttare, lasciando solo al movimento dei corpi il compito di non rendere statica una sequenza così lunga. Inoltre la mia intenzione era quella di dare maggior risalto alle voci off, esaltandone l’importanza, enfatizzando e caricando i toni contrapposti alla staticità dell’immagine. Non volevo usare campi e controcampi o virtuosi movimenti di macchina, la mia prospettiva e quindi quella dello spettatore doveva essere oggettiva, spoglia di alcuna interpretazione. Ho preso la decisione di girare così il mio corto, forse in modo troppo frettoloso e categorico, rimpiangendo proprio durante la fase di montaggio il non aver girato da altri punti di vista. I pochi contro campi che ho girato, insieme ai particolari, non mi permettevano una variazione sul ritmo di scena sufficiente da cambiare la prospettiva generale della sequenza che alla fine ho deciso di lasciare immutata seguendo solo quell’istinto che mi ha dato il coraggio di mettermi in gioco. Bresson diceva “Se non sai quel che fai, e quel che fai è il meglio, quella è l’ispirazione”. Ho preso le mie responsabilità, nei confronti delle mie aspettative, dei miei sforzi e di quelli enormi di tutti coloro che hanno lavorato e collaborato alla realizzazione del corto, e ho montato in maniera soggettiva. Sulla mia scelta ho sentito pareri molto discordati, ma devo essere sincero che dopo settimane di incertezza per la mia presa di posizione sono felice perché ho realizzato, magari sbagliando, esattamente quello che avevo in mente, e se questo non dovesse piacere al pubblico invece, sono sicuro mi aiuterà per essere più moderato nelle mie decisioni in futuro.

Immagine articolo Fucine Mute

Il mio lavoro di montaggio è stato spezzato in due parti dovendo lavorare in sala di doppiaggio per registrare appunto i fondamentali commenti off dei due protagonisti. Terminate le riprese ho effettuato l’acquisizione del girato dalla videocamera utilizzata (è sempre molto importante acquisire dalla stessa camera con cui si ha girato in modo da non perdere qualità), scaricandolo su un hard disk portatile in modo da avere sempre un supporto mobile e pratico da utilizzare su computer diversi. Dopo questo primo passaggio ho fatto un primo taglio di montaggio selezionando le riprese che più mi convincevano e incominciando un breve lavoro di color correction. Questa fase è durata due giorni, durante i quali insieme a Marcello Di Martino ho realizzato il montaggio preliminare dell’opera da portare in sala di doppiaggio. Per problemi legati alla disponibilità della sala, ho avuto la possibilità di affittarla pochi giorni dopo le riprese il che non mi ha permesso di lavorare molto sulla qualità dell’immagine, passaggio che ho lasciato da svolgere nel periodo successivo.

Ho realizzato l’acquisizione è il premontaggio con un programma di facile utilizzo ma dalle potenzialità ridotte: ArcSoft Showbiz. Non ho avuto la possibilità di lavorare con il programma che prediligo Adobe Premiere per problemi con il mio computer (imprevisti come questi vanno sempre messi in conto). Utilizzando così un mezzo non in grado di evidenziare le potenzialità del mio lavoro sono stato costretto a presentare una copia quasi rozza del corto. Showbiz per quanto inferiore rispetto ad altri prodotti ha nella facilità d’uso il suo maggior pregio, inoltre permette di esportare i video con moltissime compressioni differenti (io dovevo presentare un filmato in formato MOV per lavorare in Quicktime), qualità comunque rilevante per un programma di editing. Sui programmi di montaggio però intendo tornare dopo per fornire una breve lista dei migliori e dei più utilizzati.

La resa di questo primo montaggio comunque doveva solo permette la realizzazione del doppiaggio in modo pratico. Il ritmo narrativo, che era l’unica cosa realmente importante in questa prima fase, è stato così preciso da rimanere praticante invariato anche nella versione finale, nella quale ho limato solo pochi secondi da alcune sequenze rendendo più fluido possibile lo scorrere dei pensieri dei due protagonisti.

Doppiaggio

Il lavoro di doppiaggio si è rivelato più semplice e ancor più interessante di quanto pensassi, prima di questo corto non avevo mai utilizzato questa tecnica, che oltre a darti grandi potenzialità creative è molto utile tecnicamente nel limare quelle piccole imperfezioni che in altre sedi non potrebbero essere eliminate. Per il tipo di lavoro che dovevo fare ho affittato per un’intera giornata uno studio in modo da poter concentrare le forze sulla registrazione delle voci al mattino e sul montaggio sonoro nel pomeriggio. Naturalmente ho sempre avuto al mio fianco in entrambe queste fasi il tecnico della sala doppiaggio, in grado in ogni momento non solo di occuparsi con grande professionalità della parte tecnica ma di dare anche utili consigli per migliorare la resa del prodotto. I sui pareri su dizione, toni e volumi vocali sono stati importantissimi per perfezionare il corto, oltre ad aver reso più rilassante quello che a tutti gli effetti era un importante rapporto di lavoro.

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Mi sono incontrato la mattina prestabilita molto presto insieme ai miei due attori Federico Bava e Roberta Calia, lavorando ancora sul testo, ripassandolo in modo da far recuperare loro, prima di registrare, il ritmo narrativo e le sensazioni che avevamo creato durante le riprese. Anche in questa fase il lavoro è stato esemplare, avendo ricevuto da Roberta e Federico tutta la loro energia e disponibilità. Particolarmente eroica è stata l’impresa di Roberta, in grado di doppiare per quattro ore consecutive nonostante una cicatrice di diversi punti sulla gengiva che rischiava di compromettere la sua ottima dizione di scuola teatrale.

La sala di doppiaggio in cui abbiamo lavorato era divisa in due parti, una nella quale lavoravo io insieme al tecnico, dove oltre al pc su cui registravamo il doppiaggio, predisposto con un doppio schermo per facilitare sia l’utilizzo del programma sia la preview del cortometraggio, c’erano i mixer per regolare le diverse bande sonore e i volumi vocali. L’altra parte della sala, invece, era predisposta proprio alla registrazione, ed oltre ai leggii gli attori avevano a disposizione due monitor per poter seguire le immagini da commentare e per poter vedere anche loro i risultati ottenuti in modo da poterli eventualmente modificare. Io e il tecnico avevamo la possibilità di comunicare visivamente con Roberta e Federico attraverso un vetro divisorio della sala. In questo modo il tecnico poteva controllare la regolare distanza dal microfono delle loro bocche che non deve essere eccessivamente breve per non eccedere nel volume, e consentiva a me di fargli capire le mie impressioni visivamente.

Abbiamo spezzato il lavoro di doppiaggio dei sei minuti del cortometraggio in tre parti distinte, così da poter lavorare come maggiore elasticità nel montaggio. Per ogni parte abbiamo registrato una media di quindici tracce segnando con un “segretario del doppiaggio digitale” le battute migliori. Davide Carbonari, l’operatore del corto si è unito a metà mattina al gruppo, documentando il lavoro per il backstage e aiutandoci con le sue impressioni a perfezionare la resa.
Dopo una pausa pomeridiana siamo tornati alla sala dove abbiamo lavorato sull’editing del suono. In questa parte ho avuto maggior responsabilità io, scegliendo a seconda del ritmo che desideravo dare, le battute migliori, facendo particolare attenzione alla sincronizzazione delle immagini.
L’aver lavorato durante le riprese con le registrazioni delle prove come sottofondo è stato certamente importante, ciò infatti ha permesso di semplificare molto il lavoro successivo, con azioni molto caricate abbiamo trovato ottimi punti di riferimento visivi da accompagnare ritmicamente con il loro batti e ribatti vocale.
Il montaggio sonoro oltre alla sincronizzazione e alla scelta delle varie sequenze comporta anche un difficile lavoro sul volume, che deve essere riportato in toto allo stesso livello. L’utilizzo di parti di doppiaggio prese da tracce diverse implica solo un problema di questo tipo, obbligando ad un lungo lavoro di precisione sulla pulizia del suono.
Quest’esperienza oltre a risultare molto coinvolgente mi ha permesso di comprendere a pieno la bravura dei tecnici che si cimentano nel doppiaggio di film stranieri e cartoni animati. Inoltre comprese le difficoltà sono rimasto ancora più sbalordito dal talento recitativo che gli attori devono possedere, dovendo caricare e trasmettere solo attraverso la voce emozioni e sensazioni.

Montaggio definitivo

La fase pura di montaggio per problemi vari è stata svolta in un periodo di molto successivo al doppiaggio, nell’attesa però ho avuto modo di studiare meglio i limiti e le potenzialità del mio lavoro, permettendomi di preparare con precisione le varie correzioni da apportare al corto.

Per questa fase ho scelto di lavorare con persone già note, di cui conoscevo personalmente la qualità e la professionalità. In questa piccola società di produzioni che si occupa principalmente di editing dove ho svolto il montaggio ci sono anche gli uffici di giovani ragazzi che oltre ad avere collaborazioni con la società stessa portano avanti progetti personali e producono video istituzionali su commissione. Tutti questi ragazzi insieme agli stagisti e dipendenti creano un gruppo molto vario e carico di ambizioni in grado di trasmettere una grandissima energia e hanno reso questa fase del mio lavoro ancor più interessante e piacevole. Tra questi tengo a fare un solo nome su tutti, Alessio Fava, un giovane videomaker che nei miei confronti si è rivelato molto disponibile ben oltre una semplice cortesia tra colleghi, dando anche attraverso internet ed il suo blog personale “dietro la cinepresa” un importante punto di riferimento e di incontro per tutti coloro che vogliono o vorrebbero fare cinema a Torino ed in tutta Italia.

Immagine articolo Fucine Mute

Il lavoro di montaggio definitivo è incominciato con una nuova acquisizione dalle cassette registrate in DV CAM attraverso un lettore in grado di scaricare sul computer con una qualità ancora migliore il girato. Un aspetto fondamentale del montaggio riguarda la piattaforma ed il programma che si intende utilizzare. Per un lavoro di questo tipo conviene creare sempre una cartella a cui fare riferimento contenente tutti i materiali utili al montaggio: traccie audio, materiale acquisito, eventuali altre tracce video, titoli di testa realizzati magari con un altro programma. In questo modo avendo tutto il materiale archiviato non solo sullo stesso hard disk ma anche in una stessa cartella diventa tutto molto più facile e comodo da gestire. Importante è acquisire attraverso il lettore (oppure una videocamera) sul programma con il quale si intende effettuare il montaggio in modo da non dover ricomprimere i video e fagli perder qualità.

Apro una parentesi sui software di montaggio maggiormente utilizzati in modo da dare una breve panoramica sulle varianti e le differenze. I programmi più utilizzati al riguardo sono tre: Adobe Premiere, Pinnacole Studio 9 e Edius. Il primo è certamente il più conosciuto e quello con il quale ho realizzato sul mio computer il montaggio del backstage online su Fucine questo mese ( di questo parlerà in seguito). Premiere ha molti vantaggi, primo fra i quali l’elevatissima qualità video che permette di lavorare con le immagini in assoluta fantasia senza alcuna perdita di tono colore e contrasto. Seppur non molto semplice ad una prima occhiata, lavorandoci sopra Premiere diventa semplice ed immediato e come per il programma gemello dedicato alla sola modifica delle immagini Adobe Photoshop, propone una vastissima possibilità di effetti video e audio. L’unico inconveniente di Premiere si trova nella frequente modifica di comandi base nel passaggio evolutivo tra una versione e l’altra. L’ultima uscita sul mercato, la Pro 7.0, differisce dalla 6.5 in alcuni particolari ai quali è un po’ più difficile abituarsi avendo avuto l’edizione 6.5 un successo enorme. Per lavorare con questi tipi di programmi è sempre consigliato avere oltre naturalmente ad un sistema operativo di elevate prestazioni il doppio schermo. Infatti questi programmi sono soliti avere molte finestre da mantenere sempre aperte per poter lavorare con maggiore facilità e il doppio schermo permette una suddivisione dello spazio che facilita molto il lavoro. Anche con un monitor solo comunque si può lavorare senza problemi bisogna solo ridurre le finestre, limando dallo schermo quelle che non si ritengono utili per il proprio lavoro. Studio 9 invece deve il suo successo alla sua casa produttrice Pinnacle, leader nelle vendite di schede video e di acquisizione. Questo programma ha avuto la giusta pubblicità proprio da quelle persone che acquistando un supporto fisico hanno avuto in aggiunta questo programma altrettanto valido per quanto riguarda la qualità di acquisizione, più semplice rispetto ad altri ma meno utilizzato dagli addetti ai lavori rispetto a Premiere.

Per montare il corto invece ho utilizzato insieme all’esperta tecnica Cinzia Lazzaro il programma Edius. Quest’ultimo che sinceramente prima di questa esperienza non conoscevo offre grandi possibilità e forse per determinati parametri anche migliore rispetto ai due che ho già citato. Per fare un esempio permette di lavorare su determinati effetti come le dissolvenze attraverso keyframe (frame chiave), operazione che Premiere non permette, dando la massima varietà di scelta per quanto riguarda le modifiche da apportare all’immagine. È sempre utile lavorare su programmi diversi in modo da permettersi la maggiore conoscenza in materia per poi scegliersi il supporto con il quale si ha trovato la migliore affinità.

Il montaggio del cortometraggio seppur già preordinato è stato realizzato in 12/14 ore lavorative, suddivise in due giorni durante i quali oltre a perfezionare il final cut, si è migliorata la qualità video (aumento del contrasto e luminosità), si sono inseriti i titoli di testa e le bande nere per dare l’effetto 16:9 e si è esportato il prodotto finale in formato DV AVI. Ho poi riversato su dvd, vhs e cassetta DV il cortometraggio in modo da avere tutti i supporti necessari per la visione e la distribuzione ai concorsi cinematografici.

Immagine articolo Fucine Mute

Distribuzione

Il processo distributivo di un cortometraggio in Italia è semplice ma allo stesso tempo molto complesso. Mentre si può partecipare con la massima libertà e disponibilità a tutti i concorsi nazionali ed internazionali dedicati a video di finzione o documentari, essendo quasi tutti a partecipazione gratuita, il passaggio attraverso una società di distribuzione in grado di promuovere su altri fronti e altre vetrine mediatiche i cortometraggi è molto difficile. In Italia sono molto poche quelle che trattano esclusivamente la promozione e la vendita dei diritti di corti o mediometraggi, solo pochi autori hanno la fortuna di siglare un contratto che prevede in cambio di una percentuale su eventuali guadagni la presentazione del lavoro a televisioni privati o canali satellitari. È noto che spesso i premi nei concorsi cinematografici dedicati ai filmati brevi non sono monetari ma corrispondono a pellicola da sfruttare per un lavoro successivo o anche a collaborazioni gratuite con società di post produzione.

La scelta di realizzare un corto è per tutti naturalmente legata alla passione e al desiderio di entrare in un circuito creativo come quello cinematografico italiano, che con il tempo e le conoscenze può proporre diverse varianti di impiego non legate magari solo alla pura e semplice realizzazione di film. Realizzare un proprio soggetto spesso è generato non solo dal desiderio di diventare regista ma dalla voglia di farsi notare in un ambito che oggi ha certamente più bisogno di buoni sceneggiatori o produttori. Le difficoltà distributiva per quanto riguarda un prodotto come il mio impediscono una sua giusta fruibilità e il rischio per molti cortometraggi è quello di passare totalmente inosservati, oscurando così un lavoro ed un impegno comunque da rispettare. Il maestro Orson Welles diceva che ogni opera è buona in quanto esprime l’uomo che l’ha creata, è quindi sempre più un dispiacere vedere che l’immensa passione che i giovani videomakers italiani mettono nel realizzare opere personali abbia così poca possibilità di essere mostrata. Il Torino Film Festival, che si tiene ogni anno nella mia città per esempio, è il punto di riferimento che le altre competizioni dovrebbero prendere a modello per premiare i giovani. Tra le varie sezioni per esempio quella denominata “Spazio Torino” è riservata solo ai giovani residenti a Torino. Questa sezione dà una grandissima possibilità ai registi permettendogli, durante una fase preselettiva e grazie alla collaborazione con alcuni cinema d’essai, di mostrare su uno schermo cinematografico la propria opera che, se gradito dalla giuria preliminare, viene ammessa al concorso.

Immagine articolo Fucine MuteIl festival di Torino potrebbe insegnare molto, visto che in Italia resta per quanto riguarda i cortometraggi il più prestigioso. In Francia, Spagna ed Inghilterra l’approccio a questo tipo di prodotto è molto diverso, lo spazio dedicato è molto più ampio e vario. Questo è dovuto anche ad una tradizione legata al mondo del filmato breve ma anche alla video arte molto più solida, i festival più importanti a livello mondiale infatti si tengono in Francia a Clermont Ferrand e Cannes; vanno anche citati per la loro tradizione quelli di Tampere in Finlandia, di Namur in Belgio e di Oberhausen in Germania.

Il futuro di questo mercato è sicuramente legato all’evoluzione delle Pay tv italiane che per la concorrenza tra digitale terrestre, satellitare e banda larga ricercheranno nuove fonti di intrattenimento, permettendo nel futuro un maggiore spazio anche a questo genere di lavori. La strada da seguire è quella intrapresa diversi anni fa dalle televisioni a pagamento europee come Canal + in Francia, BBC in Inghilterra e lontano dall’Europa la SBS in Australia. La speranza che noi tutti abbiamo è che anche attraverso programmi sperimentali sulla tv commerciale come Corto 5 e la Venticinquesima e la continua evoluzione tecnologica in grado di ampliare sempre di più le varianti mediatiche per il pubblico, vengano ampliate anche le possibilità di distribuzione e visione di questo tipo di prodotto, che resta nell’assoluto il mezzo più valido per relazionarsi in maniera attiva e concreta al mondo del cinema.

Backstage

Il montaggio del backstage è stato l’ultima fase realizzativa di questo cortometraggio, più che un impegno questo lavoro con i giorni è diventata un vero e proprio piacere, soprattutto nello sbobinare il girato registrato dall’operatore Davide Carbonari nei vari momenti del processo realizzativo del corto. Rivedendo le prove, il lavoro sul set e tutti i momenti di pausa ho avuto modo di comprendere come la costruzione di un gruppo di lavoro equilibrato, efficiente e positivo sia l’ingrediente migliore per lavorare con passione e voglia. L’aria cameratisitca che si instaura in una troupe cinematografica per me è unica, ed in questa occasione mi sento particolarmente fiero avendo fortemente voluto io tutti componenti della squadra.

Un inconveniente con l’audio della mini DV di Davide mi ha impedito di inserire voci all’interno del breve montaggio di tre minuti che ho realizzato. Sono però riuscito a selezionare dal molto materiale registrato un numero di sequenze sufficienti in grado di raccontare attraverso le immagini l’energia, l’entusiasmo e anche il divertimento di tutti nell’intraprendere quest’avventura. Partendo dalle prime prove con gli attori, passando attraverso le fasi di scoperta, costruzione e ottimizzazione del copione fino ai momenti legati alla postproduzione, sono riuscito a raccogliere tutte le fasi documentate. È stato interessante poter mostrare la nascita di una scena ponendo a confronto le prove e l’originale impresso invece con la DV CAM utilizzata per le riprese. In questo modo spero di aver dato l’idea di come nei var passaggi dall’immaginario sino alla versione finale si sviluppa un’inquadratura. Leggendo la sceneggiatura si ha solo l’impressione di due corpi vicini, nelle prove ho optato per l’immagine fissa, che prima ho già descritto, utlizzando il treppiedi (strumento che sostiene la camera e la testa), successivamente ho ancora modificato l’angolo di ripresa portandolo quasi verticale a piombo. Le immagini del set, seppur brevi mostrano in modo semplice le varie attrezzature usate durante le riprese: i 350 watt con le gelatine frost e orange riflesse sul muro e sui polistiroli per creare luce di riflesso, l’uso delle gelatine blue per dare un effetto più freddo ad un’altra inquadratura del corto e alcuni particolari della telecamera usata in modo da dare l’idea del mezzo rispetto alle sue potenzialità.

Ho inserito nel corto anche diverse sequenze riprese durante
la lavorazione del doppiaggio così da rendere anche più chiaro visivamente la
descrizione che facevo in precedenza dello studio. Non ho avuto la possibilità
di inserire riprese del montaggio perché è stata l’unica fase in cui Davide non
mi ha seguito e di conseguenza documentato. Penso però di aver reso in pochi
minuti lo spirito di complicità ed entusiasmo che ci ha portato a realizzare il
cortometraggio Si prega di spegnere i cellulari.

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